L’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni (leggere la biografia disponibile qui) ha recentemente rilasciato un’intervista al quotidiano spagnolo Expansion in cui afferma, tra diverse proiezioni di attività, rapporti internazionali e strategie aziendali, che nel mondo c’è ancora petrolio per i prossimi 70 anni.
Qui è disponibile la versione originale dell’articolo in lingua spagnola e qui si può trovare la versione in italiano pubblicata da Il Sole24ore.
Piuttosto che fare dichiarazioni a vanvera e parole in stile politichese e senza preciso riscontro oggettivo, scegliamo qui di commentare ogni affermazione elaborando i dati resi disponibili dal BP Statistical Review of World Energy, pubblicato nel mese di Giugno 2009. In merito alle statistiche, si tratta di una delle fonti più autorevoli e, trattandosi di una fonte ben nota nel panorama petrolifero mondiale per la sua dimensione economica e, purtroppo, anche per la triste ed attuale vicenda della marea nera nel Golfo del Messico, non si può di certo ritenere che pubblichi dati a sfavore del nostro super manager.
Affermazione: C’è molto petrolio. Per ora, il nostro pianeta ha la disponibilità di riserve chiamate sicure di oltre un migliaio di miliardo di barili.
Commento: Vero. Le riserve attuali provate indicano un valore di 1258 miliardi di barili. Sul fatto che sia “molto”, rimandiamo ai punti seguenti.
Affermazione: Queste riserve sono maggiori di tutto il greggio consumato da quando è iniziata l’era del petrolio, alla fine del XIX secolo.
Commento: Vero e Falso. L’era del petrolio è iniziata nel 1850 ed il primo pozzo redditizio è stato individuato e perforato nel 1859.
Comunque, le prime statistiche disponibili risalgono al 1965 e, da allora, sono stati consumati circa 1043 miliardi di barili. Poco meno delle riserve provate.
Affermazione: A queste riserve sicure si aggiungono quelle probabili e le possibili riserve aggiuntive.
Commento: Falso. Sul pianeta Terra, già ampiamente sfruttato, non esistono “riserve aggiuntive”. Le riserve fossili e minerarie e, in particolar modo, quelle di petrolio, sono classificate secondo lo schema UNFC in:
- Riserve Provate, cioè individuate dalle analisi geologiche ed ingegneristiche come sfruttabili con la tecnologia ed i prezzi attuali;
- Riserve probabili, cioè già note da analisi e perforazioni precedenti ma soggette allo sviluppo in determinate condizioni commerciali. Quindi, solo in caso di migliori condizioni di vendita e con diminuzione dei costi di produzione. Sono sfruttabili con probabilità maggiore del 50% in base alle condizioni tecniche, economiche ed operative esistenti nel momento considerato. L’incertezza può riguardare l’estensione o altre caratteristiche del giacimento, l’economicità, l’esistenza o l’adeguatezza del sistema di trasporto degli idrocarburi e/o del mercato di vendita.
- Riserve possibili sono quelle non ancora scoperte e a cui ricorrere solo in contesti altamente speculativi per quantità e durata. E, comunque, queste avrebbero una stima di recupero di idrocarburi con un grado di probabilità del 10% rispetto al valore stimato dell’aggregato 3P (Proved+Probable+Possible).
Dal rapporto BP si vede bene come, a livello mondiale, la stima delle riserve sia cresciuta costantemente fino al 2007 e, nel 2008, ha segnato la prima diminuzione (pari allo 0,2%) nella storia del petrolio. Inoltre, se si analizzano in particolare le riserve USA, la nazione che più di ogni altra al mondo ha estratto e consuma petrolio, si nota che dal 1985 le riserve sono in calo costante al punto tale da costituire alla fine del 2008, circa il 17% in meno delle riserve certificate al “momento del picco”.
Sarebbe troppo lungo parlare della Teoria di Hubbert, proposta dal geofisico americano Marion King Hubbert nell’ambito delle ricerche ed osservazioni nei laboratori della Shell Oil Company, ma è senz’altro utile ribadire che tale teoria è stata ampiamente confermata da tutte le osservazioni compiute a partire dal 1956. La teoria è talmente valida al punto tale che anche le compagnie petrolifere la utilizzano per determinare gli investimenti da compiere per lo sfruttamento dei giacimenti. E’ assolutamente certo che anche Scaroni conosca i risultati di tale teoria. Solo che, come ogni manager che trae profitto dall’attività petrolifera, li ignora e diffonde tranquillità sul fatto che andrà comunque tutto bene fino a quando non sarà stata estratta l’ultima goccia di petrolio.
Affermazione: In totale, possiamo contare almeno su 5000 miliardi di barili, sufficienti a soddisfare il consumo globale per i prossimi 70 anni.
Commento: Falso. Dalla teoria e dalle osservazioni suddette, si nota bene che le riserve provate sono in diminuzione e non certo in aumento. Inoltre, dato che le riserve probabili (con le implicazioni e le condizioni di cui alla loro definizione) ammonterebbero comunque ad un “misero” 340 miliardi di barili (fonte Oil & Gas Journal, Volume 102.26, July 12, 2004) è assolutamente impossibile che nei prossimi anni, si riesca a produrre circa il triplo del petrolio disponibile nelle riserve, per arrivare al conto dei 5000 miliardi barili.
In realtà, il problema è un po’ più complesso di una semplice operazione di divisione tra le riserve disponibili e il consumo medio annuo ed andrebbero considerate soprattutto le possibili implicazioni che seguiranno allo squilibrio tra la domanda di consumo e l’offerta di petrolio disponibile.
Alcuni dati sono però inconfutabili. Basta leggere il Par. 4.3 Declining World Oil Production e successivi del documento Strategic Significance of America s Oil Shale Resource Volume I Assessment of Strategic Issues per notare che le scoperte di nuovi giacimenti hanno raggiunto il loro massimo storico verso la metà degli anni 1960. Da allora sono in declino.
Inoltre, nel grafico di pagina 7, si nota bene che dal 1985 si consuma più petrolio di quanto non ne se scopra ogni anno (ulteriore conferma della diminuzione delle riserve) e si stima una produzione di petrolio pressoché nulla a partire dal 2030-2040.
Per finire, facendo il confronto tra le tabelle Oil Production e Oil Consumption del rapporto BP suddetto, si nota bene come – a partire dal 1981 – il consumo di petrolio sia stato sempre superiore alla quantità prodotta (attualmente, a livello mondiale, abbiamo un consumo di 84,4 Milioni di barili/giorno contro una produzione di 81,7). Inoltre, come riporta anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia, la produzione di petrolio diminuirà almeno del 6,7% per anno.
Le menzogne di Scaroni, così come quelle del presidente abruzzese Gianni Chiodi che avevamo denunciato in questo post, servono soltanto a fare disinformazione e a rassicurare tutti coloro che non hanno voglia o tempo di saperne di più.
Per quelli che invece sono consapevoli che non basta ignorare (o, peggio, dire che non esiste) il problema, qui c’è la lettera che l’ASPO (Associazione italiana per lo studio del picco del petrolio) ha inviato ai rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, ai presidenti di Provincia e di Regione per denunciare la gravità della situazione.