Category “Economia”

INCENERIRE O RICICLARE?

domenica, 27 marzo, 2011

Continua l’offensiva di Confindustria:  questa volta a spalleggiare le bordate della Confindustria di Chieti interviene quella regionale, ma gli argomenti sono gli stessi, con in più l’accusa risibile che terremmo in ostaggio il Presidente Chiodi.

Infatti dice il presidente della Confindustria Abruzzese Mario Angelucci che “la regione Abruzzo non può più essere ostaggio di politiche ambientali confuse, spesso orientate dai Comitati del no a prescindere, prive di una vera valutazione socio ambientale,  che ostacolano possibili nuovi investimenti e penalizzano fortemente da un punto di vista competitivo il territorio e le imprese che vi operano”. Che la Regione Abruzzo abbia politiche ambientali un po’ confuse, può essere vero ma che la direzione che dovrebbe prendere sia quella auspicata dai petrolieri è alquanto discutibile!

A proposito di aziende e settori penalizzati, ecco cosa dice l’indagine di Confesercenti-Assoturismo Turismo e parchi in Abruzzo, marzo 2011 presentata alla stampa la settimana scorsa.

E prosegue Angelucci, scontento anche della mite legislazione  regionale  che tutela poco e male il nostro territorio dalle avventure petrolifere, che “andrebbe ad appesantire la legislazione energetica in vigore che già vieta, ingiustificatamente, qualsiasi iniziativa di prospezione, ricerca estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi liquidi, con enormi danni economici in termini di investimenti, occupazione e attrattività del territorio”.

E poi, udite udite :   “L’Abruzzo, infatti, non può rinunciare ad impianti ed infrastrutture ad alta tecnologia, comprese quelle relative ai termovalorizzatori,  che possono costituire opportunità di sviluppo così come del resto accade in molti Paesi europei a forte sensibilità ambientale”.

No comment!

Vi invitiamo, piuttosto, al’importante iniziativa illustrata qui sotto, dove l’esperienza ormai quinquennale del Centro riciclo di Vedelago ci mostrerà cosa si può fare invece che “termovalorizzare”, termine nobile per non dire “incenerire”

Sabato 2 aprile 2011 alle ore 17 presso il Kursaal, si terrà la conferenza-dibattito sul tema:
I RIFIUTI SONO UN A RISORSA.
LE DISCARICHE E GLI INCENERITORI NON SERVONO E FANNO MALE.

Interverranno la Dott.ssa Carla Poli, direttrice del Centro riciclo Vedelago e la Dott.ssa Patrizia Gentilini oncologa ed ematologa, esponente nazionale dell’associazione Medici per l’Ambiente
Sarà un appuntamento imperdibile.
Si parlerà di pulizia della città, di raccolta differenziata, di riutilizzo dei rifiuti trasformati in nuove materie prime.
Saranno documentati i danni alla salute e all’ambiente prodotti dagli inceneritori; verrà presentata la virtuosa attività economica del riciclo dei rifiuti.
Verrà dimostrato che è possibile avere la città pulita e la riduzione della tassa sui rifiuti, senza bisogno di discariche e inceneritori.
Contiamo sulla vostra presenza per contribuire a dare una svolta alla gestione dei rifiuti a Giulianova e in Abruzzo.
Sabato 2 aprile 2011 alle ore 17 presso il Kursaal.
Vi aspettiamo.

CHIETI, UN’OCCASIONE PERSA

domenica, 20 febbraio, 2011



Eravamo andati curiosi e un po’ intimiditi alla Tavola Rotonda di Chieti, organizzata dal geologo prof.Mario Rainone, direttore del Centro ricerche Sperimentali per le Tecnologie  dell’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, su “Gli idrocarburi in Abruzzo: conoscenza,territorio, impresa e lavoro”, venerdì scorso.

Curiosi, perchè volevamo sentire le “ragioni del petrolio” in Abruzzo, visto che in questi due anni, dopo aver contattato decine di migliaia di cittadini e aver raccolto 50.000 firme, il nostro e gli altri  comitati contro la petrolizzazione  queste ragioni non le hanno mai sentite esporre. Almeno che avessero un qualche fondamento.

Intimiditi perchè una scienza super partes, incarnata nella persona del dott. Rainone, con questa tavola rotonda si proponeva di sottrarre questo discorso ai cittadini ignoranti e superstiziosi e di riportarlo nell’ambito di una visione logica e razionale.

In realtà questo convegno, di cui Nuovo Senso Civico metterà fra alcuni giorni in rete un video con gli interventi più significativi, appariva da subito squilibrato e di parte.

Nella composizione dei relatori  introduttivi e soprattutto, come  qualcuno è riuscito a osservare nel brevissimo spazio finale concesso agli interventi del pubblico, nella presenza esclusiva, tra gli invitati, dei rappresentanti e titolari delle industrie petrolifere e del relativo indotto.  Le ragioni dell’agricoltura, del turismo, del commercio e della salute sono state completamente epurate!!   E la Regione, invitata  nelle persone del Presidente Gianni Chiodi, del vice-presidente e assessore allo Sviluppo Economico Alfredo Castiglione, dell’ assessore al Turismo, Ambiente e Energia, Maurizio Di Dalmazio, che avrebbe potuto difenderle, ha preferito, ancora una volta,  dare forfait.  (A dire il vero, a sostegno della vocazione alla promozione turistica e alla tutela dell’ambiente, dell’ENI e Compagnie varie, sono state citate iniziative benemerite come la catena dei Motel AGIP (!)  e la selva di piattaforme estrattive al largo della costa emiliana- romagnola che richiama frotte di turisti a bagnarsi nelle chiare acque della regione!  Sono apparse però, al folto pubblico presente, alquanto azzardate. )

E lo stesso promotore Rainone, presentatosi come rappresentante  della scienza e dell’obiettività, e difensore di ” scelte razionali e vantaggiose per il territorio”  è incorso in due episodi che lo hanno lasciato annichilito e irremediabilmente spogliato della sua auto-promozione.

Infatti, la sua documentazione, consistente in una slide, a sostegno della sua tesi preferita che non è l’industria petrolifera che inquina, bensì l’agricoltura, è miseramente crollata di fronte alla contestazione del dottor Massimo Colonna, chimico, presente tra il pubblico, vero autore del documento esibito da Rainone, che ha mostrato essere arbitrario e scientificamente scorretto trarre quelle conclusioni da uno studio senza collocarlo nel suo contesto e privandolo delle coordinate e dei riferimenti scientifici che solo possono portare a conclusioni corrette.

Come se non bastasse, è emerso che il prof. Rainone ha curato e sottoscritto le contro-osservazioni, per conto della Compagnia Petrolifera Forest Oil, alle osservazioni presentate alla Regione Abruzzo da centinaia di associazioni e cittadini contrari alle trivellazioni al lago di Bomba!

Non ci è possibile qui riprodurre l’insieme degli argomenti esposti, rinviamo chi vorrà documentarsi ai video che prontamente vi segnaleremo non appena saranno in rete.

Possiamo solo sottolineare la sgradevole constatazione di una discussione anti-storica,  svoltasi in un ambiente irreale in cui non arriva neanche l’eco delle cose che avvengono nel mondo e nell’ecosistema planetario, con  un’idea di futuro in cui lo sviluppo prosegue inossidabile lungo vecchi binari, in cui è assente ogni idea di progettualità e di priorità,  in cui non c’è posto per i giovani se non come tecnici e geologi addetti all’industria estrattiva, in cui continueremo a divorare petrolio con le nostre auto (siamo il secondo paese al mondo, dopo gli USA, per numero di autoveicoli) per lunghi decenni, ignorando che il crack petrolifero potrebbe essere alle porte e sarebbe ancora peggiore del crack finanziario di questi anni e che, come questo, arriverà all’improvviso (e  dovremmo fronteggiarlo con i 12 giorni di autonomia che ci darebbe il petrolio abruzzese!).

Un discorso inconsistente, a difesa di pochi interessi corporativi che vorrebbe, con incredibile superficialità, operare il miracolo di mettere assieme petrolio e Abruzzo verde.

Note positive sono venute  dai senatori Legnini e Ferrante, del PD che, ribadendo la necessità di fuoruscire, anche se gradualmente, dal petrolio, hanno affermato che comunque, in Abruzzo il gioco non vale la candela e che si tratta di avviare a maturazione ciò che c’è e non di fare ciò che non c’è.  Anche il  presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio , ribadendo il no alla petrolizzazione della regione, ha proposto la costituzione di un tavolo, questa volta realmente rappresentativo di tutte le realtà politiche, sociali, culturali ed economiche, che finalmente approdi ad una soluzione del problema.

SU ACCORDI CHE SI FIRMANO A CHIETI

sabato, 5 febbraio, 2011

Nonostante molti (erroneamente) ritengono che il rischio petrolizzazione, per l’Abruzzo, non esista più, i fatti ci mostrano che gli interessi che si muovono attorno allo sfruttamento del nostro petrolio, non demordono. Intanto non ci sarà l’atteso pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità della legge regionale n.32 nel suo testo modificato approvato nel novembre scorso, avendo il governo rinunciato all’impugnativa. E bisogna dire che non ha fatto un grande sforzo ad accettare questa legge perchè le modifiche avevano la firma del Ministero dello Sviluppo. Quindi,lo stop che durava dal 2008 è saltato e ci troveremo adesso a verificare nel concreto le reali, non quelle vantate da Chiodi, capacità della nuova legge di frenare l’assalto delle compagnie.
Assalto che si intravvede nel protocollo firmato da Confindustria locale, e i sindacati  provinciali Cisl, UIL, UGL pochi giorni fa a Chieti.

Tralasciamo di commentare le affermazioni per cui l’industria petrolifera sarebbe ” all’avanguardia per l’attenzione all’ecosistema e alla sicurezza” (sic!), e quelle sul “rispetto assoluto delle rigide norme di sicurezza ” che “hanno permesso di generare sviluppo senza danni”,  perchè assolutamente risibili e smentite da una lunga serie di disastri ambientali in Italia e in tutto il mondo. Anche l’estrazione di gas, che finora in gran parte ha interessato  il territorio abruzzese e che  si è voluto far passare come un procedimento sicuro e pulito,  non lo è, almeno per l’uso dei fanghi di perforazione e il rischio costante di inquinamento delle falde acquifere.  Inoltre rischia di diventare particolarmente  distruttiva con l’uso della nuova tecnica di fraking, (blog D’orsogna, 11 gennaio 2011), in uso negli Stati Uniti da qualche anno,  e che sta  suscitando una forte opposizione da parte delle popolazioni tanto che perfino nel Texas vogliono sospenderla,  come riferito daMaria Rita D’Orsogna (febbraio 2011).

Questi signori, compagnie petrolifere straniere operanti in Abruzzo e Confindustria chietina non sopportano neppure la pur mite e permissiva  legge  regionale varata da Chiodi lo scorso novembre e vorrebbero che la Regione se la rimangiasse  addirettura insieme al no al Centro Oli di Ortona. I motivi addotti sono i soliti:  sviluppo del settore, mantenimento e crescita dei posti di lavoro, soldini per l’economia locale. Non fa niente se l’esperienza non suffraga tali affermazioni. La Basilicata doveva essere il Texas italiano (qualcuno ricorderà i titoli dei giornali di una decina di anni fa): è rimasta la regione più povera, con la più alta emigrazione giovanile, con intere zone devastate nelle sue produzioni agricole……

Ma davvero si pensa di offrire una prospettiva di sviluppo e di occupazione per l’Abruzzo estraendo questo petrolio amaro che non serve a nessuno (meno di 2 settimane di autonomia petrolifera e occorreranno 20 anni per estrarlo) se non a piccole compagnie che devono raccogliere le briciole delle Multinazionali?

Davvero si può pensare oggi al petrolio se non come una risorsa in esaurimento, inquinante e senza prospettive future,  a cui sarebbe scellerato sacrificare una regione che per vocazione, scelte e investimenti fatti deve trovare nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica il motore per uscire dalla crisi economica e occupazionale?

Ma di cosa stanno parlando, chi glielo ha detto che dovremo ricorrere alle fonti fossili  per 50 anni ancora?Per il petrolio le stime più ottimistiche parlano di 30-40 anni; e molto prima, data la crescita della domanda e dei costi di estrazione dovuti a  giacimenti a profondità sempre maggiori e in località sempre più estreme e difficili, la quantità accessibile  sul mercato diminuirà determinando una crisi energetica globale. Mai sentito parlare del picco del petrolio?    Allora il carbone? Qualcuno ha sentito parlare dell’effetto serra e del  mutamento climatico e sente la responsabilità di non farsi trovare impreparati di fronte al prevedibile crack petrolifero ?

Negli stessi giorni che attorno a questo tavolo anacronistico si firmava questo futuristico documento, si teneva    un Convegno della Fondazione Bruno Trentin,  su       ‘L’energia per il lavoro sostenibile. La terza rivoluzione industriale‘ ,  con la partecpazione di Jeremy Rifkin,  in cui   è stato sottoscritto   un  patto tra la   Foundation on Economic Trends presieduta da Jeremy Rifkin e l’associazione “Bruno Trentin” presieduta da Guglielmo Epifani, a sostegno di un piano strategico per il lavoro, l’impresa, la crescita sostenibile, imperniato intorno alla terza rivoluzione industriale.   Con un occhio attento a non compromettere il futuro nostro e delle generazioni a venire e la preoccupazione di fornire risposte ai problemi del presente, cioè rilanciare il motore dello sviluppo e creare migliaia di nuovi posti di lavoro grazie ad un   nuovo modello energetico distribuito e rinnovabile, che produrrà un effetto moltiplicatore sull’economia e l’occupazione per i prossimi decenni.

PAROLE CHIARE

venerdì, 5 novembre, 2010

In attesa degli atti e della trascrizione del dibattito in Consiglio  Regionale, non ci vengono risparmiate dichiarazioni entusiastiche di esponenti della maggioranza e dello stesso Presidente  Chiodi.
Cosa ci sia da esultare non si capisce dal momento che:

-nelle zone in nero della cartina, elaborata da WWF e Legambiente, art. 1 comma 3 del Disegno di legge della Giunta regionale approvato, si  prevede una “valutazione di compatibilità” tra le attività petrolifere e l’agricoltura di qualità ivi presente,  affidata (comma 4) al Comitato di coordinamento regionale V.I.A. un semplice organo amministrativo. Lo stesso che tarda a dare il parere negativo sui pozzi di petrolio previsti dalla Forest Oil, per Bomba, in Val di Sangro, in area a rischio sismico, idrogeologico e sotto una diga.                                                                                                                                                                                                                                                          Dicendo pane al pane e vino al vino, in queste zone, se non proprio in mezzo alle vigne, agli ulivi, ai frutteti ecc., LE TRIVELLE HANNO IL VIA LIBERA.
Siamo andati a vedere la mappa del Montepulciano d’Abruzzo, ispirati dalla D’Orsogna, che con la solita chiarezza anglosassone spazza via le fumisterie e le mistificazioni del politichese nostrano, e così possiamo constatare come la mappa del vino e del petrolio coincidono, alla faccia dell’incompatibilità  continuamente ribadita dal presidente Chiodi e dai suoi assessori. E la mappa del Montepulciano  e del Trebbiano non si differenzia molto da quella delle altre produzioni agricole di qualità.

-art. 1 comma 2-

  • a, c)Aree naturali protette (parchi,), zone di interesse comunitario, di protezione e alto interesse naturalistico;
  • b) zone costiere;
  • d) zone sismiche di prima categoria (praticamente l’Aquilano, dove non esistono concessioni petrolifere);

in tutte queste aree ci sarebbero “profili di incompatibilità”, da valutare sempre,caso per caso, dalla citata Commissione VIA.       PRESIDENTE CHIODI, QUI SI TRIVELLA O NO?

Bontà loro un emendamento ha tolto la voce  “lavorazione” (leggi raffinazione) ma non è stata espressamente vietata l’installazione delle raffinerie.                                                                                                                                                                                                                                   PRESIDENTE  CHIODI, IL CENTRO OLI SI FARA’ O NO?
Dobbiamo aspettare il 2012 per sapere se l’autorizzazione sarà rinnovata? E se non si farà, perché non dirlo esplicitamente sulla legge, visto che la competenza è della Regione?        E perché lasciare la porta aperta ad altre possibili raffinerie?

Nel frattempo, mercoledì, si è svolta l’udienza della Corte Costituzionale per decidere sull’impugnativa del Governo e  abbiamo potuto vedere l’avvocato della regione Abruzzo completamente sottomesso al diktat della Presidenza del Consiglio e il richiamo dello stesso Presidente della Corte, costretto ad aggiornare l’udienza, ad una maggiore correttezza delle due parti.
Andiamo a vedere cosa fa invece la California di Arnold Schwarzenegger .

LI SI PREPARA IL FUTURO,  QUI DISTRUGGIAMO IL PRESENTE E IL FUTURO


La sostenibilità per uscire dalla crisi. Ombrina Mare per affossarci?

venerdì, 12 febbraio, 2010

Progetto di riuso a scopo turistico di piattaforme petrolifere

Articolo del 19-gennaio 2010

Il numero dell’edizione italiana del novembre scorso dell’Harvard Business Review (la Bibbia degli economisti) è interamente dedicato all’argomento “Sostenibilità & Innovazione. Promesse e sfide dell’economia verde”. Le prospettive e le tendenze in atto sono chiarissime per gli studiosi. L’articolo centrale della rivista è una ricerca di Nidumolu, Prahalad e Rangaswami sulle ragioni per cui “la sostenibilità è diventata il principale driver dell’innovazione”, nonostante molti CEO, specie negli Stati Uniti e in Europa siano ancora convinti che i benefici sociali dell’economia verde non compensino i maggiori costi. Lo studio, infatti, dimostra che “la sostenibilità è a fondamento di innovazioni organizzative e tecnologiche che fanno aumentare sia gli utili sia il fatturato. L’adozione di una politica rispettosa dell’ambiente fa diminuire i costi perché le aziende finiscono per ridurre gli input produttivi che utilizzano. Inoltre, il processo genera ricavi addizionali derivanti da prodotti qualitativamente migliori, o consente alle aziende di creare nuovi business. In effetti, poiché gli obiettivi dell’innovazione aziendale sono quelli, scopriamo che le aziende avvedute considerano la sostenibilità la nuova frontiera dell’innovazione… La chiave del progresso, specie nei momenti di crisi economica, è l’innovazione…Trattando già oggi la sostenibilità come un obiettivo da perseguire, le aziende più avanzate su questo fronte svilupperanno delle competenze che i concorrenti saranno costretti ad emulare. Quel vantaggio competitivo sarà loro d’aiuto, perché la sostenibilità farà sempre parte integrante dello sviluppo”.
E’ così in tutti i settori. Solo ieri, durante la conferenza stampa di presentazione del Bollettino sul Turismo Mondiale dell’ultimo trimestre del 2009, il segretario generale dell’UNTWO, Taleb Rafai, ha ricordato come sviluppo turistico, creazione di nuovi posti di lavoro ed economia verde siano strettamente connessi. La resistenza del mercato turistico alla crisi internazionale e le prospettive di ripresa indicano la strada a serie politiche di governo internazionali.
E’ così in tutto il mondo. L’energia eolica è cresciuta del 30% a livello mondiale nel 2009 e, strano ma vero, è cresciuta nelle stesse proporzioni in Italia.
Le riserve di petrolio si esauriranno nel giro di trenta – cinquant’anni al massimo. Allora viene spontaneo chiedersi perché in una regione come la nostra che non conta grandi giacimenti di idrocarburi ma solo piccoli giacimenti e di qualità molto bassa, ci si ostini sull’ultima goccia e si fatichi ad ostacolare un progetto ad impatto devastante come Ombrina Mare 2. In nome di quali ragioni economiche?
La foto alla testa di questo post è dello studio americano Morris Architects che ha elaborato un progetto standard di riuso delle piattaforme petrolifere al largo delle coste USA. Il progetto, chiamato Oil Rig Platform Resort & Spa, ha già vinto due premi importanti: il Grand Prize al Radical Innovation in Hospitality Award e il SARA National Design Award of Excellence, la più alta onorificenza in tema di design della Society for American Registered Architects. Rimandiamo a www.megliopossibile.it per gli approfondimenti

Stop alla ricerca petrolifera nel Mar Jonio. E la nostra costa?

domenica, 6 settembre, 2009

Finalmente la Basilicata ottiene di bloccare lo sviluppo di nuove concessioni in mare.

La notizia del 3 SET è così riportata dall’Ansa – Il Ministero dell’Ambiente esprimera’ ”parere negativo alla ricerca” di idrocarburi nel mare Jonio presentato dalla ‘Appennine Energy’. Il dicastero accogliera’ le ”osservazioni” della Regione Basilicata. Stamani, a Roma, al Ministero dell’ambiente, rappresentanti del dipartimento ambiente della Regione hanno espresso ”contrarieta”’ ad attivita’ di ricerca di idrocarburi nel mar Jonio. L’istanza di ricerca è la «d148 DR-Cs» presentata dalla Appennine Energy. Il tratto di mare lucano interessato alle perforazioni è una fascia marina  tra Nova Siri e Metaponto, ovvero tutto il tratto di mare compreso tra le foci dei fiumi Sinni e Bradano, dalla costa fino a circa 5 km. verso il mare aperto, per un totale di 162, 28 kmq. l’Appennine Energy è una società di proprietà della Consul Service a sua volta di proprietà della Consul Oil & Gas, una srl con sede a Londra, che ha chiesto nel 2006 un permesso di ricerca in mare che interessa l’intero golfo di Taranto (fino a Santa Maria di Leuca). La pressione delle associazioni turistiche, agroalimentari e ambientaliste della Basilicata riunitesi in un cartello per il no alle trivellazioni ha ottenuto però ottenuto il blocco delle concessioni. La decisione, "è stata salutata positivamente" da Nicola Lopatriello, sindaco di Policoro, comune del Marano sulla costa jonica. “Siamo fermamente contrari alle perforazioni in mare perché ritengo che sia un’ulteriore violenza del territorio e un danno per tutto il turismo del comprensorio", ha affermato Lopatriello.

Soddisfazione anche da parte del presidente della Provincia di Matera, Franco Stella, per il quale lo stop alle esplorazioni nello Jonio va incontro alle aspettative della comunità lucana. "Una popolazione che non intende più sacrificare neanche un centimetro della propria terra, luogo vocato, per le sue eccellenze, al turismo e all’agricoltura”. Ci sono motivazioni di carattere tecnico che non possono essere ignorate – ha dichiarato Vincenzo Santochirico, vicepresidente della Giunta e assessore regionale della Basilicata, riferendosi alla decisione del Ministero  dell’Ambiente di accogliere le osservazioni della Regioneche riguardano la  distanza dalla costa della zona indicata per svolgere le  attivita’ di ricerca, nonche’ i problemi relativi al fenomeno  dell’erosione e all’arretramento della linea di costa. E’ impensabile, in ogni caso, prevedere attivita’ di perforazione  in un’area caratterizzata dalla presenza di insediamenti, infrastrutture e attivita’ di preminente interesse per lo sviluppo turistico. Di fronte a rischi concreti - ha concluso l’assessore – la Regione sosterra’ ogni sforzo per continuare a  difendere e preservare un patrimonio fondamentale per lo  sviluppo della Basilicata”. Nonostante il parere delle regioni abbia puramente valore consultivo, il ministero dell’Ambiente ne ha accolto e riconosciuto le motivazioni. Un risultato, quello ottenuto dall’unione delle forze economiche, sociali e politiche lucane che rende chiaro come la volontà della comunità locale sia imprescindibile nelle scelte energetiche nazionali. Ci aspettiamo che anche la nostra amministrazione regionale si opponga allo scempio pianificato dalle multinazionali del petrolio. Potrebbe iniziare, ad esempio, dalla tutela della costa dei trabocchi, presentando un’istanza per bloccare la richiesta della Vega Oil di un nuovo pozzo a 7 km dalla costa di Ortona (la scadenza per le osservazioni da presentare al ministero è alle porte, il 20 settembre) o bloccando l’avanzamento del progetto Ombrina Mare 2, ormai dato per scontato dalla Medoil, come autorevolmente confermato da Oil Voice del 26 giugno

 

 

 

e il 1441 diventa TER C e approda alla Camera per l’autorizzazione definitiva

lunedì, 22 giugno, 2009

 La X commissione permanente (Attività produttive, Commercio e Turismo) il 18 giugno ha deliberato di riferire favorevolmente sul disegno di legge.

La seduta della Camera per l’autorizzazione definitiva è convocata per martedì 23 giugno 2009 alle ore 10

Questi gli emendamenti  presentati, ma non accettati, di particolare rilevanza il secondo:
 

1)onorevoli Bratti, Margiotta, Mariani, Realacci, Bocci, Braga, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Martella, Mastromauro, Morassut, Motta, Viola, Zamparutti.
Al comma 32, sostituire il capoverso 81 con il seguente:

81. Ferma restando l’eventuale applicazione delle norme di tutela ambientale, paesaggistica o storico artistica, più restrittive le attività di prospezione di cui al comma 79 sono in ogni caso sottoposte alla valutazione di impatto ambientale di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni.

2) onorevoli Margiotta e Codurelli:
"Al comma 32, dopo il capoverso 80, aggiungere il seguente: 80-bis. Il permesso di cui al comma 79 e l’autorizzazione di cui al comma 80 sono rilasciati previo acquisizione del parere vincolante degli enti locali competenti per territorio" 27. 58. Margiotta, Codurelli.

Questo, il parere della VIII COMMISSIONE PERMANENTE (ambiente, territorio e lavori pubblici)

  La VIII Commissione,

            esaminato il disegno di legge n. 1441-ter-B, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia»;

            considerato che esso contiene diverse disposizioni di significativo interesse, vertenti su materie di competenza della VIII Commissione;

            rilevata l’opportunità, con riferimento all’articolo 27, comma 26, che in materia di geotermia il Governo sia delegato altresì a disciplinare le emissioni in atmosfera degli impianti geotermici, specialmente con riguardo a quelli ad alta temperatura, in considerazione delle carenze registrate nella normativa in materia, che non contempla – o sottovaluta – inquinanti come il boro, l’ammoniaca, il mercurio, l’arsenico e il radon e anche le quantità elevate di acido solfidrico, metano e anidride carbonica emesse da tali impianti geotermici;

            considerato che il decreto legislativo n. 152 del 2006, allegato IV alla parte II, sottopone l’attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma alla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (VIA);

            considerato che il comma 78 dell’articolo 1 della legge n. 239 del 2004, come modificata dal testo in esame, prevede il parere degli enti locali interessati nell’ambito del procedimento di rilascio del permesso di ricerca di idrocarburi e che analogo parere è ritenuto necessario nel caso di rilascio della concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma prevista dal comma 82-ter;

        esprime

PARERE FAVOREVOLE

        con le seguenti osservazioni:

            valuti la Commissione di merito l’opportunità di inserire, all’articolo 27, comma 26, tra i principi e criteri della delega al governo ivi contenuta, la definizione di una disciplina delle emissioni prodotte dall’attività geotermoelettrica, allo scopo di poter regolamentare le emissioni delle sostanze inquinanti come flussi di massa totali per ciascuna concessione geotermica e le rispettive concentrazioni, anche attraverso l’eventuale rideterminazione di valori di emissione ed immissione tali da garantire la tutela ambientale delle aree interessate e le normali condizioni di vita della popolazione;

            ai fini di una chiara ripartizione delle competenze tra Stato, regioni ed enti locali, valuti inoltre la Commissione di merito l’opportunità di chiarire, al comma 32 del medesimo articolo 27, che l’attività di prospezione in terraferma è in ogni caso sottoposta alla procedura di verifica di assoggettabilità di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 152 del 2006, da espletare nell’ambito del procedimento di cui al comma 77; resta inteso che le attività di cui al comma 81 di prospezione a mare effettuate all’interno di aree marine protette restano sottoposte alla procedura di valutazione di impatto ambientale;

            valuti la Commissione di merito l’opportunità di chiarire, al comma 82-ter, la necessità del parere degli enti locali interessati ai fini del rilascio della concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma nell’ambito dell’apposito procedimento unico ivi previsto;

            ai fini di una più corretta formulazione dell’articolo 27, valuti infine la Commissione di merito l’opportunità, al comma 25, di riferire le parole «di nuova generazione» agli impianti di energia elettrica.

 

Questo il parere della Commissione per le Questioni Regionali

COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI

        La Commissione parlamentare per le questioni regionali,

            esaminato il testo del disegno di legge C. 1441-ter-B Governo, in corso di esame presso la X Commissione della Camera, recante disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese nonché in materia di energia, approvato dalla Camera e modificato dal Senato, su cui la Commissione ha espresso parere alla X Commissione della Camera in data 14 ottobre 2008 ed alla 10a Commissione del Senato in data 10 dicembre 2008;

            rilevato che il provvedimento reca misure riconducibili a materie di potestà esclusiva statale, nonché a materie di competenza concorrente Stato-regioni, prevalentemente orientati alla promozione delle imprese e allo sviluppo economico, afferenti alla nozione di «tutela della concorrenza»;

            considerato che le materia «commercio con l’estero» e «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia» appartengono alla competenza concorrente Stato-Regioni, ai sensi dell’articolo 117, comma 3, della Costituzione; valutato che specifiche disposizioni del provvedimento incidono in settori di esclusiva competenza statale, quali «ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali», «giurisdizione e norme processuali, ordinamento civile e penale» e «tutela dell’ambiente», ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, della Costituzione;

        esprime

PARERE FAVOREVOLE

        con la seguente condizione:

            agli articoli 25 e 27 siano riformulate le previsioni ivi contenute affinché sia garantito un maggiore coinvolgimento del ruolo delle autonomie territoriali in sede di Conferenza unificata nella localizzazione, sul territorio nazionale, di impianti di produzione elettrica nucleare;

        e con la seguente osservazione:

            valuti la Commissione di merito l’opportunità di promuovere iniziative legislative volte a ricondurre le norme generali in materia di commercio con l’estero e di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia in apposite leggi-quadro di settore che enuncino e determinino i principi fondamentali, afferenti alla competenza statale, atteso che su tali materie spetta alle regioni la potestà legislativa concorrente ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione.  



 

Per una migliore comprensione riportiamo gli articoli che regolamentano l’estrazione petrolifera:

  19. I commi da 77 a 82 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239, sono sostituiti dai seguenti:       32. Identico:       32. Identico.

      «77. Il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, di cui all’articolo 6 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, e successive modificazioni, è rilasciato a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni statali e regionali interessate, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241. Esso consente lo svolgimento di attività di prospezione consistente in rilievi geologici, geofisici e geochimici, eseguiti con qualunque metodo o mezzo, e ogni altra operazione volta al rinvenimento di giacimenti, escluse le perforazioni dei pozzi esplorativi. Del rilascio del permesso di ricerca è data comunicazione ai comuni interessati.

      «77. Identico.

      78. L’autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo, alla costruzione       78. Identico.  



degli impianti e delle opere necessari, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili all’attività di perforazione, che sono dichiarati di pubblica utilità, è concessa, previa valutazione di impatto ambientale, su istanza del titolare del permesso di ricerca, da parte dell’ufficio territoriale minerario per gli idrocarburi e la geotermia competente, a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano la regione e gli enti locali interessati, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241.    
        79. Il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui all’articolo 6 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, e successive modificazioni, è rilasciato a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni statali interessate, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241. Esso consente lo svolgimento di attività di prospezione consistente in rilievi geologici, geofisici e geochimici, eseguiti con qualunque metodo o mezzo, e ogni altra operazione volta al rinvenimento di giacimenti, escluse le perforazioni dei pozzi esplorativi.
        80. L’autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo, alla costruzione degli impianti e delle opere necessari, delle opere connesse e delle infrastrutture  


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  indispensabili all’attività di perforazione è concessa, previa valutazione di impatto ambientale, su istanza del titolare del permesso di ricerca di cui al comma 79, da parte dell’ufficio territoriale minerario per gli idrocarburi e la geotermia competente.  
        81. Nel caso in cui l’attività di prospezione di cui al comma 79 non debba essere effettuata all’interno di aree marine a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, di ripopolamento, di tutela biologica o di tutela archeologica, in virtù di leggi nazionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali, essa è sottoposta a verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale, di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
      79. Alle autorizzazioni di cui al comma 78 si applicano le disposizioni dell’articolo 8, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.       82. Identico.
      80. Qualora le opere di cui al comma 78 comportino variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione di cui al medesimo comma 78 ha effetto di variante urbanistica.       82-bis. Identico.
      81. La concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, di cui all’articolo 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, e successive modificazioni, è rilasciata a seguito       82-ter. La concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, di cui all’articolo 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, e successive modificazioni, è rilasciata a seguito di un


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di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni statali, regionali e locali interessate, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241. procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni competenti ai sensi del comma 7, lettera n), del presente articolo, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241. Con decreto dei Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sono individuate le attività preliminari che non comportano effetti significativi e permanenti sull’ambiente che, in attesa della determinazione conclusiva della conferenza di servizi, l’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e la geotermia è competente ad autorizzare.  
      82. La concessione di coltivazione di idrocarburi in terraferma costituisce titolo per la costruzione degli impianti e delle opere necessari, degli interventi di modifica, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili all’esercizio, che sono considerati di pubblica utilità ai sensi della legislazione vigente.       82-quater. Identico.
      82-bis. Qualora le opere di cui al comma 82 comportino variazioni degli strumenti urbanistici, il rilascio della concessione di cui al medesimo comma 82 ha effetto di variante urbanistica. Nel procedimento unico di cui ai commi da 77 a 81, è indetta la conferenza di servizi ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nell’ambito della quale si considera acquisito l’assenso dell’amministrazione       82-quinquies. Qualora le opere di cui al comma 82-quater comportino variazioni degli strumenti urbanistici, il rilascio della concessione di cui al medesimo comma 82-quater ha effetto di variante urbanistica. Nel procedimento unico di cui ai commi da 77 a 82-ter, è indetta la conferenza di servizi ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nell’ambito della quale si considera


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convocata se questa non partecipa o se il suo rappresentante non ne esprime in tale sede definitivamente la volontà». acquisito l’assenso dell’amministrazione convocata se questa non partecipa o se il suo rappresentante non ne esprime in tale sede definitivamente la volontà.  
        82-sexies. Le attività finalizzate a migliorare le prestazioni degli impianti di coltivazione di idrocarburi, compresa la perforazione, se effettuate a partire da opere esistenti e nell’ambito dei limiti di produzione ed emissione dei programmi di lavoro già approvati, sono soggette ad autorizzazione rilasciata dall’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e la geotermia».

      20. Le disposizioni di cui ai commi da 77 a 82-bis della legge 23 agosto 2004, n. 239, come sostituiti dal comma 19 del presente articolo, si applicano anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, eccetto quelli per i quali sia completata la procedura per il rilascio dell’intesa da parte della regione competente.

      33. Le disposizioni di cui ai commi da 77 a 82-sexies dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239, come sostituiti dal comma 32 del presente articolo, si applicano anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, nonché ai procedimenti relativi ai titoli minerari vigenti, eccetto quelli per i quali sia completata la procedura per il rilascio dell’intesa da parte della regione competente.

      33. Identico.

      21. Il Comitato centrale metrico istituito dall’articolo 7 del regio decreto 9 gennaio 1939, n. 206, e successive modificazioni, è soppresso.       34. Identico.       34. Identico.
      22. Laddove per disposizione di legge o di regolamento è previsto che debba essere acquisito il parere tecnico del Comitato centrale metrico, il Ministero dello sviluppo economico       35. Identico.       35. Identico.

Di seguito, in pdf, il testo integrale del disegno di legge con i pareri delle diverse commissioni

1441 ter C

 

 

Lettera aperta 8

martedì, 26 maggio, 2009

Il video realizzato da Antonello Tiracchia e trasmesso nel corso del convegno del 24 maggio di Corropoli

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Considerazioni di Politica Economica sugli insediamenti petroliferi in Abruzzo

domenica, 19 aprile, 2009

Considerazioni di Politica Economica sugli insediamenti petroliferi in Abruzzo di Antonio Bianco, Università di Macerata

Considerazioni di Politica Economica