Impugnata la legge blocca petrolio

domenica, febbraio 7, 2010 20:13

L’impugnazione   del governo, davanti alla Corte Costituzionale, della legge 32/1999 blocca petrolio varata da Chiodi nel dicembre scorso, è arrivata puntuale e prevedibile.
L’ostinazione della Giunta Regionale che - come avevamo denunciato a suo tempo - in fase di elaborazione della legge, ha volutamente ignorato i suggerimenti e le indicazioni di comitati, associazioni, partiti, ora rischia di lasciare l’Abruzzo senza una legge che protegga il suo territorio e le sue coste dall’assalto di Compagnie petrolifere senza scrupoli, e incoraggia quest’ultime ad avanzare piani sempre più audaci e potenzialmente devastanti di trivellazioni in mare. Si veda il progetto di piattaforma Ombrina Mare che, per la prima volta lungo le nostre coste e caso unico in tutti i paesi industrializzati, prevede attività estrattive e di raffinazione di petrolio a 6 km (!!!) dalla costa.

Siamo sicuri che tutto ciò troverà una risposta dura da parte di tutte quelle forze che, come noi, in questi mesi si sono battute contro questa petrolizzazione selvaggia.
Il presidente Chiodi e la Giunta Regionale si assumano la responsabilità di questa situazione, convochino le forze sociali, politiche e imprenditoriali e, con parole chiare e atteggiamenti conseguenti, mostrino di voler difendere quell’Abruzzo pulito e rinnovabile e di qualità, la cui immagine quotidianamente promuovono.

Vi ricordate dei cetacei spiaggiati in Puglia 2 mesi fa?

martedì, febbraio 2, 2010 19:43

Altro che buste di plastica! La morte dei sette cetacei è stata causata dalle prospezioni di ricerca di idrocarburi delle compagnie petrolifere, in questo caso Petroceltic e Northern Petroleum.

Ecco la ricostruzione dei fatti di TerraNostra

 

Conquistatori & Perline colorate - Domande per la Medoil Gas

lunedì, gennaio 25, 2010 14:00

Dell’Abruzzo, forse, gli scandali politici hanno lasciato l’impressione di un terreno di facile conquista. Oppure questa bistrattata regione è rimasta un territorio tanto lontano nell’immaginario collettivo da poter nascondere lo scempio,  "più in la che Abruzzi" diceva infatti Calandrino a Maso nel Decameron, quasi che l’Abruzzo fosse l’ultimo degli avamposti conosciuti. E a questo popolo di pastori, dedito alla transumanza ma poco avvezzo alle cose del mondo, forse si possono ancora rifilare perline colorate in cambio delle ricchezze del territorio. A leggere le richiesta che la MOG ha presentato al Ministero dell’Ambiente questa è l’impressione che se ne ricava.
E allora, vorremmo dire all’italianissimo CEO, Sergio Morandi, della londinese Medoil Gas Plc, che questi selvaggi di abruzzesi hanno imparato a leggere ma non sempre capiscono. Forse allora la sua compagnia potrà darci qualche risposta di quelle che non si trovano tra i documenti ufficiali:

1) Che cosa intendete fare dei 540 kg al giorno di zolfo puro che Ombrina Mare 2, Paragrafo 2.6.2 del Quadro Progettuale, dovrebbe produrre?

2) Nel paragrafo 2.5.5.2 scrivete che i gas provenienti dalle formazioni sono H2S e CO2 e scrivete che entrambi  sono tossici e possono provocare forme di avvelenamento nell’uomo, nella fauna e nella flora. Dite inoltre che le emissioni degli sfiati di blow, che voi stimate in circa 1500 m3/d di gas per depressurarizzazione delle linee in caso di malfunzionamenti o di emergenze, sono saltuarie. Pensate quindi di avvelenarci solo di tanto in tanto?

3) Gli studi dell’ARTA e dell’ISPRA che usate a sostegno della scarsità degli impatti sull’ambiente marino del vostro progetto si riferiscono ad analisi effettuate su campioni prelevati a pochi mesi dall’avvio del pozzo esplorativo. Tali analisi rivelano già una tossicità media. Cosa vi aspettate che accada dopo 24 anni di estrazione e 6 pozzi? Che le acque magicamente si ripuliscano?

4) Interrerete forse, ma non vi è ancora chiaro in questa fase, 12 km di condotte per il trasporto del gas a Santo Stefano Mare. Quale sarà l’impatto sul fondale? Quale l’impatto sulla subsidenza e sull’erosione costiera?

5) La nave Panamax è quella che avete individuato per il progetto Ombrina Mare. Nel Cap. 2.6.2 scrivete che essa avrà le seguenti dimensioni: -larghezza max 33 m circa, -lunghezza max 320 m circa. Secondo voi, però, nel Cap. 4.4.2 l’impatto visivo sarà variabile, di media entità perché la barchetta fumante si disporrebbe, seguendo le correnti e il moto ondoso, in posizioni tali da mostrare nella maggior parte dei casi, una sagoma di dimensioni minori alla sua effettiva lunghezza.
Queste affermazioni forse si riferiscono ad impatto visivo su qualche specie animale non meglio specificata. Oppure voi della Medoil avete tenuto conto dell’elevata incidenza di disturbi visivi nella popolazione abruzzese? I miopi e quelli con la cataratta potrebbero in effetti vedere solo una grande macchia nera. Per la puzza di uova marce contate sulle correnti o siamo in molti ad essere affetti da parosmia?

6) Nel Cap. 2.1 leggiamo che verranno prese in considerazione, dove tecnicamente possibile ed economicamente sostenibile le Migliori Tecniche Applicabili al fine della riduzione dell’inquinamento. Cosa significa economicamente sostenibile per la Medoil Gas? Per noi è tecnicamente possibile ed economicamente sostenibile e assolutamente più conveniente che voi non veniate ad avvelenarci e a compromettere il nostro futuro. Così non sarà di nessun costo per voi tentare di ripulirci



7) Da ultimo una domanda quasi banale: quando vi riferite alle necessità nazionali di idrocarburi in nome di quale patria scrivete?  Della gloriosa Inghilterra visto che MedoilGas Italia è un piccolo avamposto della londinese Medoil Gas Plc o della patria del miglior offerente, quella a cui venderete questo prezioso greggio?

Le vostre perline colorate (il 4% di royalties e il pugno incerto di posti di lavoro che creerete) non valgono la salute e la prosperità degli abruzzesi, per quanto qualche amministratore interessato vi abbia potuto far credere che non sia così.

Quello che perderemmo, anche se non vi interessa, è molto di più di quello che ci offrite. La nostra economia si basa sul turismo, sulla pesca, sulle produzioni agro-alimentari di qualità e sui loro indotti commerciali. Settori che sarebbero tutti gravemente danneggiati dal suo progetto, dottor Morandi. Un’analisi minima del contesto socio-economico-ambientale ve lo avrebbe dimostrato senza bisogno di montagne di documenti.

Servono poche parole, invece, per chiarire la realtà dei fatti: gli abruzzesi non vi vogliono e non hanno bisogno di voi.

Se avrete la volontà di rispondere, potete farlo con una semplice e-mail o inserendo un commento in questo post. Pur dubitando di una vostra risposta, porgiamo cordiali saluti.

Fermare le piattaforme marine è possibile. In Basilicata è intervenuta la Regione. E in Abruzzo?

giovedì, gennaio 21, 2010 13:37

Sono in molti in questi giorni a preoccuparsi della minaccia relativa al progetto Ombrina Mare. La richiesta di concessione avanzata dalla Medoil Gas è tra i progetti più devastanti dell’intera costa adriatica. Un progetto di estrazione di idrocarburi che peserà sulla Costa dei Trabocchi per i prossimi 24 anni, aggirando gli impedimenti del mancato Centro Oli di Miglianico con la desolforazione in mare. Sono pochi i giorni che mancano allo scadere dei termini di legge per presentare al Ministero dell’Ambiente le osservazioni  per ostacolarne l’autorizzazione. Cosa fa nel frattempo la Regione Abruzzo? Ha chiesto un incontro con il ministro? Ha  inviato una documentazione ufficiale al Ministero? Quali iniziative ha messo in atto o ha in animo di intraprendere per scongiurare il pericolo?

Cosa pensa di fare il Presidente Gianni Chiodi?

Queste le sue dichiarazioni del mese scorso:

17 dicembre 2009 (Il Centro)
«Finchè ci sarò io» ha garantito il presidente della Regione «non ci saranno nuove estrazioni a mare, anzi, sfido a vederci da qui a quattro anni e a verificare se davvero sarà così. Un conto sono i permessi di ricerca, un altro le estrazioni e finchè ci sarò io assicuro che non ce ne saranno di nuove».

Diciamo allora al Presidente Gianni Chiodi, che presumiamo dal suo silenzio non sia stato ancora avvertito, che quella di Ombrina Mare 2 è una richiesta di permesso per l’ ESTRAZIONE, la DESOLFORAZIONE e lo STOCCAGGIO.

Sappiamo perfettamente che le regioni non hanno competenza in merito alle piattaforme in mare ma ci aspettiamo che  Il presidente e la giunta abruzzese  utilizzino qualsiasi strumento in loro potere per esprimere una decisa contrarietà presso gli organi di governo competenti, a tutela dei cittadini abruzzesi.

Confidiamo che Il Ministero dell’Ambiente vorrà tener conto della volontà espressa dai rappresentanti più autorevoli di questa Regione, il Presidente e la sua Giunta, e rigettare così un progetto tanto scellerato.

C’è, infatti, un precedente. Qualche mese fa, e ne avevamo parlato anche noi in un post, il Ministero dell’Ambiente ha preannunciato il suo parere negativo, in merito all’istanza di ricerca «d148 DR-Cs» presentata dalla Appennine Energy dopo che il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata in un incontro presso il Ministero, il 4 settembre, aveva espresso la propria  assoluta contrarietà a nuovi pozzi di ricerca idrocaburi nel mar Jonio.

Noi chiediamo, pertanto, al Presidente Chiodi di dar seguito alle tante sue dichiarazioni del mese scorso e di intervenire per la prima volta concretamente. Dire no, in questo momento, darebbe un segnale forte anche a tutte le altre compagnie che si stanno lanciando in un susseguirsi di richieste di permessi di ricerca in tutta la costa abruzzese (oltre alla Medoil Gas sono particolarmente attive anche altre compagnie come la Petroceltic e la Vega Oil). Dire no significherebbe anche confermare ai cittadini la veridicità delle dichiarazioni a mezzo stampa.  Ha una grande occasione, il Presidente Chiodi, per dimostrare agli abruzzesi di rispettare gli impegni e di non fermarsi alle promesse. Non farlo significherebbe nascondere dietro il "non ci compete" un avallo all’attività dei petrolieri molto più forte e concreto dell’opposizione dichiarata ai giornalisti.

Chiudiamo l’articolo con un’estratto dai comunicati stampa della Regione Basilicata di settembre, perché sia chiaro a tutti quanto sia condivisa anche fuori dall’Abruzzo la preoccupazione per i colpi di coda di un’economia "già morta" (perché destinata ad essere superata nel giro di 2 o 3 decenni) ma purtroppo ancora tanto pericolosa

"La Regione Basilicata ha respinto, nella maniera più netta, la possibilità che nel tratto lucano del mar Jonio possano essere perforati pozzi per la ricerca di idrocarburi: un’attività di questo genere, a prescindere dalle valutazioni di carattere tecnico, sarebbe del tutto incompatibile con la qualità dei luoghi e con la fruizione di una zona in continuo sviluppo turistico. Ieri, infatti, nel corso di un incontro che si è svolto a Roma, il Ministero dell’Ambiente ha accolto le osservazioni della Regione ed ha preannunciato parere negativo al programma di ricerca denominato “d148 DR-CS” presentato dalla società Apennine Energy.
Ci sono motivazioni di carattere tecnico che non possono essere ignorate, che riguardano la distanza dalla costa della zona indicata per svolgere le attività di ricerca, nonché i problemi relativi al fenomeno dell’erosione e all’arretramento della linea di costa. E’ impensabile, in ogni caso, prevedere attività di perforazione in un’area caratterizzata dalla presenza di insediamenti, infrastrutture e attività di preminente interesse per lo sviluppo turistico. Di fronte a rischi concreti, la Regione sosterrà ogni sforzo per continuare a difendere e preservare un patrimonio fondamentali per lo sviluppo della Basilicata(Fonti:
www.regioni.it; regione Basilicata)

Ecco copia del fax inviato al Presidente della Giunta Regionale, al Presidente del Consiglio Regionale e ai Capigruppo Consiliari. Confidiamo in un rapido riscontro.

La sostenibilità per uscire dalla crisi. Ombrina Mare per affossarci?

martedì, gennaio 19, 2010 12:35

Progetto di riuso a scopo turistico di piattaforme petrolifere

Il numero dell’edizione italiana del novembre scorso dell’Harvard Business Review (la Bibbia degli economisti) è interamente dedicato all’argomento "Sostenibilità & Innovazione. Promesse e sfide dell’economia verde". Le prospettive e le tendenze in atto sono chiarissime per gli studiosi. L’articolo centrale della rivista è una ricerca di Nidumolu, Prahalad e Rangaswami sulle ragioni per cui "la sostenibilità è diventata il principale driver dell’innovazione", nonostante molti CEO, specie negli Stati Uniti e in Europa siano ancora convinti che i benefici sociali dell’economia verde non compensino i maggiori costi. Lo studio, infatti, dimostra che "la sostenibilità è a fondamento di innovazioni organizzative e tecnologiche che fanno aumentare sia gli utili sia il fatturato. L’adozione di una politica rispettosa dell’ambiente fa diminuire i costi perché le aziende finiscono per ridurre gli input produttivi che utilizzano. Inoltre, il processo genera ricavi addizionali derivanti da prodotti qualitativamente migliori, o consente alle aziende di creare nuovi business. In effetti, poiché gli obiettivi dell’innovazione aziendale sono quelli, scopriamo che le aziende avvedute considerano la sostenibilità la nuova frontiera dell’innovazione… La chiave del progresso, specie nei momenti di crisi economica, è l’innovazione…Trattando già oggi la sostenibilità come un obiettivo da perseguire, le aziende più avanzate su questo fronte svilupperanno delle competenze che i concorrenti saranno costretti ad emulare. Quel vantaggio competitivo sarà loro d’aiuto, perché la sostenibilità farà sempre parte integrante dello sviluppo".

E’ così in tutti i settori. Solo ieri, durante la conferenza stampa di presentazione del Bollettino sul Turismo Mondiale dell’ultimo trimestre del 2009, il segretario generale dell’UNTWO, Taleb Rafai, ha ricordato come sviluppo turistico, creazione di nuovi posti di lavoro ed economia verde siano strettamente connessi. La resistenza del mercato turistico alla crisi internazionale e le prospettive di ripresa indicano la strada a serie politiche di governo internazionali.

E’ così in tutto il mondo. L’energia eolica è cresciuta del 30% a livello mondiale nel 2009 e, strano ma vero, è cresciuta nelle stesse proporzioni in Italia.

Le riserve di petrolio si esauriranno nel giro di trenta - cinquant’anni al massimo. Allora viene spontaneo chiedersi perché in una regione come la nostra che non conta grandi giacimenti di idrocarburi ma solo piccoli giacimenti e di qualità molto bassa, ci si ostini sull’ultima goccia e si fatichi ad ostacolare un progetto ad impatto devastante come Ombrina Mare 2. In nome di quali ragioni economiche?

La foto alla testa di questo post è dello studio americano Morris Architects che ha elaborato un progetto standard di riuso delle piattaforme petrolifere al largo delle coste USA. Il progetto, chiamato Oil Rig Platform Resort & Spa, ha già vinto due premi importanti: il Grand Prize al Radical Innovation in Hospitality Award e il SARA National Design Award of Excellence, la più alta onorificenza in tema di design della Society for American Registered Architects. Rimandiamo a www.megliopossibile.it per gli approfondimenti

 

 

Ombrina Mare 2: Fermiamo il mostro!

domenica, gennaio 17, 2010 22:16








RELIANCE-OIL/impianto-di-perforazione-jack-up-galloway-con-nave-di-appoggioIl campo Ombrina Mare 2, come si legge nella SIA presentata dalla Medoil Gas al Ministero dell’Ambiente (che è possibile scaricare alla fine di quest’articolo), presenta le seguenti caratteristiche:

La distanza minima dalla costa è di 6 km (tra Punta Cavalluccio e San Vito Chietino)

Sono previsti oltre alla piattaforma principale 4/6 pozzi (come da foto piccola, tratta dalla documentazione Medoil) in funzione dei risultati minerari  ottenuti

La durata del progetto è di 24 anni

Il trattamento dell’olio, l’addolcimento del gas associato e lo stoccaggio dell’olio prodotto, dell’eventuale acqua di produzione o dello zolfo di recupero dal gas di soluzione, si effettueranno su serbatoio galleggiante (Floating Production Storage Offloading - FPSO, nella prima foto è riportato un modello tipo tratto da internet) ancorato in prossimità della piattaforma. Il gas “dolce” pliocenico sarà esportato, tramite sealine, verso le strutture esistenti del campo di Santo Stefano Mare (12 km di condutture appoggiate sul fondale o interrate).

Tra le righe, la desolforazione e lo stoccaggio verranno effettuati in mare, venendo a mancare, per il momento, il supporto del Centro Oli dell’Eni di Miglianico, considerato come alternativa nel capitolo 2 - (Quadro di riferiferimento progettuale pag 54-56). Purtroppo non verranno a mancare le emissioni di idrogeno solforato.

L’area prospiciente la concessione è un ampio territorio  nel quale la  legge regionale 5 del 2007 ha individuato un “Sistema di aree protette” composto da due riserve esistenti, Punta Aderci a Vasto e Lecceta a Torino  di Sangro, e quattro di nuova istituzione: Grotta delle Farfalle, nei Comuni di Rocca San Giovanni e San Vito Chietino; Punta dell’Acquabella e Ripari di Giobbe nel Comune di Ortona; Marina di Vasto nel Comune di Vasto. Le aree protette più vicine sono la Lecceta e il Fosso delle Farfalle.

All’interno dell’area oggetto di richiesta esistono due aree di ripopolamento ittico

Le prevedibili conseguenze di questo impianto interessano:

  • Inquinamento atmosferico: i gas provenienti dalle formazioni sono, in concentrazione diversa, H2S (Solfuro di Idrogeno) e CO2 (Biossido di Carbonio); entrambi sono tossici e possono provocare forme di avvelenamento nell’uomo, nella fauna e nella flora

  • Inquinamento marino: sversamento in mare di acque piovane contaminate, fango di perforazione e/o oli

  • Aumento del traffico navale e del rischio incidenti petroliere

  • Rischio di incidente piattaforma, pozzi, condotte e conseguente disastro ambientale

  • Interazione con il paesaggio e compromissione/ distruzione del sistema turistico e del suo indotto

  • Danneggiamento del marchio Abruzzo e delle sue connotazioni “verde e blu”, nelle caratteristiche di genuinità  e incontaminatezza

  • Interazioni con la pesca e incompatibilità con le aree di ripopolamento

  • Subsidenza: lungo la costa oggetto dell’intervento sono già presenti alcune strutture offshore (campi di Santo Stefano Mare e Rospo Mare). Nei mesi scorsi sono state presentate ulteriori istanze di permesso di ricerca da parte di Petroceltic Elsa srl,  Vega Oil, Cygam Gas), Il tratto di mare antistante la costa teatina si appresta a diventare definitivamente un colabrodo con conseguenze ad altissimo impatto sotto il profilo della subsidenza

E’ ancora possibile bloccare questo progetto, così come è stato possibile bloccare il centro oli. Una corretta informazione e la massima diffusione delle informazioni tra i cittadini possono impedire che questa mostruosa progettazione avveleni la costa teatina e crei un ulteriore presupposto per nuovi progetti petroliferi in altre aree abruzzesi.

Possiamo tutti produrre delle osservazioni che esprimano contrarietà ad Ombrina Mare 2 motivando le ragioni del nostro rifiuto, anche senza essere dei tecnici. Il pericolo per la salute, l’economia, l’ambiente e la società abruzzese è così alto da richiedere a tutti noi un impegno attivo e la massima collaborazione senza strumentalizzazioni politiche o personalismi.

E’ necessario inviare le proprie lettere tramite raccomandata R.R. a:

Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 Roma

Direzione Generale della Pesca
Marittima e dell’Acquacoltura del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Via dell’Arte, 16
00144 Roma


Nell’Oggetto è opportuno indicare che le osservazioni sono relative all’istanza di concessione di coltivazione“D.30.B.C. - MD” progetto Ombrina Mare presentato dalla societa’ Medoil Gas Italia SPA

Segue un elenco dei documenti/siti utili:

 

Quello che non doveva succedere…

domenica, dicembre 20, 2009 16:40

Quello che non doveva succedere è successo: respingendo tutti gli emendamenti proposti dall’opposizione e le osservazioni fatte dalle Associazioni e dai Comitati, al disegno di legge per bloccare la deriva petrolifera, la Giunta Regionale ha, di fatto, prodotto una legge debole, che non tutela nè il territorio nè tanto meno il mare e la costa.

Debole di fronte ad un Governo che non esiterà ad impugnarla, debole di fronte alle compagnie petrolifere che continuano ad avanzare con nuove piattaforme in mare e continueranno ad espandere le attività esistenti.

Una legge non dotata di strumenti che consentirebbero di tutelare la nostra regione

dall’impatto del petrolio e degli indiscriminati insediamenti di discariche e inceneritori. Le nostre Associazioni di Categoria e tutti gli abruzzesi, i sindaci e i comitati che in questi mesi si sono impegnati perché si arrivasse alla fine ad una discussione ampia e partecipata di questo problema, coinvolgendo anche competenze e professionalità che l’Abruzzo, soprattutto in un momento di difficoltà come l’attuale, non può permettersi di disperdere, devono constatare con delusione che si è persa un’occasione per girare pagina e avviare un discorso di chiarezza sul tipo di sviluppo che si intende perseguire.

Il presidente Chiodi ha affermato che “se in Abruzzo non si faranno insediamenti petroliferi di qualsiasi natura lo si deve a questa legge”.

E’ l’affermazione di una volontà che avrebbe trovato una prima conferma ascoltando i cittadini abruzzesi e le loro rappresentanze sociali ed economiche.

Si è preferito proseguire su una strada di non partecipazione alle scelte, anche su temi così cruciali.

Siamo convinti che gli Abruzzesi, come noi del resto, che hanno maturato la convinzione di un’irriducibile incompatibilità tra Abruzzo verde e Abruzzo nero, continueranno attivamente a vigilare a difesa della loro Regione.

Oggi, 14 dicembre 2009: Conferenza stampa

lunedì, dicembre 14, 2009 20:53

 

Questa mattina, lunedì 14 dicembre, nella sede della CNA di Teramo, i rappresentanti delle Organizzazioni di Categoria Assoturismo Abruzzo, CIA, CNA, Coldiretti, Colline Teramane, Federpesca, Federalberghi Confcommercio, Federcamping Abruzzo, Confesercenti, FAB Abruzzo, insieme al nostro comitato, promotore del Tavolo di lavoro sulla deriva petrolifera in Abruzzo, hanno incontrato la stampa e le televisioni locali.
In tale incontro sono state illustrate le osservazioni e le proposte inviate dal Tavolo a tutte le forze politiche presenti nel Consiglio Regionale Abruzzese, in merito al Disegno di legge varato dalla Giunta il 30 novembre "Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale", che dovrebbe bloccare gli insediamenti petroliferi nella nostra regione.
La discussione del D.L. è all’ordine del giorno della riunione del Consiglio Regionale di domani, martedì 15 dicembre.
Questa è una prima vittoria del nostro comitato e di tutti i movimenti che, in tutti questi mesi, si sono adoperati su questo tema con centinaia di banchetti, dibattiti, manifestazioni pubbliche per informare e sensibilizzare, con una raccolta di firme (attualmente, oltre 40.000) che va ancora avanti e sulla quale chiediamo a tutti i cittadini e i nostri sostenitori di continuare la mobilitazione.
Raccomandiamo la massima vigilanza di tutti affinchè, attraverso una discussione ampia e approfondita, si vari infine una legge che faccia definitivamente voltare questa triste pagina.
 
Qui, il testo delle osservazioni presentate in conferenza stampa ed inviate a tutti i capigruppo consiliari della Regione Abruzzo.

Prende il via il vertice di Copenaghen

mercoledì, dicembre 9, 2009 9:49

 

Please help the world. Cop 15 opening film

Così non va…

martedì, dicembre 8, 2009 0:02

Abbiamo aspettato qualche giorno prima di commentare questo disegno di legge, per capirne la logica di fondo e per capire la reale volontà della giunta regionale di affrontare il problema petrolifero e oggi possiamo dire che questa non è ancora la soluzione.

Come prima cosa non ci rassicura l’affermazione del Servizio Legislativo della Regione quando dice, nella presentazione del documento, che l’iniziativa normativa….,nella sua attuale formulazione, non sembra di per sé tale da poter rimuovere completamente i noti motivi di impugnativa avanzati dal Governo nel relativo ricorso attualmente al vaglio del Giudice delle leggi”. La nostra Regione ha bisogno di chiarezza e sicurezza sul tipo di sviluppo che si intende perseguire e non può convivere con una minaccia così grave continuamente sospesa su di essa e con soluzioni parziali e temporanee.

Ci sono poi altre importantissime condizioni da chiarire:

  1. L’uso del termine “olio combustibile” lascia intendere che la normativa è applicabile solo al petrolio e non al gas, anche se, dal punto di vista degli impatti delle trivellazioni sulle falde acquifere e sui terreni, non ci sono differenze.

  2. Sarebbe proibita la “prima raffinazione”(desolforazione) ma non si parla esplicitamente di  “raffinazione”, come prevedeva la vecchia legge che si intende modificare. Si vuole quindi mantenere aperta la possibilità di raffinare petrolio "altro" e/o di lavorare prodotti petrolchimici in genere? Perchè, infatti, non si parla esplicitamente di "divieto di esplorazione, estrazione, coltivazione, lavorazione e raffinazione ad ogni stadio di idrocarburi liquidi, gassosi e loro derivati, inclusi ma non limitatamente agli oli pesanti, leggeri, sabbie bitumiche e gas"?

  3. La mancanza di retroattività della legge non lascia intravedere quale sarà il destino delle istanze già concesse e bloccate dalla attuale moratoria.
  4. L‘intento di tutelare le coste (art.2, area B) e quindi la pesca e tutte le attività turistiche che, con il relativo indotto, costituiscono una notevole parte dell’economia della nostra regione, non pare garantito dal contenuto del Prog. di Legge, in quanto esso non disciplina, perchè non può, le concessioni in mare.

Ci aspettiamo che

  • Si chiariscano i punti sopraindicati;
  • Si nomini una commissione scientifica in grado di affrontare gli aspetti tecnici con la massima competenza e di  rimuovere i motivi di impugnativa;
  • Si affronti il problema dello scadere della moratoria con una soluzione temporanea per la durata necessaria a produrre una legge quanto più possibile inattaccabile;
  • La Regione, pur non avendo competenza per le concessioni in mare, esprima la propria contrarietà anche alle trivellazioni e le lavorazioni in mare presso il Ministero dell’Ambiente e il Ministero delle Attività Produttive, offrendo il pieno sostegno ai Comitati di cittadini e alle Associazioni che continuano ad adoperarsi per il rispetto del territorio

Per quel che concerne le modalità con cui si è arrivati a tale proposta di legge, noi riteniamo che in democrazia ci siano forme più partecipate di governo del territorio e che il presidente di questa regione avrebbe potuto ascoltare le richieste delle forze sociali.

Sarebbe stato auspicabile che l’elaborazione di questo progetto fosse stato frutto di un’ampia concertazione con i Comitati e le Associazioni che sono quotidianamente impegnate su questo fronte, con le Associazioni di Categoria, con tecnici e docenti universitari che in questi mesi si sono spesi per affrontare il problema e che costituiscono un patrimonio di competenze e professionalità che una Regione come la nostra, soprattutto in un momento di difficoltà come l’attuale, non può permettersi di disperdere.

Un’ultima nota, per il presidente Gianni Chiodi.

L’intervista che segue non ci è piaciuta. Non ci sono piaciuti gli accenni polemici alle esagerazioni tipiche, i riferimenti al progresso e all’ineluttabilità di certi effetti, al turismo dello zaino e del panino che non risolve i problemi del welfare. Non condividiamo lo stesso concetto di sviluppo sostenibile. Perché noi crediamo che il progresso passi attraverso la responsabilità morale condivisa verso le generazioni future, il cui interesse per noi è prevalente rispetto alle problematiche contingenti di questo o di quel governo, troppo spesso confinate in logiche di breve periodo. Non ci piace che le richieste di attenzione per la salute e la sicurezza dei cittadini e per un’economia basata su un modello di sviluppo virtuoso siano minimizzate in questo modo. Noi non siamo contro il suo governo, Presidente Chiodi, né siamo contro a prescindere, ma abbiamo il diritto di chiedere una crescita sana del Paese che non ci esponga a ulteriori rischi, anche alla luce delle conseguenze che questa regione sta pagando per l’assenza di pianificazione di lungo termine e di prevenzione del danno. Lei ha ragione, Presidente Chiodi, noi non siamo disponibili  ad accettare l’alterazione delle possibilità di sviluppo sostenibile dell’Abruzzo ed è per questo che non accetteremo soluzioni a metà o contentini.