Category “Comunicati Stampa”

Petrolieri? Non crediamoci.

venerdì, 27 agosto, 2010

Pagina de “Il Centro” del 28 agosto

Le 5 miglia della Prestigiacomo: piccole misure, grandi disastri

sabato, 3 luglio, 2010

Off limits una fascia di 5 miglia per tutte le coste italiane. Prestigiacomo: «Colmato un vuoto normativo a difesa del nostro mare e dei nostri gioielli naturalistici»

Così titola il comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente.

Il messaggio è lanciato, gli italiani possono tranquillizzarsi: il governo vigila sulle nostre coste, sul nostro mare e sui “gioielli naturalistici”, nessuna Louisiana è possibile da noi. Basta dimenticarsi dello scempio che quotidianamente si attua sui nostri beni ambientali e culturali.

Purtroppo, come ci insegna l’esperienza di questi anni di proclami mediatici a cui fa seguito il nulla o quasi, dato che il testo del decreto di riforma non c’è ancora, abbiamo cercato di leggere tra le righe di questo scarno comunicato cosa c’è almeno per il nostro Abruzzo.

Intanto, sbandierare il limite di 5 miglia (circa 9 km) come garanzia da qualsiasi disastro, significa dimenticare o fingere di dimenticare che il pozzo della Deepwater Horizon era collocato a circa 52 miglia e questo non ha salvato le coste della Louisiana, dell’Arizona, della Florida. Così come la distanza della Montara di più di 80 miglia da Timor non ha salvato le coste di quest’isola quando, nell’agosto del 2009, questa piattaforma ha preso fuoco e per 72 giorni ha eruttato petrolio nel mare.

Comunque, mappa petrolifera alla mano, le 5 miglia interdicono le attività petrolifere su meno del 10 % delle istanze e delle concessioni di ricerca e di estrazione, e Ombrina mare dovrà solo allontanarsi di 2-3 km per poter tranquillamente estrarre e lavorare il petrolio per più di vent’anni.

E le piattaforme già operative (attorno alle coste italiane, su un totale di 123 piattaforme, ben 26 rientrano nel limite di cinque miglia) verranno smantellate? Il comunicato parla di procedimenti autorizzativi in corso ma non fa cenno all’esistente. Purtroppo, temiamo che i sindaci di Pineto e di Silvi continueranno a rimirare le loro piattaforme anche se dentro il limite delle 5 miglia dalla costa e delle 12 miglia dal parco del Cerrano, e così quello di Casalbordino con le sue 5 piattaforme a 2 km. dalla costa. O saremo smentiti?

La profondità. Nei giorni scorsi è stato detto che in Adriatico non si trivella a 1500 metri di profondità ma a decine o, in alcuni casi, centinaia di metri. Sarebbe quindi una risata mettere un tappo in caso di fuoriuscita… Il pozzo Ixtoc I, nelle acque del Golfo del Messico, si trovava su un fondale di 50 metri e vomitò 3 milioni di barili di petrolio per 294 giorni. Tuttora, nella triste classifica degli incidenti più gravi, si trova nelle prime 4 posizioni.

Ma aspettiamo l’uscita del decreto per un’analisi più approfondita e per valutare la congruità dei proclami di salvaguardia dell’ambiente costiero e marino e delle economie che ivi sono insediate con le notizie di incredibili concessioni nella Sicilia sud-occidentale e, addirittura, in zona sismica su vulcani sottomarini nel canale di Sicilia.

È appena il caso di aggiungere che non è con questi pannicelli caldi, che a decreto pubblicato potrebbero anche essere tiepidi o freddi, che si salvaguarda l’Adriatico ed il Mediterraneo che, con i suoi 38 mg per metro curbo di catrame nel mare è il bacino più inquinato da idrocarburi del mondo ed è destinato ad esserlo sempre di più, proprio per le sue caratteristiche di mare “chiuso”, cioè quasi senza comunicazione con i grandi oceani, e la cui salute è affidata alle sue sole capacità di depurazione e alla preveggenza degli stati che su di esso si affacciano.

Bisogna ormai riconoscere, nell’ambito di un discorso di salvaguardia di tutto il bacino Mediterraneo, la specificità del nostro mare Adriatico che lo porta ad essere particolarmente a rischio e di fronte a cui occorre avere il coraggio delle scelte.

In Egitto, che in questi giorni è alle prese con un nuovo disastro da una piattaforma nel Mar Rosso, situata a quasi 100 km. dalla costa di Hurghada (Video), e che sta riversando petrolio su decine di km. di spiagge, il governo ha cercato di tenere nascosta la notizia per non infondere allarme sulla zona ad altissima valenza turistica. Ora però si sta seriamente considerando la decisione di ridurre il numero delle piattaforme operanti, a tutela del turismo e dell’ambiente.

Se può farlo l’Egitto perché non possono i nostri governanti?

E non hanno nulla da dire i nostri governanti del grande accordo raggiunto dalla BP (chi si rivede) e Gheddafi per nuove trivellazioni al largo della Libia, in acque profonde, da 1000 a 2000 metri?

Consiglio Regionale Straordinario del 23 giugno. Noi c’eravamo e …

venerdì, 25 giugno, 2010

23 giugno – Finalmente a L’Aquila. Consiglio Regionale Straordinario sulla petrolizzazione d’Abruzzo.

Che dire? Ci viene in mente l’immagine del famoso bicchiere, mezzo pieno e mezzo vuoto. Dal momento che non vogliamo essere pregiudizialmente ottimisti né pessimisti cerchiamo di esaminare il contenuto del mezzo pieno e il contenuto che manca ma che avrebbe potuto esserci.

Cominciamo col dire che se si è arrivati a questo appuntamento è perché uno straordinario movimento di comitati, associazioni, singoli cittadini hanno portato alla luce questo problema, circa 3 anni fa, e con un lavoro duro, tenace ed intelligente, lo ha portato all’ordine del giorno. Rinviamo chi volesse approfondire il contenuto della discussione agli interventi dei consiglieri Acerbo, Menna, Caporale, D’Alessandro, Costantini.

Abbiamo sentito così porre in quell’aula problemi che assillano i cittadini abruzzesi, insieme a precise richieste affinché la Regione:
•    Indichi un tavolo di lavoro aperto alla partecipazione di associazioni e comitati che si battono contro la petrolizzazione dell’Abruzzo, al fine di individuare tutte le necessarie strategie amministrative e legislative e di preparare una nuova legge regionale che non presti il fianco a impugnazioni;
•    Assuma una forte presa di posizione politica contro la petrolizzazione del mare, i rischi certi del crescere dell’inquinamento da idrocarburi e quelli possibili di disastri (vedi Louisiana), rivendicando la competenza della Regione sugli insediamenti petroliferi all’interno delle 12 miglia di acque territoriali;
•    Utilizzi tutte le pianificazioni di settore di cui la regione si è già dotata e altre di cui dovrà dotarsi, come la Gestione integrata e sostenibile delle zone costiere, al fine di garantire esclusioni o predisporre limitazioni alle attività petrolifere sul territorio e in mare;
•   Respinga tutte le nuove proposte di ricerca e di estrazione di idrocarburi (individuando tutte le possibilità per chiedere la revoca delle concessioni già rilasciate), fino a quando non sarà definita una organica strategia di gestione della problematica;
•    Si doti di strumenti per una reale informazione e partecipazione dei cittadini su richieste e concessioni per attività di ricerca e estrazione di idrocarburi, sugli effetti negativi che queste hanno sulla salute e sull’ambiente, nonché sulla promozione di buone pratiche e stili di vita volti al risparmio energetico e alla riduzione dei consumi di fonti fossili.

Nel bicchiere mezzo pieno ci mettiamo anche il presidente Chiodi che dichiara la sua totale condivisione delle preoccupazioni espresse dall’opposizione e che dice di essere fortemente convinto che il futuro dell’Abruzzo non trarrebbe nessun beneficio dalla petrolizzazione.
Andando ad esaminare il bicchiere mezzo vuoto, lo troviamo paradossalmente pieno di concetti che Chiodi ha già espresso nelle numerose interviste di questi tempi:
•    che il Centro Oli non si è fatto e non si farà;
•    che la Regione in questi mesi non ha rilasciato nessun permesso o autorizzazione nemmeno per richieste di prospezione petrolifere (ma non c’era la vecchia legge regionale scaduta il 31 dicembre scorso?);
•    che il problema è il conflitto di competenze Stato – Regione e che è meglio risolverlo con l’aiuto… del Governo, che con una mano impugna le sue leggi e le fa annullare dalla Corte Costituzionale, e con l’altra gli redige una bella legge che permette il petrolio e contemporaneamente rispetta la salute, il territorio e l’economia degli abruzzesi.
Con una novità: che, se proprio si vuole, ci teniamo la nuova legge 32 del dicembre scorso finché la Corte Costituzionale non l’annullerà (il che potrebbe avvenire entro un mese) e poi tiriamo fuori dal cassetto le proposte di modifica e vediamo il da farsi. E poi che la competenza sulle piattaforme off-shore è tutta dello Stato, ignorando che una più attenta considerazione della correttezza degli iter amministrativi delle richieste delle Compagnie Petrolifere operanti in mare, come la Regione Puglia insegna, di fatto ostacola il Far West petrolifero in atto nel nostro mare:
Purtroppo nel bicchiere mezzo vuoto vediamo divisioni e protagonismi politici cui dovremmo essere avvezzi ma, in quanto non politici ma cittadini che hanno scelto un impegno che li porta a doversi confrontare con i riti (necessari?) spesso poco appassionanti della politica, non possiamo non condannare. Così come quando i rappresentanti dei Verdi e di IDV, che pure erano firmatari del documento comune presentato al dibattito del Consiglio Regionale, hanno illustrato proprie proposte aggiuntive che, pur lodevoli nel merito, hanno dato occasione a Chiodi di aggiornare la seduta per approfondimenti e rinviare così l’approvazione di un documento unitario ad un prossimo Consiglio.

Da ultimo: dov’erano i sindaci, i rappresentanti di categorie produttive che in questi mesi hanno aperto gli occhi sull’Abruzzo nero che si sta preparando e hanno sfilato con noi a S. Vito, a Lanciano, hanno votato mozioni e OdG, hanno presentato osservazioni per contrastare il rilascio dei nuovi permessi di ricerca e di estrazione? In Consiglio Regionale c’erano solo il Sindaco di Pineto e un Consigliere del Comune di Torano Nuovo.
Agli assenti, come ai rappresentanti delle categorie, vogliamo ricordare che la loro presenza nelle sedi istituzionali, è importante per vigilare sul rispetto degli impegni presi e che questo compito non può essere delegato eternamente a coloro che, in questi anni, hanno dato la sveglia a chi dormiva.
Serve collaborazione, non ringraziamenti!

Comunicato Stampa di Emergenza Ambiente Abruzzo

«Il Disegno di Legge Chiodi sul petrolio non difende l’Abruzzo»

giovedì, 17 giugno, 2010

Comunicato Stampa di Legambiente e WWF:

Passo indietro rispetto alla precedente legge voluta dal Governatore

Ancora nessuna tutela a mare

Mercoledì 23 giugno a L’Aquila consiglio regionale straordinario sul petrolio

Pescara, 17 giugno 2010 – Questa mattina Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, ed Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, hanno presentato in conferenza stampa a Pescara l’aggiornamento del Dossier sulla situazione degli idrocarburi in Abruzzo, evidenziando gli effetti che si avrebbero se fosse approvato il disegno di legge presentato lo scorso maggio dal Presidente Chiodi sotto il nome di “Modifiche alla L.R. 18 dicembre 2009, n. 32 recante provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale”.
Come già fatto in passato, le due associazioni hanno rielaborato e messo a disposizione di tutti (cittadini, associazioni, politici ed amministratori) esclusivamente dati ufficiali provenienti dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il quadro che ne esce è estremamente grave, perché la deriva petrolifera dell’Abruzzo non sembra arrestarsi e le proposte di interventi legislativi che arrivano dal Governo regionale non appaiono in grado di incidere su questo processo.

Istanze, permessi, concessioni, pozzi e piattaforme:
dati e numeri sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi in Abruzzo

L’aggiornamento del Dossier al 31 maggio 2010 conferma in peggio la situazione descritta in precedenza.
Ad oggi, il 51,07% di territorio abruzzese è interessato da richieste o concessioni di ricerca, estrazione o stoccaggio di idrocarburi.
Per quanto riguarda le tre province costiere, le percentuali vanno dal 66,7% del Teramano, al 67,8% del Pescarese, fino al 73,7% del Chietino, mentre più bassa appare la porzione di territorio aquilano, limitata al 29,3%.
I comuni abruzzesi che hanno parte, se non il totale, del loro territorio interessato da istanze, permessi o coltivazioni di idrocarburi sono 221 su 305, pari al 72,5%. In questi comuni risiede il 79% dell’intera popolazione abruzzese.
A questi si aggiungono 6.241,15 km quadrati di mare antistante la costa abruzzese ugualmente interessati da attività di ricerca ed estrazioni di idrocarburi.

Analisi e considerazioni sul Disegno di Legge della Giunta Regionale recante:
Modifiche alla L.R. 18 dicembre 2009 n. 32 avente ad oggetto provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale

È la quarta volta che il Consiglio regionale abruzzese disciplina la vicenda degli idrocarburi in Abruzzo. I primi due tentativi furono fatti dal Governo Del Turco con la legge n. 2/2008 e la legge di modifica n. 14/2008, dichiarate incostituzionali dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 68 del 26 febbraio 2010.
Dopo un tentativo a firma dell’Assessore Mauro Febbo, completamente inefficace e per questo ben presto abbandonato dalla stessa maggioranza, il terzo intervento legislativo è stato con la legge n. 32/2009 che, voluta dal Governo Chiodi, è stata ugualmente impugnata davanti alla Corte Costituzionale.
La Legge Regionale n. 32/2009, in vigore fino a quando la Corte Costituzionale non si pronuncerà sulla sua legittimità, pur presentando alcuni elementi di criticità, aveva l’indubbio vantaggio di vietare le attività inerenti gli idrocarburi praticamente su tutto il territorio regionale.
Il disegno di legge di modifica della Legge Regionale, presentato dal Presidente Chiodi nel maggio scorso, rappresenta un passo indietro rispetto a quanto era stato approvato nel dicembre del 2009.
In via preliminare il disegno di legge:
1) non interviene in alcun modo sulle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi a mare;
2) si limita agli idrocarburi liquidi, senza accennare minimamente a quelli gassosi, che, pur presentando impatti sicuramente minori, non possono essere lasciati privi di alcun tipo di gestione.
Nello specifico, il disegno di legge in nessuna parte del territorio regionale vieta le attività di ricerca ed estrazione (contrariamente a quanto faceva la legge precedente del 2009), ma si limita a rinviare all’intesa tra Stato e Regione prevista dalla Legge n. 239/04, all’interno della quale la Regione farà valere le proprie competenze.
Nel far valere queste competenze, la Regione terrà presente che “la localizzazione di ogni opera relativa ad attività di prospezione, ricerca, estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi liquidi presenta profili di incompatibilità” in alcune aree della Regione.
Una affermazione del tutto generica che lascia completamente aperta la partita e che non garantisce nessun territorio.
Oltretutto, le aree per cui varrebbero questi “profili di incompatibilità” sono state molto limitate rispetto a quelle della legge n. 32/2009 voluta dalla stesso Chiodi che vietava le attività legate agli idrocarburi.
Sono state eliminate le aree sismiche classificate come “zona 2”, le aree nelle categorie di pericolosità elevata (P2) e molto elevata (P3), e nelle classi di rischio elevato (R3) e molto elevato (R4) del Piano regionale per l’Assetto Idrogeologico, nonché tutte le aree tutelate di pregio legate alle produzioni agricole, lasciando così completamente scoperta tutta la fascia tra la linea di costa e la montagna che rappresenta anche la fascia su cui si è maggiormente focalizzata fino ad oggi l’attività di ricerca ed estrazione.
Come è emerso dalla semplice sovrapposizione delle aree che presenterebbero “profili di incompatibilità” e la mappa delle istanze di ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi, se il disegno di legge Chiodi fosse approvato così come è stato proposto, solo il 46,16% del territorio abruzzese interessato da attività legate agli idrocarburi avrebbe quel minimo di tutela (assolutamente insufficiente, nella sostanza) che potrebbe garantire i “profili di incompatibilità” previsti dalla legge.
Per le altre aree l’unica protezione sarebbe la valutazione di impatto ambientale, peraltro prevista dalla legge nazionale, esattamente come accade nel resto d’Italia e che fino ad oggi non è stata in grado di fermare i pozzi in Val d’Agri nella Basilicata.

Conclusioni

È chiaro che la situazione del petrolio in Abruzzo è ormai gravissima. Ritardi ed incapacità hanno fino ad oggi caratterizzato l’azione di molti, a fronte di manifestazioni chiarissime da parte della popolazione abruzzesi che solo nell’ultimo mese ha organizzato manifestazioni con migliaia e migliaia di partecipanti a San Vito Marina e Lanciano.
Il disegno di legge presentato a maggio dal Governatore Chiodi non è assolutamente in grado di affrontare nel complesso la questione, trascurando le piattaforme a mare e non incidendo sui pozzi a terra.

È necessario continuare a far sentire la voce dei movimenti, delle associazioni, degli enti locali. Il prossimo appuntamento è per mercoledì 23 giugno alle 16 a L’Aquila al Consiglio Regionale straordinario sul petrolio convocato su richiesta di numerosi consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, e su proposta di EmergenzaAmbienteAbruzzo, la rete di associazioni e cittadini che si battono per la tutela dell’ambiente abruzzese.
Nel pieno rispetto dell’organo legislativo regionale, delegazioni delle associazioni, organismi ed enti saranno a L’Aquila per assistere ai lavori del Consiglio e verificare nel concreto gli impegni che saranno presi.

WWF: Dante Caserta
Legambiente: Angelo Di Matteo

I vescovi denunciano la grave emergenza ambientale

mercoledì, 28 aprile, 2010

Anche la Chiesa esprime tutta la sua preoccupazione per la grave emergenza ambientale che mette a rischio le nostre regioni.

Pubblichiamo, di seguiro, integralmente il Comunicato Stampa dei Vescovi dell’Abruzzo e del Molise del 21 Aprile scorso:

“Come pastori della Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana sentiamo di non poter restare
indifferenti rispetto ai problemi che riguardano il fazzoletto di terra che ci è stato affidato. Negli ultimi
anni infatti, il territorio locale è stato teatro di pericolose emergenze ambientali che mettono a grave
rischio ecologico le nostre regioni, da sempre considerate un polmone verde”. Così scrivevamo, noi
Vescovi dell’Abruzzo e del Molise, due anni fa, il 25 luglio 2008. Se oggi interveniamo nuovamente in
materia è sempre per amore del nostro popolo, per promuovere il rispetto dell’ambiente attraverso una
spiritualità tanto vigile verso il prossimo, quanto impegnata nell’adorazione del Creatore, nella
consapevolezza che le preoccupazioni riguardo alla salvaguardia del creato allora segnalate sono ancora
attuali e in alcuni casi perfino maggiori.
1. Una prima minaccia cui facevamo riferimento riguarda la costruzione del cosiddetto Centro
Oli di Ortona. Il nostro allarme non è restato inascoltato, al punto che lo stesso Governo regionale ha
varato una legge a tutela del territorio, nei confronti di un’attività considerata tra le più inquinanti per le
risorse naturali, con conseguenze anche gravi sulla salute degli abitanti. Purtroppo, questa legge è stata
impugnata a livello nazionale perché si occupa anche di ciò che riguarda il mare, materia che non è di
competenza regionale. Auspichiamo che si attivi una collaborazione efficace fra Governo nazionale e
Regione al fine di mantenere gli impegni assunti e tutelare tanto il nostro territorio, quanto il nostro
mare, risorsa e patrimonio prezioso della nostra gente.
2. Un’ulteriore preoccupazione riguarda l’acqua, bene comune la cui fruizione è un diritto
fondamentale e inalienabile di tutti. Ribadiamo la nostra preoccupazione riguardo a progetti di
privatizzazione della gestione di questo bene, mentre richiamiamo l’urgenza di una costante ed efficace
vigilanza da parte delle Autorità responsabili sulla qualità dell’acqua che beviamo. Esprimiamo inoltre il
nostro convinto appoggio all’impiego di fonti energetiche “pulite”, quali l’eolico e il fotovoltaico, a
condizione che ciò avvenga in modo rispettoso dell’impatto ambientale e a norma di legge. In tal senso
sta intervenendo anche il Governo regionale.
3. L’emergenza rifiuti sembra sempre più preoccupante. Se ribadiamo la nostra volontà a cooperare
attraverso la rete delle parrocchie all’educazione alla raccolta differenziata, oltre che ad adottare stili di
vita ispirati alla sobrietà, chiediamo tempestività, organicità, legalità e chiarezza di interventi in questo
campo da parte delle Autorità competenti. Ci viene segnalata in particolare la minaccia costituita in
alcune zone da un inadeguato smaltimento di materiali tossici come l’amianto. Invitiamo tutti ad una
mobilitazione morale e spirituale per tenere alta la vigilanza e la corresponsabilità per la diagnosi dei
rischi e le terapie da adottare in questo campo.
4. La crisi economica ed occupazionale ci preoccupa in modo grave: se si intravedono segnali di
ripresa a livello globale e nazionale, la ricaduta dei processi critici sulla vita quotidiana della nostra gente
ci sembra oggi più che mai negativa. Molte famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese e la
mancanza di lavoro suscita timore e sconforto quanto mai fondati. Ai responsabili della cosa pubblica e
agli imprenditori chiediamo uno slancio di coraggio e di generosità a tutto campo: è tempo di sacrifici
per tutti, ma è giusto che un prezzo maggiore sia pagato non dai più deboli, ma da chi più ha e più deve
investire per il bene comune. Preghiamo affinché questo nostro grido non resti inascoltato e ciascuno
misuri le proprie scelte davanti al giudizio di Dio, che ci chiama a rispondere ai bisogni dei più poveri.
Possa lo Spirito del Risorto illuminare tutti, governanti e cittadini, e aiutare in particolare la
comunità cristiana ad essere testimone di stili di vita ispirati alla sobrietà, alla solidarietà verso i più
deboli e a scelte responsabili davanti a Dio e nei confronti del prossimo e delle generazioni a venire. Vi
siamo vicini e Vi benediciamo nella fiducia del Signore risorto.
I Vescovi della Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana

E se succedesse in Abruzzo?

mercoledì, 28 aprile, 2010

Comunicato Stampa di Emergenza Ambiente Abruzzo

ll recente scoppio di una piattaforma petrolifera al largo della costa della Louisiana ripropone ancora una volta e con tutta la sua drammaticità il tema della sicurezza degli impianti petroliferi previsti per tutta la costiera abruzzese e non solo.

In Louisiana è stato dichiarato il disastro ambientale per un incidente accaduto a 80km dalla riva -  11 persone sono morte, il flusso di petrolio continua a sgorgare al ritmo di 1000 barili al giorno – cioé circa 160.000 litri.
Si parla di due o tre mesi di tempo per fermarlo. Una vera e propria tragedia umana e ambientale.

E se tutto questo succedesse in Abruzzo? Qui i pozzi sono previsti a una manciata di chilometri dalla costa – cinque o sei – e lungo tutta la dorsale adriatica – da Teramo fino a Vasto.
Il mare da queste parti non è profondo tanto quanto l’oceano. Emergenza Ambiente Abruzzo teme che le conseguenze di incidenti simili per la nostra regione sarebbero devastanti, ancora di più che in Louisiana date le caratteristiche del nostro mare, delle locazioni scelte per trivellarlo e delle infrastrutture programmate, fra cui anche un centro oli a mare.

Esortiamo allora con urgenza il governatore Chiodi ad agire – e non solo a parlare – per difendere l’Abruzzo in maniera concreta. Tutto quello che è stato finora non è considerato sufficiente, perché tardivo e frutto di enormi pressioni popolari.
Chiediamo una guida vera e non un governatore al traino.

Le concessioni petrolifere per trivellare il mare adriatico abruzzese sono ancora sotto esame presso il ministero dell’Ambiente.
Chiodi e il suo assessore Stati possono e devono farsi portavoci veri ed incisivi  presso il ministero della volontà dei cittadini che vogliono essere democraticamente coinvolti in questo dialogo.
Non vogliamo che il disastro della Louisiana si ripeta in Abruzzo.

Emergenza Ambiente Abruzzo -rete di associazioni-
info:
Maria Rita D’Orsogna
Docente della CSUN Los Angeles
mobil  001 310 570 5591
Dante Caserta
Consigliere Nazionale WWF
mobil 335 8155085
Angelo Di Matteo
Presidente Legambiente Abruzzo
mobil 347 8489363
Claudio Censoni
Presidente Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni
mobil 349 1000165

Riprende l’assalto delle multinazionali del petrolio sulla terraferma

martedì, 20 aprile, 2010

Nonostante le dichiarazioni rassicuranti fatte alla stampa nei giorni scorsi dal Presidente Gianni Chiodi sulla capacità della legge 32/2009, oggi impugnata dal governo, di fermare l’avanzata della petrolizzazione, puntuale e ampiamente previsto, allo scadere della moratoria, riparte l’assalto delle multinazionali del petrolio
Il sito del Ministero per lo Sviluppo Economico comunica infatti la ripresa degli iter burocratici per le concessioni di ricerca e coltivazione degli idrocarburi in terraferma in tutta la regione.
In particolare, per quel che concerne la provincia di Teramo:

  • Si sarebbe già tenuta il 16 febbraio scorso la Conferenza dei Servizi relativa all’ Istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma Colle dei Nidi, avanzata da Medoil Gas Italia, Gas Plus Italiana e Petrorep Italiana, che interessa i comuni di Bellante, Campli, Controguerra, Corropoli, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Sant’Omero, Spinetoli, Torano Nuovo, Tortoreto
  • •Risulta convocata per il prossimo 23 di aprile la Conferenza dei Servizi relativa all’Istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma Corropoli, richiesta della JKX Italia, acquisita dalla Medoil Gas Italia, che interessa i comuni di Alba Adriatica, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Monsampolo del Tronto, Monteprandone, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Notaresco, Roseto degli Abruzzi, San Benedetto del Tronto, Sant’Omero, Spinetoli, Tortoreto
  • •Riprende la VIA per le concessioni VillaMazzarosa (richiesta della Medoil Gas sul territorio di Pineto e Roseto degli Abruzzi), Cipressi (richiesta ENI sul territorio di Atri, Castiglione M. R., Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant’Angelo, Elice, Montefino, Notaresco, Penne) e Villa Carbone (richiesta Gas Plus Italiana e Medoil Gas Italia sul territorio di Canzano, Castellalto, Cellino Attanasio, Cermignano, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco, Teramo)

Per quel che concerne le altre province segnaliamo:

  • la presentazione della VIA per l’istanza di permesso di ricerca San Rocco (richiesta da Compagnia Generale Idrocarburi per i Comuni di Casalbordino, Pollutri, Torino di Sangro, Vasto, Villalfonsina) il 24 marzo scorso e la ripresa del procedimento VIA relativo all’ istanza di permesso di ricerca  San Venere (ad opera di Eni e Gas Plus Italiana sul territorio di Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore)

Il Comitato abruzzese Difesa dei Beni Comuni ha inviato oggi a tutte le amministrazioni comunali teramane interessate dal procedimento, all’amministrazione provinciale e alla Direzione Ambiente della Regione Abruzzo, una formale richiesta di chiarimenti sulle conferenze  dei servizi sopracitate. In particolare alle istituzioni comunali è stato chiesto di rendere conto delle convocazioni ricevute, delle eventuali partecipazioni a tali appuntamenti e per il permesso Colle dei Nidi, la consultazione del verbale.

Il Comitato chiede una ferma e pronta risposta a tutti gli enti di gestione del territorio ed in particolare a quelli che nei mesi scorsi hanno deliberato la propria totale contrarietà a nuovi insediamenti petroliferi. L’avanzamento delle nuove richieste può e deve essere respinto proprio in questa fase in cui le istituzioni locali sono chiamate a partecipare in maniera attiva alla realizzazione dei progetti. Si può intervenire creando una collaborazione concreta tra gli enti, un coordinamento tra i sindaci e stabilendo strumenti di condivisione di informazioni, risorse e competenze per attivare un fronte comune di difesa del territorio e di promozione di un modello alternativo di sviluppo di lungo periodo.
Il silenzio e la latitanza delle istituzioni costituirebbero invece un ulteriore passo avanti verso lo scempio petrolifero.
Con la differenza, però, rispetto agli anni precedenti, di un più alto livello di partecipazione e di vigilanza dei cittadini, cui tali istituzioni sono chiamate a rispondere

AVANZANO – Comunicato Stampa

mercoledì, 10 marzo, 2010

In data 03/03/2010 sono cominciate, nel mare di Ortona, le “indagini geofisiche marine per il progetto di perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi in mare per mezzo di una piattaforma con gambe (jack up) sul sito ELSA 2, di fronte la nota riserva regionale Ripari di Giobbe, per conto della VEGA OIL S.p.A. ” (Ord. 08/2010 della Capitaneria di Porto di Ortona).

In altre parole stanno studiando i fondali per l’istallazione di una piattaforma petrolifera con le sue tubazioni sottomarine, prima di sapere l’esito della Valutazione di Impatto Ambientale della stessa.

Esegue le ricerche la nave OGS Explora di proprietà dell´Ist. Naz. di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale; un ente pubblico che in mancanza di sufficienti contributi statali, invece di fare ricerca, deve accettare commesse da terzi. La rotta della nave può essere seguita sul sito: http://webcc.ogs.trieste.it/explora/

La nave, dopo aver incrociato sulle coordinate del pozzo Elsa 2, si è ora spostata (ben oltre il chilometro quadrato di cui si parla nell’ordinanza).
Vista la procedura di valutazione dello Studio di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente essere ancora in corso e visto che, se il permesso di estrazione non fosse concesso, queste indagini sarebbero una spesa inutile, ci domandiamo il perché del comportamento della società petrolifera. Le possibilità, a nostro parere, sono solo tre: o la ditta non si preoccupa dei suoi azionisti, o ha già ricevuto assicurazioni in merito, o le indagini potranno essere usate anche per altri progetti (ad esempio un rigassificatore).

Senza alcun dubbio, l’andirivieni dell’Explora mostra che il progetto di trasformazione dell’Abruzzo in regione mineraria avanza, ignorando le volontà espresse dai cittadini e da moltissime Amministrazioni e nonostante le affermazioni rassicuranti del governatore Chiodi.
Dobbiamo quindi fare ancora la stessa domanda: quali sono le intenzioni della Regione per opporsi efficacemente e prima che sia troppo tardi a questa radicale trasformazione del suo territorio?

Emergenza Ambiente Abruzzo -rete di associazioni-
info:
Maria Rita D’Orsogna
Docente della CSUN Los Angeles
mobil  001 310 570 5591

Dante Caserta
Consigliere Nazionale WWF
mobil 335 8155085

Angelo Di Matteo
Presidente Legambiente Abruzzo
mobil 347 8489363

Claudio Censoni
Presidente Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni
mobil 349 1000165

Com’è andata…?

giovedì, 4 marzo, 2010

Egregio Governatore Chiodi,

il 23 febbraio 2010 l’ufficio stampa della regione ha pubblicato una nota in cui preannunciava un incontro, che si sarebbe tenuto due giorni dopo presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra i tecnici del Ministero e quelli della Regione, con l’obiettivo di trovare “un accordo tecnico” per “superare le perplessità del Governo e salvare la sostanza della cosiddetta “Legge anti Centro oli”.

Abbiamo aspettato che il suo ufficio stampa desse seguito all’annuncio con le dovute informazioni sul reale svolgimento dell’incontro, sulle posizioni dei partecipanti e sui risultati.

Ad oggi non abbiamo notizia dell’esito dell’appuntamento ma leggiamo dai giornali di voci a lei vicine che il Governo potrebbe ritirare l’impugnativa sulla Legge 32/2009 se questa venisse modificata in alcune delle sue parti.

Riteniamo doveroso che, al di là delle voci, la regione riferisca sulle eventuali trattative in atto in maniera trasparente e puntuale. Non troviamo una sola ragione che possa giustificare l’abbandono nel vuoto di un annuncio così importante. Qual è il modo in cui il suo governo sta affrontando la gestione del problema petrolio?

Il suo governo sta davvero affrontando il problema petrolio?

Ci perdoni il dubbio ma ci sono dei fatti che ci preoccupano per la troppa superficialità con cui vengono affrontati

Dall’udienza del 26 gennaio scorso presso la Corte costituzionale risulta evidente come la legge 32/2009 presenti gravi lacune, nonostante i toni trionfalistici con cui è stata presentata solo due mesi fa. Le abbiamo ripetutamente chiesto di coinvolgere esperti in materia per una corretta preparazione del testo normativo ma alla nostra richiesta Lei non ha mai risposto.

L’avvocato che avrebbe dovuto difendere la regione NON si è presentato alla suddetta udienza, nonostante l’avvocato dello stato Palmieri si fosse premurato di telefonare in regione per ricordare l’appuntamento e sollecitare la partecipazione.

Quello che più ci preoccupa è la mancanza di trasparenza e di condivisione delle informazioni sul reale stato dei fatti.

La stessa preoccupazione è condivisa oggi dai rappresentanti delle Province di Chieti, Pescara e Teramo se, come leggiamo in un comunicato stampa congiunto che porta la data di ieri, hanno sottoscritto un documento con il quale esprimono netta contrarietà ad ogni ipotesi di ulteriore attività estrattiva a terra e mare sottolineando che  problematiche collegate a questa vicenda rappresentano una priorità assoluta e le chiedono ”di concordare iniziative politiche, istituzionali ed eventualmente legali, da intraprendere insieme”.

Torniamo di nuovo ad invitarla ad assumere una posizione netta e trasparente, a spiegare una volta per tutte ai cittadini qual è l’idea di sviluppo del territorio che la sua giunta sostiene, se e come ha intenzione di opporsi all’avanzare dell’industria petrolifera, quali sono gli impegni futuri a breve, medio e lungo termine che la sua giunta ha in animo di intraprendere a tutela della terraferma e delle zone costiere.

Ci scusiamo per il disagio…

sabato, 13 febbraio, 2010

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Abbiamo provveduto a riscrivere gli articoli di quest’ultimo mese. Ci scusiamo per il disagio arrecato e vi invitiamo a segnalarci eventuali altri malfunzionamenti