Consegnata la petizione anti-petrolizzazione dell’ Abruzzo

lunedì, agosto 29, 2011 17:12
Comunichiamo che in questo mese la petizione con le 50.150 firme raccolte contro la petrolizzazione in Abruzzo. La petizione è stata inviata:
al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dello Sviluppo Economico, al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Presidente della Giunta Regionale
Dell’Abruzzo, al Parlamento Europeo , e per conoscenza  al Sottosegratario alla Presidenza del  Consiglio On. Gianni Letta, al Ministro per il Turismo, ai Presidenti della Province Abruzzesi,
ai singoli Consiglieri Regionali, al Presidente della Giunta Regionale della Puglia , al Presidente della Giunta Regionale del Molise, al Presidente della Giunta Regionale delle Marche.
Rigraziamo tutti coloro che, con il loro sostegno, hanno permesso il raggiungimento di questo importante risultato.
Di seguito la lettera che accompagna la petizione:

Al Presidente del Consiglio dei   Ministri
Palazzo Chigi
Piazza Colonna, 37000187  ROMA

Al Ministro dello Sviluppo Economico
Via Molise, 2
00187  ROMA

Al Ministro dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare
Via Cristoforo Colombo, 44
00147  ROMA

Al Presidente della Giunta Regionale
Dell’Abruzzo
Palazzo dell’Emiciclo
67100   L’AQUILA

Al Parlamento Europeo
Avenue du President R. Schuman
CS 91024,     F-67070
STRASBURG CEDEX

e p. c.              Al Sottosegratario alla Presidenza del
Consiglio On. Gianni Letta
Palazzo Chigi
Piazza Colonna, 370
00187  ROMA

Al Ministro per il Turismo
Via Ferratella in Laterano, 51
00184 ROMA

Ai Presidenti della Province Abruzzesi

Ai singoli Parlamentari Abruzzesi di
Camera e Senato

Ai singoli Consiglieri Regionali
Della Regione Abruzzo

Al Presidente della Giunta Regionale
Della Puglia
Lungomare Nazario Sauro, 33
70121 BARI

Al Presidente della Giunta Regionale
Del Molise
Via XXIV Maggio, 130
86100 CAMPOBASSO

Al Presidente della Giunta Regionale
Delle Marche
Via Gentile da Fabriano, 9
60122 ANCONA

L’  Associazione Nuovo Senso Civico e il Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni, di fronte alla deriva petrolifera che ha investito l’Abruzzo, hanno stilato una petizione, riportata nell’allegata attestazione da parte della Cancelleria del Tribunale di Lanciano – la quale certifica essere state raccolte in calce alla detta petizione 50.150 (cinquantamilacentocinquanta) firme – indirizzata, al Ministro dello  Sviluppo Economico, al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Regione Abruzzo, al Parlamento Europeo,  nella quale si fa  formale  richiesta di revoca di tutti i permessi di ricerca, coltivazione e lavorazione
di idrocarburi, sull’intero territorio della regione Abruzzo e sul mare antistante le sue coste, per gravi motivi ambientali, ai sensi dell’art. 6 , comma 11 e dell’art. 9, comma 2 della Legge 9 gennaio 1991 n. 9”.
La raccolta delle firme è iniziata due anni or sono e in questa arco di tempo i membri delle menzionate due associazioni hanno fatto un’opera continua di informazione dei cittadini in occasione di feste, ricorrenze o quando se ne presentava l’opportunità, raccogliendo adesioni perfino lungo le spiagge. Questa immane fatica nasceva da una presa di coscienza del fatto che, se il  terremoto abruzzese è stato certamente la sciagura più visibile, l’Abruzzo ne sta vivendo un’altra, meno clamorosa ma non per questo meno lesiva: come stabiliva la legge obiettivo del 2008, si vuole fare della nostra terra una regione mineraria petrolifera, insistendo in un  progetto di petrolizzazione del 50% del nostro territorio, sui cui vive il 90% della sua popolazione!
Questa è la situazione che si evince dal Ministero dello Sviluppo Economico UNMIG a partire del 1927 e a tutto il 2010:
pozzi da idrocarburi perforati a terra 554; sterili 229; con esito sconosciuto e abbandonati 21; meno di 10 vecchi pozzi, classificati stratigrafici, abbandonati; un numero incerto, ma inferiore a 10, hanno avuto incidenti non rimediabili. Ai pozzi attivi si dovranno aggiungere, ove ottenessero la concessione, 2 pozzi a gas a Colle Sciarra, e il pozzo Miglianico, bloccato dalla proteste popolari. Per quel che riguarda i pozzi ancora da perforare in terra ferma, 30 potrebbe essere il loro numero: ciò che è certo è che ci sono 11 istanze di permesso e 3 di concessioni.
I pozzi nel mare abruzzese sono 184, di cui 21 sono risultati sterili. Resta sconosciuto il numero di pozzi in mare ancora da perforare, sulla base delle istanze presentate. I pozzi si esauriscono al massimo in 35-40 anni. Va infine segnalato che i rinnovi dei pozzi attivi in mare, concessi l’anno scorso sono poiché nessuna delle Compagnie richiedenti si è adeguata alle nuove direttive europee emesse dopo l’incidente del Golfo del Messico: tutto questo è avvenuto senza che il competente Ministero rilevasse detta illegittimità e senza
che la Regione Abruzzo facesse alcun rilievo, nonostante i suoi proclami contro le deriva petrolifera.
Va inoltre considerato che le piattaforme, che negli U.S.A. possono essere realizzate solo alla distanza di 160 Km dalle coste, in Abruzzo sono state realizzate a breve distanza da una costa bellissima e solo dopo il Decreto Prestigiacomo, divenuto legge vigente (art. 5 del D. Legislativo n. 152/2006)  possono essere realizzate a non meno di 5 miglia dalla costa. Ciò nonostante, ove si verificasse nell’Adriatico, che è poco più di un lago, un incidente mille volte più piccolo di quello del Golfo del Messico, sarebbe il disastro: l’Adriatico tornerebbe come oggi solo dopo un secolo.
Orbene, il petrolio abruzzese, definito tecnicamente petrolio amaro per la sua scarsa qualità, essendo intriso di zolfo e di altri elementi che lo relegano agli ultimi posti nella graduatoria della qualità definita dall’Istituto Governativo Americano per il Petrolio, (pari a 12 su una scala  da 8 a 52), con estrema difficoltà permette la produzione di benzine: in realtà da esso per lo più si può ricavare solo olio combustibile.
Per essere trasportato necessita di una prima lavorazione in loco, che può essere fatta anche su Centri Oli galleggianti (raffinerie per la desolforazione), come era previsto  per Ombrina Mare (progetto di recente bocciato dal Ministero) o direttamente sulle piattaforme, immettendo nell’aria ingenti quantità di idrogeno solforato ed altri inquinanti, senza la possibilità di alcun controllo da parte delle autorità locali essendo esse off-shore.
La Medoil Gas S.p.A., per il menzionato progetto Ombrina Mare, aveva dichiarato che il centro oli galleggiante avrebbe rilasciato in atmosfera: “47 kg ora in esercizio, 50.740 kg ora in blocco DEA, 2.468 kg ora in blow-down di gas e fumi”, classificati tutti cancerogeni dall’OMS.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità fissa i limiti di idrogeno solforato tollerabili per l’uomo in 0,005 parti per milione, gli USA in 0,001, in Italia il limite è stato fissato, con una legge di certo ispirata
dai petrolieri, a 30 parti per milione, e cioè 6.000 volte più dell’OMS, 30.000 volte più degli USA.
L’estrazione del nostro petrolio non è una necessità nazionale, poiché ad essa sono interessate piccole società straniere con scarsi o scarsissimi capitali  che, non potendo partecipare alle grandi campagne di ricerca mondiali, puntano a diventare proprietarie del petrolio abruzzese in cambio di irrisorie royalties rilasciate allo Stato, precisamente del 10% di quello estratto (anzi, di quello che le Compagnie dichiarano di avere estratto) sulla terra ferma e del 4% di quello estratto in mare, e cioè le più basse del mondo, mentre negli altri paesi arrivano fino al 90% (Libia 90% – Indonesia 83% – Russia 80%  ecc.). Perciò non si obietti che, la scelta antinucleare fatta dal popolo italiano, induce il Governo a rilasciare i permessi di ricerca e coltivazione del nostro petrolio. Inoltre, queste piccole società straniere non offrono alcuna garanzia di sicurezza, e quando diventano titolari di una concessione debbono chiedere in prestito a quelle più grandi le attrezzature necessarie.
In tutto l’Abruzzo l’attività petrolifera è già molto forte e, se non si riuscirà a bloccare tale deriva petrolifera, prossimamente dovrebbero entrare in funzione una quindicina di altri pozzi offshore : e tuttavia nessun Comune ha mai visto i risultati economici di questa pseudo ricchezza.
I vertici della Confindustria di Chieti parlano di una ricchezza  sotto la nostra terra che non possiamo permetterci di lasciare inutilizzata: ma dimenticano di dire che essa apparterrà alle industrie che avranno le concessioni, e cioè quelle piccole società straniere che stanno brigando per ottenerle. I vertici della Confindustria teatina promettono grandi investimenti nel settore, capaci di creare migliaia di posti di lavoro. Sono assolute bugie. Nell’industria petrolifera i posti di lavoro sono sempre molto pochi, ma, al contrario, ben più numerosi sono quelli che tale tipo di industria distrugge (ad esempio nell’agricoltura e nel turismo): si veda quel che è accaduto in Basilicata, dove la Val D’Agri, un tempo famosa per i vini, è stata
devastata dall’industria petrolifera, in cui non sono stati creati nuovi posti di lavoro e in cui le royalties accumulate non sono state spese in misure compensative della rovina dell’ambiente, ma solo per colmare il pozzo senza fondo dei debiti della Regione.
Solo pochi hanno goduto e godono di vantaggi economici legati alle attività estrattive, mentre tutti gli altri abruzzesi avranno solo aria e cibo inquinati, in pratica l’anticamera per patologie tumorali. La verità è che non c’è alcun interesse della collettività a consentire l’estrazione del petrolio nella Regione Verde d’Europa, ma anzi c’è un interesse di tutta la società abruzzese a impedire questo scempio. Bisogna riaffermare una verità: l’Abruzzo ha scelto da alcuni decenni un tipo di sviluppo fondato sull’industria manifatturiera, su una agricoltura capace di immettere sul mercato prodotti d’eccellenza (come ad esempio vini che si stanno affermando a livello mondiale), su un turismo che ha grandi prospettive di sviluppo: sulla sola Costa dei Trabocchi nel 2010 l’afflusso dei turisti ha raggiunto 5.500.000 presenze e si punta a raddoppiare tale numero.
Per tali motivi la scelta è stata la preservazione dell’ambiente con la creazione dei parchi che coprono oltre il 30% del suo territorio (ed anzi altri parchi reclama, come quello della Costa Teatina, che dovrà essere attraversato da 40 km di pista ciclabile lungo la vecchia area di risulta della ferrovia),  e di altre aree variamente protette.
L’Abruzzo inoltre possiede il 7% del patrimonio artistico e monumentale italiano. Per questi motivi, lasciare che queste attività estrattive continuino ed anzi vengano incrementate in tutto l’Abruzzo, una terra fatta di alte montagne e di una costa bellissima, con la sua trasformazione  in distretto petrolifero, degraderebbe inesorabilmente ogni sua possibilità di sviluppo lungo le linee che si dato da decenni.
Al posto di una insensata petrolizzazione, occorre promuovere politiche di sviluppo delle energie rinnovabili, oltre che dirette ad ottenere efficienza e risparmio energetico.
Gli Abruzzesi sono decisi a fermare questo scempio, così come sono riusciti a fare i Veneti, i Piemontesi, i Toscani e i Brianzoli:
ultimamente in Brianza i Sindaci, ponendosi alla testa di un vasto movimento popolare, sono riusciti a bloccare la realizzazione di due nuovi pozzi petroliferi e dei relativi impianti connessi. In Abruzzo contro questa deriva si stanno organizzando, insieme a partiti, sindaci e presidenti di provincia, a prescindere dall’orientamento politico di ciascuno (“trasversalità” è l’idea che li ispira), associazioni, movimenti e categorie produttive, che da tempo sono sensibili alla tematica sopra citata.
Per quel che riguarda l’estrazione del gas – quello abruzzese ha le stesse caratteristiche di impurità del petrolio – va escluso che possa avvenire a breve distanza dalla costa o in Val di Sangro, ove la società americana Forest Oil,  intende scavare dei pozzi per l’estrazione del gas (Colle Santo) con annessa raffineria, poco a valle della diga di Bomba: sono gli stessi pozzi che l’AGIP, inizialmente titolare della concessione, rinunciò a realizzare adducendo che la prevedibile subsidenza, in un’area geologicamente instabile perché investita da numerose frane, e ai piedi di una diga di terra, avrebbe potuto costituire un grave pericolo, scongiurabile in un solo modo: svuotando completamente il lago degli 80 milioni di metri cubi di acqua (e non 4, come ha scritto nei documenti presentati la Forest), che lo riempiono. Orbene, poiché l’abbassamento del suolo si è verificato ovunque in Italia sono state fatte estrazioni di idrocarburi, è altamente probabile che, nel nostro  caso, ne possa risultare destabilizzata la diga, che ha una spalla attaccata alla roccia ma l’altra è appoggiata ad un terreno estremamente fragile e franoso. Né servono a molto i sensori che la Forest Oil promette di installare, poiché, se si verificasse un cedimento differenziale della diga e si determinassero delle infiltrazioni, come  potrebbe essere smaltita quella enorme massa di acqua?
E’ appena il caso di ricordare che nel nostro Paese le tragedie sono quasi sempre annunciate e che nell’area di pianura della Val di Sangro c’ è una città diffusa in cui vivono 15 mila persone e vi sono fabbriche che danno lavoro a circa 13 mila operai.

Va poi considerato  che accanto ai pozzi vi sarà una raffineria e quella valle stretta e lunga, oltre che popolosa, farà da imbuto e porterà i fumi
alternativamente, verso la montagna e verso il mare, a seconda del quotidiano alternarsi della direzione dei venti. Nel confronto tra i tecnici della Forest e la popolazione, avvenuto il 5 giugno 2011, è venuto fuori che l’unico impianto dello stesso tipo esiste solo in una zona desertica del Texas, a centinaia di chilometri dai centri abitati.
Crediamo sia superfluo spiegare che se si chiede la revoca di tutte le concessioni, A MAGGIOR RAGIONE CI SI OPPONE A NUOVE CONCESSIONI, CONTRO LE QUALI LE POPOLAZIONI ABRUZZESI LOTTANO DA OLTRE TRE ANNI,  NEL CORSO DEI QUALI HA DATO VITA A GRANDIOSE MANIFESTAZIONI UNITARIE, CON ALLE TESTA I SINDACI DI OGNI PARTE POLITICA, COME QUELLA DEL 18 APRILE 2010 A S. VITO CHIETINO, QUELLA DEL 30 MAGGIO 2010 A LANCIANO (ALLA QUALE HANNO PARTECIPATO, PUR SOTTO UNA PIOGGIA BATTENTE, OLTRE 8.000 PERSONE) E QUELLA DEL 25 LUGLIO 2010 A FOSSACESIA.
Il Governo centrale e quello regionale non sottovalutino queste richieste e tengano presente che l’Abruzzo già in passato ha vinto un’analoga battaglia: nel 1971 la Sangro Chimica, una compagnia del gruppo Texaco, aveva fatto richiesta di installare in Val Di Sangro una grande raffineria di petrolio e il Governo dell’epoca si era espresso favorevolmente e per essa si era speso anche un noto ministro abruzzese. Anche allora si disse che era una necessità nazionale, benchè l’Italia raffinasse il 40% in più del petrolio che consumava (facendo questo servizio per altri Stati e perfino  con i contributi della Cassa per il Mezzogiorno !). Le popolazioni lottarono per ben cinque anni ed alla fine vinsero, poiché la Compagnia petrolifera dovette prendere atto del tenace rifiuto della società abruzzese e rinunciare. Questa vittoria popolare – di cui il Dott. Gianni Letta dovrebbe conservare memoria – aprì la strada alla industrializzazione della Val di Sangro, con la venuta della Fiat, che aveva messo in chiaro  di essere incompatibile con la prossimità di una raffineria.

Perciò le Autorità in indirizzo accolgano questa petizione e non  spingano gli abruzzesi all’esasperazione. Sappiano che la lotta continuerà e sarà sempre più intensa fino a quando l’obiettivo non verrà raggiunto.

Si allega attestazione da parte della Cancelleria del Tribunale di Lanciano.

Lanciano, li 20 luglio 2011

Alessandro Lanci                                   Claudio Censoni

Presidente di                               Presidente del Comitato Abruzzese
Nuovo Senso Civico                 Difesa Beni Comuni

BATTI IL QUORUM

giovedì, giugno 9, 2011 0:20

1000 piazze per il referendum

L’8, il 9 e il 10 si terranno feste in tutte le città. Il 13 spoglio in Piazza Navona, a Roma

“Il comitato referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune e quello Vota Sì per Fermare il Nucleare chiamano tutti i cittadini che hanno sostenuto l’acqua pubblica e lo stop all’atomo in Italia a partecipare alle iniziative di conclusione della campagna referendaria che saranno organizzate in migliaia di piazze italiane il 9 e il 10 giugno”. Così i due comitati per acqua e nucleare annunciano le iniziative di chiusura della campagna referendaria.

Usa queste ultime ore per convincere gli indecisi ad andare a votare. Non è un voto per o contro i partiti, ma un voto per noi e i nostri figli.

Il 12 e il 13 giugno, batti il quorum!

Vota 4 sì

1 sì  perchè  l’acqua è un bene comune e non può essere privatizzata

1 sì perchè sull’acqua non si possono fare profitti

1 sì  contro il nucleare

1 sì per la legalità

Attenzione  !

Le schede dei referendum potrebbero esseredi tipo “carta copiativa

Questo  significa che, se le sovrapponi durante il voto, si segnano anche quelle sotto così poi vengono annullate.




Non sappiamo se sia ancora così, ma per precauzione votiamo scheda per scheda.

Diffondiamo per evitare l’annullamento di voti importanti !!!

Il nostro Comitato sarà a Teramo dal pomeriggio di venerdì 10 col proprio gazebo.

Referendum e petrolio

lunedì, giugno 6, 2011 0:29

Ogni mese Repubblica.it e Repubblica Tv propongono ai lettori cinque inchieste sull’ambiente. I cronisti lavoreranno sul tema che avrà avuto il maggior gradimento.

Scegliete e votate : tra le proposte c’è

Petrolio
Dopo i permessi di ricerca concessi alla Petrolceltic Elsa, è mobilitazione in Molise, Abruzzo e Puglia contro la possibilità di trivellazioni petrolifere al largo delle isole Tremiti. Uno dei paradisi ambientali dell’Adriatico rischia davvero di fare la fine del Golfo del Messico ?

In queste settimane il nostro Comitato, come sapete, si è impegnato, contro il boicottaggio del governo e delle TV, in  un’opera di informazione sui temi referendari. Come già successo nella brutta vicenda petrolifera in Abruzzo, in modo più aperto e sfrontato si è cercato di fare scelte importanti e delicate sulla testa dei cittadini. Si è cercato in tutti i modi di neutralizzare i quesiti con leggi truffa e di impedire il raggiungimento di un quorum che non ha più rispondenza con gli effettivi voti espressi ma che fa riferimento ai teorici aventi diritto al voto.
Il tessuto democratico del paese ha reagito: una moltitudine di comitati, associazioni, semplici cittadini, prontamente mobilitatisi, hanno dato quell’informazione che per diritto spetta a tutti i cittadini e che costituisce l’elemento indispensabile per una effettiva democrazia. Con manifestazioni, assemblee, banchetti, con tutta la vivacità e la fantasia che abbiamo potuto riscontrare nelle nostre piazze, su facebook e nella rete. E con il passa parola.
Bisogna che tutti vadano a votare: quale che sia la propria opinione, il dovere di esercitare questo democratico strumento non è in discussione.

Chi non va a votare toglie il voto a chi lo ha espresso!

Fai anche tu così

martedì, maggio 24, 2011 1:27

CONCLUSA LA GRANDE CAMPAGNA DI RACCOLTA DELLE FIRME

Venerdì 20 maggio, in una conferenza stampa presso la sede del Comune di Lanciano, Nuovo Senso Civico e il Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni, hanno presentato le 50150 firme raccolte “per la revoca di tutti i permessi di ricerca,coltivazione e lavorazione di idrocarburi, sull’intero territorio della regione Abruzzo e sul mare antistante le sue coste”.


Si conclude così, con la piena realizzazione dell’obiettivo prefissato, una grande campagna di informazione e di sensibilizzazione che ha coinvolto tutto il territorio abruzzese e ha portato il tema della petrolizzazione della nostra regione e dei suoi rischi alla consapevolezza di di tutti i cittadini e delle Amministrazioni locali, spesso ignare di come un Abruzzo nero si stesse preparando al posto dell’Abruzzo verde che conoscevamo.

Alessandro Lanci e Claudio Censoni, presidenti dei due comitati, assieme al senatore Enrico Graziani ed Antonello Tiracchia, hanno illustrato, davanti a giornalisti e inviati di televisioni locali e del TG3, le motivazioni alla base di questa grande campagna di raccolta firme, autofinanziata e sostenuta solo dalla grande passione civile di centinaia di militanti di comitati e associazioni di cittadini. Una grande esperienza di democrazia e un corale ALT a quanti  ritengono di poter imporre scelte inaccettabili sulla testa dei cittadini.


Le firme saranno consegnate al Ministro dello Sviluppo Economico e p.c. al Ministro della Tutela del Territorio e del Mare, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Regione Abruzzo, al Parlamento Europeo,  ai Gruppi Parlamentari e ai Gruppi Consiliari della Regione Abruzzo e alla forze politiche.


Intanto ci è giunta la notizia che il pozzo Elsa 2, davanti a Punta Aderci, al largo di  Vasto e per il quale era stato chiesto il permesso di ricerca per idrocarburi nell’estate  2009, è stato sonoramente bocciato. Questa istanza di permesso di ricerca è stata la prima ad essere contestata dalle osservazioni contrarie promosse per iniziativa di Maria Rita Dorsogna.

Dopo Ombrina, un’altra piattaforma affondata!


Ringraziamo tutti quanti voi che ci avete accompagnati e sostenuti in questo duro ma proficuo sforzo e vi ricordiamo che un’altra grande e importante battaglia è in corso questi giorni perchè i cittadini siano informati e vadano a votare il referendum del prossimo 12 giugno.


Il nostro comitato si è attivamente impegnato sul referendum “per l’acqua bene comune” costituendo un comitato locale Alba Adriatica-Tortoreto che, dopo le prime assemblee con i cittadini e le associazioni, per allargare a tutti la partecipazione a questa battaglia civile, sarà presente con banchetti informativi sabato mattina ad Alba Adriatica davanti al Conad e a Tortoreto al mercato di via Carducci e tutte le domeniche ad Alba, sul lungomare, rotonda Nilo (Bambinopoli), e a Tortoreto lido alla rotonda di via Carducci.

Dopo l’oscuramento mediatico e i tentativi di scipparci il diritto di esprimerci su temi importantissimi,è importante l’impegno di tutti nei modi e nelle forme che troveremo più efficaci per informare e raggiungere il quorum.

Ricordiamoci che la democrazia vive solo dove c’è il cittadino informato, non il suddito imbrogliato.

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Noi ci  troverete lì e altrove con altre iniziative.

Sabato 7 maggio, tutti a Termoli

mercoledì, aprile 27, 2011 19:43

NON PERDIAMO QUESTA OCCASIONE!

POTETE LEGGERE QUI IL COMUNICATO E LE NUMEROSE ADESIONI CHE STANNO TUTTORA PERVENENDO.

PER LA MANIFESTAZIONE PARTIRA’ UN  PULMANN  DA ALBA ADRIATICA, CON FERMATE A TORTORETO-GIULIANOVA-PINETO-PESCARA-LANCIANO, SABATO INTORNO ALLE ORE 7,30.
CHI VOLESSE PARTECIPARE CE LO FACCIA  SAPERE AL PIU’ PRESTO,  CHIAMANDO AL 3273286204 .

E-Mail info@no-petrolio-abruzzo.com

PETROLIO: TRE REGIONI IN RIVOLTA

venerdì, aprile 15, 2011 23:20

Ci risiamo! L’offensiva delle compagnie petrolifere è a tutto campo, Petroceltic,Northern Petroleum.  Sotto tiro isole Tremiti (un permesso di ricerca ufficializzato dalla Prestigiacomo il 29 marzo scorso), Pantelleria, canale di Sicilia, mare pescarese (un primo parere favorevole di VIA, per ricerche a 5 miglia dalla costa),  vastese e pugliese (sette progetti presentati).

Ma ora la risposta si fa più dura, con la Puglia tutta intera, gli amministratori locali del Molise, le associazioni, i comitati, gli ambientalisti, le forze politiche,civili e sociali.

E le Regioni Abruzzo e Molise?

Il Presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D’Ascanio, denuncia,senza mezzi termini:

«Va sottolineato il dato che sta facendo scandalo anche fuori dai nostri confini – ha detto D’Ascanio, senza peli sulla lingua –: solo le Regioni Molise e Abruzzo non hanno espresso alcun parere sull’intervento ministeriale mentre anche amministrazioni di centrodestra nelle regioni limitrofe stanno protestando in maniera clamorosa»

Il presidente del Consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna, all’indomani dell’assemblea di Peschici, che ha sollecitato un fronte comune delle istituzioni e dei territori contro le prospezioni nei fondali del medio-basso Adriatico, ha lanciato la proposta di una       seduta congiunta dei Consigli regionali di Abruzzo, Molise e Puglia per una posizione comune sulle trivellazioni di idrocarburi in mare.

Questa mobilitazione ha già prodotto un primo incontro di una delegazione pugliese col Ministero dell’Ambiente il 26 prossimo e si parla di una grande manifestazione interregionale per dare voce alla volontà calpestata dei cittadini delle regioni del medio e basso adriatico.

Cosa faranno i nostri amministratori regionali di fronte a questa protesta che sale e che chiede la salvaguardia delle zone più belle e preziose del  nostro mare, delle futuro delle nostre popolazioni e delle nostre economie?



istanza di ricerca d 505 B.R.-EL, a 13 miglia km. dalle Isole Tremiti

istanza di permesso di ricerca d 507 B.R.-EL, di fronte a Pescara

Come si poteva immaginare le distanze

dalla costa (5 miglia) e dalle aree 

protette (12 miglia), sono le minime
 
previste daldecreto Prestigiacomo del

luglio scorso.

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le isole Tremiti

INCENERIRE O RICICLARE?

domenica, marzo 27, 2011 21:21

Continua l’offensiva di Confindustria:  questa volta a spalleggiare le bordate della Confindustria di Chieti interviene quella regionale, ma gli argomenti sono gli stessi, con in più l’accusa risibile che terremmo in ostaggio il Presidente Chiodi.

Infatti dice il presidente della Confindustria Abruzzese Mario Angelucci che “la regione Abruzzo non può più essere ostaggio di politiche ambientali confuse, spesso orientate dai Comitati del no a prescindere, prive di una vera valutazione socio ambientale,  che ostacolano possibili nuovi investimenti e penalizzano fortemente da un punto di vista competitivo il territorio e le imprese che vi operano”. Che la Regione Abruzzo abbia politiche ambientali un po’ confuse, può essere vero ma che la direzione che dovrebbe prendere sia quella auspicata dai petrolieri è alquanto discutibile!

A proposito di aziende e settori penalizzati, ecco cosa dice l’indagine di Confesercenti-Assoturismo Turismo e parchi in Abruzzo, marzo 2011 presentata alla stampa la settimana scorsa.

E prosegue Angelucci, scontento anche della mite legislazione  regionale  che tutela poco e male il nostro territorio dalle avventure petrolifere, che “andrebbe ad appesantire la legislazione energetica in vigore che già vieta, ingiustificatamente, qualsiasi iniziativa di prospezione, ricerca estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi liquidi, con enormi danni economici in termini di investimenti, occupazione e attrattività del territorio”.

E poi, udite udite :   “L’Abruzzo, infatti, non può rinunciare ad impianti ed infrastrutture ad alta tecnologia, comprese quelle relative ai termovalorizzatori,  che possono costituire opportunità di sviluppo così come del resto accade in molti Paesi europei a forte sensibilità ambientale”.

No comment!

Vi invitiamo, piuttosto, al’importante iniziativa illustrata qui sotto, dove l’esperienza ormai quinquennale del Centro riciclo di Vedelago ci mostrerà cosa si può fare invece che “termovalorizzare”, termine nobile per non dire “incenerire”

Sabato 2 aprile 2011 alle ore 17 presso il Kursaal, si terrà la conferenza-dibattito sul tema:
I RIFIUTI SONO UN A RISORSA.
LE DISCARICHE E GLI INCENERITORI NON SERVONO E FANNO MALE.

Interverranno la Dott.ssa Carla Poli, direttrice del Centro riciclo Vedelago e la Dott.ssa Patrizia Gentilini oncologa ed ematologa, esponente nazionale dell’associazione Medici per l’Ambiente
Sarà un appuntamento imperdibile.
Si parlerà di pulizia della città, di raccolta differenziata, di riutilizzo dei rifiuti trasformati in nuove materie prime.
Saranno documentati i danni alla salute e all’ambiente prodotti dagli inceneritori; verrà presentata la virtuosa attività economica del riciclo dei rifiuti.
Verrà dimostrato che è possibile avere la città pulita e la riduzione della tassa sui rifiuti, senza bisogno di discariche e inceneritori.
Contiamo sulla vostra presenza per contribuire a dare una svolta alla gestione dei rifiuti a Giulianova e in Abruzzo.
Sabato 2 aprile 2011 alle ore 17 presso il Kursaal.
Vi aspettiamo.

PETROLIO IN ABRUZZO:RISORSA O MINACCIA?

giovedì, marzo 10, 2011 20:21

Come avevamo annunciato si è svolto sabato scorso a Pescara, in occasione della presentazione del libro “Abruzzo color petrolio”  del giurista Enzo di Salvatore, il dibattito organizzato dall‘Associazione Articolo 3. Il dibattito,  in cui sono intervenuti anche  il nostro comitato, Nuovo Senso Civico e il Comitato No Petrolio, e che potete vedere nella versione integrale qui sotto,   ha visto al confronto: Teodoro Calabrese – Vice Direttore Confindustria Chieti,  Carlo Costantini – Consigliere Regionale (IDV),   Giovanni Damiani – Presidente Eco Istituto Abruzzo,  Mario Lattanzio – Assessore Ambiente Provincia di Pescara,   Emilio Nasuti (PDL) – Presidente Prima Commissione Bilancio Regione Abruzzo.

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Molto chiara e interessante l’introduzione del Prof. Di Salvatore che ha sottolineato le debolezze dell’attuale legge della regione Abruzzo che, non dicendo chiaramente che cosa si può o non si può fare in materia petrolifera, non dà certezza nè ai cittadini, nè agli operatori economici e di fatto lascia la strada aperta agli interessi delle compagnie petrolifere. Tutto è derogato ai tecnici (Comitato VIA regionale), all’intesa Stato-regione e, in definitiva, al Governo che, in base ad una legge del 2010, in mancanza di un’intesa può decidere unilateralmente sulla  materia degli  idrocarburi.

Il biologo Giovanni Damiani, ha sottolineato come le attività petrolifere  non possano  essere inquadrate nel criterio della sostenibilità perchè contravvengono alla legge di non prelevare più risorse di quante l’ambiente non riesca a rigenerare e a quella che non bisogna immettervi più di quanto non riesca a metabolizzare. Inoltre bisogna ricordare che tutte le fasi della ricerca-estrazione-trasporto-lavorazione-consumo del petrolio sono da considerare , in misura diversa, inquinanti e gli impatti sanitari sulla popolazione si vedono solo a distanza di anni. Pertanto si deve solo parlare di come fuoruscire, nel più breve tempo possibile, dal ricorso alle fonti fossili non rinnovabili. L’unico discorso serio è affidato alla ricerca e all’espansione nel campo delle energie pulite, che abbisognano soltanto di una giusta regolamentazione per evitare abusi e speculazioni, favorendo ad esempio l’autonomia energetica degli edifici ecc, e ad un’attenta ricognizione del bilancio energetico e delle emissioni dei Comuni.

Il cosigliere regionale Costantini, ricordando come le royalties petrolifere già basse vengono pagate sulla base dell’autocertificazione della quantità da parte delle compagnie, ha sostenuto che ipotizzare un futuro petrolifero per la nostra regione significa bruciare il futuro per un beneficio contingente e limitato.

Come al solito, attraverso l’intervento del consigliere  di maggioranza Nasuti, la regione ha dribblato sull’argomento e sugli impegni politici precisi che i cittadini abruzzesi, anche attraverso le 50.000 firme raccolte, da tempo invocano dalla giunta regionale.

Calabrese ha sostenuto che l’Abruzzo ha ampio spazio per il petrolio che non provocherebbe inquinamento se non nella fase del consumo. Rinunciare al petrolio significa mettere in crisi imprese del settore che occupano 4000 addetti e altri 2000 con l’indotto e rinunciare ad investimenti programmati per 3 miliardi di lire.

Cifre che sono state contestate dal senatore Graziani e da Alessandro Lanci di NSC che hanno rivelato trattarsi di imprese con pochi addetti e che lavorano prevalentamente per l’estero.

Claudio Censoni, a nome del nostro Comitato ha chiesto al rappresentante della Confindustria Chieti che, assieme ad alcuni sindacati locali hanno firmaro un protocollo a favore dell’estrazione petrolifera, (vedi anche nostro post del 5 febbraio) come mai non hanno mostrato uguale sollecitudine nel criticare il decreto ammazza rinnovabili che mortifica la crescita delle energie rinnovabili e mette in crisi centinaia di nuove aziende che già offrono migliaia di posti di lavoro e comporta il blocco immediato degli ordinativi e dei contratti in corso.

Altri interventi del rappresentante del comitato No petrolio, del vice sindaco di Città S.Angelo, di singoli cittadini che hanno  espresso  le loro motivazioni contrarie alla petrolizzazione.

Governo: sì al petrolio, no alle energie rinnovabili!

martedì, marzo 1, 2011 21:06

Dibattito e presentazione libro “Abruzzo color petrolio”

Di Enzo Di Salvatore

sabato 5 marzo · 9.30 – 12.30
Palazzo della Provincia – Sala Figlia di Iorio

Piazza Italia   Pescara

Petrolio in Abruzzo: risorsa o minaccia?

La tavola rotonda è coordinata da Antonella Allegrino – Presidente dell’Associazione “Art. 3″ e Consigliere Provinciale.

Durante l’incontro sarà presentato il libro “ABRUZZO COLOR PETROLIO” di Enzo Di Salvatore.

- Interverranno:

Teodoro Calabrese – Vice Direttore Confindustria Chieti
Carlo Costantini – Consigliere Regionale
Giovanni Damiani – Presidente Eco Istituto Abruzzo
Mario Lattanzio – Assessore Ambiente Provincia di Pescara
Luciano Monticelli – Sindaco di Pineto
Emilio Nasuti – Presidente Prima Commissione Bilancio Regione Abruzzo

Sono previsti interventi delle associazioni Comitato NO petrolio,   del Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni e  del WWF.

Per l’occasione saranno esposte alcune opere di artisti italiani e stranieri espressamente dedicate al tema del petrolio in Abruzzo.

La mostra internazionale di “”arte postale” è curata da Maura Di Giulio.

L’evento è organizzato dall’associazione “Art. 3″.


Si svolgerà a Matera e Viggiano, nei giorni 3, 4 e 5 marzo prossimi la conferenza internazionale “Petrolio ed ambiente” con la partecipazione di esponenti nazionali e regionali in materia di sanità, economia e sviluppo delle fonti fossili in Basilicata.

L’intento, molto più ambizioso della tavola rotonda dei giorni scorsi a Chieti (vedi video ),  è sempre quello : mostrare come petrolio, ambiente  e sviluppo possono procedere assieme e anzi come il petrolio possa essere un fattore di promozione della qualità dell’ambiente e motore per lo sviluppo di tutta una regione. Cosa non verificata nell’esperienza della Basilicata, e non solo, che dopo un’esperienza più che decennale, presenta i più alti indici di emigrazione, disoccupazione giovanile, interi territori inquinati e con un’agricoltura sofferente.   Il primo serio monitoraggio ambientale, dopo un decennio di estrazioni, è partito in questi giorni.

Intanto,   stando all’« Annuario 2009 – Sanità e salute» dell’Istat, i lucani sono primi in Italia per malattie croniche e, nel Mezzogiorno, sono quelli che contano più morti a causa di problemi respiratori e tumori (La Gazzetta del Mezzogiorno). Le cause sono tutte da accertare ma nessuno può dimenticare la leggerezza con cui in tutti questi anni si è continuato ad estrarre e lavorare idrocarburi in  Basilicata.

A questa Conferenza i Lucani rispondono con una  Contro-conferenza e un Question-time con tutte le domande a cui da anni la Regione e le compagnie petrolifere non hanno mai dato risposta, alla faccia della trasparenza e dei bei discorsi di compatibilità ambientale.

Questa proterva volontà di proseguire in un tipo di approvigionamento energetico, basato sul petrolio e sul nucleare, e che arricchisce le multinazionali del petrolio e le grandi imprese, trova purtroppo conferma nel decreto che il Governo voterà giovedì prossimo in cui si darà un taglio mortale  allo sviluppo del fotovoltaico, con il falso argomento dei costi eccessivi dovuti agli incentivi per le rinnovabili.

Siamo lontani da ogni discorso di transizione verso un’economia post-carbone a cui tutti gli stati si stanno preparando e ci avviciniamo pericolosamente al fallimento degli obiettivi imposti da Kyoto e dalla UE.




iQ

uestion Time Petrolio. Ovvero, le domande alle quali
inda anni la Regione e le compagnie minerarie non danno risposte.
Le darà la conferenza di Matera e Viggiano organizzata dall’Eni e dalla Regione Basilicata?

Question Time Petrolio. Ovvero, le domande alle quali
da anni la Regione e le compagnie minerarie non danno risposte.
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CHIETI, UN’OCCASIONE PERSA

domenica, febbraio 20, 2011 14:15



Eravamo andati curiosi e un po’ intimiditi alla Tavola Rotonda di Chieti, organizzata dal geologo prof.Mario Rainone, direttore del Centro ricerche Sperimentali per le Tecnologie  dell’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, su “Gli idrocarburi in Abruzzo: conoscenza,territorio, impresa e lavoro”, venerdì scorso.

Curiosi, perchè volevamo sentire le “ragioni del petrolio” in Abruzzo, visto che in questi due anni, dopo aver contattato decine di migliaia di cittadini e aver raccolto 50.000 firme, il nostro e gli altri  comitati contro la petrolizzazione  queste ragioni non le hanno mai sentite esporre. Almeno che avessero un qualche fondamento.

Intimiditi perchè una scienza super partes, incarnata nella persona del dott. Rainone, con questa tavola rotonda si proponeva di sottrarre questo discorso ai cittadini ignoranti e superstiziosi e di riportarlo nell’ambito di una visione logica e razionale.

In realtà questo convegno, di cui Nuovo Senso Civico metterà fra alcuni giorni in rete un video con gli interventi più significativi, appariva da subito squilibrato e di parte.

Nella composizione dei relatori  introduttivi e soprattutto, come  qualcuno è riuscito a osservare nel brevissimo spazio finale concesso agli interventi del pubblico, nella presenza esclusiva, tra gli invitati, dei rappresentanti e titolari delle industrie petrolifere e del relativo indotto.  Le ragioni dell’agricoltura, del turismo, del commercio e della salute sono state completamente epurate!!   E la Regione, invitata  nelle persone del Presidente Gianni Chiodi, del vice-presidente e assessore allo Sviluppo Economico Alfredo Castiglione, dell’ assessore al Turismo, Ambiente e Energia, Maurizio Di Dalmazio, che avrebbe potuto difenderle, ha preferito, ancora una volta,  dare forfait.  (A dire il vero, a sostegno della vocazione alla promozione turistica e alla tutela dell’ambiente, dell’ENI e Compagnie varie, sono state citate iniziative benemerite come la catena dei Motel AGIP (!)  e la selva di piattaforme estrattive al largo della costa emiliana- romagnola che richiama frotte di turisti a bagnarsi nelle chiare acque della regione!  Sono apparse però, al folto pubblico presente, alquanto azzardate. )

E lo stesso promotore Rainone, presentatosi come rappresentante  della scienza e dell’obiettività, e difensore di ” scelte razionali e vantaggiose per il territorio”  è incorso in due episodi che lo hanno lasciato annichilito e irremediabilmente spogliato della sua auto-promozione.

Infatti, la sua documentazione, consistente in una slide, a sostegno della sua tesi preferita che non è l’industria petrolifera che inquina, bensì l’agricoltura, è miseramente crollata di fronte alla contestazione del dottor Massimo Colonna, chimico, presente tra il pubblico, vero autore del documento esibito da Rainone, che ha mostrato essere arbitrario e scientificamente scorretto trarre quelle conclusioni da uno studio senza collocarlo nel suo contesto e privandolo delle coordinate e dei riferimenti scientifici che solo possono portare a conclusioni corrette.

Come se non bastasse, è emerso che il prof. Rainone ha curato e sottoscritto le contro-osservazioni, per conto della Compagnia Petrolifera Forest Oil, alle osservazioni presentate alla Regione Abruzzo da centinaia di associazioni e cittadini contrari alle trivellazioni al lago di Bomba!

Non ci è possibile qui riprodurre l’insieme degli argomenti esposti, rinviamo chi vorrà documentarsi ai video che prontamente vi segnaleremo non appena saranno in rete.

Possiamo solo sottolineare la sgradevole constatazione di una discussione anti-storica,  svoltasi in un ambiente irreale in cui non arriva neanche l’eco delle cose che avvengono nel mondo e nell’ecosistema planetario, con  un’idea di futuro in cui lo sviluppo prosegue inossidabile lungo vecchi binari, in cui è assente ogni idea di progettualità e di priorità,  in cui non c’è posto per i giovani se non come tecnici e geologi addetti all’industria estrattiva, in cui continueremo a divorare petrolio con le nostre auto (siamo il secondo paese al mondo, dopo gli USA, per numero di autoveicoli) per lunghi decenni, ignorando che il crack petrolifero potrebbe essere alle porte e sarebbe ancora peggiore del crack finanziario di questi anni e che, come questo, arriverà all’improvviso (e  dovremmo fronteggiarlo con i 12 giorni di autonomia che ci darebbe il petrolio abruzzese!).

Un discorso inconsistente, a difesa di pochi interessi corporativi che vorrebbe, con incredibile superficialità, operare il miracolo di mettere assieme petrolio e Abruzzo verde.

Note positive sono venute  dai senatori Legnini e Ferrante, del PD che, ribadendo la necessità di fuoruscire, anche se gradualmente, dal petrolio, hanno affermato che comunque, in Abruzzo il gioco non vale la candela e che si tratta di avviare a maturazione ciò che c’è e non di fare ciò che non c’è.  Anche il  presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio , ribadendo il no alla petrolizzazione della regione, ha proposto la costituzione di un tavolo, questa volta realmente rappresentativo di tutte le realtà politiche, sociali, culturali ed economiche, che finalmente approdi ad una soluzione del problema.