Category “Petroceltic”

Continua l’assalto alla diligenza

mercoledì, 14 luglio, 2010

Continua l’assalto dell’irlandese Petroceltic alla costa adriatica. Questa volta in maniera ancora più ambigua i petrolieri hanno pubblicato l’avviso di richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale in Molise (l’unico annuncio su un quotidiano locale risale a un anno fa). Fatto sta che ci si è accorti di quanto stava succedendo troppo tardi per intervenire. La provincia di Chieti è riuscita ad ottenere una proroga e oggi scade anch’essa. Tutte queste informazioni le trovate approfondite sul sito della professoressa MariaRita D’Orsogna, anche questa volta a capo del coordinamento della produzione/raccolta delle osservazioni di contrarietà ai progetti.

Le nostre osservazioni le trovate qui

I progetti sono relativi alle aree  che vedete nella cartina (Fig.1) contrassegnate dalle sigle 493 BR-EL e 505 BR-EL Si tratta sempre del tratto di mare antistante la Costa dei Trabocchi, negli ultimi mesi presa d’assalto da Vega Oil, Petroceltic, Medoil, ecc.  La Petroceltic insiste nella richiesta di permessi di ricerca da effettuare con la discussa tecnica dell’air gun (la stessa , per intenderci, che sembra aver causato la morte dei delfini in Puglia lo scorso anno, come avevamo riportato in questo post) e continua a non saper/voler spiegare se, dove e con quali conseguenze andrà a trivellare i nostri fondali. Di nuovo, come già accaduto per le precedenti richieste, continua ad ignorare qual’è il percorso seguito fino ad oggi dalla comunità locale, l’economia su cui si essa si  basa e il suo modello sociale. Di nuovo, minimizza gli impatti ed è superficiale nella valutazione delle conseguenze, dimostrando di non conoscere l’Abruzzo e di non volerlo neanche conoscere.

Ci piacerebbe sapere perché un’impresuccia come la Petroceltic, senza troppa esperienza e senza solidità finanziaria, possa permettersi di minacciare tanto seriamente un modello di sviluppo consolidato. Gli oscuri collegamenti con la San Leon Energy, sollevati da L’Espresso qualche settimana fa, e quelli della San Leon con altre piccole società (come analizzato dall’articolo di Italia Oggi del 25 giugno)  tutte avviate in Italia nello stesso periodo (tra il 2005 e il 2008)  pongono inquietanti quesiti. Si tratta di casualità o c’è un vero e proprio piano a guidare quest’assalto alla diligenza? Chi e cosa si nasconde dietro questo bombardamento di pericolose richieste che sta affliggendo alcune regioni italiane? Quali intese e promesse hanno guidato le iniziative di queste compagnie?

Non avendo risposte dalla nostra Regione non speriamo certo di poter ricevere risposte dalle istituzioni nazionali e da una classe politica che sta facendo scientificamente  scempio del territorio (e non soltanto di quello).

Speriamo però nella reazione dei cittadini. Il disastro della Deepwater Horizon ha messo sotto gli occhi tutti la fine dell’era del petrolio facile. La perdita è ancora in atto e nessuno è in grado di calcolare la portata dei danni per l’ecosistema, la salute e l’economia locale. Il Commissario Europeo per l’Energia Oettinger ha raccomandato a tutti i governi responsabili di bloccare tutti i nuovi permessi fino a quando non saranno chiarite le cause e presi gli opportuni provvedimenti.

La Prestigiacomo da parte sua  annuncia il limite delle 5 miglia.  E questo la dice lunga su quanto il nostro governo sia lontano dal voler affrontare il problema. Queste sono manovre per spostare l’attenzione, trarre in inganno la gente e mettere a tacere il dissenso.

A tutti quelli che minimizzano le problematiche facendo appello al provvedimento del ministro Prestigiacomo e che ridicolizzano il dibattito dicendo che da noi non si scava alle profondità  del Golfo del Messico, ricordiamo che l’Adriatico è un mare quasi-chiuso e che un incidente anche minimo devasterebbe per sempre l’economia della costa.

Permettendo l’aumento degli impianti, delle piattaforme, dei pozzi, del traffico navale e autorizzando desolforatori a pochi chilometri dalla costa aumenterà esponenzialmente il rischio di incidenti e avveleneremo definitivamente il mare adriatico, con buona pace delle bandiere blu, delle vele e dei riconoscimenti che tanto piacciono agli amministratori (a giudicare da come se ne vantano) e che tanto piacciono a quei turisti che riempiono le strutture della costa e garantiscono quel po’ di lavoro che c’è ancora in Abruzzo.

Abruzzesi, approfittate dell’estate e godetevi il mare. Tra qualche anno potreste essere costretti a cambiare spiaggia o a ritrovarvi come a Pensacola Beach, la spiaggia nel video che segue.


Ancora petrolio

martedì, 11 maggio, 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il nuovo video di Abruzzo Svegliati!

La Petroceltic, i dubbi abruzzesi, le certezze pugliesi

domenica, 11 aprile, 2010

Dopo tutti questi mesi passati a documentarci, cercare il confronto con i tecnici e le istituzioni, scrivere osservazioni e a lanciare allarmi, finalmente scopriamo che non dobbiamo preoccuparci. Ce lo dice la Petroceltic nella paginetta web che trovate a quest’indirizzo. In queste poche righe, conscia che alcune comunità locali siano preoccupate, Petroceltic decide di dare risposta ai dubbi degli abruzzesi. Sostiene che il progetto Elsa 2  non impatterà sull’ambiente e sul turismo ma conferma che nel caso in cui individuasse un giacimento significativo (motivo che è alla base dell’attività di ricerca), il  progetto non avrebbe durata inferiore ai 20 anni. Ci dice pure che circa la metà del personale operante sulla piattaforma, in totale tra le 40 e le 50 persone, sarà reperito tra aziende locali
E noi dovremmo essere  contenti. Di 20 posti di lavoro in cambio di 20 anni di schifezze a danno della nostra salute, dell’ambiente e dell’economia.
La Petroceltic dovrebbe piuttosto spiegarci per quale ragione sta studiando i fondali per l’istallazione della piattaforma petrolifera prima di conoscere l’esito della Valutazione di Impatto Ambientale da parte del Ministero, come anticipato in questo post, cosa che ci sembra già una grandissima mancanza di rispetto delle regole del nostro paese e della nostra comunità.
Dovrebbe quindi prendersi il disturbo di leggere le decine di osservazioni che sono state inviate al Ministero dell’Ambiente per esprimere contrarietà al progetto stesso da parte di comitati, tecnici, associazioni di imprenditori, privati cittadini, dalla provincia di Chieti, da molti comuni e dalla diocesi di Lanciano.
Basterebbero queste osservazioni per capire che c’è una forte ostilità al progetto da parte di tutta la comunità locale e che non basta la prospettiva di un ridicolo numero di posti di lavoro a convincere la popolazione ad accettare un’industria altamente inquinante e  a mettere in pericolo un’economia consolidata.
In altre regioni, più consapevoli e lungimiranti dell’Abruzzo, le massime istituzioni regionali dicono chiaro e tondo alla Petroceltic di andare a cercare da qualche altra parte.
La Regione Puglia, infatti, ha espresso parere sfavorevole di compatibilità ambientale alle prospezioni petrolifere della Petroceltic al largo delle coste pugliesi, nella zona di mare denominata “d489 B.R.-EL” , che si trova presso le Isole Tremiti, lo scorso 24 marzo. Potete leggere qui gli interessanti articoli della Gazzetta del Mezzogiorno, di Brindisi Report e di Stato Quotidiano o potete scaricare il file con la delibera di giunta in pdf
Senza troppi giri di parole la giunta pugliese scrive che…” Nonostante le metodiche di ricerca proposte generino forme riconosciute di inquinamento, gli elaborati presentati si fondano su dati approssimativi non supportati da verifiche e valutazioni condotte con il necessario grado di approfondimento. Lo Studio di Impatto Ambientale presentato appare applicato all’area in esame senza la necessaria conoscenza del sito interessato (direttamente o indirettamente) manifestando evidenti limiti che non permettono una esaustiva valutazione degli impatti sugli habitat e le specie di interesse comunitario che le attività proposte comportano. Il progetto inoltre non sottende una visione globale delle caratteristiche e delle vocazioni dell’ambiente marino e della costa pugliese, né tiene conto delle politiche ambientali, produttive e di sviluppo (soprattutto turistico) che la Puglia, le istituzioni locali e la collettività insediata perseguono con determinazione……………….. Lo scopo finale della Petroceltic, infatti, consiste nella installazione lungo tutto il litorale adriatico pugliese di infrastrutture petrolifere destinate a restare in attività per decenni a venire, con tutti i rischi ed i danni che ne conseguono. Difatti è datata 2 febbraio 2010 la DGR n. 271 che esprime parere sfavorevole di compatibilità ambientale per un progetto concernente il permesso di ricerca idrocarburi proposto dalla medesima ditta in oggetto ed adiacente al progetto cui il presente parere si riferisce, il quale, tra l’altro è situato ad una distanza anche inferiore (cfr. fig.1 – Ubicazione permessi di ricerca della PETROCELTIC nell’adriatico centrale – D497 RB EL)”.

Le richieste avanzate in Puglia fanno parte dello stesso progetto che interessa l’Abruzzo, come si evince facilmente anche dalla mappa di apertura del post, e sottendono la stessa logica. La differenza tra i progetti non sta nei contenuti della proposta della multinazionale irlandese ma soltanto nella fermezza della risposta delle istituzioni regionali. Mentre la Regione Abruzzo continua ad adottare un approccio ambiguo e a nascondersi dietro falsi alibi e mancate competenze, quelli con le idee chiare vanno avanti con i fatti

AVANZANO – Comunicato Stampa

mercoledì, 10 marzo, 2010

In data 03/03/2010 sono cominciate, nel mare di Ortona, le “indagini geofisiche marine per il progetto di perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi in mare per mezzo di una piattaforma con gambe (jack up) sul sito ELSA 2, di fronte la nota riserva regionale Ripari di Giobbe, per conto della VEGA OIL S.p.A. ” (Ord. 08/2010 della Capitaneria di Porto di Ortona).

In altre parole stanno studiando i fondali per l’istallazione di una piattaforma petrolifera con le sue tubazioni sottomarine, prima di sapere l’esito della Valutazione di Impatto Ambientale della stessa.

Esegue le ricerche la nave OGS Explora di proprietà dell´Ist. Naz. di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale; un ente pubblico che in mancanza di sufficienti contributi statali, invece di fare ricerca, deve accettare commesse da terzi. La rotta della nave può essere seguita sul sito: http://webcc.ogs.trieste.it/explora/

La nave, dopo aver incrociato sulle coordinate del pozzo Elsa 2, si è ora spostata (ben oltre il chilometro quadrato di cui si parla nell’ordinanza).
Vista la procedura di valutazione dello Studio di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente essere ancora in corso e visto che, se il permesso di estrazione non fosse concesso, queste indagini sarebbero una spesa inutile, ci domandiamo il perché del comportamento della società petrolifera. Le possibilità, a nostro parere, sono solo tre: o la ditta non si preoccupa dei suoi azionisti, o ha già ricevuto assicurazioni in merito, o le indagini potranno essere usate anche per altri progetti (ad esempio un rigassificatore).

Senza alcun dubbio, l’andirivieni dell’Explora mostra che il progetto di trasformazione dell’Abruzzo in regione mineraria avanza, ignorando le volontà espresse dai cittadini e da moltissime Amministrazioni e nonostante le affermazioni rassicuranti del governatore Chiodi.
Dobbiamo quindi fare ancora la stessa domanda: quali sono le intenzioni della Regione per opporsi efficacemente e prima che sia troppo tardi a questa radicale trasformazione del suo territorio?

Emergenza Ambiente Abruzzo -rete di associazioni-
info:
Maria Rita D’Orsogna
Docente della CSUN Los Angeles
mobil  001 310 570 5591

Dante Caserta
Consigliere Nazionale WWF
mobil 335 8155085

Angelo Di Matteo
Presidente Legambiente Abruzzo
mobil 347 8489363

Claudio Censoni
Presidente Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni
mobil 349 1000165

Piani di sviluppo Petroceltic

lunedì, 20 aprile, 2009

Apriamo l’articolo con due presentazioni dello sviluppo delle attività realizzate dalla stessa Pretoceltic nel 2008 seguite da un estratto del comunicato stampa presentato dal nostro Comitato, dall’associazione Impronte e dal Comitato Natura Verde il 02 aprile del 2009, dal titolo 

ABRUZZO PETROLIFERO: NON C’E’ TEMPO DA PERDERE

oil barrel 3rd april 2008

consultabile anche sul sito della multinazionale, all’indirizzo:

http://www.petroceltic.ie/content/uploads/pcjc_oil_barrel_3rd_april_2008.pdf

oil barrel presentation NOVEMBER 2008

consultabile sul sito della Petroceltic, all’indirizzo:

http://www.petroceltic.ie/content/uploads/081127_oilbarrel_presentation__compatibility_mode__001.pdf

La Petroceltic prevede di partire con un nutrito programma di trivellazioni non appena il costo del petrolio supererà, verosimilmente nei primi sei mesi del 2010, la soglia dei 65 $ al barile. Unico intralcio ai piani di Petrocletic potrebbe essere costituito, per le perforazioni sulla terraferma, da un deciso intervento sul piano normativo da parte della Regione Abruzzo.

Per quanto riguarda l’on-shore, la compagnia irlandese farà subito valere il permesso di ricerca CIVITAQUANA, che interessa un’area di 615,37 kmq adagiata tra le provincie di Teramo, Pescara e Chieti, ed interferisce parzialmente con i Parchi Nazionali del «Gran Sasso-Monti della Laga» e della «Maiella». I Comuni esposti al rischio petrolizzazione saranno quasi 50 (v. elenco).

PETROCELTIC – PERMESSI DI RICERCA AL 31.01.2009

Denominazione

Kmq.

Comuni interessati

Civitaquana

615,37

Abbateggio, Alanno, Bolognano, Brittoli, Carpineto della Nora, Casalincontrada, Castiglione a Casauria, Castiglione M.R., Catignano, Cepagatti, Chieti, Città Sant’angelo, Civitaquana,

Civitella Casanova, Collecorvino, Corvara, Cugnoli, Elice, Fara Filiorum Petri, Farindola, Lettomanoppello, Loreto Aprutino, Manoppello, Montebello di Bertona, Moscufo, Nocciano,

Penne, Pescosansonesco, Pianella, Picciano, Pietranico, Pretoro, Rapino, Roccamontepiano, Roccamorice, Rosciano, Salle, San Valentino in A. C., Scafa, Serramonacesca, Tocco da Casauria, Torre de Passeri, Turrivalignani, Vicoli, Villa Celiera

Altrettanto critica appare la situazione riguardante le future perforazioni di Petroceltic nei fondali dell’Adriatico. Qui un permesso di ricerca è già stato rilasciato all’interno di un’area marina di 127 kmq., proprio davanti a Miglianico, da cui Petroceltic conta di estrarre 80 milioni di barili di greggio in 3 anni (2009-2001).

PERMESSI DI RICERCA IN MARE AL 31.01.2009

Denominazione

Kmq.

Operatore

B.R.268.RG (ELSA)

126,68

Petroceltic 40%

Vega Oil 60%

Prossimi al rilascio sono anche ben 10 permessi di ricerca, per complessivi 3.260 kmq. (per dare un’idea, più di 1 volta e mezzo l’intera provincia di Teramo): tra queste quella di cui più si è scritto e parlato interessa il tratto di mare antistante Pineto, Silvi e Montesilvano.

ISTANZE DI PERMESSO DI RICERCA IN MARE AL 31.01.2009

Denominazione

Kmq.

d.492.B.R.EL

d.493.B.R.EL

d.494.B.R.EL

d.495.B.R.EL

d.496.B.R.EL

d.497.B.R.EL

d.498.B.R.EL

d.499.B.R.EL

d.500.B.R.EL

d.505.B.R.EL

172,40

327,10

277,30

165,00

263,49

407,40

526,80

269,68

121,40

729,70