Category “Normative”

Aspettando il Consiglio regionale…

mercoledì, 4 agosto, 2010

Come avevamo indicato nel precedente post, la seduta straordinaria dedicata agli idrocarburi del 23 giugno ci aveva lasciati con molte perplessità dovute anche alle due proposte – presentate dai gruppi dei Verdi e de l’IDV – che avevano dato lo spunto al presidente del Consiglio Regionale per aggiornare la seduta con la motivazione di valutare la possibilità di arrivare all’approvazione unanime di un documento congiunto.

Per il 27 luglio era stata annunciata la riunione del Consiglio Regionale che avrebbe dovuto approvare un documento e delle proposte per impegnare la giunta regionale ad una seria lotta contro la petrolizzazione.

La discussione sulla crisi ospedaliera ha poi determinato lo spostamento dell’ordine del giorno, ma il Consiglio ha accolto la risoluzione che l’IDV ha presentato per una proposta di legge nazionale alla Camera per bloccare, in tutto il mare Adriatico, la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi liquidi (petrolio).

Qui è disponibile il verbale della seduta del Consiglio.

Questa eventuale futura proposta di legge, che dovrà comunque essere discussa e approvata dal Parlamento, potrebbe costituire un notevole passo in avanti nella messa al bando delle attività petrolifere nel nostro mare e, per estensione, negli altri mari italiani in cui tali attività sono in frenetica ripresa.

Sempre che alle parole seguano i fatti.

Attendiamo comunque la risposta del Presidente agli impegni più immediati a cui è stato chiamato nel corso della riunione straordinaria del 23 giugno riconvocando, subito dopo la pausa estiva, il Consiglio sul tema del petrolio.

Assomineraria chiede, il governo concede

giovedì, 22 luglio, 2010

Il 30 marzo scorso Staffetta Quotidiana, il quotidiano dei petrolieri, titolava proprio così: Assomineraria chiede Agenzia per le risorse minerarie ed energetiche. Evidentemente in questo paese ad Assomineraria basta chiedere, visto che, a poco più di 3 mesi di distanza, è arrivato puntuale un disegno di legge che sembra scritto dallo stesso Descalzi, Presidente di Assomineraria. Tra i firmatari, la paladina dei Petrolieri, senatrice Simona Vicari, che tanto entusiasmo aveva dimostrato all’ultimo convegno di Assomineraria (come riportato in un nostro precedente post e in maniera ancora più esaustiva dalla professoressa Maria Rita d’Orsogna qui e, per i più increduli,  dall’intervento della stessa senatrice  qui).

Il Sole 24 Ore del 21 luglio riporta la notizia con qualche commento illuminante della Senatrice.

Nonostante sia in corso un dibattito a livello mondiale sulla necessità di limitare lo strapotere mal gestito delle compagnie petrolifere, testimoniato dalla tragedia ancora in corso della Deepwater Horizon, il governo italiano dimostra insolito tempismo e cerca di far passare un altro scempio tra la disattenzione delle più calde giornate estive, la compiacenza spinta di certa stampa e la confusione creata da altri, più visibili scandali  che si muovono attorno al solito Cesare.

La senatrice Vicari porta in dono ai petrolieri un bell’allargamento delle maglie in cambio di una riduzione del costo della benzina per i residenti e di maggiori royalties per i comuni interessati. Così di nuovo torna a brillare il miraggio di una maggiore ricchezza davanti ad una nazione sempre più povera e dal senso etico sempre più atrofizzato.

Noi la invitiamo a tornare ad occuparsi della sua Sicilia ed in particolare delle zone di Gela, Priolo, Melilli, Augusta, dove l’incidenza delle malattie tumorali e delle malformazioni congenite, regalo del petrolchimico, è tristemente molto più alta rispetto alla media nazionale. Qui è disponibile qualche informazione in breve, qui un documento più dettagliato. Potrebbe anche scegliere di ascoltare le ragioni dei Sindaci della costa sud-occidentale che da mesi protestano in ogni modo contro le 30 nuove istanze di ricerca che si sono visti piombare addosso dalle compagnie petrolifere.

Consigliamo di leggere tutti gli approfondimenti anche alla  senatrice Vicari, che sembra non conoscere le problematiche del suo territorio di provenienza. Certo, di queste non si parla ai convegni di Assomineraria e forse, sarà proprio per questo che non compaiono nei suoi interventi.

Qui è disponibile l’audio del suo intervento per la presentazione del disegno di legge sulla riforma della legislazione in materia di ricerca e produzione di idrocarburi.

Su Open Polis, invece, si trova la scheda con il profilo delle sue attività parlamentari e dei suoi preziosi voti a contributo dello sviluppo del paese, delle Milleproroghe, del Legittimo Impedimento, della legge sulla Protezione Civile, ecc…

Per riconoscere i giusti meriti a tutti i protagonisti,  il disegno di legge porta la firma di Cesare Cursi, senatore Pdl e presidente della Commissione Industria, Commercio, Turismo del Senato della Repubblica, di Gaetano Quagliariello, senatore Pdl e Vicepresidente Vicario del Gruppo Parlamentare del Popolo della Libertà del Senato della Repubblica e di Maurizio Gasparri, presidente del gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà al Senato della Repubblica.

Roba da chiodi. Modifiche alla L.R. 18 dicembre 2009 n. 32

sabato, 22 maggio, 2010

Abbiamo aspettato qualche giorno prima di commentare il nuovo annuncio del Presidente  Chiodi in Conferenza Stampa sul blocco alle trivellazioni, di cui abbiamo letto qualche giorno fa sui giornali. Avremmo voluto poter festeggiare subito se non fosse che ci brucia ancora la ferita dell’ultimo inganno, che risale solo al dicembre scorso, quello della promessa di una proposta di legge seria. Una legge,  la 32/99 che ha causato imbarazzati sorrisi alla Corte Costituzionale (fermatevi al primo e all’ultimo minuto del video linkato se non sapete di cosa parliamo) e ci ha portato ad essere più prudenti. Abbiamo preferito leggere le modifiche  prima di esprimere un qualsiasi parere. Questo perché in totale buona fede crediamo ancora che il governo regionale possa e voglia mettere un punto a questa situazione che crea tanto disagio a tutti gli abruzzesi: cittadini, istituzioni comunali e provinciali, imprese.

Questo è il documento, frutto del grande lavoro politico di questi mesi, che consigliamo a tutti di leggere con attenzione, per capire quanto grande sia la differenza tra ciò che viene promesso in questi giorni dai titoloni sulla stampa e ciò che davvero si potrà fare.

Leggerete che in alcune aree le attività relative alla ricerca, estrazione e lavorazione di idrocarburi liquidi presentano profili di incompatibilità e che le disposizioni hanno valore di norma di indirizzo per il Comitato di coordinamento regionale VIA. Tradotto, la legge ci dice che non si trivellerebbe qualora non si trattasse di idrocarburi gassosi,  qualora le concessioni interessassero  alcune aree (quali non si è ben capito), qualora il governo mantenesse i propri impegni (cosa non così scontata in tempi in cui i ministri che decidono che l’Abruzzo debba diventare un distretto minerario hanno così poca memoria e così poco controllo da non ricordare o da non sapere chi e con quali soldi paga la loro casa)

Ci sembra un po’ poco per fermare il problema della petrolizzazione. Ci sembra di nuovo che il governo regionale stia annaspando alla ricerca di una soluzione buona per tutti. Ma in questo caso non esistono soluzioni buone per tutti.

Il governo ha promesso di non impugnare la legge. E se la impugnassero le multinazionali?

Intanto, mentre discutiamo di leggi, modifiche, intenzioni e proclami, la Medoil Gas ci avvisa a mezzo stampa che non c’è niente da festeggiare, se crediamo di fermare i suoi piani, e racconta nella presentazione agli investitori dell’ Aprile scorso che è già prevista per il 2015 la perforazione di 4 pozzi aggiuntivi rispetto ai 5 iniziali del 2013 per il progetto Ombrina Mare 2. A 6 km da San Vito Chietino. Con annesso desolforatore galleggiante. Il Presidente Chiodi si preoccupa (nel video di apertura di questo post) di dirci che tecnicamente le piattaforme d’Abruzzo non sono come quelle della Louisiana, subito dopo averci detto che le decisioni di trivellare in mare non gli competono. Sembra quasi un altro annuncio, questa volta ben più triste… Ombrina Mare 2 ha già il suo avallo Presidente Chiodi?

La BP aveva forse dichiarato, prima della perforazione, che esisteva il rischio di una catastrofe ambientale?

Quali potenti mezzi ci consentirebbero di intervenire se ci fosse un incidente a 6 km dalla costa (e non a 70 km come in Louisiana)?

Abruzzesi, state  tranquilli, sicuramente noi siamo più in gamba degli americani…

Qui trovate i primi commenti sulle modifiche alla legge del professor Di Salvatore, che ringraziamo per tutto l’impegno e la serietà con cui si occupa di questo tema e della nostra regione

Le emergenze del territorio e gli interventi della regione – Il senso delle cose

lunedì, 29 marzo, 2010

In un comunicato stampa del 24 marzo sul sito della regione abbiamo letto che la Giunta Regionale si sarebbe costituita nel giudizio di legittimità costituzionale per l’opposizione al ricorso del Governo verso la legge “blocca-petrolio” del dicembre scorso.

La notizia ci è sembrata di assoluta normalità visto che la legge è stata approvata da una Giunta Regionale che,  con toni trionfalistici, ne ha sostenuto la più ampia validità nell’intento di fermare la petrolizzazione della regione.

Quello che ci sembra strano è piuttosto il commento in base al quale per i prossimi 24-36 mesi il progetto del Centro Oli dell’Eni ad Ortona sarà bloccato (in base a quali calcoli cabalistici?) così come ci lascia perplessi l’annuncio che nel frattempo Giunta regionale e Governo nazionale continueranno a lavorare per elaborare una modifica del testo della legge impugnata. Non capiamo come da un lato il Governo possa operare per accentrare tutte le scelte in materia energetica e declassare l’Abruzzo a regione mineraria e dall’altro possa “concedere” una modifica alla legge che ha provveduto ad impugnare. In cambio di cosa? Quali trattative  sottende questo comunicato? Il linguaggio, così come le azioni,  ci sembrano di nuovo oscuri.

Ci sembrano, per contro, chiarissime le parole dell’Assessore Febbo, in chiusura di comunicato: “spero, dunque, che l’iniziativa della Giunta Regionale metta la parola fine su questa vicenda e che chi non vuol sentire e non vuol vedere si renda finalmente conto che stiamo operando per la tutela dell’ambiente, del comparto agroalimentare e dell’economia. “. Ci sembra chiaro il discorso così come ci sembrava chiara l’inutilità della proposta dello scorso anno dello stesso assessore (poi ritirata) di affrontare il problema della petrolizzazione attraverso l’aumento delle royalties versate dalle compagnie petrolifere.

Purtroppo, questa leggerezza nell’affrontare il tema del petrolio e, più in generale, dello sviluppo del territorio, continua ad esporre tutti i cittadini a pericoli troppo seri per essere liquidati con poche battute.

In questi giorni è massimo l’allarme per l’ecomostro di Ombrina Mare 2 (progetto che ricordiamo prevede una piattaforma, 6 pozzi, un centro oli in mare (a soli 6 km da San Vito Chietino) e si estende alle operazioni di ricerca condotte dall’irlandese Petroceltic per il progetto Elsa 2, ancora prima di ricevere l’autorizzazione ministeriale, nel più totale disprezzo non solo della volontà della comunità locale, ma anche e soprattutto delle leggi regionali e nazionali. Come se ciò non bastasse, si è aperto  un nuovo capitolo in terraferma dedicato alla scellerata quanto pericolosa operazione programmata dall’americana Forest Oil a Bomba, per la quale vi rimandiamo al sito realizzato da un comitato locale di cittadini. Il progetto prevede che si estragga gas per un volume pari a 44 volte il volume del lago di Bomba, in un territorio caratterizzato da estese aree franose con un rischio elevato di stabilità della diga. Per queste ragione l’ipotesi di estrazione era stata abbandonata dall’Agip già nel 1992.

Mentre tutto ciò accade, in effetti, come sostiene l’assessore Febbo, noi ed altri non ci rendiamo conto di quanto stia facendo la regione per tutelarci, ma per andare oltre le sue parole non solo non ci rendiamo conto ma assolutamente riteniamo che la regione non  stia facendo abbastanza e che le sue  attività si riducano a un impegno minimo a fronte delle sollecitazioni che le provengono ormai da tutto il tessuto di cittadini, associazioni, istituzioni locali e imprese.

Dobbiamo ancora discutere della buona volontà della giunta regionale o possiamo pretendere che gente appositamente eletta (e pagata) dai cittadini inizi a preoccuparsi più seriamente della salute, della sicurezza e del futuro di un’intera regione?

Sulla sentenza di illegittimità della legge 14 del 2008

lunedì, 1 marzo, 2010

Riceviamo dal professor Enzo Di Salvatore, e volentieri pubblichiamo, un commento sulla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della legge della Regione Abruzzo n. 14 del 2008, recante “Provvedimenti urgenti a tutela della Costa teatina”

La Corte costituzionale, con sentenza n. 68 del 2010, pubblicata il 26 febbraio scorso, ha dichiarato l’illegittimità della legge della Regione Abruzzo n. 14 del 2008, recante “Provvedimenti urgenti a Tutela della Costa teatina”. Con la decisione assunta, il giudice costituzionale non è entrato, invero, nel merito della legge, cioè non ha affrontato il problema della legittimità del divieto posto dalla Regione all’esercizio delle attività relative agli idrocarburi, ma ha affrontato la diversa questione della legittimità da parte del Consiglio ad adottare la legge medesima in regime di prorogatio. È a tutti noto, infatti, che il 17 luglio del 2008 il Presidente Del Turco si dimetteva e che detto atto determinasse, per conseguenza, lo scioglimento del Consiglio regionale. Il 13 agosto successivo venivano, quindi, indette nuove elezioni per la data del 14 e del 15 dicembre 2008.
Ebbene, nella sentenza della Corte costituzionale si legge che il Consiglio regionale, essendo ormai sciolto, non avrebbe potuto adottare quella legge. Il ragionamento seguito è più o meno il seguente: l’art. 86 dello Statuto della Regione stabilisce che “in caso di scioglimento anticipato e di scadenza della Legislatura, il Consiglio e l’Esecutivo regionale sono prorogati sino alla proclamazione degli eletti nelle nuove elezioni, indette entro tre mesi dal Presidente della Giunta, secondo le modalità definite dalla legge elettorale”. Questa previsione non dice nulla circa il tipo di poteri che il Consiglio e la Giunta potrebbero esercitare una volta scaduti. Cosicché dal silenzio dello Statuto dovrebbe ricavarsi una implicita volontà di voler limitare l’esercizio delle funzioni del Consiglio e della Giunta ai soli atti indifferibili ed urgenti, essendo – secondo la Corte – immanente alla logica dell’istituto della prorogatio la necessità di contemperare le esigenze di rappresentatività con quelle della continuità istituzionale degli organi regionali. Certo, a tal proposito la sentenza non può dirsi del tutto cristallina, in quanto da essa non si comprende se la Regione possa tuttavia introdurre nel suo Statuto la regola contraria, e cioè che sebbene scaduti e fino alla proclamazione dei nuovi eletti gli organi predetti siano autorizzati ad esercitare appieno le proprie funzioni. Ma non è questo il punto che qui direttamente interessa. La legge n. 14, infatti, recava “modifiche” e “integrazioni”. E la parte censurata dal Governo col suo ricorso atteneva esattamente al piano delle modifiche – indotte dall’urgenza dell’intervento – e non anche a quello delle integrazioni. In altri termini, i divieti in essa contenuti si giustificavano in ragione del carattere urgente dell’intervento, proprio al fine di evitare che sul territorio regionale si producesse un danno irreparabile a causa dell’esercizio delle attività concernenti gli idrocarburi. Era dunque ovvio che il Consiglio regionale fosse autorizzato ad intervenire e che questo intervento dovesse essere reso proprio con legge. Anche perché, diversamente da quanto accade in ambito statale, non sarebbe nei poteri della Giunta adottare in caso di necessità ed urgenza provvedimenti provvisori con forza di legge, ossia decreti-legge (art. 77 Cost.). Ora, la dichiarazione di illegittimità cui perviene la Corte poggia implicitamente sul presupposto che i provvedimenti adottati a tutela della Costa teatina non fossero affatto indifferibili ed urgenti, ma che fossero presumibilmente dettati da un’unica ragione di fondo: quella di ottenere demagogicamente un vantaggio dalle elezioni fissate per il dicembre 2008. Giudizio, questo, che, sebbene reso con formula dubitativa, risulta essere, invero, di tipo politico e non anche giuridico; in quanto tale, esso non spetterebbe certo alla Corte. Ma tralasciando anche questo specifico punto, resta pur tuttavia da comprendere chi possa stabilire quando un atto sia indifferibile ed urgente e, pertanto, quando esso sia legittimamente adottabile in regime di prorogatio.
Ebbene, secondo la Corte, il Consiglio regionale dovrebbe “selezionare le materie da disciplinare in conformità alla natura della prorogatio, limitandole agli oggetti la cui disciplina fosse oggettivamente necessaria ed urgente”, adottando specifiche argomentazioni in tal senso. Nel caso della legge sugli idrocarburi dette specifiche argomentazioni non sarebbero state, quindi, rese.
Ora, ammesso e non concesso che questa soluzione possa essere condivisa, mi chiedo: come mai lo stesso 26 febbraio scorso la Corte costituzionale ha pronunciato l’illegittimità di un’altra legge regionale della Regione Abruzzo, adottata anch’essa in regime di prorogatio (il 21 novembre 2008), entrando questa volta direttamente nel merito della questione? In questo caso, infatti, la Corte ha dichiarato illegittimo il comma 116 dell’art. 1 della legge n. 16 del 2008 per mancanza di copertura finanziaria ovvero per violazione dell’art. 81 della Costituzione. Ma in nessuna parte della sentenza si chiarisce perché, più in generale, questa legge, diversamente da quella adottata a tutela della Costa teatina, sarebbe stata da qualificare come indifferibile ed urgente. Certo, essa reca nel titolo la locuzione “Provvedimenti urgenti e indifferibili”; ma a ciò si potrebbe opporre che anche la legge sugli idrocarburi recasse nel titolo una locuzione analoga: “Provvedimenti urgenti a tutela della Costa teatina”. Se si va, poi, ad esaminare il contenuto della legge n. 16 del 2008, si scopre che molte sue disposizioni – non impugnate dal Governo – non paiono affatto connotate dal carattere dell’indifferibilità e dell’urgenza. Come ad esempio quella posta dal comma 39 dell’art. 1, ove si dispone che “al fine di consentire l’integrazione e l’internazionalizzazione delle politiche regionali di sviluppo nel settore delle attività produttive e favorire il raggiungimento anche degli obiettivi strategici previsti nel Piano di Sviluppo Regionale, la Regione Abruzzo partecipa ad Organismi, anche di natura associativa, di livello regionale, nazionale ed internazionale, portatori di interessi pubblici e/o collettivi non a fini di lucro”. Dove starebbe l’indifferibilità e l’urgenza di partecipare ad organismi siffatti? Si potrebbe ancora replicare che nel processo costituzionale la Corte è vincolata alla regola della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato e che solo nel caso della legge sugli idrocarburi il governo abbia eccepito nel suo ricorso l’illegittimità dell’atto normativo perché adottato in regime di prorogatio; ma questo non toglie che, alla fine, l’esito cui si perviene sia davvero paradossale, e, cioè, che mentre il 15 ottobre del 2008 il Consiglio regionale non potesse adottare alcuna legge, il 21 novembre del 2008 potesse, invece, legittimamente farlo.

Puglia: il TAR sospende l’autorizzazione del Ministero a favore della Northern Petroleum

venerdì, 26 febbraio, 2010

La Puglia ha vinto! Il TAR di Lecce, accogliendo il ricorso presentato dal Comune di Ostuni, con l’appoggio attivo della Regione Puglia e del Comune di Fasano, ha ordinato la sospensiva del decreto del Ministero dell’Ambiente che autorizzava i lavori preliminari per la ricerca di idrocarburi nel mare pugliese. L’ordinanza del TAR (testo) è motivata da gravi sottovalutazioni dei rischi ambientali e per le specie marine, dei pregiudizi arrecati da queste attività  alle attività produttive che costituiscono la vocazione del territorio costiero, dalla pesca alla balneazione, e dalla mancata convocazione di un rappresentante regionale  nell’ambito della Commissione tecnica di verifica di Impatto Ambientale, in sostanza da un indebito accentramento dei poteri da parte del Ministero.
Si conferma così il ruolo che gli Enti Locali, con il sostegno della popolazione e delle associazioni dei cittadini (che nei mesi scorsi avevano promosso manifestazioni ad Ostuni e Monopoli) e l’impegno attivo dalla Regione, possono avere nel contrastare la petrolizzazione del nostro mare.
La battaglia proseguirà fino ad ottenere la revoca delle autorizzazioni concesse alla Northern Petroleum ma già fin d’ora è chiara la lezione che ne deriva per i nostri amministratori e specialmente per la nostra Regione che continua a mostrarsi sorda e cieca di fronte a questi problemi e, di fatto, complice delle Compagnie Petrolifere straniere.

L’esperienza pugliese conferma  che gli strumenti per contrastare le piattaforme ci sono.

Nella stessa direzione i Comitati, le Associazioni abruzzesi, la Provincia di Chieti e molti Comuni  hanno prodotto centinaia di osservazioni e pareri  negativi contro le richieste di autorizzazioni nel mare abruzzese. Certamente questa azione andrà avanti adottando tutti gli strumenti legali e amministrativi previsti dalle leggi e proseguendo con l’opera di mobitazione della cittadinanza.
Aspettiamo che la Regione si decida a schierarsi dalla parte dei cittadini abruzzesi.

Link all’ordinanza del Tar di Lecce

La Regione Abruzzo, il petrolio e la trasparenza che non c’è

sabato, 13 febbraio, 2010

Articolo del 09 febbraio

7 febbraio 2010 (Il Centro)
“La regione si opporrà all’impugnatura davanti alla Corte Costituzionale decisa dal governo contro la Legge regionale che blocca il Centro Oli e le attività di ricerca ed estrazione del petrolio nelle aree di importanza naturalistica e agricola”

E’ una notizia o una non notizia?
E’ una notizia se ricordiamo quanto Chiodi dichiarava il 30 novembre scorso (Prima da noi):
«Abbiamo inteso chiudere in modo definitivo un capitolo che ha visto questo Governo regionale sempre in prima linea in difesa del suo territorio, delle produzioni locali e della salute, e con il quale speriamo di ridare certezze e tranquillità alle popolazioni e agli imprenditori che hanno visto come una minaccia l’insediamento di industrie dedite alla lavorazione di olio combustibile». Ora il provvedimento varato dalla Giunta regionale deve passare l’esame del Consiglio regionale. «E’ una proposta aperta alle valutazioni di consiglieri legati al loro territorio – ha concluso il Presidente – e pertanto, ben consapevoli della necessità di una normativa seria e definita in questa materia, proprio per preservare l’Abruzzo e garantirne uno sviluppo sano e compatibile con le inclinazioni di questa regione».
E’ una non notizia se leggiamo quanto il signor Sorgi, Direttore del Settore Affari della Presidenza e autore della bozza del disegno di legge che poi è stato approvato dal Consiglio regionale nella seduta di metà dicembre, afferma oggi:
“…Il fatto che venisse impugnata era quasi ovvio perché andiamo a precludere attività di estrazione di gas, petrolio e altro, che sono competenze dello Stato. Dobbiamo vedere nel merito i rilievi e poi decidiamo la strategia. Però, credo che la legge sia difendibile, in quanto non è una moratoria di un anno come quella approvata nella passata consigliatura.”
Intanto, se è difendibile, come mai l’avvocato della Regione Sandro Pasquali non era presente presso la Corte Costituzionale nell’udienza pubblica di martedì 26 gennaio mentre l’avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri motivava, davanti al Giudice Relatore,  De Servio, la richiesta di annullamento della legge “Blocca petrolio”?
In quella stessa sede avrebbe avuto agio di vedere nel merito i rilievi, e adesso la Regione potrebbe già cominciare a pensare alla strategia.
Inoltre, per tornare alle favolose dichiarazioni del novembre scorso e alla disponibilità dichiarata di apertura ai suggerimenti e alle valutazioni, non si può non ricordare che – da mesi ed anni – comitati, associazioni di cittadini e di categorie aspettano risposte agli appelli e alle lettere che chiedevano solo un tavolo dove incontrarsi e confrontarsi.
E le decine di migliaia di firme raccolte da altrettanti cittadini ed elettori non sono altro che espressione di un’enorme richiesta democratica di essere ascoltati che è rimasta inevasa.
Come mai non si è accettato alcun emendamento in Consiglio Regionale il 16 dicembre scorso quando, di fronte ad un’opposizione che, ancora una volta ricordava che la legge così come presentata era debole ed indifendibile di fronte al governo, la maggioranza si è chiusa a riccio e l’ha votata?
E come mai non si è neppure voluto farlo nell’ultima seduta di  dicembre del Consiglio Regionale ascoltando un ulteriore appello dei comitati e delle associazioni dei cittadini a migliorare la legge, una legge che peggiorava la tutela della costa e del mare antistante la regione e che era destinata ad essere immediatamente impugnata e annullata?
E, per andare avanti con i silenzi e le omissioni, cosa ha fatto la Regione di fronte alla richiesta di compagnie petrolifere straniere di aprire 6 pozzi di estrazione petrolio a 6 km. dalla costa teatina, con tanto di nave- serbatoio e raffineria (desolforazione)? Ha protestato, ha prodotto una qualche osservazione contro il rilascio dell’autorizzazione al progetto, come hanno fatto tanti Comuni, associazioni, semplici cittadini, la Provincia di Chieti ed ora anche la Provincia di Teramo.
Se lo ha fatto ce lo faccia sapere, perché qualche giusta azione ci ridà fiducia e ci riavvicina di più alle nostre istituzioni!
Il Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni, che in tutti questi mesi, insieme agli altri comitati e associazioni, si è battuto per informare, sensibilizzare cittadini e istituzioni su quanto stava accadendo, valorizzando e ricreando fiducia negli strumenti della democrazia, è confortato dal fronte ampio che si sta consolidando contro una petrolizzazione selvaggia che non offre prospettive per la nostra regione e continuerà a battersi perché questo fronte si allarghi e rafforzi sempre di più.
E allora quale potrebbe essere la vera notizia?
Che Chiodi e la sua Giunta escono dal silenzio e dalle affermazioni inconsistenti dietro cui si sono finora trincerati, prendono una ferma posizione politica, chiedendo  al governo e al Presidente del Consiglio il rispetto di tante promesse di salvaguardia della nostra regione  e scendono finalmente in campo in difesa dell’Abruzzo con i fatti e con la formulazione di una nuova legge, questa volta realmente partecipata.

La regione Abruzzo vuole davvero bloccare le estrazioni petrolifere?

sabato, 13 febbraio, 2010

Articolo del 9 febbraio 2010

Download video Corte Costituzionale

Link al sito della Corte Costituzionale

All’udienza pubblica svoltasi il 26 gennaio scorso presso la Corte Costituzionale (che potete vedere ai link soprastanti) in cui si discuteva della legge sugli idrocarburi, mancava l’avvocato della difesa della Regione Abruzzo, costituitasi in giudizio seppur tardivamente. L’avvocato Palmieri dell’Avvocatura dello Stato negli ultimi due minuti di intervento dice chiaramente di aver telefonato in Regione sia per ricordare l’udienza sia per chiedere quali fossero gli orientamenti poiché la nuova norma non è assolutamente migliorativa della precedente.

La Regione è ASSENTE.

Anche sul tema Ombrina Mare la Regione tace, mentre la Provincia di Chieti chiede alle Associazioni di far fronte comune contro la pericolosa minaccia delle multinazionali del petrolio e mentre centinaia di cittadini, imprese, istituzioni si mobilitano, grazie all’instancabile lavoro di indirizzo e di coordinamento della professoressa Maria Rita D’Orsogna

Nel frattempo anche la Provincia di Teramo dice la sua contro la petrolizzazione del territorio, in un comunicato stampa di ieri. Ci auguriamo che scenda finalmente in campo per contribuire ad una seria soluzione al problema

Impugnata la legge blocca petrolio

venerdì, 12 febbraio, 2010

Articolo del 07.02.2010
L’impugnazione del governo davanti alla Corte Costituzionale della legge 32/1999 blocca petrolio varata da Chiodi nel dicembre scorso, è arrivata puntuale e prevedibile.
L’ostinazione della Giunta Regionale che – come avevamo denunciato a suo tempo – in fase di elaborazione della legge, ha volutamente ignorato i suggerimenti e le indicazioni di comitati, associazioni, partiti, ora rischia di lasciare l’Abruzzo senza una legge che protegga il suo territorio e le sue coste dall’assalto di Compagnie petrolifere senza scrupoli, e incoraggia quest’ultime ad avanzare piani sempre più audaci e potenzialmente devastanti di trivellazioni in mare. Si veda il progetto di piattaforma Ombrina Mare che, per la prima volta lungo le nostre coste e caso unico in tutti i paesi industrializzati, prevede attività estrattive e di raffinazione di petrolio a 6 km (!!!) dalla costa.
Siamo sicuri che tutto ciò troverà una risposta dura da parte di tutte quelle forze che, come noi, in questi mesi si sono battute contro questa petrolizzazione selvaggia.
Il presidente Chiodi e la Giunta Regionale si assumano la responsabilità di questa situazione, convochino le forze sociali, politiche e imprenditoriali e, con parole chiare e atteggiamenti conseguenti, mostrino di voler difendere quell’Abruzzo pulito e rinnovabile e di qualità, la cui immagine quotidianamente promuovono.

Quello che non doveva succedere…

domenica, 20 dicembre, 2009

Quello che non doveva succedere è successo: respingendo tutti gli emendamenti proposti dall’opposizione e le osservazioni fatte dalle Associazioni e dai Comitati, al disegno di legge per bloccare la deriva petrolifera, la Giunta Regionale ha, di fatto, prodotto una legge debole, che non tutela nè il territorio nè tanto meno il mare e la costa.

Debole di fronte ad un Governo che non esiterà ad impugnarla, debole di fronte alle compagnie petrolifere che continuano ad avanzare con nuove piattaforme in mare e continueranno ad espandere le attività esistenti.

Una legge non dotata di strumenti che consentirebbero di tutelare la nostra regione

dall’impatto del petrolio e degli indiscriminati insediamenti di discariche e inceneritori. Le nostre Associazioni di Categoria e tutti gli abruzzesi, i sindaci e i comitati che in questi mesi si sono impegnati perché si arrivasse alla fine ad una discussione ampia e partecipata di questo problema, coinvolgendo anche competenze e professionalità che l’Abruzzo, soprattutto in un momento di difficoltà come l’attuale, non può permettersi di disperdere, devono constatare con delusione che si è persa un’occasione per girare pagina e avviare un discorso di chiarezza sul tipo di sviluppo che si intende perseguire.

Il presidente Chiodi ha affermato che “se in Abruzzo non si faranno insediamenti petroliferi di qualsiasi natura lo si deve a questa legge”.

E’ l’affermazione di una volontà che avrebbe trovato una prima conferma ascoltando i cittadini abruzzesi e le loro rappresentanze sociali ed economiche.

Si è preferito proseguire su una strada di non partecipazione alle scelte, anche su temi così cruciali.

Siamo convinti che gli Abruzzesi, come noi del resto, che hanno maturato la convinzione di un’irriducibile incompatibilità tra Abruzzo verde e Abruzzo nero, continueranno attivamente a vigilare a difesa della loro Regione.