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La sostenibilità per uscire dalla crisi. Ombrina Mare per affossarci?

venerdì, 12 febbraio, 2010

Progetto di riuso a scopo turistico di piattaforme petrolifere

Articolo del 19-gennaio 2010

Il numero dell’edizione italiana del novembre scorso dell’Harvard Business Review (la Bibbia degli economisti) è interamente dedicato all’argomento “Sostenibilità & Innovazione. Promesse e sfide dell’economia verde”. Le prospettive e le tendenze in atto sono chiarissime per gli studiosi. L’articolo centrale della rivista è una ricerca di Nidumolu, Prahalad e Rangaswami sulle ragioni per cui “la sostenibilità è diventata il principale driver dell’innovazione”, nonostante molti CEO, specie negli Stati Uniti e in Europa siano ancora convinti che i benefici sociali dell’economia verde non compensino i maggiori costi. Lo studio, infatti, dimostra che “la sostenibilità è a fondamento di innovazioni organizzative e tecnologiche che fanno aumentare sia gli utili sia il fatturato. L’adozione di una politica rispettosa dell’ambiente fa diminuire i costi perché le aziende finiscono per ridurre gli input produttivi che utilizzano. Inoltre, il processo genera ricavi addizionali derivanti da prodotti qualitativamente migliori, o consente alle aziende di creare nuovi business. In effetti, poiché gli obiettivi dell’innovazione aziendale sono quelli, scopriamo che le aziende avvedute considerano la sostenibilità la nuova frontiera dell’innovazione… La chiave del progresso, specie nei momenti di crisi economica, è l’innovazione…Trattando già oggi la sostenibilità come un obiettivo da perseguire, le aziende più avanzate su questo fronte svilupperanno delle competenze che i concorrenti saranno costretti ad emulare. Quel vantaggio competitivo sarà loro d’aiuto, perché la sostenibilità farà sempre parte integrante dello sviluppo”.
E’ così in tutti i settori. Solo ieri, durante la conferenza stampa di presentazione del Bollettino sul Turismo Mondiale dell’ultimo trimestre del 2009, il segretario generale dell’UNTWO, Taleb Rafai, ha ricordato come sviluppo turistico, creazione di nuovi posti di lavoro ed economia verde siano strettamente connessi. La resistenza del mercato turistico alla crisi internazionale e le prospettive di ripresa indicano la strada a serie politiche di governo internazionali.
E’ così in tutto il mondo. L’energia eolica è cresciuta del 30% a livello mondiale nel 2009 e, strano ma vero, è cresciuta nelle stesse proporzioni in Italia.
Le riserve di petrolio si esauriranno nel giro di trenta – cinquant’anni al massimo. Allora viene spontaneo chiedersi perché in una regione come la nostra che non conta grandi giacimenti di idrocarburi ma solo piccoli giacimenti e di qualità molto bassa, ci si ostini sull’ultima goccia e si fatichi ad ostacolare un progetto ad impatto devastante come Ombrina Mare 2. In nome di quali ragioni economiche?
La foto alla testa di questo post è dello studio americano Morris Architects che ha elaborato un progetto standard di riuso delle piattaforme petrolifere al largo delle coste USA. Il progetto, chiamato Oil Rig Platform Resort & Spa, ha già vinto due premi importanti: il Grand Prize al Radical Innovation in Hospitality Award e il SARA National Design Award of Excellence, la più alta onorificenza in tema di design della Society for American Registered Architects. Rimandiamo a www.megliopossibile.it per gli approfondimenti