Category “Lettere aperte”

A proposito dell’assemblea dell’Associazione Regioni d’Europa su Ambiente, Energia e Clima, tenutasi a Montesilvano il 7-8 ottobre.

giovedì, 14 ottobre, 2010

Caro Presidente Chiodi,

siamo felici di averla sentita ripetere che lei non darà mai alcuna autorizzazione all’estrazione di idrocarburi liquidi nella nostra regione; peccato che siamo sempre in attesa di una legge e di strumenti che ci tutelino efficacemente dagli appetiti delle compagnie petrolifere.
Ci sembra di rammentare che nella seduta del giorno 23 giugno u.s. (leggi qui il resoconto in PDF) Lei abbia preso l’impegno di riconvocare al più presto il Consiglio Regionale, per dare attuazione alle proposte presentate da comitati, associazioni e partiti.
Se ciò non è avvenuto, come da Lei affermato durante il Forum, perché le Commissioni non hanno lavorato, siamo  certi che saprà giustamente fustigarle e porre immediatamente rimedio a tale mancanza.
E’ per noi motivo di grande soddisfazione l’enunciato impegno della Regione, ribadito nel corso dell’Assemblea di Montesilvano,  per le energie rinnovabili. Peccato che tale iniziativa, nella Conferenza finale rivolta “alla totalità della popolazione abruzzese”, non abbia avuto adeguata pubblicizzazione andando di fatto deserta di pubblico.
Ci aspettiamo pertanto che vengano avviate, in tempi brevi, esperienze e buone pratiche regionali in materia energetica.
Sempre che la “vacanza” dell’Assessore all’Ambiente non ne pregiudichi l’attuazione.

Lettera aperta di Frisa

giovedì, 30 settembre, 2010

Ci giunge dal Comitato Frisa NO Petrolizzazione dell’Abruzzo, di Frisa (Chieti), questa lettera aperta che volentieri pubblichiamo.

LETTERA APERTA

Al Presidente della Regione Abruzzo

Ai  Presidenti delle Province d’Abruzzo

Frisa,08.09.2010

Il COMITATO FRISA  NO PETROLIZZAZIONE  DELL’ABRUZZO,associato a NUOVO SENSO CIVICO, rende noto alle Sigg Vs che nei giorni scorsi,in relazione alla lotta risoluta e determinata per il respingimento totale del progetto di petrolizzazione della nostra regione (progetto decretato mediante un atto governativo con assurdi criteri e spirito di colonizzazione del territorio) associandosi alla campagna in corso per la richiesta di revoca di tutte le autorizzazioni e i permessi concessi finora,si è fatto promotore della raccolta delle firme casa per casa. Il risultato è stato assolutamente sorprendente e imprevedibile: il 99,20 %   della popolazione adulta residente ha firmato la petizione. E c’è di più: prima di imbarcarci in questo lavoro c’erano molte titubanze e incertezze,reticenza a bussare alle porte,soprattutto tenendo conto che per fare questo lavoro bisogna entrare nelle case all’ora dei pasti. Ebbene,non solo non abbiamo colto nessun segno di diniego o di fastidio ma una gran parte delle persone ci ringraziava per quello che si faceva.
A questo punto vogliamo rivolgerci in modo particolare al Presidente della nostra regione, dott. Gianni Chiodi,come l’espressione più elevata delle istituzioni della Regione. Veda, Presidente, gli anziani della nostra comunità dicono che a memoria di popolo nel nostro comune non è mai passato Mosè,nè Gesù Cristo e tantomeno Maometto a seminare qui le buone virtù,perciò il nostro comune non è per nulla diverso dagli altri comuni di tutta la regione. Quindi,punto più punto meno,in sostanza la generalità della popolazione abruzzese mostra di non volerne proprio sapere di questa sciagura ed è determinata a difendersi con le unghie e con i denti tutto ciò che si è conquistato con decenni di sacrifici facendo il doppio , e a volte anche il triplo lavoro.
Veda,Presidente,Lei in virtù di circostanze piuttosto casuali,sta governando questa regione con il consenso di appena il 24% del corpo elettorale:al di là dei suoi elettori ci sono più di tre quarti della popolazione che non sono con Lei. E ci permettiamo di farle notare Presidente,se mai non l’avesse già notato,che Lei ha ottenuto quel 24% e ha vinto le elezioni con l’inganno del Capo del Governo Silvio Berlusconi,il quale riguardo al petrolio,in occasione della campagna elettorale, ebbe a dire:”Il 75% degli abruzzesi non lo vuole,perciò è negativo,quindi non ci sarà”.Ma a meno di tre giorni dallo spoglio elettorale ha impugnato la legge regionale che bloccava le attività in questione. Questo inganno,Presidente,ricade sulle sue spalle e solo Lei se lo dovrà smaltire. Molto spesso i politici inclinano a mentire con la convinzione che poi la gente dimentica. Però,Presidente,dopo quel risultato che abbiamo visto (che non viene da un’indagine d’opinione,ma si tratta della registrazione di una volontà empiricamente attesta) non crediamo che la gente dimentichi; ma se mai ciò dovesse accadere,ci penseremo noi del movimento a ricordarglielo: faremo un censimento delle candidature e metteremo all’indice tutti coloro che sono stati a favore della petrolizzazione e coloro che non hanno fatto nulla per arrestarla.
Pertanto,considerato lo stato dei fatti,Lei ha due strade davanti a sè: o mettersi alla testa delle amministrazioni locali e di tutto il popolo abruzzese che marcia in difesa del suo futuro (e noi decisamente l’invitiamo a fare questo) oppure mettersi al servizio del governo centrale a fianco delle compagnie petrolifere. Veda,Presidente,gli uomini anche se sono molto potenti e in un grado di elargire favori (Lei sa benissimo a chi ci riferiamo) oggi ci sono e domani no,essi passano come cenere al vento,solo i popoli restano perenni e con essi gli spiriti forti e generosi.
Evidentemente le considerazioni che abbiamo fatte fin qui valgono per tutti gli amministratori,i partiti e tutti gli uomini politici in generale.

IL COMITATO FRISA
NO PETROLIZZAZIONE DELL’ABRUZZO

Presidente, conosce le tabelline?

mercoledì, 21 aprile, 2010

Il Presidente Gianni Chiodi ha rilasciato una esilarante intervista (Fonte PrimaDaNoi) in cui ha dichiarato che, entro il 2015, in Abruzzo si garantirà il 51% del fabbisogno di energia prodotta da fonti rinnovabili e che si raggiungerà l’obiettivo di 200 MW di potenza da impianti fotovoltaici.

Piuttosto che prepararci a festeggiare con la Danza del Sole, abbiamo scelto di fare pochi e semplici conti.

Nel Piano Energetico regionale (Fonte Regione Abruzzo), si stima una potenza installata di 75 MWp nel quinquennio 2007-2012 (Il Presidente dice che 70 MW sono già disponibili). Dato che, ad oggi, abbiamo una produzione nazionale fotovoltaica di 854 MW (Fonte GSE), questo significherebbe che in Abruzzo dovremmo avere già 8,2% della produzione nazionale.

Peccato che, invece, le statistiche aggiornate in tempo reale (Fonte GSE) riportino una produzione regionale di soli 14,5 MW equivalente a 1,7% della produzione su scala nazionale.

Ma, comunque, mettiamo per un momento da parte il dettaglio della produzione fotovoltaica per passare a quella più generale da fonti rinnovabili con il fantastico obiettivo del 51% entro il 2015.

  • In Abruzzo si consumano 6.904,3 GWh di energia elettrica includendo le attività industriali-commerciali ed escludendo il consumo di trazione FS (Dati aggiornati al 31 dicembre 2008, Fonte Terna);
  • La produzione regionale di energia da fonti rinnovabili (Idroelettrica, Eolica, Solare, Biomasse e Rifiuti) (Dati aggiornati al 31 dicembre 2008, Fonte GSE) è pari a 1.582,80 GWh, pari al 23% del fabbisogno complessivo e al 2,7% della produzione nazionale dalle sole fonti rinnovabili;
  • Le previsioni nazionali del fabbisogno di energia elettrica (Fonte Terna) riportano un aumento medio annuo di circa il 2,7%. Si può ritenere quindi che, a fine 2015, il fabbisogno regionale potrebbe essere pari a circa 8.319,00 GWh.

Considerando che in Abruzzo 200 MWp di potenza installata con sistemi fotovoltaici, potrebbero produrre – nella migliore delle ipotesi – circa 255 GWh (Fonte European Commission, Joint Research Centre), si capisce che l’obiettivo sbandierato di 200 MWp di energia solare, contribuirebbe nel 2015 al massimo per il 3% del fabbisogno complessivo regionale.

Inoltre si nota che, nel periodo 1997-2008 (Fonte GSE), la produzione nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili è complessivamente cresciuta di circa il 25% (da 46.331 a 58.164 GWh) mentre la produzione da fonti non rinnovabili è cresciuta di circa il 27% (da 205.131 a 260.966 GWh).

Quindi, per il suo obiettivo di soddisfare il 51% della domanda con le fonti rinnovabili si dovranno produrre circa 4.242 GWh con tali fonti. Questo significa che in Abruzzo, nel quinquennio 2010-2015, si dovrà ottenere un aumento complessivo di circa il 268% della produzione attuale da fonti rinnovabili!!!

Cioè, mentre in Italia la produzione da rinnovabili in 11 anni è complessivamente aumentata del 25%, in Abruzzo si avrà la capacità di aumento del 268% in 5-6 anni? Le politiche regionali dei prossimi 5 anni permetteranno di ottenere risultati più di 10 volte migliori di quanto l’Italia intera non abbia fatto in 11 anni?

Ci preoccupiamo naturalmente di formulare i migliori auguri a tutti gli abruzzesi affinché questo ambizioso obiettivo sia raggiunto ma, purtroppo, leggendo anche gli Indirizzi e proposte di azione del piano Energetico (Fonte Regione Abruzzo), acquisiamo la certezza che il Presidente ed gli esperti del Governo Regionale abbiano bisogno di un ripasso dell’aritmetica della scuola elementare.

A questo scopo, vista anche la risatina che, nel video, il Presidente fa in merito alle condizioni di debito della Regione Abruzzo, siamo disponibili a effettuare gratis delle ripetizioni. Coerentemente con le politiche di risparmio energetico, consigliamo di programmare le lezioni presso la scuola elementare più vicina in cui il Presidente, con tutti i suoi collaboratori, potrà recarsi senza portare zaini pesanti.

Per finire, è utile aggiungere che, per non peggiorare i numeri a suo sfavore, abbiamo volontariamente evitato di argomentare sui dati degli interventi ed obiettivi previsti dal Piano Energetico Regionale in merito alle fonti non rinnovabili. Avremmo dovuto infatti riportare considerazioni sulle prospettive future dell’economia legata alle fonti fossili, con esposizione dei dati basati sulla teoria confermata (e sulle conseguenze) del Picco di Hubbert. Ma in questo caso, anche per un obiettivo di minima comprensione, il Presidente ed i suoi collaboratori dovrebbero acquisire un grado di conoscenza matematica e statistica paragonabile almeno a quelle delle scuole medie superiori.

Com’è andata…?

giovedì, 4 marzo, 2010

Egregio Governatore Chiodi,

il 23 febbraio 2010 l’ufficio stampa della regione ha pubblicato una nota in cui preannunciava un incontro, che si sarebbe tenuto due giorni dopo presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra i tecnici del Ministero e quelli della Regione, con l’obiettivo di trovare “un accordo tecnico” per “superare le perplessità del Governo e salvare la sostanza della cosiddetta “Legge anti Centro oli”.

Abbiamo aspettato che il suo ufficio stampa desse seguito all’annuncio con le dovute informazioni sul reale svolgimento dell’incontro, sulle posizioni dei partecipanti e sui risultati.

Ad oggi non abbiamo notizia dell’esito dell’appuntamento ma leggiamo dai giornali di voci a lei vicine che il Governo potrebbe ritirare l’impugnativa sulla Legge 32/2009 se questa venisse modificata in alcune delle sue parti.

Riteniamo doveroso che, al di là delle voci, la regione riferisca sulle eventuali trattative in atto in maniera trasparente e puntuale. Non troviamo una sola ragione che possa giustificare l’abbandono nel vuoto di un annuncio così importante. Qual è il modo in cui il suo governo sta affrontando la gestione del problema petrolio?

Il suo governo sta davvero affrontando il problema petrolio?

Ci perdoni il dubbio ma ci sono dei fatti che ci preoccupano per la troppa superficialità con cui vengono affrontati

Dall’udienza del 26 gennaio scorso presso la Corte costituzionale risulta evidente come la legge 32/2009 presenti gravi lacune, nonostante i toni trionfalistici con cui è stata presentata solo due mesi fa. Le abbiamo ripetutamente chiesto di coinvolgere esperti in materia per una corretta preparazione del testo normativo ma alla nostra richiesta Lei non ha mai risposto.

L’avvocato che avrebbe dovuto difendere la regione NON si è presentato alla suddetta udienza, nonostante l’avvocato dello stato Palmieri si fosse premurato di telefonare in regione per ricordare l’appuntamento e sollecitare la partecipazione.

Quello che più ci preoccupa è la mancanza di trasparenza e di condivisione delle informazioni sul reale stato dei fatti.

La stessa preoccupazione è condivisa oggi dai rappresentanti delle Province di Chieti, Pescara e Teramo se, come leggiamo in un comunicato stampa congiunto che porta la data di ieri, hanno sottoscritto un documento con il quale esprimono netta contrarietà ad ogni ipotesi di ulteriore attività estrattiva a terra e mare sottolineando che  problematiche collegate a questa vicenda rappresentano una priorità assoluta e le chiedono ”di concordare iniziative politiche, istituzionali ed eventualmente legali, da intraprendere insieme”.

Torniamo di nuovo ad invitarla ad assumere una posizione netta e trasparente, a spiegare una volta per tutte ai cittadini qual è l’idea di sviluppo del territorio che la sua giunta sostiene, se e come ha intenzione di opporsi all’avanzare dell’industria petrolifera, quali sono gli impegni futuri a breve, medio e lungo termine che la sua giunta ha in animo di intraprendere a tutela della terraferma e delle zone costiere.

Le associazioni di categoria chiedono la proroga della moratoria

venerdì, 20 novembre, 2009

E’ stata inviata al Presidente della Regione Gianni Chiodi, alla Giunta Regionale e ai capigruppo Consiliari, la richiesta di proroga della moratoria di blocco delle perforazioni petrolifere a terra, imposta con la legge regionale n. 2 del 10 marzo 2008 e  in scadenza il 31 dicembre 2009, da parte delle Associazioni di Categoria che partecipano al tavolo di lavoro sulla deriva petrolifera promosso dal nostro comitato nel giugno scorso .«Si continua imperturbabilmente a parlare di turismo-natura, eco-compatibile, di agricoltura e marchi di qualità e filiere, di vini di eccellenza, di difesa e sviluppo delle nostre peculiarità e nel contempo si tace del piano petrolifero, perchè di un piano si tratta ricordiamo che recentemente l’Abruzzo è stato “riqualificato” come regione petrolifero-mineraria, e degli impatti devastanti che esso avrà su economia, ambiente e salute dei suoi abitanti», si legge nell’appello sottoscritto dal Consorzio Colline Teramane, Coldiretti, Assoturismo, CIA, Confesercenti, CNA, Confcommercio-Federalberghi, FAB e dal Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni. Nel documento i firmatari chiedono scelte energetiche e ambientali che non distruggano, ma che rafforzino il patrimonio ambientale. In tal senso, ritengono "improcrastinabile l’esigenza di una franca e ampia discussione sul futuro  della nostra regione che indichi un modello di crescita economica con regole certe e condivise che non mettano più in pericolo la popolazione abruzzese".

SCARICA il documento in formato pdf

Lettera aperta al ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo

mercoledì, 23 settembre, 2009

Riceviamo e volentieri pubblichiamo   questa lettera aperta indirizzata al ministro Prestigiacomo da Hermes Pittelli giornalista professionista, amico della prof. D’Orsogna. Ci scusiamo con Hermes per il ritardo nella pubblicazione, dovuto ad una banale svista.

Questo è il suo blog

 

 

 

 

Gentile ministro Prestigiacomo,

un cittadino italiano con senso civico e che abbia a cuore la tutela dell’Ambiente a chi deve rivolgersi in Italia per segnalare i tentativi di devastazione camuffati da progetti industriali forieri di fantomatico progresso economico?
Io credo spetti al dicastero di cui Lei è titolare accollarsi la responsabilità, ma anche la ‘missione’ di salvaguardare il favoloso patrimonio di biodiversità e di ecosistemi presenti nel nostro Paese.
Il ministero dell’Ambiente dovrebbe cercare, favorire e pianificare in ogni modo la collaborazione con i cittadini e con le amministrazioni locali per monitorare gli attentati alla natura italiana, quindi alla salute umana.
Peccato che al momento, al di là delle buone intenzioni, nei fatti questa operazione non risulti agevole.
 
L’Italia aderisce alla convenzione di Aarhus, quindi i singoli cittadini o i comitati civici e ambientalisti, sulla carta, hanno il diritto (/dovere, aggiungerei) di ottenere informazioni dettagliate sui progetti industriali che potrebbero sconvolgere gli equilibri dei territori sui quali vivono.
I cittadini hanno il diritto di esprimere osservazioni motivate per preservare l’integrità del territorio non solo per se stessi, ma anche per le generazioni future.
Nessuno deve sentirsi ‘padrone’ dell’Ambiente; le biodiversità sono un bene collettivo da salvaguardare, non merci o prodotti da sfruttare in modo illimitato, insensato, senza alcun rispetto e preoccupazioni delle conseguenze. L’Abruzzo, ex regione più verde d’Europa, è minacciato da una terribile deriva petrolifera che non trova armonia con la strombazzata idea degli amministratori locali di farne la Catalogna d’Italia. Il petrolio non è compatibile con la difesa dell’ambiente e la valorizzazione turistica. Gli esempi nefasti abbondano: basta visitare la Basilicata, le Marche, il triangolo siculo della morte Augusta Melilli Priolo, tanto per citare casi eclatanti.
 
Ho avuto la malaugurata idea di recarmi al Suo ministero e di constatare che non servono regimi dittatoriali o stratagemmi da Fratello Maggiore alla Orwell per scoraggiare il cittadino ad esercitare i propri diritti: basta il moloch della BUROCRAZIA.
Portineria di viale Cristoforo Colombo 44: una signorina, gentile ma spaesata, resta attonita alla mia richiesta “Vorrei ottenere informazioni sull’attività estrattiva di una società petrolifera, Vega Oil Spa, per poi presentare osservazioni utili alla compilazione della VIA”.
La signorina non sa a quale piano io debba salire o a quale ufficio rivolgermi. Mi consente di parlare con un dirigente su una linea telefonica interna. Il dirigente da subito si scusa e dice che non sa come aiutarmi né a chi possa avanzare la mia – evidentemente inconsueta e strampalata – richiesta. Tra l’altro, quando accenno alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) la scambia per un sinonimo di ‘strada’ e sembra cadere dalle nuvole.
Non demordo. Torno dalla signorina e le faccio notare che sul muro alle sue spalle c’è una targa con lo schema del palazzo che recita: Terzo Piano, ufficio relazioni con il pubblico. Compilo il modulo per registrarmi come visitatore e munito del mio badge elettronico salgo al terzo piano.
Percepisco a istinto di non essere nel posto giusto. Dopo aver vagato nel dedalo di corridoi in penombra e porte con targhette che non annunciano mai l’ufficio relazioni con il pubblico, mi affaccio all’ingresso di un ufficio e imploro aiuto da una signora molto cortese. Ma anche lei, davanti ad uno schermo di computer e quasi sommersa da enormi faldoni, non è in grado di risolvere il mio dilemma; mi informa però che sono in corso dei cambiamenti logistici, quindi forse – forse – l’ufficio che cerco si è trasferito ad un altro piano. Mi indirizza al sesto piano. Con fiducia, determinato a compiere il mio compito di cittadino modello, salgo. Le porte con i maniglioni antipanico sono bloccate, lo spazio antistante gli ascensori è invaso da detriti e scatoloni colmi di vecchie riviste. Mi inerpico al settimo piano e riprendo a vagare come un’anima in pena, senza nemmeno il conforto e l’ispirazione di un Virgilio. Anche al ‘settimo, nessuno ha mai sentito parlare del ‘sedicente’ ufficio relazioni con il pubblico.
Un po’ sconfortato, decido di tentare la sorte: scendo alla portineria dell’ingresso di via Capitan Bavastro. Un signore, anche lui gentile e disponibile, mi fissa interdetto: “Ufficio relazioni con il pubblico? E’ sicuro? Non ne ho mai sentito parlare”; e per non deludermi chiama un paio di colleghi agli interni. Alla fine, giunge il lapidario responso: “L’ufficio relazioni con il pubblico non esiste”.
Allibisco. Caro ministro Prestigiacomo, a quanto mi risulta ogni sede della pubblica amministrazione dovrebbe essere dotata di URP. O mi sbaglio?
Il superiore fine della tutela ambientale mi rende tignoso. Insisto e avanzo l’ipotesi di poter magari ottenere qualche informazione dall’ufficio stampa. “L’ufficio stampa è solo del ministro”.
Non comprendo appieno il senso della frase, visto che la macchina della pubblica amministrazione è pagata con fondi pubblici, cioé con i soldini dei cittadini.
Mi rendo conto però che per compiere il mio diritto/dovere devo attuare un’altra strategia. Paventando, maliziosamente lo ammetto, difficoltà ‘burocratiche’, avevo preventivamente preparato una richiesta scritta.
Mi reco all’ufficio posta del ministero. Anche qui una signora alla portineria quando sente quale sia la mia intenzione, mi osserva con sguardo scettico, tanto da farmi sentire un marziano o un animale raro. Ma ottengo il pass per consegnare la missiva, in rigorosa busta chiusa, ad un’altra signora alla quale oso domandare quali sono i tempi per la risposta; lei mi fissa sconsolata e senza profferire verbo, allarga le braccia.
 
Caro ministro Prestigiacomo, come fatto rilevare da Fulco Pratesi con una lettera al Corriere della Sera qualche tempo fa in merito alla costruzione di nuove centrali elettriche, è irrealistico pensare o far credere che gli enti locali e i cittadini (quando sono informati correttamente e tempestivamente, cioé quasi mai) abbiano il tempo di presentare in soli 60 giorni osservazioni analitiche sui progetti industriali (30 giorni se le opere sono ritenute strategiche).
Ma ammesso che il lasso temporale sia sufficiente, il cittadino è poi costretto a gettare la spugna quando viene respinto dalle barriere invisibili e dai muri di gomma di un’amministrazione che si descrive trasparente e orientata al bene pubblico, blindandosi invece con la famigerata burocrazia.
 
Caro ministro Prestigiacomo, è la tutela del Territorio e del Mare che dovrebbe essere prioritaria e strategica per un Paese come l’Italia. Senza se e senza ma, senza compromessi di alcun genere.
Altrimenti la difesa dell’Ambiente – vogliamo lasciare ai nostri figli una Natura devastata? – è solo l’ennesimo spot estivo patinato che scolora in fretta dalla memoria e soprattutto dalla coscienza civile collettiva.
 
La saluto cordialmente e Le auguro di cuore buon lavoro (ce n’è davvero tanto da fare).
Hermes Pittelli

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettera aperta al ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo

 

Burocrazia, una barriera in più contro la difesa dell’Ambiente 

Presentata in conferenza stampa a Teramo la lettera a Chiodi delle associazioni di categoria

giovedì, 30 luglio, 2009









COMUNICATO STAMPA







Avvio del tavolo di lavoro tra le categorie produttive abruzzesi per discutere della deriva petrolifera abruzzese. Primo obiettivo: coinvolgimento della giunta e del presidente Chiodi.

L’ 11 giugno al termine del primo incontro – promosso dal Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni -con le Istituzioni Territoriali e i rappresentanti delle principali associazioni di categorie economiche, sul tema della deriva petrolifera dell’Abruzzo, si è deciso di creare un tavolo di lavoro temporaneo per approfondire ed affrontare i pericoli di un modello di sviluppo della regione Abruzzo basato sull’estrazione e lavorazione degli idrocarburi.

Il problema ormai riguarda il 50% del territorio e 5600 kmq di mare prospiciente la costa. 221 comuni e l’80% della popolazione coinvolti, più di 700 pozzi già trivellati e pronti per essere operativi, piattaforme a mare senza distanza minima dalla costa, un petrolio “amaro” molto simile al bitume, operazioni di desolforazione effettuate sul posto dove verrà estratto il petrolio, sia in terra che in mare. Nonostante le rassicurazioni verbali delle istituzioni sul Centro Oli di Ortona, i piani delle Compagnie petrolifere vanno avanti in tutta la regione ed, anzi, i nuovi permessi e gli ampliamenti indisturbati delle attività esistenti  evidenziano un’accelerazione delle operazioni.

Il tratto di mare tra Ortona e Vasto è ormai totalmente interessato da trivellazioni. L’ultimissima novità è la richiesta di verifica di compatibilità ambientale da parte della Vega Oil, in data 20 luglio, per un nuovo pozzo a 7 km da Ortona nell’ambito delle piattaforme Elsa 2.  La Edison aveva già chiesto a gennaio, senza nessuna difficoltà, di poter perforare 4 nuovi pozzi nel giacimento Rospo di Mare, tra Vasto e Termoli.

Tali iniziative vanno a sommarsi a quelle della Medoil Gas che a partire dall’inizio del prossimo anno lavorerà a pieno regime con la piattaforma Ombrina Mare 2 tra Ortona e San Vito, a 5 km dalla costa
La concessione ottenuta a largo di Pineto dalla Petroceltic  movimenterà  anche la costa teramana.

Risale invece al 17 dicembre scorso la notizia dell’autorizzazione del Ministero all’istanza per l’estrazione di idrocarburi in terraferma nelle località di Pineto-Atri e Città Sant’ Angelo. La zona, Colle San Giovanni, si estende per la bellezza di quasi 23 km quadrati, sarà di competenza dell’Eni e della Gas Plus Italia

Sempre in terraferma l’inizio del 2010 porterà all’avvio delle attività inerenti il permesso di ricerca Civitaquana, conferito  alla VEGA OIL ed alla PETROCELTIC, che interessa un’area di 615,37 kmq adagiata tra le province di Teramo, Pescara e Chieti, e che interessa parzialmente i Parchi Nazionali del «Gran Sasso-Monti della Laga» e della «Maiella».

 

CONCESSIONI DI COLTIVAZIONE SU TERRAFERMA AL 31.01.2009

Denominazione

Kmq.

Comuni interessati

Castel di Lama

79,90

Ancarano, Bellante, Campli, Civitella del Tronto, Controguerra, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero, Torano Nuovo

Fiume Treste

109,60

Cupello, Fresagrandinaria, Furci, Gissi, San Buono, Lentella, Monteodorisio, Palmoli

Filetto

50,01

Ari, Casacanditella, Fara Filiorum Petri, Filetto, Rapino, Roccamontepiano, San Martino sulla Marruccina, Orsogna, Vacri

Miglianico

29,30

Francavilla al Mare, Miglianico, Ortona, Ripa Teatina, Tollo

San Basile

97,56

Ari, Arielli, Bucchianico, Canosa Sannita, Casacanditella, Castel Frentano, Crecchio, Filetto, Frisa, Giuliano Teatino, Guardiagrele, Lanciano, Orsogna, Ortona, Poggiofiorito, Vacri

Santa Maria Imbaro

99,51

Altino, Atessa, Castel Frentano, Fossacesia, Lanciano, Mozzagrogna, Paglieta, Rocca San Giovanni, Santa Maria Imbaro, Sant’Eusanio del Sangro

San Mauro

25,32

Bellante, Castellalto, Giulianova, Mosciano Sant’Angelo, Teramo


La situazione desta molta preoccupazione negli operatori economici per la gravità delle conseguenze che ne deriveranno soprattutto sui settori cardine dell’economia abruzzese: turismo, agricoltura, pesca. Raffinerie e trivellazioni non sono compatibili con l’Abruzzo Verde e con la produzione delle “eccellenze”agro-alimentari ed eco-turistiche che promuovono il marchio Abruzzo nel mondo. Per questo le Istituzioni e le Associazioni presenti al tavolo, ed altre che hanno già annunciato la loro partecipazione, chiedono un incontro con i vertici regionali per chiarire i reali intendimenti in merito al futuro della nostra Regione ed agli obiettivi di tutela dell’ambiente, dell’economia e della salute dei cittadini.



La richiesta, inoltrata in data 2 luglio al Presidente Chiodi e alla Giunta Regionale, viene allegata al comunicato.

Attendiamo una risposta chiara ed inequivocabile che consenta a tutti gli operatori di tornare serenamente ad investire nel proprio lavoro e ai comitati di cittadini di mantenere la fiducia nelle istituzioni

 lettera inviata al Presidente Gianni Chiodi e alla giunta regionale abruzzese

ASSOTURISMO ABRUZZO

CIA

CNA

COLDIRETTI

CONFAGRICOLTURA

CONSORZIO COLLINE TERAMANE

FAITA ABRUZZO

FEDERPESCA ABRUZZO

FEDERALBERGHI-CONFCOMMERCIO

FIBA- CONFESERCENTI

COMITATO ABR. DIFESA BENI COMUNI