ABRUZZO COLOR PETROLIO di ENZO DI SALVATORE
CALENDARIO DELLE PROSSIME PRESENTAZIONI 2011
- 10 febbraio, giovedì, ore 17.00: TERAMO, Hotel Abruzzi
- 20 febbraio, domenica, ore 16.30: PESCARA, Patronato INCA CGIL
- 5 marzo, sabato: PESCARA
Di questo libro avevamo già parlato qualche settimana fa. Cogliamo l’occasione della sua presentazione venerdì 10 dicembre a Pineto, alla presenza della scrittrice Dacia Maraini, che ne aveva curato la prefazione, e del sindaco Luciano Monticelli, per sottolinearne l’attualità in questo momento in cui il succedersi di leggi della Regione Abruzzo e di puntuali impugnative da parte del governo Berlusconi rischia di creare disorientamento tra i nostri concittadini preoccupati dall’avanzata delle trivelle.
In un quadro legislativo confuso ed in evoluzione, in cui sembra prevalere l’erosione da parte dello stato di ogni autonomia regionale e, nello specifico, la volontà di imporre in modo anti-democratico una deriva petrolifera che i cittadini abruzzesi non vogliono, questo libro del giurista Enzo Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale italiano e comparato all’Università di Teramo, scritto con un dichiarato intento divulgativo, si presenta come uno strumento indispensabile per chi voglia capire e per coloro che si battono perchè la nostra regione non venga travolta dalle logiche e dagli interessi di poche compagnie petrolifere.
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Caro Presidente Chiodi,
siamo felici di averla sentita ripetere che lei non darà mai alcuna autorizzazione all’estrazione di idrocarburi liquidi nella nostra regione; peccato che siamo sempre in attesa di una legge e di strumenti che ci tutelino efficacemente dagli appetiti delle compagnie petrolifere.
Ci sembra di rammentare che nella seduta del giorno 23 giugno u.s. (leggi qui il resoconto in PDF) Lei abbia preso l’impegno di riconvocare al pi
ù presto il Consiglio Regionale, per dare attuazione alle proposte presentate da comitati, associazioni e partiti.
Se ciò non è avvenuto, come da Lei affermato durante il Forum, perché le Commissioni non hanno lavorato, siamo certi che saprà giustamente fustigarle e porre immediatamente rimedio a tale mancanza.
E’ per noi motivo di grande soddisfazione l’enunciato impegno della Regione, ribadito nel corso dell’Assemblea di Montesilvano, per le energie rinnovabili. Peccato che tale iniziativa, nella Conferenza finale rivolta “alla totalità della popolazione abruzzese”, non abbia avuto adeguata pubblicizzazione andando di fatto deserta di pubblico.
Ci aspettiamo pertanto che vengano avviate, in tempi brevi, esperienze e buone pratiche regionali in materia energetica.
Sempre che la “vacanza” dell’Assessore all’Ambiente non ne pregiudichi l’attuazione.
Quattro giorni fa M.R. D’Orsogna anticipava sul suo blog: “Ombrina Mare sull’orlo della bancarotta”.
Adesso abbiamo il piacere di segnalarvi questa prima vittoria, ottenuta dai cittadini abruzzesi, sulla prepotenza delle compagnie petrolifere.
La notizia:
Nella seduta di giovedì 7 ottobre 2010 la Commissione Valutazione Impatto Ambientale (VIA) nazionale ha espresso parere negativo sul progetto Ombrina Mare della Mediterranean Oil and Gas. Ecco le motivazioni espresse dalla commissione Via nazionale sul progetto della Medoil Gas:
CONSIDERATO che le osservazioni presentate da Enti Pubblici e Privati, da Associazioni, esercizi
commerciali e singoli cittadini attengono nella quasi totalità dei casi a:
• timore di nocumento per lo sviluppo turistico;
• timore di degrado ambientale per la presenza di una nuova torre di perforazione;
• impatto negativo di traffico, presenza di strutture a mare, smaltimento rifiuti, rilascio metalli pesanti…..(leggi il testo delle motivazioni in PDF)
Dobbiamo constatare, purtroppo, che il Presidente Chiodi, il quale non ha mai ritenuto di dover dire una parola su ciò che le compagnie petrolifere andavano facendo per i nostri mari, continua a disattendere l’impegno di riconvocare il Consiglio Regionale sulla petrolizzazione.
Cosicchè, avendo il Governo chiesto l’annullamento della legge regionale approvata l’anno scorso, potremmo trovarci prima della fine dell’anno in un completo vuoto normativo, alla mercè delle compagnie, che hanno già riaperto gli iter burocratici per le concessioni di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi in tutta la nostra regione.
Come avevamo indicato nel precedente post, la seduta straordinaria dedicata agli idrocarburi del 23 giugno ci aveva lasciati con molte perplessità dovute anche alle due proposte – presentate dai gruppi dei Verdi e de l’IDV – che avevano dato lo spunto al presidente del Consiglio Regionale per aggiornare la seduta con la motivazione di valutare la possibilità di arrivare all’approvazione unanime di un documento congiunto.
Per il 27 luglio era stata annunciata la riunione del Consiglio Regionale che avrebbe dovuto approvare un documento e delle proposte per impegnare la giunta regionale ad una seria lotta contro la petrolizzazione.
La discussione sulla crisi ospedaliera ha poi determinato lo spostamento dell’ordine del giorno, ma il Consiglio ha accolto la risoluzione che l’IDV ha presentato per una proposta di legge nazionale alla Camera per bloccare, in tutto il mare Adriatico, la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi liquidi (petrolio).
Qui è disponibile il verbale della seduta del Consiglio.
Questa eventuale futura proposta di legge, che dovrà comunque essere discussa e approvata dal Parlamento, potrebbe costituire un notevole passo in avanti nella messa al bando delle attività petrolifere nel nostro mare e, per estensione, negli altri mari italiani in cui tali attività sono in frenetica ripresa.
Sempre che alle parole seguano i fatti.
Attendiamo comunque la risposta del Presidente agli impegni più immediati a cui è stato chiamato nel corso della riunione straordinaria del 23 giugno riconvocando, subito dopo la pausa estiva, il Consiglio sul tema del petrolio.
Così titola il comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente.
Il messaggio è lanciato, gli italiani possono tranquillizzarsi: il governo vigila sulle nostre coste, sul nostro mare e sui “gioielli naturalistici”, nessuna Louisiana è possibile da noi. Basta dimenticarsi dello scempio che quotidianamente si attua sui nostri beni ambientali e culturali.
Purtroppo, come ci insegna l’esperienza di questi anni di proclami mediatici a cui fa seguito il nulla o quasi, dato che il testo del decreto di riforma non c’è ancora, abbiamo cercato di leggere tra le righe di questo scarno comunicato cosa c’è almeno per il nostro Abruzzo.
Intanto, sbandierare il limite di 5 miglia (circa 9 km) come garanzia da qualsiasi disastro, significa dimenticare o
fingere di dimenticare che il pozzo della Deepwater Horizon era collocato a circa 52 miglia e questo non ha salvato le coste della Louisiana, dell’Arizona, della Florida. Così come la distanza della Montara di più di 80 miglia da Timor non ha salvato le coste di quest’isola quando, nell’agosto del 2009, questa piattaforma ha preso fuoco e per 72 giorni ha eruttato petrolio nel mare.
Comunque, mappa petrolifera alla mano, le 5 miglia interdicono le attività petrolifere su meno del 10 % delle istanze e delle concessioni di ricerca e di estrazione, e Ombrina mare dovrà solo allontanarsi di 2-3 km per poter tranquillamente estrarre e lavorare il petrolio per più di vent’anni.
E le piattaforme già operative (attorno alle coste italiane, su un totale di 123 piattaforme, ben 26 rientrano nel limite di cinque miglia) verranno smantellate? Il comunicato parla di procedimenti autorizzativi in corso ma non fa cenno all’esistente. Purtroppo, temiamo che i sindaci di Pineto e di Silvi continueranno a rimirare le loro piattaforme anche se dentro il limite delle 5 miglia dalla costa e delle 12 miglia dal parco del Cerrano, e così quello di Casalbordino con le sue 5 piattaforme a 2 km. dalla costa. O saremo smentiti?
La profondità. Nei giorni scorsi è stato detto che in Adriatico non si trivella a 1500 metri di profondità ma a decine o, in alcuni casi, centinaia di metri. Sarebbe quindi una risata mettere un tappo in caso di fuoriuscita… Il pozzo Ixtoc I, nelle acque del Golfo del Messico, si trovava su un fondale di 50 metri e vomitò 3 milioni di barili di petrolio per 294 giorni. Tuttora, nella triste classifica degli incidenti più gravi, si trova nelle prime 4 posizioni.
Ma aspettiamo l’uscita del decreto per un’analisi più approfondita e per valutare la congruità dei proclami di salvaguardia dell’ambiente costiero e marino e delle economie che ivi sono insediate con le notizie di incredibili concessioni nella Sicilia sud-occidentale e, addirittura, in zona sismica su vulcani sottomarini nel canale di Sicilia.
È appena il caso di aggiungere che non è con questi pannicelli caldi, che a decreto pubblicato potrebbero anche essere tiepidi o freddi, che si salvaguarda l’Adriatico ed il Mediterraneo che, con i suoi 38 mg per metro curbo di catrame nel mare è il bacino più inquinato da idrocarburi del mondo ed è destinato ad esserlo sempre di più, proprio per le sue caratteristiche di mare “chiuso”, cioè quasi senza comunicazione con i grandi oceani, e la cui salute è affidata alle sue sole capacità di depurazione e alla preveggenza degli stati che su di esso si affacciano.
Bisogna ormai riconoscere, nell’ambito di un discorso di salvaguardia di tutto il bacino Mediterraneo, la specificità del nostro mare Adriatico che lo porta ad essere particolarmente a rischio e di fronte a cui occorre avere il coraggio delle scelte.
In Egitto, che in questi giorni è alle prese con un nuovo disastro da una piattaforma nel Mar Rosso, situata a quasi 100 km. dalla costa di Hurghada (Video), e che sta riversando petrolio su decine di km. di spiagge, il governo ha cercato di tenere nascosta la notizia per non infondere allarme sulla zona ad altissima valenza turistica. Ora però si sta seriamente considerando la decisione di ridurre il numero delle piattaforme operanti, a tutela del turismo e dell’ambiente.
Se può farlo l’Egitto perché non possono i nostri governanti?
E non hanno nulla da dire i nostri governanti del grande accordo raggiunto dalla BP (chi si rivede) e Gheddafi per nuove trivellazioni al largo della Libia, in acque profonde, da 1000 a 2000 metri?
L’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni (leggere la biografia disponibile qui) ha recentemente rilasciato un’intervista al quotidiano spagnolo Expansion in cui afferma, tra diverse proiezioni di attività, rapporti internazionali e strategie aziendali, che nel mondo c’è ancora petrolio per i prossimi 70 anni.
Qui è disponibile la versione originale dell’articolo in lingua spagnola e qui si può trovare la versione in italiano pubblicata da Il Sole24ore.
Piuttosto che fare dichiarazioni a vanvera e parole in stile politichese e senza preciso riscontro oggettivo, scegliamo qui di commentare ogni affermazione elaborando i dati resi disponibili dal BP Statistical Review of World Energy, pubblicato nel mese di Giugno 2009. In merito alle statistiche, si tratta di una delle fonti più autorevoli e, trattandosi di una fonte ben nota nel panorama petrolifero mondiale per la sua dimensione economica e, purtroppo, anche per la triste ed attuale vicenda della marea nera nel Golfo del Messico, non si può di certo ritenere che pubblichi dati a sfavore del nostro super manager.
Affermazione: C’è molto petrolio. Per ora, il nostro pianeta ha la disponibilità di riserve chiamate sicure di oltre un migliaio di miliardo di barili.
Commento: Vero. Le riserve attuali provate indicano un valore di 1258 miliardi di barili. Sul fatto che sia “molto”, rimandiamo ai punti seguenti.
Affermazione: Queste riserve sono maggiori di tutto il greggio consumato da quando è iniziata l’era del petrolio, alla fine del XIX secolo.
Commento: Vero e Falso. L’era del petrolio è iniziata nel 1850 ed il primo pozzo redditizio è stato individuato e perforato nel 1859.
Comunque, le prime statistiche disponibili risalgono al 1965 e, da allora, sono stati consumati circa 1043 miliardi di barili. Poco meno delle riserve provate.
Affermazione: A queste riserve sicure si aggiungono quelle probabili e le possibili riserve aggiuntive.
Commento: Falso. Sul pianeta Terra, già ampiamente sfruttato, non esistono “riserve aggiuntive”. Le riserve fossili e minerarie e, in particolar modo, quelle di petrolio, sono classificate secondo lo schema UNFC in:
Dal rapporto BP si vede bene come, a livello mondiale, la stima delle riserve sia cresciuta costantemente fino al 2007 e, nel 2008, ha segnato la prima diminuzione (pari allo 0,2%) nella storia del petrolio. Inoltre, se si analizzano in particolare le riserve USA, la nazione che più di ogni altra al mondo ha estratto e consuma petrolio, si nota che dal 1985 le riserve sono in calo costante al punto tale da costituire alla fine del 2008, circa il 17% in meno delle riserve certificate al “momento del picco”.
Sarebbe troppo lungo parlare della Teoria di Hubbert, proposta dal geofisico americano Marion King Hubbert nell’ambito delle ricerche ed osservazioni nei laboratori della Shell Oil Company, ma è senz’altro utile ribadire che tale teoria è stata ampiamente confermata da tutte le osservazioni compiute a partire dal 1956. La teoria è talmente valida al punto tale che anche le compagnie petrolifere la utilizzano per determinare gli investimenti da compiere per lo sfruttamento dei giacimenti. E’ assolutamente certo che anche Scaroni conosca i risultati di tale teoria. Solo che, come ogni manager che trae profitto dall’attività petrolifera, li ignora e diffonde tranquillità sul fatto che andrà comunque tutto bene fino a quando non sarà stata estratta l’ultima goccia di petrolio.
Affermazione: In totale, possiamo contare almeno su 5000 miliardi di barili, sufficienti a soddisfare il consumo globale per i prossimi 70 anni.
Commento: Falso. Dalla teoria e dalle osservazioni suddette, si nota bene che le riserve provate sono in diminuzione e non certo in aumento. Inoltre, dato che le riserve probabili (con le implicazioni e le condizioni di cui alla loro definizione) ammonterebbero comunque ad un “misero” 340 miliardi di barili (fonte Oil & Gas Journal, Volume 102.26, July 12, 2004) è assolutamente impossibile che nei prossimi anni, si riesca a produrre circa il triplo del petrolio disponibile nelle riserve, per arrivare al conto dei 5000 miliardi barili.
In realtà, il problema è un po’ più complesso di una semplice operazione di divisione tra le riserve disponibili e il consumo medio annuo ed andrebbero considerate soprattutto le possibili implicazioni che seguiranno allo squilibrio tra la domanda di consumo e l’offerta di petrolio disponibile.
Alcuni dati sono però inconfutabili. Basta leggere il Par. 4.3 Declining World Oil Production e successivi del documento Strategic Significance of America s Oil Shale Resource Volume I Assessment of Strategic Issues per notare che le scoperte di nuovi giacimenti hanno raggiunto il loro massimo storico verso la metà degli anni 1960. Da allora sono in declino.
Inoltre, nel grafico di pagina 7, si nota bene che dal 1985 si consuma più petrolio di quanto non ne se scopra ogni anno (ulteriore conferma della diminuzione delle riserve) e si stima una produzione di petrolio pressoché nulla a partire dal 2030-2040.
Per finire, facendo il confronto tra le tabelle Oil Production e Oil Consumption del rapporto BP suddetto, si nota bene come – a partire dal 1981 – il consumo di petrolio sia stato sempre superiore alla quantità prodotta (attualmente, a livello mondiale, abbiamo un consumo di 84,4 Milioni di barili/giorno contro una produzione di 81,7). Inoltre, come riporta anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia, la produzione di petrolio diminuirà almeno del 6,7% per anno.
Le menzogne di Scaroni, così come quelle del presidente abruzzese Gianni Chiodi che avevamo denunciato in questo post, servono soltanto a fare disinformazione e a rassicurare tutti coloro che non hanno voglia o tempo di saperne di più.
Per quelli che invece sono consapevoli che non basta ignorare (o, peggio, dire che non esiste) il problema, qui c’è la lettera che l’ASPO (Associazione italiana per lo studio del picco del petrolio) ha inviato ai rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, ai presidenti di Provincia e di Regione per denunciare la gravità della situazione.
E’ scaduto oggi il termine per presentare le osservazioni di contrarietà alla richiesta di concessione Colle Santo ad opera della Forest Oil – CMI SpA, filiale italiana dell’americana Forest Oil Corporation. Anche il nostro Comitato ha inoltrato formale richiesta alla Regione Abruzzo di bocciatura del progetto.
Le ragioni sono tante, ma sopra tutte c’è la pericolosità di un piano che prevede la perforazione e la messa in produzione di cinque pozzi e la realizzazione di un Impianto per il Trattamento del gas estratto in un’area caratterizzata da frane, ad elevato rischio idrogeologico e in zona sismica 2, già abbandonata dall’Agip nel 1992 per l’elevato profilo di pericolosità degli interventi, dovuto a fenomeni di subsidenza del terreno e a rischi per la tenuta della diga. Il pericolo è così evidente a tutti noi che conosciamo ed amiamo questo territorio che non ci sarebbe neppure bisogno di fare calcoli sugli spostamenti del terreno negli ultimi decenni. Talmente evidente che anche nei depliant dell’APTR (Azienda di Promozione Turistica della Regione Abruzzo) si legge, quasi come nota folkloristica, che “Sul versante settentrionale, da un erto crinale domina la valle ed il lago l’abitato abbandonato di Buonanotte (in antico Malanotte: ma il cambio di nome non riuscì ad evitare la frana, e quindi l’abbandono dell’abitato, ricostruito a poca distanza ma su terreno più saldo, col nome di Montebello sul Sangro)”. Fa parte della storia e della cultura del posto la conoscenza dell’altra faccia della medaglia di questa zona bellissima, in cui il delicato equilibrio tra uomo e natura è fatto principalmente di rispetto. Qui ci sono diverse aree di interesse comunitario che ospitano specie vegetali e animali inserite tra quelle protette dalla Comunità Europea. Qui c’è uno dei più importanti siti archeologici dell’epoca ellenistica-romana di tutto l’Abruzzo. Per migliorare la viabilità e costruire nuovi impianti in vista dei Giochi del Mediterraneo dello scorso anno, qui sono stati spesi diversi milioni di euro (questa è la relativa delibera della provincia di Chieti) con un investimento che l’impianto americano vanificherebbe.
Oltre a mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini, il progetto Forest Oil danneggerebbe gravemente l’economia turistica ed agricola di tutta la zona. Qui si praticano il birdwatching, la canoa, la pesca e i visitatori arrivano da tutta Europa per conoscere le eccellenze dell’entroterra abruzzese (dal castello di Roccascalegna, alla scuola dei cuochi di Villa Santa Maria) e godere del relax dei ritmi lenti del lago. Qui ci sono produzioni tipiche di qualità, spesso anche biologiche, di olio, miele, tartufi e vini, si produce olio a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e vino ad Indicazione Geografica Tipica (IGT) e a denominazione di Origine Controllata (DOC).
La Forest Oil nella Stima di Impatto Ambientale ci dice che tutte le sue attività avranno un impatto minimo, quasi sempre come quelle di un modesto cantiere edile, e che si preoccuperà anche di piantare qualche arbusto e di dipingere le torri di colori idonei a mascherare l’impatto sul paesaggio. Qualche piantina e qualche mano di vernice a nascondere 20.000 metri quadri di centrale con torri fumanti alte più di 40 metri… Noi lo troviamo ridicolo e imbarazzante.
Come pensa di conciliare la Forest Oil le emissioni nocive di centinaia di tonnellate della centrale di trattamento con lo stile vacanziero open air, le esigenze dell’ecoturismo e le produzioni alimentari biologiche? Come pensa di conciliare il rumore assordante di migliaia di mezzi pesanti (solo nella fase di preparazione e ripristino del campo ha stimato l’utilizzo di 4500 autocarri) delle trivelle e degli impianti in azione con la preservazione dell’habitat?
Gli animali fuggiranno per primi, poi scapperanno i turisti, alla fine toccherà anche ai bombesi.
Questo pensiamo che potrebbe accadere quando ci sforziamo di pensare che invece non accadrà proprio a noi, di nuovo a noi, quella tragedia più grande che ha colpito la Louisiana o quella che devastato il Vajont o quella che ha tradito Viareggio. Un po’ forse come pensavano a L’Aquila prima del 6 aprile del 2009, quando si è preferito scegliere di rassicurare la gente invece di aiutarla a cercare di salvarsi. Storia di tragedie annunciate. Storia di tragedie che si potevano evitare.
Qui trovate le nostre osservazioni , ma per tutti gli approfondimenti vi rimandiamo al sito di Maria Rita D’Orsogna che, anche in questo caso, ha messo in campo tutta la sua passione, la sua energia e le sue grandi competenze per guidare il lavoro di raccolta delle osservazioni di decine e decine di cittadini, associazioni e istituzioni contrari al progetto e vi rimandiamo al sito del Comitato Gestione Partecipata del Territorio che si trova in prima linea a combattere contro le richieste di questa cieca società statunitense. L’ultima nota e il nostro augurio è proprio per loro, i membri del Comitato di Bomba, che hanno affrontato questa brutta storia in maniera esemplare e non si sono limitati a dire no alla Forest Oil ma hanno intrapreso una direzione più coraggiosa e innovativa, la costituzione di una società SpA, con finalità E.S.CO. (Energy Service Companies), con azionariato diffuso tra i cittadini per la realizzazione di impianti fotovoltaici per il fabbisogno energetico del paese e per il miglioramento energetico di tutti gli edifici pubblici e privati.
La situazione attuale:
Il 50% del territorio abruzzese viene ceduto alle compagnie petrolifere per estrarre petrolio di pessima qualità che dovrà essere sottoposto a processi di desolforazione che sono molto inquinanti e molto difficili da delocalizzare. Un petrolio che non risolverà i problemi energetici nazionali, resterà solo in parte nel nostro paese, distruggerà la nostra economia e inquinerà l’ambiente per decenni (le concessioni hanno la durata di 20 anni, salvo incidenti catastrofici tipo Louisiana), porterà via migliaia di posti di lavoro nell’agricoltura, nel turismo e il suo indotto e arricchirà solo alcune Compagnie straniere.
In mare, dove le piattaforme erano finora adibite all’estrazione di gas, parte l’operazione petrolio: i 5.600 kmq. in mano alle Compagnie petrolifere diventeranno, con le ultime concessioni, quasi 7.000. La Piattaforma Ombrina Mare, con 6 pozzi pronti ad estrarre petrolio, sorgerà, se autorizzata, a 6 km. dalla costa, con nave serbatoio da 50.000 tonn., 330 m.di lungh. e raffineria a bordo,ormeggiata nei pressi. L’Adriatico viene insidiato anche di fronte alle coste pugliesi da una raffica di recenti richieste di permessi di ricerca, di cui l’ultima per prospezioni tra il Parco Nazionale del Gargano e l’area marina protetta delle Tremiti. Mare Adriatico, il bacino più fragile di un Mare Mediterraneo che è il più inquinato del mondo,dove transita un quinto del trasporto globale di greggio, dove finiscono,ogni anno, più di 100.000 tonnellate di petrolio.
Ambiente, agricoltura, turismo,salute,posti di lavoro messi a rischio. Abruzzo Regione verde d’Europa sparirà forse per sempre.
A terra -La vecchia legge regionale n.14/2008 aveva bloccato le attività estrattive fino al 31 dicembre 2009. La nuova legge 32/2009, varata dalla Regione il dicembre scorso e prontamente impugnata dal Governo davanti alla Corte Costituzionale per manifesta incostituzionalità, è stata immediatamente snobbata dalle Compagnie che hanno riaperto le procedure sospese , per passare dalle Richieste ai Permessi di ricerca.
Anche la nostra provincia corre un grave pericolo con le istanze denominate “Colle dei Nidi” che riguarda i Comuni di Bellante, Campli, Controguerra, Corropoli, Mosciano S.Angelo,Nereto,S.Omero, Torano Nuovo,Tortoreto e “Corropoli” che coinvolge i Comuni di Alba Adriatica, Colonnella, Controguerra, Corropoli,Giulianova,Martinsicuro,Mosciano S.Angelo, Nereto,Notaresco,Roseto, S.Omero, Tortoreto. Nei giorni 16 Febbraio 2010 e 23 Aprile 2010 sono state convocate le Conferenze dei Servizi , alle quali non sono stati invitati i Comuni interessati. Ciò significa che il Governo dà mano libera alle Compagnie di iniziare le trivellazioni.
In mare –L’azione dei comitati e delle associazioni raccolte sotto Emergenza Abruzzo hanno determinato, contro le ultime richieste di permessi di ricerca e di estrazione, una crescente opposizione di comuni,categorie,associazioni religiose,semplici cittadini e le stesse provincie di Chieti, Teramo e Pescara , opposizione che si è concretizzata in manifestazioni e in centinaia di osservazioni contrarie inviate al Ministero dell’Ambiente ,che stanno ostacolando e ritardando l’inizio delle operazioni. E’ di pochi giorni fa la notizia che la Medoil, che ha in progetto l’installazione della Ombrina Mare, ha chiesto la sospensione di procedura.
La Regione ha finora ignorato ogni richiesta di intervento contro le estrazioni in mare, al contrario di quanto fatto dalle regioni Puglie e Basilicata.
E’ questo il momento di far sentire la nostra voce. Il nostro Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni, che da più di un anno si batte contro questo piano petrolifero raccogliendo firme, facendo informazione e organizzando dibattiti in molti comuni della nostra provincia, ha inviato una lettera a tutti i Sindaci delle due zone coinvolte invitandoli a passare dalle parole ai fatti, dalle molteplici mozioni e Ordini del Giorno anti petrolizzazione approvati in questi mesi nei rispettivi Consigli Comunali, alla costituzione di un Coordinamento dei Sindaci capace di promuovere un’ efficace azione di contrasto politico e tecnico alle pretese delle Compagnie Petrolifere.
Tutti noi, inoltre, assieme ai nostri sindaci, possiamo esigere che il Presidente Chiodi e il suo assessore all’Ambiente Stati si facciano finalmente portavoci veri ed incisivi presso il Ministero, della volontà dei cittadini che vogliono essere democraticamente coinvolti in queste scelte ; e che nell’elaborare la prossima legge a tutela del territorio regionale, quando l’attuale sarà, come previsto annullata, accettino democraticamente l’apporto e i consigli di tutti coloro , cittadini, associazioni,comitati, tecnici e giuristi di valore, che in questi anni si sono spesi con generosità e spesso con competenza per difendere la nostra Regione.
Firmare la petizione contro la petrolizzazione
Fare pressione sul mio Sindaco e il mio Comune
Informarmi ed informare
Collaborare col nostro Comitato o con una delle organizzazioni abruzzesi che si battono contro la petrolizzazione
Non vogliamo che il disastro della Louisiana si ripeta in Abruzzo.
Il 30 marzo Assomineraria ha tenuto a Roma l’illuminante convegno “Risorse naturali, occupazione e comunità locali: Proposte per contrastare la crisi”. E’ opportuno leggere e far circolare gli atti per capire quali sono i protagonisti e gli interessi in gioco dietro il piano di petrolizzazione dell’Abruzzo e di altre aree del paese.
Descalzi nell’introduzione ricorda i 57 progetti cantierabili individuati l’anno precedente e definisce come progetti più impegnativi:
- potenziamento della Val d’Agri,
- sviluppo del giacimento di Tempa Rossa,
- sviluppo dei giacimenti di gas nell’offshore Ibleo,
- sviluppo del giacimento di Canonica,
- pozzo esplorativo Montegrosso
- sviluppo del giacimento di Miglianico,
- progetto Alto Adriatico,
e, tra i progetti di stoccaggio, individua:
STOGIT in Lombardia, Emilia e Abruzzo
Enel Trade in Lombardia
Edison in Emilia-Romagna
Sostiene, sempre Descalzi, che per aumentare l’attrattività del Paese verso nuovi investimenti, appare necessario introdurre normative volte a
1) semplificare le procedure autorizzative e a
2) rendere disponibili per le comunità locali i benefici della presenza delle attività sul territorio
In merito a questo secondo punto tra le attività considerate c’è quella di indirizzare tutto o parte del 3% del “Fondo benzina” istituito con la l. 99/2009 ad un fondo per “i cittadini direttamente impattati dalla realizzazione delle opere” (meccanismo che comporta un aumento della compensazione in funzione della vicinanza e dell’impatto dell’infrastruttura realizzata)
In questo senso Descalzi ammette l’esistenza di un impatto dell’attività petrolifera sui cittadini dell’area relativa agli insediamenti petroliferi e trova la formula della compensazione del Fondo Benzina come adeguata merce di scambio.
L’obiettivo dell’Assomineraria e delle multinazionali del petrolio è quello di spingere al massimo lo sfruttamento delle riserve italiane, a fronte di una riduzione registrata nel 2009 nella domanda, nella produzione, nel fatturato e negli investimenti. Si nasconde dietro la solita favola di ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni estere e di contribuire allo sviluppo della nazione, dimenticando di dire quali sono davvero gli scenari mondiali, qual’è l’orizzonte residuo di sfruttamento del petrolio e quale lo stato in cui tale accanimento verso l’estrazione di queste esigue riserve lascerà il paese, dopo aver distrutto le risorse agricole e turistiche di intere regioni e aver appesantito i costi sanitari.
Il Vice Presidente di Confindustria Basilicata, Michele Somma auspica che si crei un vero sostegno per le reti dell’industria petrolifera in Basilicata, dove conferma “un secondo giacimento, Tempa Rossa (circa della stessa dimensione di Val d’Agri) il cui operatore è Total, insieme ad Esso Italia e Shell Italia, dovrebbe iniziare l’attività estrattiva per il 2012. Anche per questo giacimento è prevista la costruzione di un Centro Trattamento Oli e la realizzazione di un impianto, nell’area industriale di Guardia Perticara, per lo stoccaggio del GPL prodotto”. Un altro scempio annunciato: Guardia Perticara fa parte del circuito dei Borghi più Belli d’Italia ed è inserito in uno scenario da favola, purtroppo poco conosciuto al di fuori della regione. Per capire qual’è il patrimonio ambientale di questi luoghi basta andare nelle sale cinematografiche in cui in questi giorni è programmato Basilicata coast to coast senza dimenticare, una volta tornati a casa, di fare il confronto con i tanti filmati disponibili on-line sulla Val d’Agri, in cui lo scempio è stato ben avviato e si prepara ad essere consolidato.
L’ultimo intervento, la ciliegina sulla torta, è della senatrice Simona Vicari, membro della 10° Commissione del Senato, iscritta al gruppo del Popolo delle Libertà, che ritiene di doversi fare promotrice presso il Parlamento di una semplificazione complessiva delle attuali procedure autorizzative… si dovrebbe valutare l’opportunità di semplificare non solo l’attuale regime autorizzatorio previsto per le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi, ma accompagnare questo processo con l’individuazione di una platea, il quanto più ampia possibile, di una serie di attività il cui avvio possa avvenire mediante una dichiarazione di inizio attività. Traspare entusiasmo dalle parole con cui racconta alla platea del suo impegno personale – nel portare avanti in sede parlamentare, come relatrice, le idee, e le proposte di sviluppo di questo settore che vorrete farmi pervenire. Lo dico con la convinzione di chi, eletta in una regione come la Sicilia, vede tutti i giorni quali sono, i danni derivanti dalla perdita di opportunità di sviluppo del proprio territorio-. Non vede, però la senatrice, o forse non sa che nel triangolo Augusta-Priolo-Melilli le malattie tumorali hanno un’incidenza del 20% superiore a quella nazionale e che, secondo i dati raccolti dal Registro Siciliano delle Malformazioni Congenite (Asmac) nella zona si è registrato negli ultimi 30 anni un aumento costante dei nati con malformazioni congenite, in alcuni casi anche doppio rispetto alla media nazionale, oppure che a Gela si continua a morire per i veleni del petrolchimico.
Qui riportiamo un utile dossier informativo, Breve storia del polo industriale, ma pensavamo di non dover sentire più vaneggiamenti sulla modernità dello sviluppo petrolifero alla luce dell’eredità lasciata delle promesse di ricchezza degli investimenti siciliani della seconda metà del secolo scorso rivelatesi oggi in tutta la loro portata di degrado, povertà e morte. Invece nulla è cambiato. Ancora le stesse promesse. La preoccupazione più grande della senatrice è quella del – diffondersi di strumentalizzazioni e di informazioni distorte che vengono diffuse da coloro che avversano i processi di sviluppo e di modernizzazione di intere parti del Paese-.
Sarà forse il segno che le attività di informazione portate avanti dai cittadini (e per i cittadini) disturbano l’Assomineraria e anche qualche politico?
Ci sono altri modi di far crescere il paese. Ci sono altri settori dell’economia in cui gli investimenti non implicano uno sfruttamento delle risorse senza ritorno e non minacciano la salute dei cittadini. E’ ora di riprendere ad investire nella ricerca e nello sviluppo e di metterli al servizio del nostro paese, che non è il Kuwait, ma è il paese delle eccellenze agricole e vitivinicole, paradiso dell’ecoturismo e del turismo culturale, regno del design e del manifatturiero, in attesa da troppo tempo di una direttrice di sviluppo pulito.