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23 giugno – Finalmente a L’Aquila. Consiglio Regionale Straordinario sulla petrolizzazione d’Abruzzo.
Che dire? Ci viene in mente l’immagine del famoso bicchiere, mezzo pieno e mezzo vuoto. Dal momento che non vogliamo essere pregiudizialmente ottimisti né pessimisti cerchiamo di esaminare il contenuto del mezzo pieno e il contenuto che manca ma che avrebbe potuto esserci.
Cominciamo col dire che se si è arrivati a questo appuntamento è perché uno straordinario movimento di comitati, associazioni, singoli cittadini hanno portato alla luce questo problema, circa 3 anni fa, e con un lavoro duro, tenace ed intelligente, lo ha portato all’ordine del giorno. Rinviamo chi volesse approfondire il contenuto della discussione agli interventi dei consiglieri Acerbo, Menna, Caporale, D’Alessandro, Costantini.
Abbiamo sentito così porre in quell’aula problemi che assillano i cittadini abruzzesi, insieme a precise richieste affinché la Regione:
• Indichi un tavolo di lavoro aperto alla partecipazione di associazioni e comitati che si battono contro la petrolizzazione dell’Abruzzo, al fine di individuare tutte le necessarie strategie amministrative e legislative e di preparare una nuova legge regionale che non presti il fianco a impugnazioni;
• Assuma una forte presa di posizione politica contro la petrolizzazione del mare, i rischi certi del crescere dell’inquinamento da idrocarburi e quelli possibili di disastri (vedi Louisiana), rivendicando la competenza della Regione sugli insediamenti petroliferi all’interno delle 12 miglia di acque territoriali;
• Utilizzi tutte le pianificazioni di settore di cui la regione si è già dotata e altre di cui dovrà dotarsi, come la Gestione integrata e sostenibile delle zone costiere, al fine di garantire esclusioni o predisporre limitazioni alle attività petrolifere sul territorio e in mare;
• Respinga tutte le nuove proposte di ricerca e di estrazione di idrocarburi (individuando tutte le possibilità per chiedere la revoca delle concessioni già rilasciate), fino a quando non sarà definita una organica strategia di gestione della problematica;
• Si doti di strumenti per una reale informazione e partecipazione dei cittadini su richieste e concessioni per attività di ricerca e estrazione di idrocarburi, sugli effetti negativi che queste hanno sulla salute e sull’ambiente, nonché sulla promozione di buone pratiche e stili di vita volti al risparmio energetico e alla riduzione dei consumi di fonti fossili.
Nel bicchiere mezzo pieno ci mettiamo anche il presidente Chiodi che dichiara la sua totale condivisione delle preoccupazioni espresse dall’opposizione e che dice di essere fortemente convinto che il futuro dell’Abruzzo non trarrebbe nessun beneficio dalla petrolizzazione.
Andando ad esaminare il bicchiere mezzo vuoto, lo troviamo paradossalmente pieno di concetti che Chiodi ha già espresso nelle numerose interviste di questi tempi:
• che il Centro Oli non si è fatto e non si farà;
• che la Regione in questi mesi non ha rilasciato nessun permesso o autorizzazione nemmeno per richieste di prospezione petrolifere (ma non c’era la vecchia legge regionale scaduta il 31 dicembre scorso?);
• che il problema è il conflitto di competenze Stato – Regione e che è meglio risolverlo con l’aiuto… del Governo, che con una mano impugna le sue leggi e le fa annullare dalla Corte Costituzionale, e con l’altra gli redige una bella legge che permette il petrolio e contemporaneamente rispetta la salute, il territorio e l’economia degli abruzzesi.
Con una novità: che, se proprio si vuole, ci teniamo la nuova legge 32 del dicembre scorso finché la Corte Costituzionale non l’annullerà (il che potrebbe avvenire entro un mese) e poi tiriamo fuori dal cassetto le proposte di modifica e vediamo il da farsi. E poi che la competenza sulle piattaforme off-shore è tutta dello Stato, ignorando che una più attenta considerazione della correttezza degli iter amministrativi delle richieste delle Compagnie Petrolifere operanti in mare, come la Regione Puglia insegna, di fatto ostacola il Far West petrolifero in atto nel nostro mare:
Purtroppo nel bicchiere mezzo vuoto vediamo divisioni e protagonismi politici cui dovremmo essere avvezzi ma, in quanto non politici ma cittadini che hanno scelto un impegno che li porta a doversi confrontare con i riti (necessari?) spesso poco appassionanti della politica, non possiamo non condannare. Così come quando i rappresentanti dei Verdi e di IDV, che pure erano firmatari del documento comune presentato al dibattito del Consiglio Regionale, hanno illustrato proprie proposte aggiuntive che, pur lodevoli nel merito, hanno dato occasione a Chiodi di aggiornare la seduta per approfondimenti e rinviare così l’approvazione di un documento unitario ad un prossimo Consiglio.
Da ultimo: dov’erano i sindaci, i rappresentanti di categorie produttive che in questi mesi hanno aperto gli occhi sull’Abruzzo nero che si sta preparando e hanno sfilato con noi a S. Vito, a Lanciano, hanno votato mozioni e OdG, hanno presentato osservazioni per contrastare il rilascio dei nuovi permessi di ricerca e di estrazione? In Consiglio Regionale c’erano solo il Sindaco di Pineto e un Consigliere del Comune di Torano Nuovo.
Agli assenti, come ai rappresentanti delle categorie, vogliamo ricordare che la loro presenza nelle sedi istituzionali, è importante per vigilare sul rispetto degli impegni presi e che questo compito non può essere delegato eternamente a coloro che, in questi anni, hanno dato la sveglia a chi dormiva.
Serve collaborazione, non ringraziamenti!
Comunicato Stampa di Emergenza Ambiente Abruzzo
Come vi avevamo anticipato è stato convocato un Consiglio Straordinario per discutere della questione idrocarburi. Si terrà mercoledì 23 alle 16.30 a L’Aquila.
Noi parteciperemo per continuare con la nostra opera di vigilanza e controllo sulle attività delle istituzioni regionali che da troppo tempo promettono ciò che poi non mantengono. Chiediamo di fare lo stesso a tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti della nostra Regione e a tutti i sindaci che dovrebbero essere in prima linea nella difesa del territorio.
Partecipare è indispensabile per far sentire ai nostri amministratori che non permetteremo nessun altro imbroglio, ambiguità o cedimento alle pressioni dell’industria petrolifera in terra e in mare
Contattateci per avere informazioni sull’organizzazione delle partenze al numero di telefono 0861.4730894 o al nostro indirizzo di posta elettronico info@no-petrolio-abruzzo.com

Pescara, 17 giugno 2010 – Questa mattina Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, ed Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, hanno presentato in conferenza stampa a Pescara l’aggiornamento del Dossier sulla situazione degli idrocarburi in Abruzzo, evidenziando gli effetti che si avrebbero se fosse approvato il disegno di legge presentato lo scorso maggio dal Presidente Chiodi sotto il nome di “Modifiche alla L.R. 18 dicembre 2009, n. 32 recante provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale”.
Come già fatto in passato, le due associazioni hanno rielaborato e messo a disposizione di tutti (cittadini, associazioni, politici ed amministratori) esclusivamente dati ufficiali provenienti dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il quadro che ne esce è estremamente grave, perché la deriva petrolifera dell’Abruzzo non sembra arrestarsi e le proposte di interventi legislativi che arrivano dal Governo regionale non appaiono in grado di incidere su questo processo.
L’aggiornamento del Dossier al 31 maggio 2010 conferma in peggio la situazione descritta in precedenza.
Ad oggi, il 51,07% di territorio abruzzese è interessato da richieste o concessioni di ricerca, estrazione o stoccaggio di idrocarburi.
Per quanto riguarda le tre province costiere, le percentuali vanno dal 66,7% del Teramano, al 67,8% del Pescarese, fino al 73,7% del Chietino, mentre più bassa appare la porzione di territorio aquilano, limitata al 29,3%.
I comuni abruzzesi che hanno parte, se non il totale, del loro territorio interessato da istanze, permessi o coltivazioni di idrocarburi sono 221 su 305, pari al 72,5%. In questi comuni risiede il 79% dell’intera popolazione abruzzese.
A questi si aggiungono 6.241,15 km quadrati di mare antistante la costa abruzzese ugualmente interessati da attività di ricerca ed estrazioni di idrocarburi.
È la quarta volta che il Consiglio regionale abruzzese disciplina la vicenda degli idrocarburi in Abruzzo. I primi due tentativi furono fatti dal Governo Del Turco con la legge n. 2/2008 e la legge di modifica n. 14/2008, dichiarate incostituzionali dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 68 del 26 febbraio 2010.
Dopo un tentativo a firma dell’Assessore Mauro Febbo, completamente inefficace e per questo ben presto abbandonato dalla stessa maggioranza, il terzo intervento legislativo è stato con la legge n. 32/2009 che, voluta dal Governo Chiodi, è stata ugualmente impugnata davanti alla Corte Costituzionale.
La Legge Regionale n. 32/2009, in vigore fino a quando la Corte Costituzionale non si pronuncerà sulla sua legittimità, pur presentando alcuni elementi di criticità, aveva l’indubbio vantaggio di vietare le attività inerenti gli idrocarburi praticamente su tutto il territorio regionale.
Il disegno di legge di modifica della Legge Regionale, presentato dal Presidente Chiodi nel maggio scorso, rappresenta un passo indietro rispetto a quanto era stato approvato nel dicembre del 2009.
In via preliminare il disegno di legge:
1) non interviene in alcun modo sulle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi a mare;
2) si limita agli idrocarburi liquidi, senza accennare minimamente a quelli gassosi, che, pur presentando impatti sicuramente minori, non possono essere lasciati privi di alcun tipo di gestione.
Nello specifico, il disegno di legge in nessuna parte del territorio regionale vieta le attività di ricerca ed estrazione (contrariamente a quanto faceva la legge precedente del 2009), ma si limita a rinviare all’intesa tra Stato e Regione prevista dalla Legge n. 239/04, all’interno della quale la Regione farà valere le proprie competenze.
Nel far valere queste competenze, la Regione terrà presente che “la localizzazione di ogni opera relativa ad attività di prospezione, ricerca, estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi liquidi presenta profili di incompatibilità” in alcune aree della Regione.
Una affermazione del tutto generica che lascia completamente aperta la partita e che non garantisce nessun territorio.
Oltretutto, le aree per cui varrebbero questi “profili di incompatibilità” sono state molto limitate rispetto a quelle della legge n. 32/2009 voluta dalla stesso Chiodi che vietava le attività legate agli idrocarburi.
Sono state eliminate le aree sismiche classificate come “zona 2”, le aree nelle categorie di pericolosità elevata (P2) e molto elevata (P3), e nelle classi di rischio elevato (R3) e molto elevato (R4) del Piano regionale per l’Assetto Idrogeologico, nonché tutte le aree tutelate di pregio legate alle produzioni agricole, lasciando così completamente scoperta tutta la fascia tra la linea di costa e la montagna che rappresenta anche la fascia su cui si è maggiormente focalizzata fino ad oggi l’attività di ricerca ed estrazione.
Come è emerso dalla semplice sovrapposizione delle aree che presenterebbero “profili di incompatibilità” e la mappa delle istanze di ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi, se il disegno di legge Chiodi fosse approvato così come è stato proposto, solo il 46,16% del territorio abruzzese interessato da attività legate agli idrocarburi avrebbe quel minimo di tutela (assolutamente insufficiente, nella sostanza) che potrebbe garantire i “profili di incompatibilità” previsti dalla legge.
Per le altre aree l’unica protezione sarebbe la valutazione di impatto ambientale, peraltro prevista dalla legge nazionale, esattamente come accade nel resto d’Italia e che fino ad oggi non è stata in grado di fermare i pozzi in Val d’Agri nella Basilicata.
È chiaro che la situazione del petrolio in Abruzzo è ormai gravissima. Ritardi ed incapacità hanno fino ad oggi caratterizzato l’azione di molti, a fronte di manifestazioni chiarissime da parte della popolazione abruzzesi che solo nell’ultimo mese ha organizzato manifestazioni con migliaia e migliaia di partecipanti a San Vito Marina e Lanciano.
Il disegno di legge presentato a maggio dal Governatore Chiodi non è assolutamente in grado di affrontare nel complesso la questione, trascurando le piattaforme a mare e non incidendo sui pozzi a terra.
È necessario continuare a far sentire la voce dei movimenti, delle associazioni, degli enti locali. Il prossimo appuntamento è per mercoledì 23 giugno alle 16 a L’Aquila al Consiglio Regionale straordinario sul petrolio convocato su richiesta di numerosi consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, e su proposta di EmergenzaAmbienteAbruzzo, la rete di associazioni e cittadini che si battono per la tutela dell’ambiente abruzzese.
Nel pieno rispetto dell’organo legislativo regionale, delegazioni delle associazioni, organismi ed enti saranno a L’Aquila per assistere ai lavori del Consiglio e verificare nel concreto gli impegni che saranno presi.
WWF: Dante Caserta
Legambiente: Angelo Di Matteo
C’eravamo anche noi ma quello che è più importante è che c’erano migliaia di persone oggi a Lanciano alla manifestazione organizzata dal Comitato Nuovo Senso Civico, nonostante la pioggia battente, e c’erano tanti rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria.
Tutti insieme per dire NO ai nuovi insediamenti petroliferi sia in terra che in mare nella nostra regione.
Tanti i sindaci, con la fascia tricolore sulla spalla, presenti sul palco insieme al presidente della provincia di Chieti, senza divisioni politiche, uniti dalla superiorità dell’obiettivo comune, la difesa del territorio e dei diritti dei cittadini.
Franchino Giovannelli, Sindaco di Alba Adriatica
Introduzione e Saluti
Claudio Censoni, Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni
Deriva petrolifera in Abruzzo, Istanze e Concessioni
Giovanni Marrone, Direttore Centro Scuola Blu Martinsicuro, Università di Ferrara
Riflesso delle perforazioni petrolifere sulla zona costiera
Fabrizio Carletta, Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni
Riserve e consumi, crisi energetica e conseguenze
Proiezione di filmati su Impatti ambientali e salute
Dibattito
Questo è l’ultimo video segnalatoci da Abruzzo Svegliaci! che, come sempre, ringraziamo per aiutarci a rimanere vigili.
Sergio Morandi, amministratore delegato della Medoil Gas, società londinese che ha fatto richiesta al ministero per l’autorizzazione di Ombrina Mare 2 (un progetto devastante con 6 pozzi e un centro oli in mare a solo 6 km da San Vito Chietino) ha rilasciato un’intervista a Rete 8 per cercare consenso e rassicurare sulla bontà del suo progetto.
Le conseguenze dell’impianto, come abbiamo già scritto sono:
Non si può decidere senza il consenso il degli abruzzesi e non basteranno le chiacchiere vuote di Morandi a convicerci della bontà di un progetto che fa acqua da tutte le parti e che non porterà niente di buono per l’Abruzzo.
Per dire un no ancora più forte alla Medoil Gas e a tutte le multinazionali del petrolio che vorrebbero appropriarsi dell’Abruzzo PARTECIPIAMO TUTTI ALLA MANIFESTAZIONE DEL 30 MAGGIO A LANCIANO!