Category “Forest Oil”

Sabato 7 maggio, tutti a Termoli

mercoledì, 27 aprile, 2011

NON PERDIAMO QUESTA OCCASIONE!

POTETE LEGGERE QUI IL COMUNICATO E LE NUMEROSE ADESIONI CHE STANNO TUTTORA PERVENENDO.

PER LA MANIFESTAZIONE PARTIRA’ UN  PULMANN  DA ALBA ADRIATICA, CON FERMATE A TORTORETO-GIULIANOVA-PINETO-PESCARA-LANCIANO, SABATO INTORNO ALLE ORE 7,30.
CHI VOLESSE PARTECIPARE CE LO FACCIA  SAPERE AL PIU’ PRESTO,  CHIAMANDO AL 3273286204 .

E-Mail info@no-petrolio-abruzzo.com

PETROLIO IN ABRUZZO:RISORSA O MINACCIA?

giovedì, 10 marzo, 2011

Come avevamo annunciato si è svolto sabato scorso a Pescara, in occasione della presentazione del libro “Abruzzo color petrolio”  del giurista Enzo di Salvatore, il dibattito organizzato dall‘Associazione Articolo 3. Il dibattito,  in cui sono intervenuti anche  il nostro comitato, Nuovo Senso Civico e il Comitato No Petrolio, e che potete vedere nella versione integrale qui sotto,   ha visto al confronto: Teodoro Calabrese – Vice Direttore Confindustria Chieti,  Carlo Costantini – Consigliere Regionale (IDV),   Giovanni Damiani – Presidente Eco Istituto Abruzzo,  Mario Lattanzio – Assessore Ambiente Provincia di Pescara,   Emilio Nasuti (PDL) – Presidente Prima Commissione Bilancio Regione Abruzzo.

Immagine anteprima YouTube

Molto chiara e interessante l’introduzione del Prof. Di Salvatore che ha sottolineato le debolezze dell’attuale legge della regione Abruzzo che, non dicendo chiaramente che cosa si può o non si può fare in materia petrolifera, non dà certezza nè ai cittadini, nè agli operatori economici e di fatto lascia la strada aperta agli interessi delle compagnie petrolifere. Tutto è derogato ai tecnici (Comitato VIA regionale), all’intesa Stato-regione e, in definitiva, al Governo che, in base ad una legge del 2010, in mancanza di un’intesa può decidere unilateralmente sulla  materia degli  idrocarburi.

Il biologo Giovanni Damiani, ha sottolineato come le attività petrolifere  non possano  essere inquadrate nel criterio della sostenibilità perchè contravvengono alla legge di non prelevare più risorse di quante l’ambiente non riesca a rigenerare e a quella che non bisogna immettervi più di quanto non riesca a metabolizzare. Inoltre bisogna ricordare che tutte le fasi della ricerca-estrazione-trasporto-lavorazione-consumo del petrolio sono da considerare , in misura diversa, inquinanti e gli impatti sanitari sulla popolazione si vedono solo a distanza di anni. Pertanto si deve solo parlare di come fuoruscire, nel più breve tempo possibile, dal ricorso alle fonti fossili non rinnovabili. L’unico discorso serio è affidato alla ricerca e all’espansione nel campo delle energie pulite, che abbisognano soltanto di una giusta regolamentazione per evitare abusi e speculazioni, favorendo ad esempio l’autonomia energetica degli edifici ecc, e ad un’attenta ricognizione del bilancio energetico e delle emissioni dei Comuni.

Il cosigliere regionale Costantini, ricordando come le royalties petrolifere già basse vengono pagate sulla base dell’autocertificazione della quantità da parte delle compagnie, ha sostenuto che ipotizzare un futuro petrolifero per la nostra regione significa bruciare il futuro per un beneficio contingente e limitato.

Come al solito, attraverso l’intervento del consigliere  di maggioranza Nasuti, la regione ha dribblato sull’argomento e sugli impegni politici precisi che i cittadini abruzzesi, anche attraverso le 50.000 firme raccolte, da tempo invocano dalla giunta regionale.

Calabrese ha sostenuto che l’Abruzzo ha ampio spazio per il petrolio che non provocherebbe inquinamento se non nella fase del consumo. Rinunciare al petrolio significa mettere in crisi imprese del settore che occupano 4000 addetti e altri 2000 con l’indotto e rinunciare ad investimenti programmati per 3 miliardi di lire.

Cifre che sono state contestate dal senatore Graziani e da Alessandro Lanci di NSC che hanno rivelato trattarsi di imprese con pochi addetti e che lavorano prevalentamente per l’estero.

Claudio Censoni, a nome del nostro Comitato ha chiesto al rappresentante della Confindustria Chieti che, assieme ad alcuni sindacati locali hanno firmaro un protocollo a favore dell’estrazione petrolifera, (vedi anche nostro post del 5 febbraio) come mai non hanno mostrato uguale sollecitudine nel criticare il decreto ammazza rinnovabili che mortifica la crescita delle energie rinnovabili e mette in crisi centinaia di nuove aziende che già offrono migliaia di posti di lavoro e comporta il blocco immediato degli ordinativi e dei contratti in corso.

Altri interventi del rappresentante del comitato No petrolio, del vice sindaco di Città S.Angelo, di singoli cittadini che hanno  espresso  le loro motivazioni contrarie alla petrolizzazione.

CHIETI, UN’OCCASIONE PERSA

domenica, 20 febbraio, 2011



Eravamo andati curiosi e un po’ intimiditi alla Tavola Rotonda di Chieti, organizzata dal geologo prof.Mario Rainone, direttore del Centro ricerche Sperimentali per le Tecnologie  dell’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, su “Gli idrocarburi in Abruzzo: conoscenza,territorio, impresa e lavoro”, venerdì scorso.

Curiosi, perchè volevamo sentire le “ragioni del petrolio” in Abruzzo, visto che in questi due anni, dopo aver contattato decine di migliaia di cittadini e aver raccolto 50.000 firme, il nostro e gli altri  comitati contro la petrolizzazione  queste ragioni non le hanno mai sentite esporre. Almeno che avessero un qualche fondamento.

Intimiditi perchè una scienza super partes, incarnata nella persona del dott. Rainone, con questa tavola rotonda si proponeva di sottrarre questo discorso ai cittadini ignoranti e superstiziosi e di riportarlo nell’ambito di una visione logica e razionale.

In realtà questo convegno, di cui Nuovo Senso Civico metterà fra alcuni giorni in rete un video con gli interventi più significativi, appariva da subito squilibrato e di parte.

Nella composizione dei relatori  introduttivi e soprattutto, come  qualcuno è riuscito a osservare nel brevissimo spazio finale concesso agli interventi del pubblico, nella presenza esclusiva, tra gli invitati, dei rappresentanti e titolari delle industrie petrolifere e del relativo indotto.  Le ragioni dell’agricoltura, del turismo, del commercio e della salute sono state completamente epurate!!   E la Regione, invitata  nelle persone del Presidente Gianni Chiodi, del vice-presidente e assessore allo Sviluppo Economico Alfredo Castiglione, dell’ assessore al Turismo, Ambiente e Energia, Maurizio Di Dalmazio, che avrebbe potuto difenderle, ha preferito, ancora una volta,  dare forfait.  (A dire il vero, a sostegno della vocazione alla promozione turistica e alla tutela dell’ambiente, dell’ENI e Compagnie varie, sono state citate iniziative benemerite come la catena dei Motel AGIP (!)  e la selva di piattaforme estrattive al largo della costa emiliana- romagnola che richiama frotte di turisti a bagnarsi nelle chiare acque della regione!  Sono apparse però, al folto pubblico presente, alquanto azzardate. )

E lo stesso promotore Rainone, presentatosi come rappresentante  della scienza e dell’obiettività, e difensore di ” scelte razionali e vantaggiose per il territorio”  è incorso in due episodi che lo hanno lasciato annichilito e irremediabilmente spogliato della sua auto-promozione.

Infatti, la sua documentazione, consistente in una slide, a sostegno della sua tesi preferita che non è l’industria petrolifera che inquina, bensì l’agricoltura, è miseramente crollata di fronte alla contestazione del dottor Massimo Colonna, chimico, presente tra il pubblico, vero autore del documento esibito da Rainone, che ha mostrato essere arbitrario e scientificamente scorretto trarre quelle conclusioni da uno studio senza collocarlo nel suo contesto e privandolo delle coordinate e dei riferimenti scientifici che solo possono portare a conclusioni corrette.

Come se non bastasse, è emerso che il prof. Rainone ha curato e sottoscritto le contro-osservazioni, per conto della Compagnia Petrolifera Forest Oil, alle osservazioni presentate alla Regione Abruzzo da centinaia di associazioni e cittadini contrari alle trivellazioni al lago di Bomba!

Non ci è possibile qui riprodurre l’insieme degli argomenti esposti, rinviamo chi vorrà documentarsi ai video che prontamente vi segnaleremo non appena saranno in rete.

Possiamo solo sottolineare la sgradevole constatazione di una discussione anti-storica,  svoltasi in un ambiente irreale in cui non arriva neanche l’eco delle cose che avvengono nel mondo e nell’ecosistema planetario, con  un’idea di futuro in cui lo sviluppo prosegue inossidabile lungo vecchi binari, in cui è assente ogni idea di progettualità e di priorità,  in cui non c’è posto per i giovani se non come tecnici e geologi addetti all’industria estrattiva, in cui continueremo a divorare petrolio con le nostre auto (siamo il secondo paese al mondo, dopo gli USA, per numero di autoveicoli) per lunghi decenni, ignorando che il crack petrolifero potrebbe essere alle porte e sarebbe ancora peggiore del crack finanziario di questi anni e che, come questo, arriverà all’improvviso (e  dovremmo fronteggiarlo con i 12 giorni di autonomia che ci darebbe il petrolio abruzzese!).

Un discorso inconsistente, a difesa di pochi interessi corporativi che vorrebbe, con incredibile superficialità, operare il miracolo di mettere assieme petrolio e Abruzzo verde.

Note positive sono venute  dai senatori Legnini e Ferrante, del PD che, ribadendo la necessità di fuoruscire, anche se gradualmente, dal petrolio, hanno affermato che comunque, in Abruzzo il gioco non vale la candela e che si tratta di avviare a maturazione ciò che c’è e non di fare ciò che non c’è.  Anche il  presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio , ribadendo il no alla petrolizzazione della regione, ha proposto la costituzione di un tavolo, questa volta realmente rappresentativo di tutte le realtà politiche, sociali, culturali ed economiche, che finalmente approdi ad una soluzione del problema.

Perché non vogliamo la Forest Oil a Bomba

sabato, 15 maggio, 2010

E’ scaduto oggi  il termine per presentare le osservazioni di contrarietà alla richiesta di concessione Colle Santo ad opera della Forest Oil – CMI SpA, filiale italiana dell’americana Forest Oil Corporation. Anche il nostro Comitato ha inoltrato formale  richiesta alla Regione Abruzzo di bocciatura del progetto.

Le ragioni sono tante, ma sopra tutte c’è la pericolosità di un piano che prevede la perforazione e la messa in produzione  di cinque pozzi e la realizzazione di un Impianto per il Trattamento del gas estratto in un’area caratterizzata da frane, ad elevato rischio idrogeologico e in zona sismica 2, già abbandonata dall’Agip nel 1992 per l’elevato profilo di pericolosità degli interventi, dovuto a fenomeni di subsidenza del terreno e a rischi per la tenuta della diga. Il pericolo è così evidente a tutti noi che conosciamo ed amiamo questo territorio che non ci sarebbe neppure bisogno di fare calcoli sugli spostamenti del terreno negli ultimi decenni. Talmente evidente che anche nei depliant dell’APTR (Azienda di Promozione Turistica della Regione Abruzzo) si legge, quasi come nota folkloristica, che “Sul versante settentrionale, da un erto crinale domina la valle ed il lago l’abitato abbandonato di Buonanotte (in antico Malanotte: ma il cambio di nome non riuscì ad evitare la frana, e quindi l’abbandono dell’abitato, ricostruito a poca distanza ma su terreno più saldo, col nome di Montebello sul Sangro)”.  Fa parte della storia e della cultura del posto la conoscenza dell’altra faccia della medaglia di questa zona bellissima, in cui il delicato equilibrio tra uomo e natura è fatto principalmente di rispetto.  Qui ci sono diverse aree di interesse comunitario che ospitano specie vegetali e animali inserite tra quelle protette dalla Comunità Europea. Qui c’è uno dei più importanti siti archeologici dell’epoca ellenistica-romana di tutto l’Abruzzo. Per migliorare la viabilità e costruire nuovi impianti in vista dei Giochi del Mediterraneo dello scorso anno, qui sono stati spesi diversi milioni di euro (questa è la relativa delibera della provincia di Chieti) con un investimento che l’impianto americano vanificherebbe.

Oltre a mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini, il progetto Forest Oil danneggerebbe gravemente l’economia turistica ed agricola di tutta la zona. Qui si praticano il birdwatching, la canoa, la pesca e  i visitatori  arrivano da tutta Europa  per conoscere le eccellenze dell’entroterra abruzzese (dal castello di Roccascalegna, alla scuola dei cuochi di Villa Santa Maria) e godere del relax dei ritmi lenti del lago. Qui ci sono produzioni tipiche di qualità, spesso anche biologiche, di olio, miele, tartufi e vini, si produce olio a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e  vino ad Indicazione Geografica Tipica (IGT) e a denominazione di Origine Controllata (DOC).

La Forest Oil nella Stima di Impatto Ambientale ci dice che tutte le sue attività avranno un impatto minimo, quasi sempre come quelle di un modesto cantiere edile, e che si preoccuperà anche di piantare qualche arbusto e di dipingere le torri di colori idonei a mascherare l’impatto sul paesaggio. Qualche piantina e qualche mano di vernice a nascondere 20.000 metri quadri di centrale con torri fumanti alte più di 40 metri… Noi lo troviamo ridicolo e imbarazzante.

Come pensa di conciliare la Forest Oil  le emissioni nocive di centinaia di tonnellate della centrale di trattamento  con lo stile vacanziero open air, le esigenze dell’ecoturismo e le produzioni alimentari biologiche? Come pensa di conciliare il rumore assordante di migliaia di mezzi pesanti (solo nella fase di preparazione e ripristino del campo ha stimato l’utilizzo di 4500 autocarri) delle trivelle e degli impianti in azione con la preservazione dell’habitat?

Gli animali fuggiranno per primi, poi scapperanno i turisti, alla fine toccherà anche ai bombesi.

Questo pensiamo che potrebbe accadere quando ci sforziamo di pensare che invece non accadrà proprio a noi, di nuovo a noi,  quella tragedia più grande che ha colpito la Louisiana o quella che devastato il Vajont o quella che ha tradito Viareggio. Un po’ forse come pensavano a L’Aquila prima del 6 aprile del 2009, quando si è preferito scegliere di rassicurare la gente invece di aiutarla a  cercare di salvarsi. Storia di tragedie annunciate. Storia di tragedie che si potevano evitare.

Qui trovate le nostre osservazioni , ma per tutti gli approfondimenti vi rimandiamo al sito di Maria Rita D’Orsogna che, anche in questo caso, ha messo in campo tutta la sua passione, la sua energia e le sue grandi competenze per guidare il lavoro di raccolta delle osservazioni di decine e decine di cittadini, associazioni e istituzioni contrari al progetto e vi rimandiamo al sito del Comitato Gestione Partecipata del Territorio che si trova in prima linea a combattere contro le richieste di questa cieca società statunitense. L’ultima nota e il nostro augurio è proprio per loro, i membri del Comitato di Bomba, che hanno affrontato questa brutta storia  in maniera esemplare e non si sono limitati a dire no alla Forest Oil ma hanno intrapreso una direzione più coraggiosa e innovativa, la costituzione  di una società SpA, con finalità E.S.CO. (Energy Service Companies), con azionariato diffuso tra i cittadini per la realizzazione di impianti fotovoltaici per il fabbisogno energetico del paese e per il miglioramento energetico di tutti gli edifici pubblici e privati.