Category “Eni”

Petrolio: consumi, riserve e… le balle di Scaroni

martedì, 8 giugno, 2010

L’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni (leggere la biografia disponibile qui) ha recentemente rilasciato un’intervista al quotidiano spagnolo Expansion in cui afferma, tra diverse proiezioni di attività, rapporti internazionali e strategie aziendali, che nel mondo c’è ancora petrolio per i prossimi 70 anni.

Qui è disponibile la versione originale dell’articolo in lingua spagnola e qui si può trovare la versione in italiano pubblicata da Il Sole24ore.

Piuttosto che fare dichiarazioni a vanvera e parole in stile politichese e senza preciso riscontro oggettivo, scegliamo qui di commentare ogni affermazione elaborando i dati resi disponibili dal BP Statistical Review of World Energy, pubblicato nel mese di Giugno 2009. In merito alle statistiche, si tratta di una delle fonti più autorevoli e, trattandosi di una fonte ben nota nel panorama petrolifero mondiale per la sua dimensione economica e, purtroppo, anche per la triste ed attuale vicenda della marea nera nel Golfo del Messico, non si può di certo ritenere che pubblichi dati a sfavore del nostro super manager.

Affermazione: C’è molto petrolio. Per ora, il nostro pianeta ha la disponibilità di riserve chiamate sicure di oltre un migliaio di miliardo di barili.

Commento: Vero. Le riserve attuali provate indicano un valore di 1258 miliardi di barili. Sul fatto che sia “molto”, rimandiamo ai punti seguenti.

Affermazione: Queste riserve sono maggiori di tutto il greggio consumato da quando è iniziata l’era del petrolio, alla fine del XIX secolo.

Commento: Vero e Falso. L’era del petrolio è iniziata nel 1850 ed il primo pozzo redditizio è stato individuato e perforato nel 1859.

Comunque, le prime statistiche disponibili risalgono al 1965 e, da allora, sono stati consumati circa 1043 miliardi di barili. Poco meno delle riserve provate.

Affermazione: A queste riserve sicure si aggiungono quelle probabili e le possibili riserve aggiuntive.

Commento: Falso. Sul pianeta Terra, già ampiamente sfruttato, non esistono “riserve aggiuntive”. Le riserve fossili e minerarie e, in particolar modo, quelle di petrolio, sono classificate secondo lo schema UNFC in:

  • Riserve Provate, cioè individuate dalle analisi geologiche ed ingegneristiche come sfruttabili con la tecnologia ed i prezzi attuali;
  • Riserve probabili, cioè già note da analisi e perforazioni precedenti ma soggette allo sviluppo in determinate condizioni commerciali. Quindi, solo in caso di migliori condizioni di vendita e con diminuzione dei costi di produzione. Sono sfruttabili con probabilità maggiore del 50% in base alle condizioni tecniche, economiche ed operative esistenti nel momento considerato. L’incertezza può riguardare l’estensione o altre caratteristiche del giacimento, l’economicità, l’esistenza o l’adeguatezza del sistema di trasporto degli idrocarburi e/o del mercato di vendita.
  • Riserve possibili sono quelle non ancora scoperte e a cui ricorrere solo in contesti altamente speculativi per quantità e durata. E, comunque, queste avrebbero una stima di recupero di idrocarburi con un grado di probabilità del 10% rispetto al  valore stimato dell’aggregato 3P (Proved+Probable+Possible).

Dal rapporto BP si vede bene come, a livello mondiale, la stima delle riserve sia cresciuta costantemente fino al 2007 e, nel 2008, ha segnato la prima diminuzione (pari allo 0,2%) nella storia del petrolio. Inoltre, se si analizzano in particolare le riserve USA, la nazione che più di ogni altra al mondo ha estratto e consuma petrolio, si nota che dal 1985 le riserve sono in calo costante al punto tale da costituire alla fine del 2008, circa il 17% in meno delle riserve certificate al “momento del picco”.

Sarebbe troppo lungo parlare della Teoria di Hubbert, proposta dal geofisico americano Marion King Hubbert nell’ambito delle ricerche ed osservazioni nei laboratori della Shell Oil Company, ma è senz’altro utile ribadire che tale teoria è stata ampiamente confermata da tutte le osservazioni compiute a partire dal 1956. La teoria è talmente valida al punto tale che anche le compagnie petrolifere la utilizzano per determinare gli investimenti da compiere per lo sfruttamento dei giacimenti. E’ assolutamente certo che anche Scaroni conosca i risultati di tale teoria. Solo che, come ogni manager che trae profitto dall’attività petrolifera, li ignora e diffonde tranquillità sul fatto che andrà comunque tutto bene fino a quando non sarà stata estratta l’ultima goccia di petrolio.

Affermazione: In totale, possiamo contare almeno su 5000 miliardi di barili, sufficienti a soddisfare il consumo globale per i prossimi 70 anni.

Commento: Falso. Dalla teoria e dalle osservazioni suddette, si nota bene che le riserve provate sono in diminuzione e non certo in aumento. Inoltre, dato che le riserve probabili (con le implicazioni e le condizioni di cui alla loro definizione) ammonterebbero comunque ad un “misero” 340 miliardi di barili (fonte Oil & Gas Journal, Volume 102.26, July 12, 2004) è assolutamente impossibile che nei prossimi anni, si riesca a produrre circa il triplo del petrolio disponibile nelle riserve, per arrivare al conto dei 5000 miliardi barili.

In realtà, il problema è un po’ più complesso di una semplice operazione di divisione tra le riserve disponibili e il consumo medio annuo ed andrebbero considerate soprattutto le possibili implicazioni che seguiranno allo squilibrio tra la domanda di consumo e l’offerta di petrolio disponibile.

Alcuni dati sono però inconfutabili. Basta leggere il Par. 4.3 Declining World Oil Production e successivi del documento Strategic Significance of America s Oil Shale Resource Volume I Assessment of Strategic Issues per notare che le scoperte di nuovi giacimenti hanno raggiunto il loro massimo storico verso la metà degli anni 1960. Da allora sono in declino.

Inoltre, nel grafico di pagina 7, si nota bene che dal 1985 si consuma più petrolio di quanto non ne se scopra ogni anno (ulteriore conferma della diminuzione delle riserve) e si stima una produzione di petrolio pressoché nulla a partire dal 2030-2040.

Per finire, facendo il confronto tra le tabelle Oil Production e Oil Consumption del rapporto BP suddetto, si nota bene come – a partire dal 1981 – il consumo di petrolio sia stato sempre superiore alla quantità prodotta (attualmente, a livello mondiale, abbiamo un consumo di 84,4 Milioni di barili/giorno contro una produzione di 81,7). Inoltre, come riporta anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia, la produzione di petrolio diminuirà almeno del 6,7% per anno.

Le menzogne di Scaroni, così come quelle del presidente abruzzese Gianni Chiodi che avevamo denunciato in questo post, servono soltanto a fare disinformazione e a rassicurare tutti coloro che non hanno voglia o tempo di saperne di più.

Per quelli che invece sono consapevoli che non basta ignorare (o, peggio, dire che non esiste) il problema, qui c’è la lettera che l’ASPO (Associazione italiana per lo studio del picco del petrolio) ha inviato ai rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, ai presidenti di Provincia e di Regione per denunciare la gravità della situazione.

Riprende l’assalto delle multinazionali del petrolio sulla terraferma

martedì, 20 aprile, 2010

Nonostante le dichiarazioni rassicuranti fatte alla stampa nei giorni scorsi dal Presidente Gianni Chiodi sulla capacità della legge 32/2009, oggi impugnata dal governo, di fermare l’avanzata della petrolizzazione, puntuale e ampiamente previsto, allo scadere della moratoria, riparte l’assalto delle multinazionali del petrolio
Il sito del Ministero per lo Sviluppo Economico comunica infatti la ripresa degli iter burocratici per le concessioni di ricerca e coltivazione degli idrocarburi in terraferma in tutta la regione.
In particolare, per quel che concerne la provincia di Teramo:

  • Si sarebbe già tenuta il 16 febbraio scorso la Conferenza dei Servizi relativa all’ Istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma Colle dei Nidi, avanzata da Medoil Gas Italia, Gas Plus Italiana e Petrorep Italiana, che interessa i comuni di Bellante, Campli, Controguerra, Corropoli, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Sant’Omero, Spinetoli, Torano Nuovo, Tortoreto
  • •Risulta convocata per il prossimo 23 di aprile la Conferenza dei Servizi relativa all’Istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma Corropoli, richiesta della JKX Italia, acquisita dalla Medoil Gas Italia, che interessa i comuni di Alba Adriatica, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Monsampolo del Tronto, Monteprandone, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Notaresco, Roseto degli Abruzzi, San Benedetto del Tronto, Sant’Omero, Spinetoli, Tortoreto
  • •Riprende la VIA per le concessioni VillaMazzarosa (richiesta della Medoil Gas sul territorio di Pineto e Roseto degli Abruzzi), Cipressi (richiesta ENI sul territorio di Atri, Castiglione M. R., Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant’Angelo, Elice, Montefino, Notaresco, Penne) e Villa Carbone (richiesta Gas Plus Italiana e Medoil Gas Italia sul territorio di Canzano, Castellalto, Cellino Attanasio, Cermignano, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco, Teramo)

Per quel che concerne le altre province segnaliamo:

  • la presentazione della VIA per l’istanza di permesso di ricerca San Rocco (richiesta da Compagnia Generale Idrocarburi per i Comuni di Casalbordino, Pollutri, Torino di Sangro, Vasto, Villalfonsina) il 24 marzo scorso e la ripresa del procedimento VIA relativo all’ istanza di permesso di ricerca  San Venere (ad opera di Eni e Gas Plus Italiana sul territorio di Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore)

Il Comitato abruzzese Difesa dei Beni Comuni ha inviato oggi a tutte le amministrazioni comunali teramane interessate dal procedimento, all’amministrazione provinciale e alla Direzione Ambiente della Regione Abruzzo, una formale richiesta di chiarimenti sulle conferenze  dei servizi sopracitate. In particolare alle istituzioni comunali è stato chiesto di rendere conto delle convocazioni ricevute, delle eventuali partecipazioni a tali appuntamenti e per il permesso Colle dei Nidi, la consultazione del verbale.

Il Comitato chiede una ferma e pronta risposta a tutti gli enti di gestione del territorio ed in particolare a quelli che nei mesi scorsi hanno deliberato la propria totale contrarietà a nuovi insediamenti petroliferi. L’avanzamento delle nuove richieste può e deve essere respinto proprio in questa fase in cui le istituzioni locali sono chiamate a partecipare in maniera attiva alla realizzazione dei progetti. Si può intervenire creando una collaborazione concreta tra gli enti, un coordinamento tra i sindaci e stabilendo strumenti di condivisione di informazioni, risorse e competenze per attivare un fronte comune di difesa del territorio e di promozione di un modello alternativo di sviluppo di lungo periodo.
Il silenzio e la latitanza delle istituzioni costituirebbero invece un ulteriore passo avanti verso lo scempio petrolifero.
Con la differenza, però, rispetto agli anni precedenti, di un più alto livello di partecipazione e di vigilanza dei cittadini, cui tali istituzioni sono chiamate a rispondere

Scaroni, l’ENI e certe indimenticabili lezioni di vita

mercoledì, 10 marzo, 2010

Nell’edizione di Siracusa de “La Sicilia” dell’08 marzo c’è un articolo dal titolo “ENI spenderà altri 545 milioni” che ci ha subito incuriosito. Nel testo si riporta che il sindaco di Melilli sostiene che la crisi occupazionale verrebbe superata dalla realizzazione dei progetti inseriti nell’accordo di programma per la chimica e da quelli inseriti nell’accordo di programma per le bonifiche. Il giornalista riporta con minuzia di dettagli che Scaroni, da parte sua, nel corso di un’audizione della commissione parlamentare rifiuti ha confermato l’impegno di Eni per l’ambiente, testuali parole:Siamo i primi al mondo tra le compagnie petrolifere e per noi l’ambiente è un tema di grande importanza”. In Sicilia, ha raccontato Scaroni sono stati già investiti 615 milioni di euro e ci sono ancora 545 milioni da investire per interventi programmati. Occorre però, secondo Scaroni, mettere fine alla sindrome di Nimby. “La sindrome di Nimby esiste in ogni paese, ma in Italia non abbiamo ancora imparato a gestirla. Lo sforzo lo dobbiamo fare insieme e deve essere quello di far comprendere ai nostri concittadini che le infrastrutture industriali sono realizzate per il bene di tutti. E’ compito innanzitutto della politica superare gli interessi particolari e locali e fare in modo che anche in tema di ambiente siano assunte le decisioni necessarie per il paese e le future generazioni”.

Dopo queste belle, profonde e commoventi parole, potremmo tutti noi abruzzesi sentirci un po’ in colpa per la nostra sindrome di Nimby, per non volere velenose piattaforme e centri oli in casa, se non fosse che…

…  Milano Finanza del 26 febbraio scorso riporta la notizia  che un tribunale kazako  ha sanzionato il consorzio
internazionale guidato da Eni e Bg Group per lo sfruttamento del giacimento Karachaganak per la somma di 21 milioni di dollari, cifra pari all’ammontare dei danni ambientali causati nel 2008

Leggiamo oggi la notizia, sul blog della professoressa D’Orsogna, che negli USA l’Eni è stata condannata a pagare 254 milioni di dollari per la corruzione del governo nigeriano

Sempre di Eni si parla in un altro giornale di provincia, il piccolo di Trieste dell’08 marzo, ma per discutere questa volta della vergogna mondiale dell’Eni in Congo, come abbiamo fatto anche noi qualche tempo fa

Questa breve ed incompleta sintesi, per dire al signor Scaroni che il suo modello di sviluppo non lo vogliamo né nel nostro giardino né in quello degli altri e che è sempre più chiaro a tutti che l’unico sviluppo che l’Eni riconosce e a cui aspira è quello del proprio profitto, in totale disprezzo dell’ambiente. I buoni consigli elargiti nell’articolo citato in apertura del post, in occasione della partecipazione alla commissione rifiuti, sono nauseanti e difficili da smaltire proprio come certi rifiuti…

Buone notizie, per chiudere, dal fronte Europa… e non vorremmo, ma si chiama in causa anche qua l’Eni.

La Corte Europea di Giustizia, in una sentenza (C-380/08 C-379-08 e la C-378-08.) emessa ieri in Lussemburgo, chiarisce che gli operatori del polo petrolchimico di Augusta-Priolo-Melilli, in Sicilia, possono essere considerati responsabili dell’inquinamento dei suoli e della Rada di Augusta anche se non hanno commesso illeciti. Affinché ci sia responsabilità civile  è sufficiente che le autorità competenti dispongano di “indizi plausibili” che consentono di presumere un nesso di casualità fra le attività degli operatori e l’inquinamento. “Indizi plausibili” secondo la Corte sono, ad esempio, la vicinanza degli impianti alla zona inquinata e la corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate e i componenti impiegati dagli operatori nelle loro attività.

La Corte di giustizia Ue era stata chiamata in causa dal Tar della Sicilia che attendeva il pronunciamento europeo per esprimersi a sua volta sui ricorsi presentati da Erg, Eni,  Polimeri Europa, Syndial (queste ultime consociate ENI) che non volevano pagare per riparare al danno ambientale prodotto dal petrolchimico. La Corte di giustizia ha inoltre stabilito che le autorità nazionali possono subordinare il diritto degli operatori ad utilizzare i loro terreni al fatto che realizzino i lavori di riparazione ambientale imposti.

Il messaggio è chiaro: Fuori dal mercato chi inquina!

Dossier Eni e Centro Oli Ortona

sabato, 16 maggio, 2009

Pubblichiamo il dossier in pdf, pronto per la stampa, pubblicato da abruzzo.indymedia. org con la cronologia degli eventi e l’analisi degli attori per semplificare la raccolta di informazioni sulla vicenda del centro oli di Ortona

Dossier ENI e centro OLI