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CHIODI A TESTA BASSA

mercoledì, 27 ottobre, 2010

La Commissione Ambiente della Regione vara il nuovo testo di legge Chiodi “a tutela del territorio regionale”,  peraltro concordato col Governo.
Questo nuovo testo, già duramente criticato all’atto della sua presentazione, arriverà martedì 2 novembre al Consiglio Regionale per l’approvazione.

Ancora nei giorni scorsi due nuovi appelli di  Emergenza Ambiente Abruzzo e WWF-Legambiente perché la Regione accetti finalmente il dialogo e la discussione sulla legge.

Ma, nonostante la richiesta corale che da mesi  invoca una discussione ampia e partecipata attorno ad una legge che realmente protegga il nostro territorio e il nostro mare e non si presti ad essere impugnata dal  governo , si preannuncia  una votazione a maggioranza su un testo blindato.

Testo che è un passo indietro, anche  perché nell’art. 2 riapre alla possibilità di installare raffinerie.


Perché il Presidente Chiodi, che da mesi afferma che il petrolio è incompatibile con l’economia e l’ambiente abruzzese, continua ad ignorare tutte le richieste di incontro e a calpestare gli elementari diritti di noi cittadini di decidere sul futuro della nostra regione?
Perché ignora testardamente tutte le proposte, che pure sono arrivate numerose, e fa approvare una nuova legge che permetterà lo scempio di questa regione?

Intanto le Compagnie petrolifere, immemori dei recenti disastri, ripartono all’assalto con nuovi progetti e trivellazioni off-shore sempre più audaci, nel mondo e nel Mediterraneo, come potete vedere nel Video di RAI 3.

Bocciato il progetto Ombrina Mare

mercoledì, 13 ottobre, 2010

Quattro giorni fa M.R. D’Orsogna anticipava sul suo blog: “Ombrina Mare sull’orlo della bancarotta”.

Adesso abbiamo il piacere di segnalarvi questa prima vittoria, ottenuta dai cittadini abruzzesi, sulla prepotenza delle compagnie petrolifere.

La notizia:
Nella seduta di giovedì 7 ottobre 2010 la Commissione Valutazione Impatto Ambientale (VIA) nazionale ha espresso parere negativo sul progetto Ombrina Mare della Mediterranean Oil and Gas. Ecco le motivazioni espresse dalla commissione Via nazionale sul progetto della Medoil Gas:

CONSIDERATO che le osservazioni presentate da Enti Pubblici e Privati, da Associazioni, esercizi
commerciali e singoli cittadini attengono nella quasi totalità dei casi a:
• timore di nocumento per lo sviluppo turistico;
• timore di degrado ambientale per la presenza di una nuova torre di perforazione;
• impatto negativo di traffico, presenza di strutture a mare, smaltimento rifiuti, rilascio metalli pesanti…..(leggi il testo delle motivazioni in PDF)

Dobbiamo constatare, purtroppo, che il Presidente Chiodi, il quale non ha mai ritenuto di dover dire una parola su ciò che le compagnie petrolifere andavano facendo per i nostri mari, continua a disattendere l’impegno di riconvocare il Consiglio Regionale sulla petrolizzazione.
Cosicchè, avendo il Governo chiesto l’annullamento della legge regionale approvata l’anno scorso, potremmo trovarci prima della fine dell’anno in un completo vuoto normativo, alla mercè delle compagnie, che hanno già riaperto gli iter burocratici  per le concessioni di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi in tutta la nostra regione.

Mobilitiamoci, in tutte le sedi, per impedire che questo accada.

Fermare le piattaforme marine è possibile. In Basilicata è intervenuta la Regione. E in Abruzzo?

venerdì, 12 febbraio, 2010

Articolo del 21 gennaio 2010

Sono in molti in questi giorni a preoccuparsi della minaccia relativa al progetto Ombrina Mare. La richiesta di concessione avanzata dalla Medoil Gas è tra i progetti più devastanti dell’intera costa adriatica. Un progetto di estrazione di idrocarburi che peserà sulla Costa dei Trabocchi per i prossimi 24 anni, aggirando gli impedimenti del mancato Centro Oli di Miglianico con la desolforazione in mare. Sono pochi i giorni che mancano allo scadere dei termini di legge per presentare al Ministero dell’Ambiente le osservazioni  per ostacolarne l’autorizzazione. Cosa fa nel frattempo la Regione Abruzzo? Ha chiesto un incontro con il ministro? Ha  inviato una documentazione ufficiale al Ministero? Quali iniziative ha messo in atto o ha in animo di intraprendere per scongiurare il pericolo?
Cosa pensa di fare il Presidente Gianni Chiodi?
Queste le sue dichiarazioni del mese scorso:
17 dicembre 2009 (Il Centro)
«Finchè ci sarò io» ha garantito il presidente della Regione «non ci saranno nuove estrazioni a mare, anzi, sfido a vederci da qui a quattro anni e a verificare se davvero sarà così. Un conto sono i permessi di ricerca, un altro le estrazioni e finchè ci sarò io assicuro che non ce ne saranno di nuove».
Diciamo allora al Presidente Gianni Chiodi, che presumiamo dal suo silenzio non sia stato ancora avvertito, che quella di Ombrina Mare 2 è una richiesta di permesso per l’ ESTRAZIONE, la DESOLFORAZIONE e lo STOCCAGGIO.
Sappiamo perfettamente che le regioni non hanno competenza in merito alle piattaforme in mare ma ci aspettiamo che  Il presidente e la giunta abruzzese  utilizzino qualsiasi strumento in loro potere per esprimere una decisa contrarietà presso gli organi di governo competenti, a tutela dei cittadini abruzzesi.
Confidiamo che Il Ministero dell’Ambiente vorrà tener conto della volontà espressa dai rappresentanti più autorevoli di questa Regione, il Presidente e la sua Giunta, e rigettare così un progetto tanto scellerato.
C’è, infatti, un precedente. Qualche mese fa, e ne avevamo parlato anche noi in un post,  il Ministero dell’Ambiente ha preannunciato il suo parere negativo, in merito all’istanza di ricerca «d148 DR-Cs» presentata dalla Appennine Energy dopo che il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata in un incontro presso il Ministero, il 4 settembre, aveva espresso la propria  assoluta contrarietà a nuovi pozzi di ricerca idrocaburi nel mar Jonio.
Noi chiediamo, pertanto, al Presidente Chiodi di dar seguito alle tante sue dichiarazioni del mese scorso e di intervenire per la prima volta concretamente. Dire no, in questo momento, darebbe un segnale forte anche a tutte le altre compagnie che si stanno lanciando in un susseguirsi di richieste di permessi di ricerca in tutta la costa abruzzese (oltre alla Medoil Gas sono particolarmente attive anche altre compagnie come la Petroceltic e la Vega Oil). Dire no significherebbe anche confermare ai cittadini la veridicità delle dichiarazioni a mezzo stampa.  Ha una grande occasione, il Presidente Chiodi, per dimostrare agli abruzzesi di rispettare gli impegni e di non fermarsi alle promesse. Non farlo significherebbe nascondere dietro il “non ci compete” un avallo all’attività dei petrolieri molto più forte e concreto dell’opposizione dichiarata ai giornalisti.
Chiudiamo l’articolo con un’estratto dai comunicati stampa della Regione Basilicata di settembre, perché sia chiaro a tutti quanto sia condivisa anche fuori dall’Abruzzo la preoccupazione per i colpi di coda di un’economia “già morta” (perché destinata ad essere superata nel giro di 2 o 3 decenni) ma purtroppo ancora tanto pericolosa
“La Regione Basilicata ha respinto, nella maniera più netta, la possibilità che nel tratto lucano del mar Jonio possano essere perforati pozzi per la ricerca di idrocarburi: un’attività di questo genere, a prescindere dalle valutazioni di carattere tecnico, sarebbe del tutto incompatibile con la qualità dei luoghi e con la fruizione di una zona in continuo sviluppo turistico. Ieri, infatti, nel corso di un incontro che si è svolto a Roma, il Ministero dell’Ambiente ha accolto le osservazioni della Regione ed ha preannunciato parere negativo al programma di ricerca denominato “d148 DR-CS” presentato dalla società Apennine Energy.
Ci sono motivazioni di carattere tecnico che non possono essere ignorate, che riguardano la distanza dalla costa della zona indicata per svolgere le attività di ricerca, nonché i problemi relativi al fenomeno dell’erosione e all’arretramento della linea di costa. E’ impensabile, in ogni caso, prevedere attività di perforazione in un’area caratterizzata dalla presenza di insediamenti, infrastrutture e attività di preminente interesse per lo sviluppo turistico. Di fronte a rischi concreti, la Regione sosterrà ogni sforzo per continuare a difendere e preservare un patrimonio fondamentali per lo sviluppo della Basilicata(Fonti:www.regioni.it; regione Basilicata)
Ecco copia del fax inviato fax Regione Abruzzo, Appello per Ombrina Mare 2. Confidiamo in un rapido riscontro.

La sostenibilità per uscire dalla crisi. Ombrina Mare per affossarci?

venerdì, 12 febbraio, 2010

Progetto di riuso a scopo turistico di piattaforme petrolifere

Articolo del 19-gennaio 2010

Il numero dell’edizione italiana del novembre scorso dell’Harvard Business Review (la Bibbia degli economisti) è interamente dedicato all’argomento “Sostenibilità & Innovazione. Promesse e sfide dell’economia verde”. Le prospettive e le tendenze in atto sono chiarissime per gli studiosi. L’articolo centrale della rivista è una ricerca di Nidumolu, Prahalad e Rangaswami sulle ragioni per cui “la sostenibilità è diventata il principale driver dell’innovazione”, nonostante molti CEO, specie negli Stati Uniti e in Europa siano ancora convinti che i benefici sociali dell’economia verde non compensino i maggiori costi. Lo studio, infatti, dimostra che “la sostenibilità è a fondamento di innovazioni organizzative e tecnologiche che fanno aumentare sia gli utili sia il fatturato. L’adozione di una politica rispettosa dell’ambiente fa diminuire i costi perché le aziende finiscono per ridurre gli input produttivi che utilizzano. Inoltre, il processo genera ricavi addizionali derivanti da prodotti qualitativamente migliori, o consente alle aziende di creare nuovi business. In effetti, poiché gli obiettivi dell’innovazione aziendale sono quelli, scopriamo che le aziende avvedute considerano la sostenibilità la nuova frontiera dell’innovazione… La chiave del progresso, specie nei momenti di crisi economica, è l’innovazione…Trattando già oggi la sostenibilità come un obiettivo da perseguire, le aziende più avanzate su questo fronte svilupperanno delle competenze che i concorrenti saranno costretti ad emulare. Quel vantaggio competitivo sarà loro d’aiuto, perché la sostenibilità farà sempre parte integrante dello sviluppo”.
E’ così in tutti i settori. Solo ieri, durante la conferenza stampa di presentazione del Bollettino sul Turismo Mondiale dell’ultimo trimestre del 2009, il segretario generale dell’UNTWO, Taleb Rafai, ha ricordato come sviluppo turistico, creazione di nuovi posti di lavoro ed economia verde siano strettamente connessi. La resistenza del mercato turistico alla crisi internazionale e le prospettive di ripresa indicano la strada a serie politiche di governo internazionali.
E’ così in tutto il mondo. L’energia eolica è cresciuta del 30% a livello mondiale nel 2009 e, strano ma vero, è cresciuta nelle stesse proporzioni in Italia.
Le riserve di petrolio si esauriranno nel giro di trenta – cinquant’anni al massimo. Allora viene spontaneo chiedersi perché in una regione come la nostra che non conta grandi giacimenti di idrocarburi ma solo piccoli giacimenti e di qualità molto bassa, ci si ostini sull’ultima goccia e si fatichi ad ostacolare un progetto ad impatto devastante come Ombrina Mare 2. In nome di quali ragioni economiche?
La foto alla testa di questo post è dello studio americano Morris Architects che ha elaborato un progetto standard di riuso delle piattaforme petrolifere al largo delle coste USA. Il progetto, chiamato Oil Rig Platform Resort & Spa, ha già vinto due premi importanti: il Grand Prize al Radical Innovation in Hospitality Award e il SARA National Design Award of Excellence, la più alta onorificenza in tema di design della Society for American Registered Architects. Rimandiamo a www.megliopossibile.it per gli approfondimenti