Category “Ambiente”

Sabato 7 maggio, tutti a Termoli

mercoledì, 27 aprile, 2011

NON PERDIAMO QUESTA OCCASIONE!

POTETE LEGGERE QUI IL COMUNICATO E LE NUMEROSE ADESIONI CHE STANNO TUTTORA PERVENENDO.

PER LA MANIFESTAZIONE PARTIRA’ UN  PULMANN  DA ALBA ADRIATICA, CON FERMATE A TORTORETO-GIULIANOVA-PINETO-PESCARA-LANCIANO, SABATO INTORNO ALLE ORE 7,30.
CHI VOLESSE PARTECIPARE CE LO FACCIA  SAPERE AL PIU’ PRESTO,  CHIAMANDO AL 3273286204 .

E-Mail info@no-petrolio-abruzzo.com

PETROLIO: TRE REGIONI IN RIVOLTA

venerdì, 15 aprile, 2011

Ci risiamo! L’offensiva delle compagnie petrolifere è a tutto campo, Petroceltic,Northern Petroleum.  Sotto tiro isole Tremiti (un permesso di ricerca ufficializzato dalla Prestigiacomo il 29 marzo scorso), Pantelleria, canale di Sicilia, mare pescarese (un primo parere favorevole di VIA, per ricerche a 5 miglia dalla costa),  vastese e pugliese (sette progetti presentati).

Ma ora la risposta si fa più dura, con la Puglia tutta intera, gli amministratori locali del Molise, le associazioni, i comitati, gli ambientalisti, le forze politiche,civili e sociali.

E le Regioni Abruzzo e Molise?

Il Presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D’Ascanio, denuncia,senza mezzi termini:

«Va sottolineato il dato che sta facendo scandalo anche fuori dai nostri confini – ha detto D’Ascanio, senza peli sulla lingua –: solo le Regioni Molise e Abruzzo non hanno espresso alcun parere sull’intervento ministeriale mentre anche amministrazioni di centrodestra nelle regioni limitrofe stanno protestando in maniera clamorosa»

Il presidente del Consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna, all’indomani dell’assemblea di Peschici, che ha sollecitato un fronte comune delle istituzioni e dei territori contro le prospezioni nei fondali del medio-basso Adriatico, ha lanciato la proposta di una       seduta congiunta dei Consigli regionali di Abruzzo, Molise e Puglia per una posizione comune sulle trivellazioni di idrocarburi in mare.

Questa mobilitazione ha già prodotto un primo incontro di una delegazione pugliese col Ministero dell’Ambiente il 26 prossimo e si parla di una grande manifestazione interregionale per dare voce alla volontà calpestata dei cittadini delle regioni del medio e basso adriatico.

Cosa faranno i nostri amministratori regionali di fronte a questa protesta che sale e che chiede la salvaguardia delle zone più belle e preziose del  nostro mare, delle futuro delle nostre popolazioni e delle nostre economie?



istanza di ricerca d 505 B.R.-EL, a 13 miglia km. dalle Isole Tremiti

istanza di permesso di ricerca d 507 B.R.-EL, di fronte a Pescara

Come si poteva immaginare le distanze

dalla costa (5 miglia) e dalle aree 

protette (12 miglia), sono le minime
 
previste daldecreto Prestigiacomo del

luglio scorso.

Immagine anteprima YouTube
le isole Tremiti

PETROLIO IN ABRUZZO:RISORSA O MINACCIA?

giovedì, 10 marzo, 2011

Come avevamo annunciato si è svolto sabato scorso a Pescara, in occasione della presentazione del libro “Abruzzo color petrolio”  del giurista Enzo di Salvatore, il dibattito organizzato dall‘Associazione Articolo 3. Il dibattito,  in cui sono intervenuti anche  il nostro comitato, Nuovo Senso Civico e il Comitato No Petrolio, e che potete vedere nella versione integrale qui sotto,   ha visto al confronto: Teodoro Calabrese – Vice Direttore Confindustria Chieti,  Carlo Costantini – Consigliere Regionale (IDV),   Giovanni Damiani – Presidente Eco Istituto Abruzzo,  Mario Lattanzio – Assessore Ambiente Provincia di Pescara,   Emilio Nasuti (PDL) – Presidente Prima Commissione Bilancio Regione Abruzzo.

Immagine anteprima YouTube

Molto chiara e interessante l’introduzione del Prof. Di Salvatore che ha sottolineato le debolezze dell’attuale legge della regione Abruzzo che, non dicendo chiaramente che cosa si può o non si può fare in materia petrolifera, non dà certezza nè ai cittadini, nè agli operatori economici e di fatto lascia la strada aperta agli interessi delle compagnie petrolifere. Tutto è derogato ai tecnici (Comitato VIA regionale), all’intesa Stato-regione e, in definitiva, al Governo che, in base ad una legge del 2010, in mancanza di un’intesa può decidere unilateralmente sulla  materia degli  idrocarburi.

Il biologo Giovanni Damiani, ha sottolineato come le attività petrolifere  non possano  essere inquadrate nel criterio della sostenibilità perchè contravvengono alla legge di non prelevare più risorse di quante l’ambiente non riesca a rigenerare e a quella che non bisogna immettervi più di quanto non riesca a metabolizzare. Inoltre bisogna ricordare che tutte le fasi della ricerca-estrazione-trasporto-lavorazione-consumo del petrolio sono da considerare , in misura diversa, inquinanti e gli impatti sanitari sulla popolazione si vedono solo a distanza di anni. Pertanto si deve solo parlare di come fuoruscire, nel più breve tempo possibile, dal ricorso alle fonti fossili non rinnovabili. L’unico discorso serio è affidato alla ricerca e all’espansione nel campo delle energie pulite, che abbisognano soltanto di una giusta regolamentazione per evitare abusi e speculazioni, favorendo ad esempio l’autonomia energetica degli edifici ecc, e ad un’attenta ricognizione del bilancio energetico e delle emissioni dei Comuni.

Il cosigliere regionale Costantini, ricordando come le royalties petrolifere già basse vengono pagate sulla base dell’autocertificazione della quantità da parte delle compagnie, ha sostenuto che ipotizzare un futuro petrolifero per la nostra regione significa bruciare il futuro per un beneficio contingente e limitato.

Come al solito, attraverso l’intervento del consigliere  di maggioranza Nasuti, la regione ha dribblato sull’argomento e sugli impegni politici precisi che i cittadini abruzzesi, anche attraverso le 50.000 firme raccolte, da tempo invocano dalla giunta regionale.

Calabrese ha sostenuto che l’Abruzzo ha ampio spazio per il petrolio che non provocherebbe inquinamento se non nella fase del consumo. Rinunciare al petrolio significa mettere in crisi imprese del settore che occupano 4000 addetti e altri 2000 con l’indotto e rinunciare ad investimenti programmati per 3 miliardi di lire.

Cifre che sono state contestate dal senatore Graziani e da Alessandro Lanci di NSC che hanno rivelato trattarsi di imprese con pochi addetti e che lavorano prevalentamente per l’estero.

Claudio Censoni, a nome del nostro Comitato ha chiesto al rappresentante della Confindustria Chieti che, assieme ad alcuni sindacati locali hanno firmaro un protocollo a favore dell’estrazione petrolifera, (vedi anche nostro post del 5 febbraio) come mai non hanno mostrato uguale sollecitudine nel criticare il decreto ammazza rinnovabili che mortifica la crescita delle energie rinnovabili e mette in crisi centinaia di nuove aziende che già offrono migliaia di posti di lavoro e comporta il blocco immediato degli ordinativi e dei contratti in corso.

Altri interventi del rappresentante del comitato No petrolio, del vice sindaco di Città S.Angelo, di singoli cittadini che hanno  espresso  le loro motivazioni contrarie alla petrolizzazione.

Governo: sì al petrolio, no alle energie rinnovabili!

martedì, 1 marzo, 2011

Dibattito e presentazione libro “Abruzzo color petrolio”

Di Enzo Di Salvatore

sabato 5 marzo · 9.30 – 12.30
Palazzo della Provincia – Sala Figlia di Iorio

Piazza Italia   Pescara

Petrolio in Abruzzo: risorsa o minaccia?

La tavola rotonda è coordinata da Antonella Allegrino – Presidente dell’Associazione “Art. 3″ e Consigliere Provinciale.

Durante l’incontro sarà presentato il libro “ABRUZZO COLOR PETROLIO” di Enzo Di Salvatore.

- Interverranno:

Teodoro Calabrese – Vice Direttore Confindustria Chieti
Carlo Costantini – Consigliere Regionale
Giovanni Damiani – Presidente Eco Istituto Abruzzo
Mario Lattanzio – Assessore Ambiente Provincia di Pescara
Luciano Monticelli – Sindaco di Pineto
Emilio Nasuti – Presidente Prima Commissione Bilancio Regione Abruzzo

Sono previsti interventi delle associazioni Comitato NO petrolio,   del Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni e  del WWF.

Per l’occasione saranno esposte alcune opere di artisti italiani e stranieri espressamente dedicate al tema del petrolio in Abruzzo.

La mostra internazionale di “”arte postale” è curata da Maura Di Giulio.

L’evento è organizzato dall’associazione “Art. 3″.


Si svolgerà a Matera e Viggiano, nei giorni 3, 4 e 5 marzo prossimi la conferenza internazionale “Petrolio ed ambiente” con la partecipazione di esponenti nazionali e regionali in materia di sanità, economia e sviluppo delle fonti fossili in Basilicata.

L’intento, molto più ambizioso della tavola rotonda dei giorni scorsi a Chieti (vedi video ),  è sempre quello : mostrare come petrolio, ambiente  e sviluppo possono procedere assieme e anzi come il petrolio possa essere un fattore di promozione della qualità dell’ambiente e motore per lo sviluppo di tutta una regione. Cosa non verificata nell’esperienza della Basilicata, e non solo, che dopo un’esperienza più che decennale, presenta i più alti indici di emigrazione, disoccupazione giovanile, interi territori inquinati e con un’agricoltura sofferente.   Il primo serio monitoraggio ambientale, dopo un decennio di estrazioni, è partito in questi giorni.

Intanto,   stando all’« Annuario 2009 – Sanità e salute» dell’Istat, i lucani sono primi in Italia per malattie croniche e, nel Mezzogiorno, sono quelli che contano più morti a causa di problemi respiratori e tumori (La Gazzetta del Mezzogiorno). Le cause sono tutte da accertare ma nessuno può dimenticare la leggerezza con cui in tutti questi anni si è continuato ad estrarre e lavorare idrocarburi in  Basilicata.

A questa Conferenza i Lucani rispondono con una  Contro-conferenza e un Question-time con tutte le domande a cui da anni la Regione e le compagnie petrolifere non hanno mai dato risposta, alla faccia della trasparenza e dei bei discorsi di compatibilità ambientale.

Questa proterva volontà di proseguire in un tipo di approvigionamento energetico, basato sul petrolio e sul nucleare, e che arricchisce le multinazionali del petrolio e le grandi imprese, trova purtroppo conferma nel decreto che il Governo voterà giovedì prossimo in cui si darà un taglio mortale  allo sviluppo del fotovoltaico, con il falso argomento dei costi eccessivi dovuti agli incentivi per le rinnovabili.

Siamo lontani da ogni discorso di transizione verso un’economia post-carbone a cui tutti gli stati si stanno preparando e ci avviciniamo pericolosamente al fallimento degli obiettivi imposti da Kyoto e dalla UE.




iQ

uestion Time Petrolio. Ovvero, le domande alle quali
inda anni la Regione e le compagnie minerarie non danno risposte.
Le darà la conferenza di Matera e Viggiano organizzata dall’Eni e dalla Regione Basilicata?

Question Time Petrolio. Ovvero, le domande alle quali
da anni la Regione e le compagnie minerarie non danno risposte.
L


Ecuador: 9 miliardi di dollari di multa alla Chevron

giovedì, 17 febbraio, 2011

Mentre illustri luminari lanciano da Chieti la buona novella che  il futuro dell’Abruzzo passa per il petrolio, in Equador la Chevron ex Texaco è stata condannata a pagare   la più grande multa di tutti i tempi per aver inquinato irreparabilmente una parte della foresta equatoriana trasformandola nella zona industriale   «più contaminata del mondo» (Corriere della Sera 16/02/2011).

Equador,  Golfo del Messico,  Alaska,  delta del Niger:  ecco alcuni tra i disastri maggiori causati  dalla irresponsabile corsa ai profitti delle multinazionali del petrolio.  Tutti sappiamo che i combustibili fossili  sono in sè  i maggiori responsabili dell’effetto serra perchè immettono nell’atmosfera le enormi quantità di carbonio accumulato nelle foreste di milioni di anni fa, e che dobbiamo sostituire  al più presto il loro uso con quello di fonti pulite e rinnovabili.  Quello che si tende a nascondere è il modo spesso criminale col quale le Compagnie operano nel procurarsi e nell’estarre queste risorse.

C’è un video illuminante, girato in una scuola ENI per operatori del settore, che mostra come le compagnie petrolifere si muovano non in un mercato ma in un quadro geo-strategico che tendono a modificare cinicamente passando sopra agli interessi dei popoli e a qualsiasi attenzione verso l’ambiente.  E non servono le scontate rassicurazioni delle compagnie, quando l’esaurirsi dei giacimenti “facili” spinge sempre di più la ricerca e l’estrazione verso zone estreme e profondità marine mai raggiunte prima: è di questi giorni l’annuncio di un accordo tra la BP e la Russia per lo sfruttamento di un’area di 125.000 kmq. nel mare Artico, e l’installazioni di isole galleggianti dell’ENI al largo dell’Alaska in grado di operare trivellazioni trasversali di km. a migliaia di metri di profondità.

Nei prossimi giorni parleremo delle rivelazioni di WikiLeaks confermanti il progressivo esaurirsi di giacimenti ritenuti fin’ora sicuri per lunghi anni.

ABRUZZO COLOR PETROLIO di ENZO DI SALVATORE

lunedì, 7 febbraio, 2011


ABRUZZO COLOR PETROLIO di  ENZO DI SALVATORE

CALENDARIO DELLE PROSSIME PRESENTAZIONI    2011

10 febbraio, giovedì, ore 17.00: TERAMO, Hotel Abruzzi

- 20 febbraio, domenica, ore 16.30: PESCARA, Patronato INCA CGIL

- 5 marzo, sabato: PESCARA

SU ACCORDI CHE SI FIRMANO A CHIETI

sabato, 5 febbraio, 2011

Nonostante molti (erroneamente) ritengono che il rischio petrolizzazione, per l’Abruzzo, non esista più, i fatti ci mostrano che gli interessi che si muovono attorno allo sfruttamento del nostro petrolio, non demordono. Intanto non ci sarà l’atteso pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità della legge regionale n.32 nel suo testo modificato approvato nel novembre scorso, avendo il governo rinunciato all’impugnativa. E bisogna dire che non ha fatto un grande sforzo ad accettare questa legge perchè le modifiche avevano la firma del Ministero dello Sviluppo. Quindi,lo stop che durava dal 2008 è saltato e ci troveremo adesso a verificare nel concreto le reali, non quelle vantate da Chiodi, capacità della nuova legge di frenare l’assalto delle compagnie.
Assalto che si intravvede nel protocollo firmato da Confindustria locale, e i sindacati  provinciali Cisl, UIL, UGL pochi giorni fa a Chieti.

Tralasciamo di commentare le affermazioni per cui l’industria petrolifera sarebbe ” all’avanguardia per l’attenzione all’ecosistema e alla sicurezza” (sic!), e quelle sul “rispetto assoluto delle rigide norme di sicurezza ” che “hanno permesso di generare sviluppo senza danni”,  perchè assolutamente risibili e smentite da una lunga serie di disastri ambientali in Italia e in tutto il mondo. Anche l’estrazione di gas, che finora in gran parte ha interessato  il territorio abruzzese e che  si è voluto far passare come un procedimento sicuro e pulito,  non lo è, almeno per l’uso dei fanghi di perforazione e il rischio costante di inquinamento delle falde acquifere.  Inoltre rischia di diventare particolarmente  distruttiva con l’uso della nuova tecnica di fraking, (blog D’orsogna, 11 gennaio 2011), in uso negli Stati Uniti da qualche anno,  e che sta  suscitando una forte opposizione da parte delle popolazioni tanto che perfino nel Texas vogliono sospenderla,  come riferito daMaria Rita D’Orsogna (febbraio 2011).

Questi signori, compagnie petrolifere straniere operanti in Abruzzo e Confindustria chietina non sopportano neppure la pur mite e permissiva  legge  regionale varata da Chiodi lo scorso novembre e vorrebbero che la Regione se la rimangiasse  addirettura insieme al no al Centro Oli di Ortona. I motivi addotti sono i soliti:  sviluppo del settore, mantenimento e crescita dei posti di lavoro, soldini per l’economia locale. Non fa niente se l’esperienza non suffraga tali affermazioni. La Basilicata doveva essere il Texas italiano (qualcuno ricorderà i titoli dei giornali di una decina di anni fa): è rimasta la regione più povera, con la più alta emigrazione giovanile, con intere zone devastate nelle sue produzioni agricole……

Ma davvero si pensa di offrire una prospettiva di sviluppo e di occupazione per l’Abruzzo estraendo questo petrolio amaro che non serve a nessuno (meno di 2 settimane di autonomia petrolifera e occorreranno 20 anni per estrarlo) se non a piccole compagnie che devono raccogliere le briciole delle Multinazionali?

Davvero si può pensare oggi al petrolio se non come una risorsa in esaurimento, inquinante e senza prospettive future,  a cui sarebbe scellerato sacrificare una regione che per vocazione, scelte e investimenti fatti deve trovare nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica il motore per uscire dalla crisi economica e occupazionale?

Ma di cosa stanno parlando, chi glielo ha detto che dovremo ricorrere alle fonti fossili  per 50 anni ancora?Per il petrolio le stime più ottimistiche parlano di 30-40 anni; e molto prima, data la crescita della domanda e dei costi di estrazione dovuti a  giacimenti a profondità sempre maggiori e in località sempre più estreme e difficili, la quantità accessibile  sul mercato diminuirà determinando una crisi energetica globale. Mai sentito parlare del picco del petrolio?    Allora il carbone? Qualcuno ha sentito parlare dell’effetto serra e del  mutamento climatico e sente la responsabilità di non farsi trovare impreparati di fronte al prevedibile crack petrolifero ?

Negli stessi giorni che attorno a questo tavolo anacronistico si firmava questo futuristico documento, si teneva    un Convegno della Fondazione Bruno Trentin,  su       ‘L’energia per il lavoro sostenibile. La terza rivoluzione industriale‘ ,  con la partecpazione di Jeremy Rifkin,  in cui   è stato sottoscritto   un  patto tra la   Foundation on Economic Trends presieduta da Jeremy Rifkin e l’associazione “Bruno Trentin” presieduta da Guglielmo Epifani, a sostegno di un piano strategico per il lavoro, l’impresa, la crescita sostenibile, imperniato intorno alla terza rivoluzione industriale.   Con un occhio attento a non compromettere il futuro nostro e delle generazioni a venire e la preoccupazione di fornire risposte ai problemi del presente, cioè rilanciare il motore dello sviluppo e creare migliaia di nuovi posti di lavoro grazie ad un   nuovo modello energetico distribuito e rinnovabile, che produrrà un effetto moltiplicatore sull’economia e l’occupazione per i prossimi decenni.

BREVE VIAGGIO NEL CAOS GIURIDICO DEGLI IDROCARBURI

giovedì, 16 dicembre, 2010

Di questo libro avevamo già parlato qualche settimana fa. Cogliamo l’occasione della sua presentazione venerdì 10 dicembre a Pineto, alla presenza della scrittrice Dacia Maraini, che ne aveva curato la prefazione, e del sindaco Luciano Monticelli, per sottolinearne l’attualità in questo momento in cui il succedersi di leggi della Regione Abruzzo e di puntuali impugnative da parte  del governo Berlusconi rischia di creare disorientamento tra i nostri concittadini preoccupati dall’avanzata delle trivelle.

In un quadro legislativo confuso ed in evoluzione, in cui sembra prevalere l’erosione da parte dello stato di ogni autonomia regionale e, nello specifico, la volontà di imporre in modo anti-democratico una deriva petrolifera che i cittadini abruzzesi non vogliono, questo libro del giurista Enzo Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale italiano e comparato all’Università di Teramo,  scritto con un dichiarato intento divulgativo, si presenta come uno strumento indispensabile per chi voglia capire e per coloro che si battono perchè la nostra regione non venga travolta dalle logiche e dagli interessi di poche compagnie petrolifere.Immagine anteprima YouTube[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=fXmi7kfrfns[/youtube]

ANCORA SULLA LEGGE REGIONALE

sabato, 27 novembre, 2010

“PETROLIO, L’ABRUZZO GUARDI ALLA UE”

Di Salvatore: nel diritto comunitario la strada per evitare le trivelle.

Intervista di Antonio De Frenza-  “Il Centro”- 24 novembre 2010

PESCARA. La telenovela dell’Abruzzo petrolifero non si è conclusa il 2 novembre con l’approvazione della legge regionale “Tutela della costa teatina” concordata con il governo. Anzi, quella «è la legge peggiore di tutte», dice Enzo Di Salvatore, docente di diritto costituzionale all’Università di Teramo e autore di un libro prezioso: “Abruzzo color petrolio” (Edizioni Palumbi, 10 euro, prefazione di Dacia Maraini) dove si ricostruisce minuziosamente, norma dopo norma, comma dopo comma, i tentativi della Regione di salvarsi dalla petrolizzazione selvaggia. Da quella legge non c’è da attendersi nulla di buono, dice Di Salvatore, al massimo il ritiro del ricorso del Governo pendente in Corte Costituzionale sulla 32 del 2009, la norma che la legge del 2 novembre dovrebbe correggere. L’udienza in Consulta doveva esserci il 4 novembre, ma in quella sede il governo disse che avrebbe aspettato di esaminare la nuova legge regionale per decidere se andare avanti con l’impugnativa. La Consulta ha rimandato l’udienza a nuova data.

Professor Di Salvatore, perché dice che questa è la legge peggiore? Il testo è stato concordato con il governo per evitare nuove impugnative.
«E infatti qui lo Stato interviene due volte invece che una. E poi la legge sembra introdurre un divieto che non è un divieto».

La legge parla di incompatibilità delle attività petrolifere.
«L’incompatibilità è una tutela che non tutela affatto. In più la valutazione di compatibilità è rimessa a uno strumento tecnico, il “Via”, che trasmette il parere alla conferenza di servizi e poi all’intesa Stato-Regione».

E se l’intesa non si trova?
«Lo Stato può decidere unilateralmente».

Insomma niente rischio impugnative, ma anche niente tutela dal petrolio.
«Ma non è detto che se il governo non impugna la legge, questa si salva comunque dall’illegittimità. Basterebbe che una compagnia petrolifera sollevasse la questione di illegittimità davanti a un Tar che tutto verrebbe rinviato alla Consulta».

Il rischio c’è?
«Questa legge mi sembra costituzionalmente più illegittima dell’ultima, perché non dice a chiare lettere che cosa si può fare e che cosa non si può fare».

Il suo libro ha un sottotitolo molto esplicito: “Breve viaggio nel caos giuridico degli idrocarburi”. Perché parla di caos?
«Perché la materia è ancora tutta da disciplinare, a parte alcuni aspetti. Per esempio, per motivi di tempo nel libro manca il riferimento all’ultimo provvedimento del governo che si occupa di proteggere la fascia costiera dalle attività petrolifere».

Il provvedimento chiesto dalla ministra Prestigiacomo?
«Sì, quella norma fa divieto di estrazione entro le 5 miglia marine e tutela in maniera assoluta le aree protette marine e per 12 miglia l’area marina prospiciente. Il divieto riguarda solo le fasi di attività petrolifera con esclusione della lavorazione. Su questa interviene però la legge del 1991 per le aree protette. Ecco, al di là di queste due norme, il resto è tutto da disciplinare».

Per la Regione ci sono margini di manovra per evitare le trivelle?
«Ci sono, ma probabilmente in questo momento la questione non è nel pensiero del governo nazionale e del Parlamento. In più c’è la Corte Costituzionale che in alcuni pronunciamenti sulle fonti rinnovabili, penso alla legge della Regione Puglia, ha escluso che in materia di energia ci possano essere ampi margini per le Regioni. Però il diritto comunitario dà alle Regioni la possibilità di intervenire».

In che modo?
«La Ue fa salva la libera circolazione delle imprese, ma ammette una deroga per le attività che danneggiano l’ambiente».

Ma, si dice, l’energia è un tema strategico per il paese e lo Stato non vuole intromissioni.
«Il governo ha provato a utilizzare questo argomento in maniera strumentale, ma la Corte costituzionale in sentenza l’ha esclusa. Non esiste una strategia economica nazionale. Sull’energia ha competenza la Regione, lo Stato è competente sui principi».

Nel ricorso alla legge 32 il governo ha obiettato che non si possono indiscriminatamente vietare insediamenti produttivi, ma che la cosa va valutata caso per caso.
«In quel caso la Regione avrebbe potuto specificare nella legge i casi di tutela e non vietare incondizionatamente. E’ chiaro che nelle zone naturali protette è necessario un divieto assoluto, in altre zone la materia va regolamentata, richiamandosi a quello che la direttiva Ue consente».

PAROLE CHIARE

venerdì, 5 novembre, 2010

In attesa degli atti e della trascrizione del dibattito in Consiglio  Regionale, non ci vengono risparmiate dichiarazioni entusiastiche di esponenti della maggioranza e dello stesso Presidente  Chiodi.
Cosa ci sia da esultare non si capisce dal momento che:

-nelle zone in nero della cartina, elaborata da WWF e Legambiente, art. 1 comma 3 del Disegno di legge della Giunta regionale approvato, si  prevede una “valutazione di compatibilità” tra le attività petrolifere e l’agricoltura di qualità ivi presente,  affidata (comma 4) al Comitato di coordinamento regionale V.I.A. un semplice organo amministrativo. Lo stesso che tarda a dare il parere negativo sui pozzi di petrolio previsti dalla Forest Oil, per Bomba, in Val di Sangro, in area a rischio sismico, idrogeologico e sotto una diga.                                                                                                                                                                                                                                                          Dicendo pane al pane e vino al vino, in queste zone, se non proprio in mezzo alle vigne, agli ulivi, ai frutteti ecc., LE TRIVELLE HANNO IL VIA LIBERA.
Siamo andati a vedere la mappa del Montepulciano d’Abruzzo, ispirati dalla D’Orsogna, che con la solita chiarezza anglosassone spazza via le fumisterie e le mistificazioni del politichese nostrano, e così possiamo constatare come la mappa del vino e del petrolio coincidono, alla faccia dell’incompatibilità  continuamente ribadita dal presidente Chiodi e dai suoi assessori. E la mappa del Montepulciano  e del Trebbiano non si differenzia molto da quella delle altre produzioni agricole di qualità.

-art. 1 comma 2-

  • a, c)Aree naturali protette (parchi,), zone di interesse comunitario, di protezione e alto interesse naturalistico;
  • b) zone costiere;
  • d) zone sismiche di prima categoria (praticamente l’Aquilano, dove non esistono concessioni petrolifere);

in tutte queste aree ci sarebbero “profili di incompatibilità”, da valutare sempre,caso per caso, dalla citata Commissione VIA.       PRESIDENTE CHIODI, QUI SI TRIVELLA O NO?

Bontà loro un emendamento ha tolto la voce  “lavorazione” (leggi raffinazione) ma non è stata espressamente vietata l’installazione delle raffinerie.                                                                                                                                                                                                                                   PRESIDENTE  CHIODI, IL CENTRO OLI SI FARA’ O NO?
Dobbiamo aspettare il 2012 per sapere se l’autorizzazione sarà rinnovata? E se non si farà, perché non dirlo esplicitamente sulla legge, visto che la competenza è della Regione?        E perché lasciare la porta aperta ad altre possibili raffinerie?

Nel frattempo, mercoledì, si è svolta l’udienza della Corte Costituzionale per decidere sull’impugnativa del Governo e  abbiamo potuto vedere l’avvocato della regione Abruzzo completamente sottomesso al diktat della Presidenza del Consiglio e il richiamo dello stesso Presidente della Corte, costretto ad aggiornare l’udienza, ad una maggiore correttezza delle due parti.
Andiamo a vedere cosa fa invece la California di Arnold Schwarzenegger .

LI SI PREPARA IL FUTURO,  QUI DISTRUGGIAMO IL PRESENTE E IL FUTURO