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Continua l’assalto alla diligenza

mercoledì, 14 luglio, 2010

Continua l’assalto dell’irlandese Petroceltic alla costa adriatica. Questa volta in maniera ancora più ambigua i petrolieri hanno pubblicato l’avviso di richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale in Molise (l’unico annuncio su un quotidiano locale risale a un anno fa). Fatto sta che ci si è accorti di quanto stava succedendo troppo tardi per intervenire. La provincia di Chieti è riuscita ad ottenere una proroga e oggi scade anch’essa. Tutte queste informazioni le trovate approfondite sul sito della professoressa MariaRita D’Orsogna, anche questa volta a capo del coordinamento della produzione/raccolta delle osservazioni di contrarietà ai progetti.

Le nostre osservazioni le trovate qui

I progetti sono relativi alle aree  che vedete nella cartina (Fig.1) contrassegnate dalle sigle 493 BR-EL e 505 BR-EL Si tratta sempre del tratto di mare antistante la Costa dei Trabocchi, negli ultimi mesi presa d’assalto da Vega Oil, Petroceltic, Medoil, ecc.  La Petroceltic insiste nella richiesta di permessi di ricerca da effettuare con la discussa tecnica dell’air gun (la stessa , per intenderci, che sembra aver causato la morte dei delfini in Puglia lo scorso anno, come avevamo riportato in questo post) e continua a non saper/voler spiegare se, dove e con quali conseguenze andrà a trivellare i nostri fondali. Di nuovo, come già accaduto per le precedenti richieste, continua ad ignorare qual’è il percorso seguito fino ad oggi dalla comunità locale, l’economia su cui si essa si  basa e il suo modello sociale. Di nuovo, minimizza gli impatti ed è superficiale nella valutazione delle conseguenze, dimostrando di non conoscere l’Abruzzo e di non volerlo neanche conoscere.

Ci piacerebbe sapere perché un’impresuccia come la Petroceltic, senza troppa esperienza e senza solidità finanziaria, possa permettersi di minacciare tanto seriamente un modello di sviluppo consolidato. Gli oscuri collegamenti con la San Leon Energy, sollevati da L’Espresso qualche settimana fa, e quelli della San Leon con altre piccole società (come analizzato dall’articolo di Italia Oggi del 25 giugno)  tutte avviate in Italia nello stesso periodo (tra il 2005 e il 2008)  pongono inquietanti quesiti. Si tratta di casualità o c’è un vero e proprio piano a guidare quest’assalto alla diligenza? Chi e cosa si nasconde dietro questo bombardamento di pericolose richieste che sta affliggendo alcune regioni italiane? Quali intese e promesse hanno guidato le iniziative di queste compagnie?

Non avendo risposte dalla nostra Regione non speriamo certo di poter ricevere risposte dalle istituzioni nazionali e da una classe politica che sta facendo scientificamente  scempio del territorio (e non soltanto di quello).

Speriamo però nella reazione dei cittadini. Il disastro della Deepwater Horizon ha messo sotto gli occhi tutti la fine dell’era del petrolio facile. La perdita è ancora in atto e nessuno è in grado di calcolare la portata dei danni per l’ecosistema, la salute e l’economia locale. Il Commissario Europeo per l’Energia Oettinger ha raccomandato a tutti i governi responsabili di bloccare tutti i nuovi permessi fino a quando non saranno chiarite le cause e presi gli opportuni provvedimenti.

La Prestigiacomo da parte sua  annuncia il limite delle 5 miglia.  E questo la dice lunga su quanto il nostro governo sia lontano dal voler affrontare il problema. Queste sono manovre per spostare l’attenzione, trarre in inganno la gente e mettere a tacere il dissenso.

A tutti quelli che minimizzano le problematiche facendo appello al provvedimento del ministro Prestigiacomo e che ridicolizzano il dibattito dicendo che da noi non si scava alle profondità  del Golfo del Messico, ricordiamo che l’Adriatico è un mare quasi-chiuso e che un incidente anche minimo devasterebbe per sempre l’economia della costa.

Permettendo l’aumento degli impianti, delle piattaforme, dei pozzi, del traffico navale e autorizzando desolforatori a pochi chilometri dalla costa aumenterà esponenzialmente il rischio di incidenti e avveleneremo definitivamente il mare adriatico, con buona pace delle bandiere blu, delle vele e dei riconoscimenti che tanto piacciono agli amministratori (a giudicare da come se ne vantano) e che tanto piacciono a quei turisti che riempiono le strutture della costa e garantiscono quel po’ di lavoro che c’è ancora in Abruzzo.

Abruzzesi, approfittate dell’estate e godetevi il mare. Tra qualche anno potreste essere costretti a cambiare spiaggia o a ritrovarvi come a Pensacola Beach, la spiaggia nel video che segue.


Consiglio Regionale Straordinario del 23 giugno. Noi c’eravamo e …

venerdì, 25 giugno, 2010

23 giugno – Finalmente a L’Aquila. Consiglio Regionale Straordinario sulla petrolizzazione d’Abruzzo.

Che dire? Ci viene in mente l’immagine del famoso bicchiere, mezzo pieno e mezzo vuoto. Dal momento che non vogliamo essere pregiudizialmente ottimisti né pessimisti cerchiamo di esaminare il contenuto del mezzo pieno e il contenuto che manca ma che avrebbe potuto esserci.

Cominciamo col dire che se si è arrivati a questo appuntamento è perché uno straordinario movimento di comitati, associazioni, singoli cittadini hanno portato alla luce questo problema, circa 3 anni fa, e con un lavoro duro, tenace ed intelligente, lo ha portato all’ordine del giorno. Rinviamo chi volesse approfondire il contenuto della discussione agli interventi dei consiglieri Acerbo, Menna, Caporale, D’Alessandro, Costantini.

Abbiamo sentito così porre in quell’aula problemi che assillano i cittadini abruzzesi, insieme a precise richieste affinché la Regione:
•    Indichi un tavolo di lavoro aperto alla partecipazione di associazioni e comitati che si battono contro la petrolizzazione dell’Abruzzo, al fine di individuare tutte le necessarie strategie amministrative e legislative e di preparare una nuova legge regionale che non presti il fianco a impugnazioni;
•    Assuma una forte presa di posizione politica contro la petrolizzazione del mare, i rischi certi del crescere dell’inquinamento da idrocarburi e quelli possibili di disastri (vedi Louisiana), rivendicando la competenza della Regione sugli insediamenti petroliferi all’interno delle 12 miglia di acque territoriali;
•    Utilizzi tutte le pianificazioni di settore di cui la regione si è già dotata e altre di cui dovrà dotarsi, come la Gestione integrata e sostenibile delle zone costiere, al fine di garantire esclusioni o predisporre limitazioni alle attività petrolifere sul territorio e in mare;
•   Respinga tutte le nuove proposte di ricerca e di estrazione di idrocarburi (individuando tutte le possibilità per chiedere la revoca delle concessioni già rilasciate), fino a quando non sarà definita una organica strategia di gestione della problematica;
•    Si doti di strumenti per una reale informazione e partecipazione dei cittadini su richieste e concessioni per attività di ricerca e estrazione di idrocarburi, sugli effetti negativi che queste hanno sulla salute e sull’ambiente, nonché sulla promozione di buone pratiche e stili di vita volti al risparmio energetico e alla riduzione dei consumi di fonti fossili.

Nel bicchiere mezzo pieno ci mettiamo anche il presidente Chiodi che dichiara la sua totale condivisione delle preoccupazioni espresse dall’opposizione e che dice di essere fortemente convinto che il futuro dell’Abruzzo non trarrebbe nessun beneficio dalla petrolizzazione.
Andando ad esaminare il bicchiere mezzo vuoto, lo troviamo paradossalmente pieno di concetti che Chiodi ha già espresso nelle numerose interviste di questi tempi:
•    che il Centro Oli non si è fatto e non si farà;
•    che la Regione in questi mesi non ha rilasciato nessun permesso o autorizzazione nemmeno per richieste di prospezione petrolifere (ma non c’era la vecchia legge regionale scaduta il 31 dicembre scorso?);
•    che il problema è il conflitto di competenze Stato – Regione e che è meglio risolverlo con l’aiuto… del Governo, che con una mano impugna le sue leggi e le fa annullare dalla Corte Costituzionale, e con l’altra gli redige una bella legge che permette il petrolio e contemporaneamente rispetta la salute, il territorio e l’economia degli abruzzesi.
Con una novità: che, se proprio si vuole, ci teniamo la nuova legge 32 del dicembre scorso finché la Corte Costituzionale non l’annullerà (il che potrebbe avvenire entro un mese) e poi tiriamo fuori dal cassetto le proposte di modifica e vediamo il da farsi. E poi che la competenza sulle piattaforme off-shore è tutta dello Stato, ignorando che una più attenta considerazione della correttezza degli iter amministrativi delle richieste delle Compagnie Petrolifere operanti in mare, come la Regione Puglia insegna, di fatto ostacola il Far West petrolifero in atto nel nostro mare:
Purtroppo nel bicchiere mezzo vuoto vediamo divisioni e protagonismi politici cui dovremmo essere avvezzi ma, in quanto non politici ma cittadini che hanno scelto un impegno che li porta a doversi confrontare con i riti (necessari?) spesso poco appassionanti della politica, non possiamo non condannare. Così come quando i rappresentanti dei Verdi e di IDV, che pure erano firmatari del documento comune presentato al dibattito del Consiglio Regionale, hanno illustrato proprie proposte aggiuntive che, pur lodevoli nel merito, hanno dato occasione a Chiodi di aggiornare la seduta per approfondimenti e rinviare così l’approvazione di un documento unitario ad un prossimo Consiglio.

Da ultimo: dov’erano i sindaci, i rappresentanti di categorie produttive che in questi mesi hanno aperto gli occhi sull’Abruzzo nero che si sta preparando e hanno sfilato con noi a S. Vito, a Lanciano, hanno votato mozioni e OdG, hanno presentato osservazioni per contrastare il rilascio dei nuovi permessi di ricerca e di estrazione? In Consiglio Regionale c’erano solo il Sindaco di Pineto e un Consigliere del Comune di Torano Nuovo.
Agli assenti, come ai rappresentanti delle categorie, vogliamo ricordare che la loro presenza nelle sedi istituzionali, è importante per vigilare sul rispetto degli impegni presi e che questo compito non può essere delegato eternamente a coloro che, in questi anni, hanno dato la sveglia a chi dormiva.
Serve collaborazione, non ringraziamenti!

Comunicato Stampa di Emergenza Ambiente Abruzzo

Ancora petrolio

martedì, 11 maggio, 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il nuovo video di Abruzzo Svegliati!

E’ questo l’Abruzzo che vuoi?

domenica, 9 maggio, 2010

La situazione attuale:
Il 50% del territorio abruzzese viene ceduto alle compagnie petrolifere per estrarre petrolio di pessima qualità che dovrà essere sottoposto a processi di desolforazione che sono molto inquinanti e molto difficili da delocalizzare. Un petrolio che non risolverà i problemi energetici nazionali, resterà solo in parte nel nostro paese, distruggerà la nostra economia e inquinerà l’ambiente per decenni (le concessioni hanno la durata di 20 anni, salvo incidenti catastrofici tipo Louisiana), porterà via migliaia di posti di lavoro nell’agricoltura, nel turismo e il suo indotto e arricchirà solo alcune Compagnie straniere.

In mare, dove le piattaforme erano finora adibite all’estrazione di gas, parte l’operazione petrolio: i 5.600 kmq. in mano alle Compagnie petrolifere diventeranno, con le ultime concessioni, quasi 7.000. La Piattaforma Ombrina Mare, con 6 pozzi pronti ad estrarre petrolio, sorgerà, se autorizzata, a 6 km. dalla costa, con nave serbatoio da 50.000 tonn., 330 m.di lungh. e raffineria a bordo,ormeggiata nei pressi. L’Adriatico viene insidiato anche di fronte alle coste pugliesi da una raffica di recenti richieste di permessi di ricerca, di cui l’ultima per prospezioni tra il Parco Nazionale del Gargano e l’area marina protetta delle Tremiti.  Mare Adriatico, il bacino più fragile di un Mare Mediterraneo che è il più inquinato del mondo,dove transita un quinto del trasporto globale di greggio, dove finiscono,ogni anno, più di 100.000 tonnellate di petrolio.
Ambiente, agricoltura, turismo,salute,posti di lavoro messi a rischio. Abruzzo Regione verde d’Europa  sparirà forse per sempre.

Cosa si è fatto finora per contrastare questa deriva?

A terra -La vecchia legge regionale n.14/2008 aveva bloccato le attività estrattive fino al 31 dicembre 2009. La nuova legge 32/2009, varata dalla Regione il dicembre scorso e prontamente impugnata dal Governo davanti alla Corte Costituzionale per manifesta incostituzionalità, è stata immediatamente snobbata dalle Compagnie che hanno riaperto le procedure sospese , per passare dalle Richieste ai Permessi di ricerca.

Anche la nostra provincia corre un grave pericolo con le istanze denominate “Colle dei Nidi” che riguarda i Comuni di  Bellante, Campli, Controguerra, Corropoli, Mosciano S.Angelo,Nereto,S.Omero, Torano Nuovo,Tortoreto    e “Corropoli” che coinvolge i Comuni di  Alba Adriatica, Colonnella, Controguerra, Corropoli,Giulianova,Martinsicuro,Mosciano S.Angelo, Nereto,Notaresco,Roseto, S.Omero, Tortoreto.  Nei giorni 16 Febbraio 2010 e 23 Aprile 2010 sono state convocate le Conferenze dei Servizi , alle quali non sono stati invitati  i Comuni interessati.    Ciò significa che il Governo dà mano libera alle Compagnie di iniziare le trivellazioni.
In mare –L’azione dei comitati e delle associazioni raccolte sotto Emergenza Abruzzo hanno determinato, contro le ultime richieste di permessi di ricerca e di estrazione, una crescente opposizione di comuni,categorie,associazioni religiose,semplici cittadini e le stesse provincie di Chieti, Teramo e Pescara , opposizione che si è concretizzata in manifestazioni e in centinaia di osservazioni contrarie inviate al Ministero dell’Ambiente ,che stanno ostacolando e ritardando l’inizio delle operazioni. E’ di pochi giorni fa la notizia che la Medoil, che ha in progetto l’installazione della Ombrina Mare, ha chiesto la sospensione di procedura.
La Regione ha finora ignorato ogni richiesta di intervento contro le estrazioni in mare, al contrario di quanto fatto dalle regioni Puglie e Basilicata.

Cosa fare?

E’ questo il momento di far sentire la nostra voce. Il nostro Comitato Abruzzese Difesa Beni Comuni, che da più di un anno si batte contro questo piano petrolifero raccogliendo firme, facendo informazione e organizzando dibattiti in molti comuni della nostra provincia, ha inviato una lettera a tutti i Sindaci delle due zone coinvolte invitandoli a passare dalle parole ai fatti, dalle molteplici mozioni e Ordini del Giorno anti petrolizzazione approvati in questi mesi nei rispettivi Consigli Comunali, alla costituzione di un Coordinamento dei Sindaci capace di  promuovere un’ efficace azione di contrasto politico e tecnico alle pretese delle Compagnie Petrolifere.
Tutti noi, inoltre, assieme ai nostri sindaci, possiamo esigere che  il Presidente Chiodi e il suo assessore all’Ambiente Stati si facciano finalmente portavoci veri ed incisivi  presso il Ministero, della volontà dei cittadini che vogliono essere democraticamente coinvolti in queste scelte ;   e che nell’elaborare la prossima legge a tutela del territorio regionale, quando l’attuale sarà, come previsto annullata,  accettino democraticamente l’apporto e i consigli di tutti coloro , cittadini, associazioni,comitati, tecnici e giuristi di valore, che in questi anni si sono spesi con generosità e spesso con competenza per difendere la nostra Regione.

Cosa posso fare io?

Firmare la petizione contro la petrolizzazione
Fare pressione sul mio Sindaco e  il mio Comune
Informarmi ed informare
Collaborare col nostro Comitato o con una delle organizzazioni abruzzesi che si battono contro la petrolizzazione

Non vogliamo che il disastro della Louisiana si ripeta in Abruzzo.

L’America non è poi così lontana…

sabato, 1 maggio, 2010

In questi giorni così drammatici per il Golfo del Messico, non possiamo non dolerci per le conseguenze del disastro dell’esplosione della Deepwater Horizon e nello stempo guardiamo con orrore ciò che potrebbe accadere anche a noi.

Riceviamo e volentieri pubbliamo un video che mette a confronto le due realtà realizzato da Abruzzo Svegliati!

Riprende l’assalto delle multinazionali del petrolio sulla terraferma

martedì, 20 aprile, 2010

Nonostante le dichiarazioni rassicuranti fatte alla stampa nei giorni scorsi dal Presidente Gianni Chiodi sulla capacità della legge 32/2009, oggi impugnata dal governo, di fermare l’avanzata della petrolizzazione, puntuale e ampiamente previsto, allo scadere della moratoria, riparte l’assalto delle multinazionali del petrolio
Il sito del Ministero per lo Sviluppo Economico comunica infatti la ripresa degli iter burocratici per le concessioni di ricerca e coltivazione degli idrocarburi in terraferma in tutta la regione.
In particolare, per quel che concerne la provincia di Teramo:

  • Si sarebbe già tenuta il 16 febbraio scorso la Conferenza dei Servizi relativa all’ Istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma Colle dei Nidi, avanzata da Medoil Gas Italia, Gas Plus Italiana e Petrorep Italiana, che interessa i comuni di Bellante, Campli, Controguerra, Corropoli, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Sant’Omero, Spinetoli, Torano Nuovo, Tortoreto
  • •Risulta convocata per il prossimo 23 di aprile la Conferenza dei Servizi relativa all’Istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma Corropoli, richiesta della JKX Italia, acquisita dalla Medoil Gas Italia, che interessa i comuni di Alba Adriatica, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Monsampolo del Tronto, Monteprandone, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Notaresco, Roseto degli Abruzzi, San Benedetto del Tronto, Sant’Omero, Spinetoli, Tortoreto
  • •Riprende la VIA per le concessioni VillaMazzarosa (richiesta della Medoil Gas sul territorio di Pineto e Roseto degli Abruzzi), Cipressi (richiesta ENI sul territorio di Atri, Castiglione M. R., Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant’Angelo, Elice, Montefino, Notaresco, Penne) e Villa Carbone (richiesta Gas Plus Italiana e Medoil Gas Italia sul territorio di Canzano, Castellalto, Cellino Attanasio, Cermignano, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco, Teramo)

Per quel che concerne le altre province segnaliamo:

  • la presentazione della VIA per l’istanza di permesso di ricerca San Rocco (richiesta da Compagnia Generale Idrocarburi per i Comuni di Casalbordino, Pollutri, Torino di Sangro, Vasto, Villalfonsina) il 24 marzo scorso e la ripresa del procedimento VIA relativo all’ istanza di permesso di ricerca  San Venere (ad opera di Eni e Gas Plus Italiana sul territorio di Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore)

Il Comitato abruzzese Difesa dei Beni Comuni ha inviato oggi a tutte le amministrazioni comunali teramane interessate dal procedimento, all’amministrazione provinciale e alla Direzione Ambiente della Regione Abruzzo, una formale richiesta di chiarimenti sulle conferenze  dei servizi sopracitate. In particolare alle istituzioni comunali è stato chiesto di rendere conto delle convocazioni ricevute, delle eventuali partecipazioni a tali appuntamenti e per il permesso Colle dei Nidi, la consultazione del verbale.

Il Comitato chiede una ferma e pronta risposta a tutti gli enti di gestione del territorio ed in particolare a quelli che nei mesi scorsi hanno deliberato la propria totale contrarietà a nuovi insediamenti petroliferi. L’avanzamento delle nuove richieste può e deve essere respinto proprio in questa fase in cui le istituzioni locali sono chiamate a partecipare in maniera attiva alla realizzazione dei progetti. Si può intervenire creando una collaborazione concreta tra gli enti, un coordinamento tra i sindaci e stabilendo strumenti di condivisione di informazioni, risorse e competenze per attivare un fronte comune di difesa del territorio e di promozione di un modello alternativo di sviluppo di lungo periodo.
Il silenzio e la latitanza delle istituzioni costituirebbero invece un ulteriore passo avanti verso lo scempio petrolifero.
Con la differenza, però, rispetto agli anni precedenti, di un più alto livello di partecipazione e di vigilanza dei cittadini, cui tali istituzioni sono chiamate a rispondere

Il 18 aprile a San Vito Chietino per un Abruzzo migliore

giovedì, 8 aprile, 2010

Scarica la locandina in formato pdf e falla circolare anche tu:! Manifestazione 18 aprile

Rassegna stampa 6 marzo-13 marzo

domenica, 14 marzo, 2010

ABRUZZO

Prima da noi 10/03/2010 Elsa 2, Valutazione Ministero ancora in corso ma sul posto iniziano i lavori?

Abruzzo Italia 10/03/2010 Ambiente, nuove ricerche petrolifere in mare

City rumors 10/03/2010 Ortona, Elsa 2: cominciati i sondaggi in mare. Preoccupate le associazioni ambientaliste

Prima da Noi 12/03/2010 Bussi i documenti del disastro ambientale

Il Centro 12/03/2010 Discarica di Bussi, danni ai fiumi per 8,5 miliardi di euro

Il Messaggero 13/03/2010 Inquinamento senza fine, a Bussi l’allarme del WWF

La Città 11/03/2010 Sindaci_sottoscrivono_patto_ambiente

Il Centro 11/03/2010 A Bussi troppi tumori giovanili

ITALIA

La Repubblica 12/03/2010  Gli affari Petroliferi nel mirino dei pm. Milano indaga sulle attività in Kazakistan

La Repubblica 12/03/2010 Eni, utile più basso per lo scandalo in Nigeria

Il Quotidiano della Basilicata .it 11/03/2010 Aut-Aut dai petrolieri

La Nuova Ecologia 12/03/2010 L’Italia importerà Ecoenergia, il nucleare non è una fonte pulita

La Provincia – Quotidiano di Cremona 13/03/2010 Le Canottieri a Muso Duro, Nuove perdite, Serbatoi Corrosi

La Gazzetta del Mezzogiorno 12/03/2010 Incendio Raffineria Eni a Taranto

Cremona On line 12/03/2010 La Tamoil fa ricorso al Tar

La Stampa 10/03/2010 La Benzina sfiora 1,4 euro al litro I consumatori: “E’ speculazione”

Il Sole 24 ore 10/03/2010 Chi inquina paghi

Terranauta 10/03/2010 Chi inquina paghi, anche ad Augusta-Priolo-Melilli

La Repubblica 10/03/2010 Sentenza della Corte UE sulle raffinerie

La Stampa 10/03/2010 Prendi il sole e la pioggia uniscili con il nanotech e avrai idrogeno pulito

Corriere della Sera 07/03/2010 Inquinamento. I pediatri fanno il punto sui pericoli per la salute infantile

Green Report 08/03/2010 Quel giacimento nascosto sotto 8 miliardi di sprechi energetici

La regione Abruzzo vuole davvero bloccare le estrazioni petrolifere?

sabato, 13 febbraio, 2010

Articolo del 9 febbraio 2010

Download video Corte Costituzionale

Link al sito della Corte Costituzionale

All’udienza pubblica svoltasi il 26 gennaio scorso presso la Corte Costituzionale (che potete vedere ai link soprastanti) in cui si discuteva della legge sugli idrocarburi, mancava l’avvocato della difesa della Regione Abruzzo, costituitasi in giudizio seppur tardivamente. L’avvocato Palmieri dell’Avvocatura dello Stato negli ultimi due minuti di intervento dice chiaramente di aver telefonato in Regione sia per ricordare l’udienza sia per chiedere quali fossero gli orientamenti poiché la nuova norma non è assolutamente migliorativa della precedente.

La Regione è ASSENTE.

Anche sul tema Ombrina Mare la Regione tace, mentre la Provincia di Chieti chiede alle Associazioni di far fronte comune contro la pericolosa minaccia delle multinazionali del petrolio e mentre centinaia di cittadini, imprese, istituzioni si mobilitano, grazie all’instancabile lavoro di indirizzo e di coordinamento della professoressa Maria Rita D’Orsogna

Nel frattempo anche la Provincia di Teramo dice la sua contro la petrolizzazione del territorio, in un comunicato stampa di ieri. Ci auguriamo che scenda finalmente in campo per contribuire ad una seria soluzione al problema

Quello che non doveva succedere…

domenica, 20 dicembre, 2009

Quello che non doveva succedere è successo: respingendo tutti gli emendamenti proposti dall’opposizione e le osservazioni fatte dalle Associazioni e dai Comitati, al disegno di legge per bloccare la deriva petrolifera, la Giunta Regionale ha, di fatto, prodotto una legge debole, che non tutela nè il territorio nè tanto meno il mare e la costa.

Debole di fronte ad un Governo che non esiterà ad impugnarla, debole di fronte alle compagnie petrolifere che continuano ad avanzare con nuove piattaforme in mare e continueranno ad espandere le attività esistenti.

Una legge non dotata di strumenti che consentirebbero di tutelare la nostra regione

dall’impatto del petrolio e degli indiscriminati insediamenti di discariche e inceneritori. Le nostre Associazioni di Categoria e tutti gli abruzzesi, i sindaci e i comitati che in questi mesi si sono impegnati perché si arrivasse alla fine ad una discussione ampia e partecipata di questo problema, coinvolgendo anche competenze e professionalità che l’Abruzzo, soprattutto in un momento di difficoltà come l’attuale, non può permettersi di disperdere, devono constatare con delusione che si è persa un’occasione per girare pagina e avviare un discorso di chiarezza sul tipo di sviluppo che si intende perseguire.

Il presidente Chiodi ha affermato che “se in Abruzzo non si faranno insediamenti petroliferi di qualsiasi natura lo si deve a questa legge”.

E’ l’affermazione di una volontà che avrebbe trovato una prima conferma ascoltando i cittadini abruzzesi e le loro rappresentanze sociali ed economiche.

Si è preferito proseguire su una strada di non partecipazione alle scelte, anche su temi così cruciali.

Siamo convinti che gli Abruzzesi, come noi del resto, che hanno maturato la convinzione di un’irriducibile incompatibilità tra Abruzzo verde e Abruzzo nero, continueranno attivamente a vigilare a difesa della loro Regione.