Category “Video”

DeepWater Horizon: si cercano idee e intanto il petrolio va…

giovedì, 3 giugno, 2010


Questi sono video e contatore pubblicati sul sito della PBS

Intanto è fallita l’operazione Top Kill e sembra ancora lontano l’obiettivo di fermare la falla.

Anche il regista Cameron ha offerto il suo aiuto. Ha contribuito a sviluppare tecniche e macchinari da utilizzare in acque molto profonde, ma la BP ha rifiutato la sua collaborazione.
Obama chiama in causa le corporations.
Intanto la fuoriscita di petrolio aumenta

Top Kill, cosa sta accadendo?

venerdì, 28 maggio, 2010

Pubblicità BP

Ieri c’era del moderato ottimismo dulle possibilità di successo dell’operazione perché c’è stato un momento in cui il petrolio ha smesso di fuoriscire.

Lo scetticismo di Obama ha invitato a non lasciarsi andare a facili entusiasmi perché non c’era e non c’è nessuna garanzia di successo.

Quasi a conferma di queste parole è arrivata la sospensione dei lavori da parte della BP e le dichiarazioni di Obama si sono fatte via via  più pesanti. “bisogna ripulire la corrotta industria del petrolio”

Sembra che il pozzo insieme al fango abbia ricominciato a sputare petrolio

Sul sito della CNN potete seguire la fuoriuscita in diretta

Golfo del Messico, è partita l’operazione Top Kill

mercoledì, 26 maggio, 2010

La BP gioca l’ultima carta: sta tentando di chiudere la falla con un getto di fango ad alta pressione per poi sigillarla con una tappo di cemento ma non ci sono garanzie che l’operazione riesca, anzi potrebbe determinare un peggioramento dello sversamento in mare.

Qui potrete seguire la situazione attraverso una webcam

Tutti a Lanciano il 30 maggio per dire ancora NO AL PETROLIO in Abruzzo

lunedì, 17 maggio, 2010

Questo è l’ultimo video segnalatoci da Abruzzo Svegliaci! che, come sempre, ringraziamo per aiutarci a rimanere vigili.

Sergio Morandi, amministratore delegato della Medoil Gas, società londinese che ha fatto richiesta al ministero per l’autorizzazione di Ombrina Mare 2 (un progetto devastante con 6 pozzi e un centro oli in mare a solo 6 km da San Vito Chietino) ha rilasciato un’intervista a Rete 8 per cercare consenso e rassicurare sulla bontà del suo progetto.

Le conseguenze dell’impianto, come abbiamo già scritto sono:

  • Inquinamento atmosferico: i gas provenienti dalle formazioni sono, in concentrazione diversa, H2S (Solfuro di Idrogeno) e CO2 (Biossido di Carbonio); entrambi sono tossici e possono provocare forme di avvelenamento nell’uomo, nella fauna e nella flora
  • Inquinamento marino: sversamento in mare di acque piovane contaminate, fango di perforazione e/o oli
  • Aumento del traffico navale e del rischio incidenti petroliere
  • Rischio di incidente piattaforma, pozzi, condotte e conseguente disastro ambientale
  • Interazione con il paesaggio e compromissione/ distruzione del sistema turistico e del suo indotto
  • Danneggiamento del marchio Abruzzo e delle sue connotazioni “verde e blu”, nelle caratteristiche di genuinità  e incontaminatezza
  • Interazioni con la pesca e incompatibilità con le aree di ripopolamento
  • Subsidenza: lungo la costa oggetto dell’intervento sono già presenti alcune strutture offshore (campi di Santo Stefano Mare e Rospo Mare). Nei mesi scorsi sono state presentate ulteriori istanze di permesso di ricerca da parte di Petroceltic Elsa srl,  Vega Oil, Cygam Gas), Il tratto di mare antistante la costa teatina si appresta a diventare definitivamente un colabrodo con conseguenze ad altissimo impatto sotto il profilo della subsidenza

Non si può decidere senza il consenso il degli abruzzesi e non basteranno le chiacchiere vuote di  Morandi a convicerci della bontà di un progetto che fa acqua da tutte le parti e che non porterà niente di buono per l’Abruzzo.

Per dire un no ancora più forte alla Medoil Gas e a tutte le multinazionali del petrolio che vorrebbero appropriarsi dell’Abruzzo PARTECIPIAMO TUTTI ALLA MANIFESTAZIONE DEL 30 MAGGIO A LANCIANO!

Ancora petrolio

martedì, 11 maggio, 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il nuovo video di Abruzzo Svegliati!

La BP chiede aiuto alla rete

lunedì, 10 maggio, 2010

Falliti ad oggi tutti i tentativi di bloccare la fuoriuscita di petrolio, la BP apre un sito per raccogliere suggerimenti dalla rete

L’America non è poi così lontana…

sabato, 1 maggio, 2010

In questi giorni così drammatici per il Golfo del Messico, non possiamo non dolerci per le conseguenze del disastro dell’esplosione della Deepwater Horizon e nello stempo guardiamo con orrore ciò che potrebbe accadere anche a noi.

Riceviamo e volentieri pubbliamo un video che mette a confronto le due realtà realizzato da Abruzzo Svegliati!

Non si ferma il disastro della Deepwater Horizon

martedì, 27 aprile, 2010

Dopo l’affondamento della piattaforma, si sta riversando nelle acque antistanti le coste della Louisiana, una quantità corrispondente a circa mille barili di petrolio al giorno dalle due falle nella pompa del pozzo Macondo, tristemente chiamato come il paese immaginario dei Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez.

La piattaforma, costata 600 milioni di dollari, doveva essere un gioiellino di efficienza e sicurezza, come potete vericare dalla scheda sul sito di Transocean. Invece dopo aver ucciso 11 persone, rischia  di travolgere non solo l’ambiente (ormai infatti il petrolio è a pochi km dalle isole Chandeleurs, un paradiso naturale in cui nidificano molte specie di uccelli marini),  ma anche l’economia, in particolare l’industria del pesce (2 milioni di dollari)  e il turismo.

La piattaforma Deepwater Horizon affonda

sabato, 24 aprile, 2010

La piattaforma, su cui si era registrata l’esplosione martedì notte a largo della Louisiana, è affondata con 2,6 milioni di litri di greggio. E’ alto il rischio di sversamento nelle acque circostanti.

Risultano ancora dispersi  11 operai.

Esplosione su piattaforma nel Golfo nel Messico

giovedì, 22 aprile, 2010

A 50 km dalle coste della Lousiana martedì notte si è registrata un’esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon su cui si trovavano 126 persone.

Ci sono 11 dispersi e 17 feriti, di cui 4 in modo grave. A causa delle alte temperature causate dall’incendio, la piattaforma, costruita dalla Transoceanic nel 2001 e gestita dalla BP, si è inclinata e rischia di finire in mare. Parte del petrolio si è già riversato nelle acque.

La piattaforma mobile opera in quell’area da Gennaio ed ha superato i 3 test di sicurezza effettuati a partire da quel momento. Questo però non è bastato ad evitare quello che viene già considerato uno degli incidenti più gravi degli ultimi 50 anni  negli Stati Uniti