Stop alla ricerca petrolifera nel Mar Jonio. E la nostra costa?

This entry was posted domenica, 6 settembre, 2009 at 18:08

Finalmente la Basilicata ottiene di bloccare lo sviluppo di nuove concessioni in mare.

La notizia del 3 SET è così riportata dall’Ansa – Il Ministero dell’Ambiente esprimera’ ”parere negativo alla ricerca” di idrocarburi nel mare Jonio presentato dalla ‘Appennine Energy’. Il dicastero accogliera’ le ”osservazioni” della Regione Basilicata. Stamani, a Roma, al Ministero dell’ambiente, rappresentanti del dipartimento ambiente della Regione hanno espresso ”contrarieta”’ ad attivita’ di ricerca di idrocarburi nel mar Jonio. L’istanza di ricerca è la «d148 DR-Cs» presentata dalla Appennine Energy. Il tratto di mare lucano interessato alle perforazioni è una fascia marina  tra Nova Siri e Metaponto, ovvero tutto il tratto di mare compreso tra le foci dei fiumi Sinni e Bradano, dalla costa fino a circa 5 km. verso il mare aperto, per un totale di 162, 28 kmq. l’Appennine Energy è una società di proprietà della Consul Service a sua volta di proprietà della Consul Oil & Gas, una srl con sede a Londra, che ha chiesto nel 2006 un permesso di ricerca in mare che interessa l’intero golfo di Taranto (fino a Santa Maria di Leuca). La pressione delle associazioni turistiche, agroalimentari e ambientaliste della Basilicata riunitesi in un cartello per il no alle trivellazioni ha ottenuto però ottenuto il blocco delle concessioni. La decisione, "è stata salutata positivamente" da Nicola Lopatriello, sindaco di Policoro, comune del Marano sulla costa jonica. “Siamo fermamente contrari alle perforazioni in mare perché ritengo che sia un’ulteriore violenza del territorio e un danno per tutto il turismo del comprensorio", ha affermato Lopatriello.

Soddisfazione anche da parte del presidente della Provincia di Matera, Franco Stella, per il quale lo stop alle esplorazioni nello Jonio va incontro alle aspettative della comunità lucana. "Una popolazione che non intende più sacrificare neanche un centimetro della propria terra, luogo vocato, per le sue eccellenze, al turismo e all’agricoltura”. Ci sono motivazioni di carattere tecnico che non possono essere ignorate – ha dichiarato Vincenzo Santochirico, vicepresidente della Giunta e assessore regionale della Basilicata, riferendosi alla decisione del Ministero  dell’Ambiente di accogliere le osservazioni della Regioneche riguardano la  distanza dalla costa della zona indicata per svolgere le  attivita’ di ricerca, nonche’ i problemi relativi al fenomeno  dell’erosione e all’arretramento della linea di costa. E’ impensabile, in ogni caso, prevedere attivita’ di perforazione  in un’area caratterizzata dalla presenza di insediamenti, infrastrutture e attivita’ di preminente interesse per lo sviluppo turistico. Di fronte a rischi concreti - ha concluso l’assessore – la Regione sosterra’ ogni sforzo per continuare a  difendere e preservare un patrimonio fondamentale per lo  sviluppo della Basilicata”. Nonostante il parere delle regioni abbia puramente valore consultivo, il ministero dell’Ambiente ne ha accolto e riconosciuto le motivazioni. Un risultato, quello ottenuto dall’unione delle forze economiche, sociali e politiche lucane che rende chiaro come la volontà della comunità locale sia imprescindibile nelle scelte energetiche nazionali. Ci aspettiamo che anche la nostra amministrazione regionale si opponga allo scempio pianificato dalle multinazionali del petrolio. Potrebbe iniziare, ad esempio, dalla tutela della costa dei trabocchi, presentando un’istanza per bloccare la richiesta della Vega Oil di un nuovo pozzo a 7 km dalla costa di Ortona (la scadenza per le osservazioni da presentare al ministero è alle porte, il 20 settembre) o bloccando l’avanzamento del progetto Ombrina Mare 2, ormai dato per scontato dalla Medoil, come autorevolmente confermato da Oil Voice del 26 giugno

 

 

 

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