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CHIETI, UN’OCCASIONE PERSA

domenica, 20 febbraio, 2011



Eravamo andati curiosi e un po’ intimiditi alla Tavola Rotonda di Chieti, organizzata dal geologo prof.Mario Rainone, direttore del Centro ricerche Sperimentali per le Tecnologie  dell’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, su “Gli idrocarburi in Abruzzo: conoscenza,territorio, impresa e lavoro”, venerdì scorso.

Curiosi, perchè volevamo sentire le “ragioni del petrolio” in Abruzzo, visto che in questi due anni, dopo aver contattato decine di migliaia di cittadini e aver raccolto 50.000 firme, il nostro e gli altri  comitati contro la petrolizzazione  queste ragioni non le hanno mai sentite esporre. Almeno che avessero un qualche fondamento.

Intimiditi perchè una scienza super partes, incarnata nella persona del dott. Rainone, con questa tavola rotonda si proponeva di sottrarre questo discorso ai cittadini ignoranti e superstiziosi e di riportarlo nell’ambito di una visione logica e razionale.

In realtà questo convegno, di cui Nuovo Senso Civico metterà fra alcuni giorni in rete un video con gli interventi più significativi, appariva da subito squilibrato e di parte.

Nella composizione dei relatori  introduttivi e soprattutto, come  qualcuno è riuscito a osservare nel brevissimo spazio finale concesso agli interventi del pubblico, nella presenza esclusiva, tra gli invitati, dei rappresentanti e titolari delle industrie petrolifere e del relativo indotto.  Le ragioni dell’agricoltura, del turismo, del commercio e della salute sono state completamente epurate!!   E la Regione, invitata  nelle persone del Presidente Gianni Chiodi, del vice-presidente e assessore allo Sviluppo Economico Alfredo Castiglione, dell’ assessore al Turismo, Ambiente e Energia, Maurizio Di Dalmazio, che avrebbe potuto difenderle, ha preferito, ancora una volta,  dare forfait.  (A dire il vero, a sostegno della vocazione alla promozione turistica e alla tutela dell’ambiente, dell’ENI e Compagnie varie, sono state citate iniziative benemerite come la catena dei Motel AGIP (!)  e la selva di piattaforme estrattive al largo della costa emiliana- romagnola che richiama frotte di turisti a bagnarsi nelle chiare acque della regione!  Sono apparse però, al folto pubblico presente, alquanto azzardate. )

E lo stesso promotore Rainone, presentatosi come rappresentante  della scienza e dell’obiettività, e difensore di ” scelte razionali e vantaggiose per il territorio”  è incorso in due episodi che lo hanno lasciato annichilito e irremediabilmente spogliato della sua auto-promozione.

Infatti, la sua documentazione, consistente in una slide, a sostegno della sua tesi preferita che non è l’industria petrolifera che inquina, bensì l’agricoltura, è miseramente crollata di fronte alla contestazione del dottor Massimo Colonna, chimico, presente tra il pubblico, vero autore del documento esibito da Rainone, che ha mostrato essere arbitrario e scientificamente scorretto trarre quelle conclusioni da uno studio senza collocarlo nel suo contesto e privandolo delle coordinate e dei riferimenti scientifici che solo possono portare a conclusioni corrette.

Come se non bastasse, è emerso che il prof. Rainone ha curato e sottoscritto le contro-osservazioni, per conto della Compagnia Petrolifera Forest Oil, alle osservazioni presentate alla Regione Abruzzo da centinaia di associazioni e cittadini contrari alle trivellazioni al lago di Bomba!

Non ci è possibile qui riprodurre l’insieme degli argomenti esposti, rinviamo chi vorrà documentarsi ai video che prontamente vi segnaleremo non appena saranno in rete.

Possiamo solo sottolineare la sgradevole constatazione di una discussione anti-storica,  svoltasi in un ambiente irreale in cui non arriva neanche l’eco delle cose che avvengono nel mondo e nell’ecosistema planetario, con  un’idea di futuro in cui lo sviluppo prosegue inossidabile lungo vecchi binari, in cui è assente ogni idea di progettualità e di priorità,  in cui non c’è posto per i giovani se non come tecnici e geologi addetti all’industria estrattiva, in cui continueremo a divorare petrolio con le nostre auto (siamo il secondo paese al mondo, dopo gli USA, per numero di autoveicoli) per lunghi decenni, ignorando che il crack petrolifero potrebbe essere alle porte e sarebbe ancora peggiore del crack finanziario di questi anni e che, come questo, arriverà all’improvviso (e  dovremmo fronteggiarlo con i 12 giorni di autonomia che ci darebbe il petrolio abruzzese!).

Un discorso inconsistente, a difesa di pochi interessi corporativi che vorrebbe, con incredibile superficialità, operare il miracolo di mettere assieme petrolio e Abruzzo verde.

Note positive sono venute  dai senatori Legnini e Ferrante, del PD che, ribadendo la necessità di fuoruscire, anche se gradualmente, dal petrolio, hanno affermato che comunque, in Abruzzo il gioco non vale la candela e che si tratta di avviare a maturazione ciò che c’è e non di fare ciò che non c’è.  Anche il  presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio , ribadendo il no alla petrolizzazione della regione, ha proposto la costituzione di un tavolo, questa volta realmente rappresentativo di tutte le realtà politiche, sociali, culturali ed economiche, che finalmente approdi ad una soluzione del problema.

Tutti a Lanciano il 30 maggio per dire ancora NO AL PETROLIO in Abruzzo

lunedì, 17 maggio, 2010

Questo è l’ultimo video segnalatoci da Abruzzo Svegliaci! che, come sempre, ringraziamo per aiutarci a rimanere vigili.

Sergio Morandi, amministratore delegato della Medoil Gas, società londinese che ha fatto richiesta al ministero per l’autorizzazione di Ombrina Mare 2 (un progetto devastante con 6 pozzi e un centro oli in mare a solo 6 km da San Vito Chietino) ha rilasciato un’intervista a Rete 8 per cercare consenso e rassicurare sulla bontà del suo progetto.

Le conseguenze dell’impianto, come abbiamo già scritto sono:

  • Inquinamento atmosferico: i gas provenienti dalle formazioni sono, in concentrazione diversa, H2S (Solfuro di Idrogeno) e CO2 (Biossido di Carbonio); entrambi sono tossici e possono provocare forme di avvelenamento nell’uomo, nella fauna e nella flora
  • Inquinamento marino: sversamento in mare di acque piovane contaminate, fango di perforazione e/o oli
  • Aumento del traffico navale e del rischio incidenti petroliere
  • Rischio di incidente piattaforma, pozzi, condotte e conseguente disastro ambientale
  • Interazione con il paesaggio e compromissione/ distruzione del sistema turistico e del suo indotto
  • Danneggiamento del marchio Abruzzo e delle sue connotazioni “verde e blu”, nelle caratteristiche di genuinità  e incontaminatezza
  • Interazioni con la pesca e incompatibilità con le aree di ripopolamento
  • Subsidenza: lungo la costa oggetto dell’intervento sono già presenti alcune strutture offshore (campi di Santo Stefano Mare e Rospo Mare). Nei mesi scorsi sono state presentate ulteriori istanze di permesso di ricerca da parte di Petroceltic Elsa srl,  Vega Oil, Cygam Gas), Il tratto di mare antistante la costa teatina si appresta a diventare definitivamente un colabrodo con conseguenze ad altissimo impatto sotto il profilo della subsidenza

Non si può decidere senza il consenso il degli abruzzesi e non basteranno le chiacchiere vuote di  Morandi a convicerci della bontà di un progetto che fa acqua da tutte le parti e che non porterà niente di buono per l’Abruzzo.

Per dire un no ancora più forte alla Medoil Gas e a tutte le multinazionali del petrolio che vorrebbero appropriarsi dell’Abruzzo PARTECIPIAMO TUTTI ALLA MANIFESTAZIONE DEL 30 MAGGIO A LANCIANO!

Pineto: un fronte unitario e compatto contro la petrolizzazione

domenica, 21 febbraio, 2010

L’incontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali e i comitati e le associazioni impegnati sul fronte del no alla trasformazione dell’Abruzzo in distretto minerario, si è svolto ieri a Pineto. Il sindaco della cittadina, Luciano Monticelli, insieme al Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni, si è fatto promotore dell’iniziativa per superare l’attuale situazione di impasse.

Pochi gli interventi “politici” e di scarso contributo, molte invece le proposte concrete per uscire dalla crisi e arginare la deriva petrolifera. In particolare gli interventi dell’Ing. Giambuzzi e del professor Di Salvatore hanno fatto chiarezza sulla situazione in essere dal punto di vista tecnico e giuridico.

Nei prossimi giorni verranno esaminate le ipotesi di lavoro scaturite dal confronto con i rappresentanti dei comuni che hanno aderito al tavolo e con le associazioni. L’impegno condiviso da tutti è quello di ritrovarsi a breve per definire la priorità degli interventi da perseguire. Si è discusso infatti delle modalità e delle possibilità di partecipazioni delle associazioni alle decisioni di governo regionale in materia di idrocarburi o alle attività risarcitorie in caso di danno ambientale e delle iniziative che i comuni potrebbero intraprendere in collaborazione con i tecnici che gratuitamente e con passione continuano ad impegnarsi su questo fronte.

Quello che emerge chiaramente dall’analisi degli esperti è che la Regione ha in mano tutti gli strumenti per opporsi alla svendita del territorio e del mare alle multinazionali del petrolio ma preferisce nascondersi dietro alibi e leggi fatte male per non dover affrontare il problema. Non ha partecipato all’udienza del 26 gennaio della corte costituzionale l’avvocato della regione. Non ha partecipato ieri neanche un esponente della maggioranza del consiglio regionale. Non ha partecipato la provincia di Teramo.

Il segnale chiaro per la cittadinanza è il DISINTERESSE. Dopo i proclami propagandistici, il NULLA.

Nessuna volontà di affrontare il problema con i cittadini, di sostenere i sindaci, di parlare con i tecnici per trovare le soluzioni operative, di allargare il confronto per migliorare quanto fatto fino ad oggi. Leggi e dichiarazioni della giunta regionale abruzzese e del Presidente Chiodi sono fumo negli occhi dei cittadini, un tentativo di frenare il dissenso crescente. Tutti in passerella alla Bit (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano, in questi giorni, i nostri massimi rappresentanti regionali e provinciali, a promuovere la Regione Verde e Blu, senza nessuna preoccupazione per la pagina nera cui la stanno condannando.

Nella riunione però non si è parlato di questo, scusateci la digressione, si è parlato di rimediare ai danni e di prevenire nuovi pericoli e di farlo in maniera unitaria, mettendo insieme tutte le forze che fino ad oggi hanno lavorato in maniera frammentata sul territorio, con serietà e trasparenza. Per cambiare pagina.

Vi terremo aggiornati

Il 18 luglio tutti insieme a Pescara per un Abruzzo libero dal petrolio

sabato, 11 luglio, 2009

 

Sabato 18 luglio si terrà a Pescara la prima manifestazione regionale per chiedere che l’Abruzzo venga lasciato al riparo dalle multinazionali del petrolio, che vengano sospesi o revocati tutti i permessi fino ad oggi concessi e che non ne siano presi in considerazione di nuovi.

Per dire NO al petrolio in Abruzzo.

Noi del Comitato per la Difesa dei Beni Comuni partiremo con il treno delle 08.45 da Giulianova, ma ci sono treni ogni mezz’ora.

L’appuntamento è a Pescara, sulla spiaggia antistante la fontana Cascella, alle 10.30

 

volantino-manifestazione-pescara-18-luglio-2009