CHIETI, UN’OCCASIONE PERSA
Eravamo andati curiosi e un po’ intimiditi alla Tavola Rotonda di Chieti, organizzata dal geologo prof.Mario Rainone, direttore del Centro ricerche Sperimentali per le Tecnologie dell’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, su “Gli idrocarburi in Abruzzo: conoscenza,territorio, impresa e lavoro”, venerdì scorso.
Curiosi, perchè volevamo sentire le “ragioni del petrolio” in Abruzzo, visto che in questi due anni, dopo aver contattato decine di migliaia di cittadini e aver raccolto 50.000 firme, il nostro e gli altri comitati contro la petrolizzazione queste ragioni non le hanno mai sentite esporre. Almeno che avessero un qualche fondamento.
Intimiditi perchè una scienza super partes, incarnata nella persona del dott. Rainone, con questa tavola rotonda si proponeva di sottrarre questo discorso ai cittadini ignoranti e superstiziosi e di riportarlo nell’ambito di una visione logica e razionale.
In realtà questo convegno, di cui Nuovo Senso Civico metterà fra alcuni giorni in rete un video con gli interventi più significativi, appariva da subito squilibrato e di parte.
Nella composizione dei relatori introduttivi e soprattutto, come qualcuno è riuscito a osservare nel brevissimo spazio finale concesso agli interventi del pubblico, nella presenza esclusiva, tra gli invitati, dei rappresentanti e titolari delle industrie petrolifere e del relativo indotto. Le ragioni dell’agricoltura, del turismo, del commercio e della salute sono state completamente epurate!! E la Regione, invitata nelle persone del Presidente Gianni Chiodi, del vice-presidente e assessore allo Sviluppo Economico Alfredo Castiglione, dell’ assessore al Turismo, Ambiente e Energia, Maurizio Di Dalmazio, che avrebbe potuto difenderle, ha preferito, ancora una volta, dare forfait. (A dire il vero, a sostegno della vocazione alla promozione turistica e alla tutela dell’ambiente, dell’ENI e Compagnie varie, sono state citate iniziative benemerite come la catena dei Motel AGIP (!) e la selva di piattaforme estrattive al largo della costa emiliana- romagnola che richiama frotte di turisti a bagnarsi nelle chiare acque della regione! Sono apparse però, al folto pubblico presente, alquanto azzardate. )
E lo stesso promotore Rainone, presentatosi come rappresentante della scienza e dell’obiettività, e difensore di ” scelte razionali e vantaggiose per il territorio” è incorso in due episodi che lo hanno lasciato annichilito e irremediabilmente spogliato della sua auto-promozione.
Infatti, la sua documentazione, consistente in una slide, a sostegno della sua tesi preferita che non è l’industria petrolifera che inquina, bensì l’agricoltura, è miseramente crollata di fronte alla contestazione del dottor Massimo Colonna, chimico, presente tra il pubblico, vero autore del documento esibito da Rainone, che ha mostrato essere arbitrario e scientificamente scorretto trarre quelle conclusioni da uno studio senza collocarlo nel suo contesto e privandolo delle coordinate e dei riferimenti scientifici che solo possono portare a conclusioni corrette.
Come se non bastasse, è emerso che il prof. Rainone ha curato e sottoscritto le contro-osservazioni, per conto della Compagnia Petrolifera Forest Oil, alle osservazioni presentate alla Regione Abruzzo da centinaia di associazioni e cittadini contrari alle trivellazioni al lago di Bomba!
Non ci è possibile qui riprodurre l’insieme degli argomenti esposti, rinviamo chi vorrà documentarsi ai video che prontamente vi segnaleremo non appena saranno in rete.
Possiamo solo sottolineare la sgradevole constatazione di una discussione anti-storica, svoltasi in un ambiente irreale in cui non arriva neanche l’eco delle cose che avvengono nel mondo e nell’ecosistema planetario, con un’idea di futuro in cui lo sviluppo prosegue inossidabile lungo vecchi binari, in cui è assente ogni idea di progettualità e di priorità, in cui non c’è posto per i giovani se non come tecnici e geologi addetti all’industria estrattiva, in cui continueremo a divorare petrolio con le nostre auto (siamo il secondo paese al mondo, dopo gli USA, per numero di autoveicoli) per lunghi decenni, ignorando che il crack petrolifero potrebbe essere alle porte e sarebbe ancora peggiore del crack finanziario di questi anni e che, come questo, arriverà all’improvviso (e dovremmo fronteggiarlo con i 12 giorni di autonomia che ci darebbe il petrolio abruzzese!).
Un discorso inconsistente, a difesa di pochi interessi corporativi che vorrebbe, con incredibile superficialità, operare il miracolo di mettere assieme petrolio e Abruzzo verde.
Note positive sono venute dai senatori Legnini e Ferrante, del PD che, ribadendo la necessità di fuoruscire, anche se gradualmente, dal petrolio, hanno affermato che comunque, in Abruzzo il gioco non vale la candela e che si tratta di avviare a maturazione ciò che c’è e non di fare ciò che non c’è. Anche il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio , ribadendo il no alla petrolizzazione della regione, ha proposto la costituzione di un tavolo, questa volta realmente rappresentativo di tutte le realtà politiche, sociali, culturali ed economiche, che finalmente approdi ad una soluzione del problema.
