PETROLIO IN ABRUZZO:RISORSA O MINACCIA?
Come avevamo annunciato si è svolto sabato scorso a Pescara, in occasione della presentazione del libro “Abruzzo color petrolio” del giurista Enzo di Salvatore, il dibattito organizzato dall‘Associazione Articolo 3. Il dibattito, in cui sono intervenuti anche il nostro comitato, Nuovo Senso Civico e il Comitato No Petrolio, e che potete vedere nella versione integrale qui sotto, ha visto al confronto: Teodoro Calabrese – Vice Direttore Confindustria Chieti, Carlo Costantini – Consigliere Regionale (IDV), Giovanni Damiani – Presidente Eco Istituto Abruzzo, Mario Lattanzio – Assessore Ambiente Provincia di Pescara, Emilio Nasuti (PDL) – Presidente Prima Commissione Bilancio Regione Abruzzo.
Molto chiara e interessante l’introduzione del Prof. Di Salvatore che ha sottolineato le debolezze dell’attuale legge della regione Abruzzo che, non dicendo chiaramente che cosa si può o non si può fare in materia petrolifera, non dà certezza nè ai cittadini, nè agli operatori economici e di fatto lascia la strada aperta agli interessi delle compagnie petrolifere. Tutto è derogato ai tecnici (Comitato VIA regionale), all’intesa Stato-regione e, in definitiva, al Governo che, in base ad una legge del 2010, in mancanza di un’intesa può decidere unilateralmente sulla materia degli idrocarburi.
Il biologo Giovanni Damiani, ha sottolineato come le attività petrolifere non possano essere inquadrate nel criterio della sostenibilità perchè contravvengono alla legge di non prelevare più risorse di quante l’ambiente non riesca a rigenerare e a quella che non bisogna immettervi più di quanto non riesca a metabolizzare. Inoltre bisogna ricordare che tutte le fasi della ricerca-estrazione-trasporto-lavorazione-consumo del petrolio sono da considerare , in misura diversa, inquinanti e gli impatti sanitari sulla popolazione si vedono solo a distanza di anni. Pertanto si deve solo parlare di come fuoruscire, nel più breve tempo possibile, dal ricorso alle fonti fossili non rinnovabili. L’unico discorso serio è affidato alla ricerca e all’espansione nel campo delle energie pulite, che abbisognano soltanto di una giusta regolamentazione per evitare abusi e speculazioni, favorendo ad esempio l’autonomia energetica degli edifici ecc, e ad un’attenta ricognizione del bilancio energetico e delle emissioni dei Comuni.
Il cosigliere regionale Costantini, ricordando come le royalties petrolifere già basse vengono pagate sulla base dell’autocertificazione della quantità da parte delle compagnie, ha sostenuto che ipotizzare un futuro petrolifero per la nostra regione significa bruciare il futuro per un beneficio contingente e limitato.
Come al solito, attraverso l’intervento del consigliere di maggioranza Nasuti, la regione ha dribblato sull’argomento e sugli impegni politici precisi che i cittadini abruzzesi, anche attraverso le 50.000 firme raccolte, da tempo invocano dalla giunta regionale.
Calabrese ha sostenuto che l’Abruzzo ha ampio spazio per il petrolio che non provocherebbe inquinamento se non nella fase del consumo. Rinunciare al petrolio significa mettere in crisi imprese del settore che occupano 4000 addetti e altri 2000 con l’indotto e rinunciare ad investimenti programmati per 3 miliardi di lire.
Cifre che sono state contestate dal senatore Graziani e da Alessandro Lanci di NSC che hanno rivelato trattarsi di imprese con pochi addetti e che lavorano prevalentamente per l’estero.
Claudio Censoni, a nome del nostro Comitato ha chiesto al rappresentante della Confindustria Chieti che, assieme ad alcuni sindacati locali hanno firmaro un protocollo a favore dell’estrazione petrolifera, (vedi anche nostro post del 5 febbraio) come mai non hanno mostrato uguale sollecitudine nel criticare il decreto ammazza rinnovabili che mortifica la crescita delle energie rinnovabili e mette in crisi centinaia di nuove aziende che già offrono migliaia di posti di lavoro e comporta il blocco immediato degli ordinativi e dei contratti in corso.
Altri interventi del rappresentante del comitato No petrolio, del vice sindaco di Città S.Angelo, di singoli cittadini che hanno espresso le loro motivazioni contrarie alla petrolizzazione.
