Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta indirizzata al ministro Prestigiacomo da Hermes Pittelli giornalista professionista, amico della prof. D’Orsogna. Ci scusiamo con Hermes per il ritardo nella pubblicazione, dovuto ad una banale svista.
Questo è il suo blog
Gentile ministro Prestigiacomo,
un cittadino italiano con senso civico e che abbia a cuore la tutela dell’Ambiente a chi deve rivolgersi in Italia per segnalare i tentativi di devastazione camuffati da progetti industriali forieri di fantomatico progresso economico?
Io credo spetti al dicastero di cui Lei è titolare accollarsi la responsabilità, ma anche la ‘missione’ di salvaguardare il favoloso patrimonio di biodiversità e di ecosistemi presenti nel nostro Paese.
Il ministero dell’Ambiente dovrebbe cercare, favorire e pianificare in ogni modo la collaborazione con i cittadini e con le amministrazioni locali per monitorare gli attentati alla natura italiana, quindi alla salute umana.
Peccato che al momento, al di là delle buone intenzioni, nei fatti questa operazione non risulti agevole.
L’Italia aderisce alla convenzione di Aarhus, quindi i singoli cittadini o i comitati civici e ambientalisti, sulla carta, hanno il diritto (/dovere, aggiungerei) di ottenere informazioni dettagliate sui progetti industriali che potrebbero sconvolgere gli equilibri dei territori sui quali vivono.
I cittadini hanno il diritto di esprimere osservazioni motivate per preservare l’integrità del territorio non solo per se stessi, ma anche per le generazioni future.
Nessuno deve sentirsi ‘padrone’ dell’Ambiente; le biodiversità sono un bene collettivo da salvaguardare, non merci o prodotti da sfruttare in modo illimitato, insensato, senza alcun rispetto e preoccupazioni delle conseguenze. L’Abruzzo, ex regione più verde d’Europa, è minacciato da una terribile deriva petrolifera che non trova armonia con la strombazzata idea degli amministratori locali di farne la Catalogna d’Italia. Il petrolio non è compatibile con la difesa dell’ambiente e la valorizzazione turistica. Gli esempi nefasti abbondano: basta visitare la Basilicata, le Marche, il triangolo siculo della morte Augusta Melilli Priolo, tanto per citare casi eclatanti.
Ho avuto la malaugurata idea di recarmi al Suo ministero e di constatare che non servono regimi dittatoriali o stratagemmi da Fratello Maggiore alla Orwell per scoraggiare il cittadino ad esercitare i propri diritti: basta il moloch della BUROCRAZIA.
Portineria di viale Cristoforo Colombo 44: una signorina, gentile ma spaesata, resta attonita alla mia richiesta “Vorrei ottenere informazioni sull’attività estrattiva di una società petrolifera, Vega Oil Spa, per poi presentare osservazioni utili alla compilazione della VIA”.
La signorina non sa a quale piano io debba salire o a quale ufficio rivolgermi. Mi consente di parlare con un dirigente su una linea telefonica interna. Il dirigente da subito si scusa e dice che non sa come aiutarmi né a chi possa avanzare la mia – evidentemente inconsueta e strampalata – richiesta. Tra l’altro, quando accenno alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) la scambia per un sinonimo di ‘strada’ e sembra cadere dalle nuvole.
Non demordo. Torno dalla signorina e le faccio notare che sul muro alle sue spalle c’è una targa con lo schema del palazzo che recita: Terzo Piano, ufficio relazioni con il pubblico. Compilo il modulo per registrarmi come visitatore e munito del mio badge elettronico salgo al terzo piano.
Percepisco a istinto di non essere nel posto giusto. Dopo aver vagato nel dedalo di corridoi in penombra e porte con targhette che non annunciano mai l’ufficio relazioni con il pubblico, mi affaccio all’ingresso di un ufficio e imploro aiuto da una signora molto cortese. Ma anche lei, davanti ad uno schermo di computer e quasi sommersa da enormi faldoni, non è in grado di risolvere il mio dilemma; mi informa però che sono in corso dei cambiamenti logistici, quindi forse – forse – l’ufficio che cerco si è trasferito ad un altro piano. Mi indirizza al sesto piano. Con fiducia, determinato a compiere il mio compito di cittadino modello, salgo. Le porte con i maniglioni antipanico sono bloccate, lo spazio antistante gli ascensori è invaso da detriti e scatoloni colmi di vecchie riviste. Mi inerpico al settimo piano e riprendo a vagare come un’anima in pena, senza nemmeno il conforto e l’ispirazione di un Virgilio. Anche al ‘settimo, nessuno ha mai sentito parlare del ‘sedicente’ ufficio relazioni con il pubblico.
Un po’ sconfortato, decido di tentare la sorte: scendo alla portineria dell’ingresso di via Capitan Bavastro. Un signore, anche lui gentile e disponibile, mi fissa interdetto: “Ufficio relazioni con il pubblico? E’ sicuro? Non ne ho mai sentito parlare”; e per non deludermi chiama un paio di colleghi agli interni. Alla fine, giunge il lapidario responso: “L’ufficio relazioni con il pubblico non esiste”.
Allibisco. Caro ministro Prestigiacomo, a quanto mi risulta ogni sede della pubblica amministrazione dovrebbe essere dotata di URP. O mi sbaglio?
Il superiore fine della tutela ambientale mi rende tignoso. Insisto e avanzo l’ipotesi di poter magari ottenere qualche informazione dall’ufficio stampa. “L’ufficio stampa è solo del ministro”.
Non comprendo appieno il senso della frase, visto che la macchina della pubblica amministrazione è pagata con fondi pubblici, cioé con i soldini dei cittadini.
Mi rendo conto però che per compiere il mio diritto/dovere devo attuare un’altra strategia. Paventando, maliziosamente lo ammetto, difficoltà ‘burocratiche’, avevo preventivamente preparato una richiesta scritta.
Mi reco all’ufficio posta del ministero. Anche qui una signora alla portineria quando sente quale sia la mia intenzione, mi osserva con sguardo scettico, tanto da farmi sentire un marziano o un animale raro. Ma ottengo il pass per consegnare la missiva, in rigorosa busta chiusa, ad un’altra signora alla quale oso domandare quali sono i tempi per la risposta; lei mi fissa sconsolata e senza profferire verbo, allarga le braccia.
Caro ministro Prestigiacomo, come fatto rilevare da Fulco Pratesi con una lettera al Corriere della Sera qualche tempo fa in merito alla costruzione di nuove centrali elettriche, è irrealistico pensare o far credere che gli enti locali e i cittadini (quando sono informati correttamente e tempestivamente, cioé quasi mai) abbiano il tempo di presentare in soli 60 giorni osservazioni analitiche sui progetti industriali (30 giorni se le opere sono ritenute strategiche).
Ma ammesso che il lasso temporale sia sufficiente, il cittadino è poi costretto a gettare la spugna quando viene respinto dalle barriere invisibili e dai muri di gomma di un’amministrazione che si descrive trasparente e orientata al bene pubblico, blindandosi invece con la famigerata burocrazia.
Caro ministro Prestigiacomo, è la tutela del Territorio e del Mare che dovrebbe essere prioritaria e strategica per un Paese come l’Italia. Senza se e senza ma, senza compromessi di alcun genere.
Altrimenti la difesa dell’Ambiente – vogliamo lasciare ai nostri figli una Natura devastata? – è solo l’ennesimo spot estivo patinato che scolora in fretta dalla memoria e soprattutto dalla coscienza civile collettiva.
La saluto cordialmente e Le auguro di cuore buon lavoro (ce n’è davvero tanto da fare).
Hermes Pittelli
Lettera aperta al ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo
Burocrazia, una barriera in più contro la difesa dell’Ambiente