AVANZANO – Comunicato Stampa

mercoledì, marzo 10, 2010 9:37

In data 03/03/2010 sono cominciate, nel mare di Ortona, le “indagini geofisiche marine per il progetto di perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi in mare per mezzo di una piattaforma con gambe (jack up) sul sito ELSA 2, di fronte la nota riserva regionale Ripari di Giobbe, per conto della VEGA OIL S.p.A. ” (Ord. 08/2010 della Capitaneria di Porto di Ortona).

In altre parole stanno studiando i fondali per l’istallazione di una piattaforma petrolifera con le sue tubazioni sottomarine, prima di sapere l’esito della Valutazione di Impatto Ambientale della stessa.

Esegue le ricerche la nave OGS Explora di proprietà dell´Ist. Naz. di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale; un ente pubblico che in mancanza di sufficienti contributi statali, invece di fare ricerca, deve accettare commesse da terzi. La rotta della nave può essere seguita sul sito: http://webcc.ogs.trieste.it/explora/

La nave, dopo aver incrociato sulle coordinate del pozzo Elsa 2, si è ora spostata (ben oltre il chilometro quadrato di cui si parla nell’ordinanza).
Vista la procedura di valutazione dello Studio di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente essere ancora in corso e visto che, se il permesso di estrazione non fosse concesso, queste indagini sarebbero una spesa inutile, ci domandiamo il perché del comportamento della società petrolifera. Le possibilità, a nostro parere, sono solo tre: o la ditta non si preoccupa dei suoi azionisti, o ha già ricevuto assicurazioni in merito, o le indagini potranno essere usate anche per altri progetti (ad esempio un rigassificatore).

Senza alcun dubbio, l’andirivieni dell’Explora mostra che il progetto di trasformazione dell’Abruzzo in regione mineraria avanza, ignorando le volontà espresse dai cittadini e da moltissime Amministrazioni e nonostante le affermazioni rassicuranti del governatore Chiodi.
Dobbiamo quindi fare ancora la stessa domanda: quali sono le intenzioni della Regione per opporsi efficacemente e prima che sia troppo tardi a questa radicale trasformazione del suo territorio?

Emergenza Ambiente Abruzzo -rete di associazioni-
info:
Maria Rita D’Orsogna
Docente della CSUN Los Angeles
mobil  001 310 570 5591

Dante Caserta
Consigliere Nazionale WWF
mobil 335 8155085

Angelo Di Matteo
Presidente Legambiente Abruzzo
mobil 347 8489363

Claudio Censoni
Presidente Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni
mobil 349 1000165

Rassegna stampa 27 febbraio-6 marzo

sabato, marzo 6, 2010 23:12

ABRUZZO

City Rumors 01/03/2010 Abruzzo: le province costiere contro la petrolizzazione

Prima Da Noi 02/03/2010 Petrolizzazione, Corte costituzionale: “legge illegittima vicino alle elezioni”

City Rumors 02/03/2010 Petrolio Abruzzo: le province chiedeono incontro a Chiodi

Il Centro 03/03/2010. Petrolio, l’altolà delle Province

ITALIA

Corriere della sera 05/03/2010  Veleni nel Lambro dall’ex raffineria, irregolarità nei registri dei depositi

Corriere della sera 04/03/2010 Fuorilegge da sette anni la ditta dei veleni sul Po

Corriere della Sera 03/03/2010 I bilanci troppo raffinati dei petrolieri italiani

Corriere della Sera 02/03/2010 Gasolio nel Lambro, strage di cormorani. Indagato l’ad della Lombarda Petroli

La voce.info Italia a corto di strategie sul clima

L’Unità 06/03/2010 Ecco come la par condicio contribuisce a devastare la coscienza degli italiani

MONDO

Valori 04/03/2010 Eni in Congo Brazzaville, 5 domande senza risposta

La Repubblica 04/03/2010 Al Gore e la guerre del clima, “perché gli ecoscettici hanno torto”

Reuters 04/04/2010 Nigeria, gruppo ribelle annuncia di aver attaccato impianto Agip

Apcom 03/03/2010 Nigeria, attentato contro sito Shell nel delta del Niger

TENDENZE

Meglio è possibile, Piccoli e Virtuosi

Associazione dei Comuni virtuosi

Repubblica-Affari e Finanza -01/03/2010 Nel mondo della post-crescita è cambiata anche la missione delle imprese

VECCHIO E NUOVO: Pasolini, l’Eni e il profondo nero dei misteri d’Italia

Il Fatto quotidiano 03/03/2010 Ma dell’Utri che c’entra?

Il Manifesto 04/03/2010 Ladri di petrolio


Com’è andata…?

giovedì, marzo 4, 2010 0:21

Egregio Governatore Chiodi,

il 23 febbraio 2010 l’ufficio stampa della regione ha pubblicato una nota in cui preannunciava un incontro, che si sarebbe tenuto due giorni dopo presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra i tecnici del Ministero e quelli della Regione, con l’obiettivo di trovare “un accordo tecnico” per “superare le perplessità del Governo e salvare la sostanza della cosiddetta “Legge anti Centro oli”.

Abbiamo aspettato che il suo ufficio stampa desse seguito all’annuncio con le dovute informazioni sul reale svolgimento dell’incontro, sulle posizioni dei partecipanti e sui risultati.

Ad oggi non abbiamo notizia dell’esito dell’appuntamento ma leggiamo dai giornali di voci a lei vicine che il Governo potrebbe ritirare l’impugnativa sulla Legge 32/2009 se questa venisse modificata in alcune delle sue parti.

Riteniamo doveroso che, al di là delle voci, la regione riferisca sulle eventuali trattative in atto in maniera trasparente e puntuale. Non troviamo una sola ragione che possa giustificare l’abbandono nel vuoto di un annuncio così importante. Qual è il modo in cui il suo governo sta affrontando la gestione del problema petrolio?

Il suo governo sta davvero affrontando il problema petrolio?

Ci perdoni il dubbio ma ci sono dei fatti che ci preoccupano per la troppa superficialità con cui vengono affrontati

Dall’udienza del 26 gennaio scorso presso la Corte costituzionale risulta evidente come la legge 32/2009 presenti gravi lacune, nonostante i toni trionfalistici con cui è stata presentata solo due mesi fa. Le abbiamo ripetutamente chiesto di coinvolgere esperti in materia per una corretta preparazione del testo normativo ma alla nostra richiesta Lei non ha mai risposto.

L’avvocato che avrebbe dovuto difendere la regione NON si è presentato alla suddetta udienza, nonostante l’avvocato dello stato Palmieri si fosse premurato di telefonare in regione per ricordare l’appuntamento e sollecitare la partecipazione.

Quello che più ci preoccupa è la mancanza di trasparenza e di condivisione delle informazioni sul reale stato dei fatti.

La stessa preoccupazione è condivisa oggi dai rappresentanti delle Province di Chieti, Pescara e Teramo se, come leggiamo in un comunicato stampa congiunto che porta la data di ieri, hanno sottoscritto un documento con il quale esprimono netta contrarietà ad ogni ipotesi di ulteriore attività estrattiva a terra e mare sottolineando che  problematiche collegate a questa vicenda rappresentano una priorità assoluta e le chiedono ”di concordare iniziative politiche, istituzionali ed eventualmente legali, da intraprendere insieme”.

Torniamo di nuovo ad invitarla ad assumere una posizione netta e trasparente, a spiegare una volta per tutte ai cittadini qual è l’idea di sviluppo del territorio che la sua giunta sostiene, se e come ha intenzione di opporsi all’avanzare dell’industria petrolifera, quali sono gli impegni futuri a breve, medio e lungo termine che la sua giunta ha in animo di intraprendere a tutela della terraferma e delle zone costiere.

Sulla sentenza di illegittimità della legge 14 del 2008

lunedì, marzo 1, 2010 21:01

Riceviamo dal professor Enzo Di Salvatore, e volentieri pubblichiamo, un commento sulla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della legge della Regione Abruzzo n. 14 del 2008, recante “Provvedimenti urgenti a tutela della Costa teatina”

La Corte costituzionale, con sentenza n. 68 del 2010, pubblicata il 26 febbraio scorso, ha dichiarato l’illegittimità della legge della Regione Abruzzo n. 14 del 2008, recante “Provvedimenti urgenti a Tutela della Costa teatina”. Con la decisione assunta, il giudice costituzionale non è entrato, invero, nel merito della legge, cioè non ha affrontato il problema della legittimità del divieto posto dalla Regione all’esercizio delle attività relative agli idrocarburi, ma ha affrontato la diversa questione della legittimità da parte del Consiglio ad adottare la legge medesima in regime di prorogatio. È a tutti noto, infatti, che il 17 luglio del 2008 il Presidente Del Turco si dimetteva e che detto atto determinasse, per conseguenza, lo scioglimento del Consiglio regionale. Il 13 agosto successivo venivano, quindi, indette nuove elezioni per la data del 14 e del 15 dicembre 2008.
Ebbene, nella sentenza della Corte costituzionale si legge che il Consiglio regionale, essendo ormai sciolto, non avrebbe potuto adottare quella legge. Il ragionamento seguito è più o meno il seguente: l’art. 86 dello Statuto della Regione stabilisce che “in caso di scioglimento anticipato e di scadenza della Legislatura, il Consiglio e l’Esecutivo regionale sono prorogati sino alla proclamazione degli eletti nelle nuove elezioni, indette entro tre mesi dal Presidente della Giunta, secondo le modalità definite dalla legge elettorale”. Questa previsione non dice nulla circa il tipo di poteri che il Consiglio e la Giunta potrebbero esercitare una volta scaduti. Cosicché dal silenzio dello Statuto dovrebbe ricavarsi una implicita volontà di voler limitare l’esercizio delle funzioni del Consiglio e della Giunta ai soli atti indifferibili ed urgenti, essendo – secondo la Corte – immanente alla logica dell’istituto della prorogatio la necessità di contemperare le esigenze di rappresentatività con quelle della continuità istituzionale degli organi regionali. Certo, a tal proposito la sentenza non può dirsi del tutto cristallina, in quanto da essa non si comprende se la Regione possa tuttavia introdurre nel suo Statuto la regola contraria, e cioè che sebbene scaduti e fino alla proclamazione dei nuovi eletti gli organi predetti siano autorizzati ad esercitare appieno le proprie funzioni. Ma non è questo il punto che qui direttamente interessa. La legge n. 14, infatti, recava “modifiche” e “integrazioni”. E la parte censurata dal Governo col suo ricorso atteneva esattamente al piano delle modifiche – indotte dall’urgenza dell’intervento – e non anche a quello delle integrazioni. In altri termini, i divieti in essa contenuti si giustificavano in ragione del carattere urgente dell’intervento, proprio al fine di evitare che sul territorio regionale si producesse un danno irreparabile a causa dell’esercizio delle attività concernenti gli idrocarburi. Era dunque ovvio che il Consiglio regionale fosse autorizzato ad intervenire e che questo intervento dovesse essere reso proprio con legge. Anche perché, diversamente da quanto accade in ambito statale, non sarebbe nei poteri della Giunta adottare in caso di necessità ed urgenza provvedimenti provvisori con forza di legge, ossia decreti-legge (art. 77 Cost.). Ora, la dichiarazione di illegittimità cui perviene la Corte poggia implicitamente sul presupposto che i provvedimenti adottati a tutela della Costa teatina non fossero affatto indifferibili ed urgenti, ma che fossero presumibilmente dettati da un’unica ragione di fondo: quella di ottenere demagogicamente un vantaggio dalle elezioni fissate per il dicembre 2008. Giudizio, questo, che, sebbene reso con formula dubitativa, risulta essere, invero, di tipo politico e non anche giuridico; in quanto tale, esso non spetterebbe certo alla Corte. Ma tralasciando anche questo specifico punto, resta pur tuttavia da comprendere chi possa stabilire quando un atto sia indifferibile ed urgente e, pertanto, quando esso sia legittimamente adottabile in regime di prorogatio.
Ebbene, secondo la Corte, il Consiglio regionale dovrebbe “selezionare le materie da disciplinare in conformità alla natura della prorogatio, limitandole agli oggetti la cui disciplina fosse oggettivamente necessaria ed urgente”, adottando specifiche argomentazioni in tal senso. Nel caso della legge sugli idrocarburi dette specifiche argomentazioni non sarebbero state, quindi, rese.
Ora, ammesso e non concesso che questa soluzione possa essere condivisa, mi chiedo: come mai lo stesso 26 febbraio scorso la Corte costituzionale ha pronunciato l’illegittimità di un’altra legge regionale della Regione Abruzzo, adottata anch’essa in regime di prorogatio (il 21 novembre 2008), entrando questa volta direttamente nel merito della questione? In questo caso, infatti, la Corte ha dichiarato illegittimo il comma 116 dell’art. 1 della legge n. 16 del 2008 per mancanza di copertura finanziaria ovvero per violazione dell’art. 81 della Costituzione. Ma in nessuna parte della sentenza si chiarisce perché, più in generale, questa legge, diversamente da quella adottata a tutela della Costa teatina, sarebbe stata da qualificare come indifferibile ed urgente. Certo, essa reca nel titolo la locuzione “Provvedimenti urgenti e indifferibili”; ma a ciò si potrebbe opporre che anche la legge sugli idrocarburi recasse nel titolo una locuzione analoga: “Provvedimenti urgenti a tutela della Costa teatina”. Se si va, poi, ad esaminare il contenuto della legge n. 16 del 2008, si scopre che molte sue disposizioni – non impugnate dal Governo – non paiono affatto connotate dal carattere dell’indifferibilità e dell’urgenza. Come ad esempio quella posta dal comma 39 dell’art. 1, ove si dispone che “al fine di consentire l’integrazione e l’internazionalizzazione delle politiche regionali di sviluppo nel settore delle attività produttive e favorire il raggiungimento anche degli obiettivi strategici previsti nel Piano di Sviluppo Regionale, la Regione Abruzzo partecipa ad Organismi, anche di natura associativa, di livello regionale, nazionale ed internazionale, portatori di interessi pubblici e/o collettivi non a fini di lucro”. Dove starebbe l’indifferibilità e l’urgenza di partecipare ad organismi siffatti? Si potrebbe ancora replicare che nel processo costituzionale la Corte è vincolata alla regola della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato e che solo nel caso della legge sugli idrocarburi il governo abbia eccepito nel suo ricorso l’illegittimità dell’atto normativo perché adottato in regime di prorogatio; ma questo non toglie che, alla fine, l’esito cui si perviene sia davvero paradossale, e, cioè, che mentre il 15 ottobre del 2008 il Consiglio regionale non potesse adottare alcuna legge, il 21 novembre del 2008 potesse, invece, legittimamente farlo.

Rassegna Stampa 20-27 febbraio

sabato, febbraio 27, 2010 23:16

Abruzzo

Il Centro 20 febbraio 2010 – Centro Oli, il ritorno delle trivelle

Il Centro 21-febbraio 2010 – A Roma per dire no al petrolio

Prima Da Noi  22 febbraio 2010 – Pineto, un fronte unitario e compatto contro la petrolizzazione

City rumors 20 febbraio 2010 No alla petrolizzazione. Vertice a Pineto contro le scelte del governo

City rumors  27 febbraio 2010 Legge centro-oli, le motivazioni della Corte Costituzionale

Italia

La Gazzetta del Mezzogiorno 25 febbraio 2010: Ricerca petrolio, Tar Lecce sospende decreto ministero

La Repubblica 24 febbraio 2010: Petrolio dalla raffineria del Lambro, allarme ambientale in Lombardia

La Repubblica 25 febbraio 2010: Lambro, dietro quel sabotaggio, appalti e un progetto milionario

La Repubblica, 26 febbraio 2010: Corsa contro il tempo sul Po, il fiume ferito dalla marea nera

Il Corriere della Sera 25 febbraio 2010: Il Lambro, il Po e la nostra stupidità (di Ermanno Olmi)

Unimondo 26 febbraio 2010: Petrolio nel Lambro, l’ombra della speculazione, allarme per il delta del po

L’Espresso 26-febbraio 2010: Solare e fotovoltaico a Scajola non piacciono

Sky Tg 24, 25-febbraio 2010:

Puglia: il TAR sospende l’autorizzazione del Ministero a favore della Northern Petroleum

venerdì, febbraio 26, 2010 18:42

La Puglia ha vinto! Il TAR di Lecce, accogliendo il ricorso presentato dal Comune di Ostuni, con l’appoggio attivo della Regione Puglia e del Comune di Fasano, ha ordinato la sospensiva del decreto del Ministero dell’Ambiente che autorizzava i lavori preliminari per la ricerca di idrocarburi nel mare pugliese. L’ordinanza del TAR (testo) è motivata da gravi sottovalutazioni dei rischi ambientali e per le specie marine, dei pregiudizi arrecati da queste attività  alle attività produttive che costituiscono la vocazione del territorio costiero, dalla pesca alla balneazione, e dalla mancata convocazione di un rappresentante regionale  nell’ambito della Commissione tecnica di verifica di Impatto Ambientale, in sostanza da un indebito accentramento dei poteri da parte del Ministero.
Si conferma così il ruolo che gli Enti Locali, con il sostegno della popolazione e delle associazioni dei cittadini (che nei mesi scorsi avevano promosso manifestazioni ad Ostuni e Monopoli) e l’impegno attivo dalla Regione, possono avere nel contrastare la petrolizzazione del nostro mare.
La battaglia proseguirà fino ad ottenere la revoca delle autorizzazioni concesse alla Northern Petroleum ma già fin d’ora è chiara la lezione che ne deriva per i nostri amministratori e specialmente per la nostra Regione che continua a mostrarsi sorda e cieca di fronte a questi problemi e, di fatto, complice delle Compagnie Petrolifere straniere.

L’esperienza pugliese conferma  che gli strumenti per contrastare le piattaforme ci sono.

Nella stessa direzione i Comitati, le Associazioni abruzzesi, la Provincia di Chieti e molti Comuni  hanno prodotto centinaia di osservazioni e pareri  negativi contro le richieste di autorizzazioni nel mare abruzzese. Certamente questa azione andrà avanti adottando tutti gli strumenti legali e amministrativi previsti dalle leggi e proseguendo con l’opera di mobitazione della cittadinanza.
Aspettiamo che la Regione si decida a schierarsi dalla parte dei cittadini abruzzesi.

Link all’ordinanza del Tar di Lecce

Perle di Saggezza…

lunedì, febbraio 22, 2010 23:50

Vedere il verde e non vedere il nero che si avvicina, ovvero come spargere a piene mani visioni di parchi verdi, eco-turismo, cibi e vini d’eccellenza e non fare nulla per scongiurare la marcia delle trivelle in terra e mare.

Direte subito che chi si comporta così ritiene che le due cose non siano incompatibili; che i pozzi di petrolio a ridosso delle nostre spiagge sono molto ambite dai turisti; che l’idrogeno solforato fa molto bene alla salute delle persone e, specialmente, ai nostri bambini; che i metalli pesanti veicolati nel mare impreziosiscono la catena alimentare; che le fiamme e le nubi che emettono tonnellate al giorno di inquinanti e polveri sottili danno una pennellata pittoresca al quadro dell’Abruzzo Regione Verde d’Europa…

No, chi si comporta così, ha più volte affermato e afferma tuttora che il petrolio è incompatibile con lo sviluppo della nostra Regione.
E allora tace sulle compagnie petrolifere straniere che ci stanno invadendo, non incoraggia chi si batte per difendere il nostro ambiente e la nostra economia e per promuovere uno sviluppo pulito, non parla e non legifera.  O, quando legifera sul petrolio, fa leggi sbagliate che vengono annullate il giorno dopo.

Forse, la Borsa Italiana del Turismo  a Milano non è l’occasione ideale per parlare di petrolio in Abruzzo, ma quando si presenterà al Presidente Chiodi e alla sua Giunta l’occasione per dire a voce alta e in sede ufficiale una parola chiara e forte e assumersi impegni veri e concreti a difesa di quello che sottovoce e in incontri personali vanno dicendo da mesi?

E come è possibile parlare così de L’Aquila quando non c’è ancora il minimo segnale di voler ricostruire la città, non si ascoltano gli aquilani e le proposte che da più parti arrivano in tal senso?

Nel video che vi proponiamo potrete divertirvi, se ci riuscite, a mettere insieme parole e fatti, fantasie e realtà.

Pineto: un fronte unitario e compatto contro la petrolizzazione

domenica, febbraio 21, 2010 23:21

L’incontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali e i comitati e le associazioni impegnati sul fronte del no alla trasformazione dell’Abruzzo in distretto minerario, si è svolto ieri a Pineto. Il sindaco della cittadina, Luciano Monticelli, insieme al Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni, si è fatto promotore dell’iniziativa per superare l’attuale situazione di impasse.

Pochi gli interventi “politici” e di scarso contributo, molte invece le proposte concrete per uscire dalla crisi e arginare la deriva petrolifera. In particolare gli interventi dell’Ing. Giambuzzi e del professor Di Salvatore hanno fatto chiarezza sulla situazione in essere dal punto di vista tecnico e giuridico.

Nei prossimi giorni verranno esaminate le ipotesi di lavoro scaturite dal confronto con i rappresentanti dei comuni che hanno aderito al tavolo e con le associazioni. L’impegno condiviso da tutti è quello di ritrovarsi a breve per definire la priorità degli interventi da perseguire. Si è discusso infatti delle modalità e delle possibilità di partecipazioni delle associazioni alle decisioni di governo regionale in materia di idrocarburi o alle attività risarcitorie in caso di danno ambientale e delle iniziative che i comuni potrebbero intraprendere in collaborazione con i tecnici che gratuitamente e con passione continuano ad impegnarsi su questo fronte.

Quello che emerge chiaramente dall’analisi degli esperti è che la Regione ha in mano tutti gli strumenti per opporsi alla svendita del territorio e del mare alle multinazionali del petrolio ma preferisce nascondersi dietro alibi e leggi fatte male per non dover affrontare il problema. Non ha partecipato all’udienza del 26 gennaio della corte costituzionale l’avvocato della regione. Non ha partecipato ieri neanche un esponente della maggioranza del consiglio regionale. Non ha partecipato la provincia di Teramo.

Il segnale chiaro per la cittadinanza è il DISINTERESSE. Dopo i proclami propagandistici, il NULLA.

Nessuna volontà di affrontare il problema con i cittadini, di sostenere i sindaci, di parlare con i tecnici per trovare le soluzioni operative, di allargare il confronto per migliorare quanto fatto fino ad oggi. Leggi e dichiarazioni della giunta regionale abruzzese e del Presidente Chiodi sono fumo negli occhi dei cittadini, un tentativo di frenare il dissenso crescente. Tutti in passerella alla Bit (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano, in questi giorni, i nostri massimi rappresentanti regionali e provinciali, a promuovere la Regione Verde e Blu, senza nessuna preoccupazione per la pagina nera cui la stanno condannando.

Nella riunione però non si è parlato di questo, scusateci la digressione, si è parlato di rimediare ai danni e di prevenire nuovi pericoli e di farlo in maniera unitaria, mettendo insieme tutte le forze che fino ad oggi hanno lavorato in maniera frammentata sul territorio, con serietà e trasparenza. Per cambiare pagina.

Vi terremo aggiornati

Rassegna Stampa

venerdì, febbraio 19, 2010 23:34

ABRUZZO

Left: Maria Rita D’Orsogna, Petrolio, che bidone

Cityrumors : Petrolizzazione. Il legale della regione assente dinanzi alla Corte Costituzionale

Cityrumors: Pineto, il sindaco Monticelli con la fascia tricolore contro i pozzi petroliferi

Cityrumors: Centro Oli ad Ortona, il comune di Pineto e le associazioni uniti nella battaglia

Primadanoi: Petrolizzazione, tavolo tecnico-scientifico contro le decisioni del governo

Primadanoi: Torna lo spettro della petrolizzazione, costa teatina fa fronte comune

Il Centro: Centro Oli, la Regione si opporrà al governo

MONDO

La Stampa: Petrolio e affari, la guerra dei veleni per i pozzi d’Africa

La Repubblica (Affari & Finanza): Scaroni, Eni alla campagna d’Africa

L’Unità: Ecuador, il Paradiso cancellato dalla Texaco

TENDENZE

Repubblica: Transition Town senza petrolio. Ecco gli eco-sognatori italiani

Blog di Rob Hopkins: Che cos’è la Transizione

Tavolo di lavoro a Pineto per cercare nuove soluzioni al problema petrolio

mercoledì, febbraio 17, 2010 10:41

Il sindaco Monticelli di Pineto e il Comitato Abruzzese Difesa dei Beni Comuni hanno organizzato un tavolo di lavoro tecnico/politico per rafforzare il fronte del no al petrolio e individuare nuove linee di intervento concreto.

L’obiettivo è quello di raccogliere e coordinare le forze già operanti sul territorio regionale per dare vita a più efficaci inziative di tipo politico e giuridico.  Saranno presenti sindaci, rappresentanti delle province e consiglieri regionali chiamati a fare il punto sul profilo politico della situazione. Parteciperanno inoltre esperti di diritto per approfondire le possibilità giuridiche di contrastare l’avanzare delle multinazionali e sopperire alla grave carenza legislativa in cui la regione rischia di incorrere (per il rischio di bocciatura da parte della Corte Costituzionale, si veda il video dell’udienza del 26 gennaio 2010). Ci saranno, inoltre,  rappresentanti di tutte le associazioni e i comitati impegnati sul territorio regionale.

L’incontro si terrà sabato 20 febbraio a Pineto, villa Filiani, h. 16.00